Assedio scientifico

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Si definisce assedio scientifico l'insieme di tecniche impiegate per assediare una piazzaforte fortificata alla moderna. Tali tecniche comiciarono a essere elaborate nel XV secolo, ma raggiunsero la maturità solo nel XVII grazie a Sébastien le Prestre de Vauban.

Il complesso tracciato delle trincee d'avvicinamento (tracciate in nero) durante l'assedio di Philippsburg nel 1676, prima della teorizzazione dell'uso delle parallele
Il complesso tracciato delle trincee d'avvicinamento (tracciate in nero) durante l'assedio di Philippsburg nel 1676, prima della teorizzazione dell'uso delle parallele

Dopo l'introduzione dell'artiglieria, la difesa e l'assalto delle città e delle fortificazioni cambiò radicalmente, poiché il tradizionale approccio alle mura era reso impossibile o estremamente costoso in termini di materiali e vite umane dall'efficienza sempre maggiore dei cannoni e delle armi leggere. L'unico modo di superare le nuove fortificazioni (a meno che non si potesse o volesse impiegare l'antichissima e sempre valida tecnica dell'assedio per fame) era quello di portare l'artiglieria in posizione tale da poter praticare una breccia nelle mura, che doveva essere poi presa con un attacco in forze. Per evitare che i cannoni fossero distrutti prima di poter sparare era necessario scavare trincee (accuratamente angolate così da non esporsi al tiro d'infilata dei difensori) e ripari in cui alloggiare artiglierie e serventi al sicuro, per iniziare finalmente il fuoco, che in certi assedi poteva durare giorni.

Indice

[modifica] La nuova arte della guerra

Le stesse ragioni tecniche che guidavano gli ingegneri militari a elaborare nuove piante e nuove strutture difensive portarono nel tempo gli assedianti a mettere a punto tecniche sempre più raffinate di scavo, di tracciamento delle trincee di approccio, di costruzione dei ripari e di perfezionamenti tecnici da apportare ai cannoni. Gli ingegneri militari divennero maestri nell'effettuare calcoli sempre più complessi in campi apparentemente poco affini all'arte della guerra, come la stima di tempi e volumi di terra da smuovere per effettuare i lavori e la durata dei bombardamenti, non più a casaccio, ma accuratamente mirati allo scopo di distruggere, perforare, spianare le difese nemiche. La zappa (e i nuovi reparti degli zappatori) divenne un'arma temibile e importante quanto il fucile. Un tipico esempio di quest'evoluzione è il Traité des Mines, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1740 da Vauban, che per elaborare le tabelle effettuò una lunga serie di esperimenti impiegando un reparto specializzato costituito e comandato da lui. La teoria di Vauban sull'avvicinamento con trincee cosiddette parallele arriverà sostanzialmente immutata fino alla prima guerra mondiale.

[modifica] Palizzate, gabbioni, traverse

Gabbioni disposti a protezione d'una serie dei primi tipi di cannoni da assedio
Gabbioni disposti a protezione d'una serie dei primi tipi di cannoni da assedio

Le tecniche dello scavo erano tradizionali negli assedi antichi e molto usate anche nel Medioevo. Al semplice scavo in galleria per penetrare in città o far crollare parti delle mura si affiancò ora quello dello scavo delle trincee di avvicinamento. Questi scavi vengono cominciati fuori dal tiro dei cannoni dei difensori (e quindi con i progressi dell'artiglieria, sempre più lontano, raggiungendo sviluppi impressionanti). Gli scavatori sono spesso soldati specializzati, ma spesso si avvalgono di leve forzate di contadini. Le trincee vengono delimitate con palizzate e supporti di vario genere, sempre però in legno, il che causa spesso la distruzione totale delle campagne circostanti.

Si impiegano in modo estensivo i gabbioni, cioè enormi panieri in vimini o legno flessibile intrecciato in forma di gigantesco cilindro, leggero e facile da trasportare, che una volta collocato nel luogo desiderato viene riempito di terra, così da creare una protezione estremamente efficace per uomini e cannoni. La grande efficacia e praticità di queste strutture fece sì che fossero ancora in uso alla fine del XIX secolo.

Nelle fortificazioni di Belfort è evidente il fitto intreccio di traverse
Nelle fortificazioni di Belfort è evidente il fitto intreccio di traverse

Un altro elemento fondamentale delle trincee di avvicinamento è la traversa: per quanto una trincea potesse essere ben angolata, tuttavia c'era sempre la possibilità che un colpo la imboccasse fortuitamente, rimbalzando al suo interno e seminando la morte tra chi si trovava nella trincea in quel momento.

Le trincee venivano quindi attrezzate con traverse di solide tavole di legno o con parapetti perpendicolari alla trincea per creare una serie di compartimenti stagni e limitare in questo modo gli effetti di un colpo fortuito. L'uso delle traverse divenne sempre più importante con l'aumentare dell'eficacia delle artiglierie e con la teorizzazione fatta dal Vauban dell'uso del tiro di rimbalzo (ricochet), usato per far giungere proiettili di artiglieria dove non sarebbe teoricamente stato possibile con un tiro diretto. Le fortificazioni e le opere d'assedio diventano sempre più labirintiche, attraversate da decine di muri con le più bizzarre angolazioni, eretti per opporsi al tiro di rimbalzo.

[modifica] La guerra di mina

Anche l'antica tecnica della mina viene modernizzata e portata alle sue estreme conseguenze. Fin dai primi esempi storici di assedi documentati archeologicamente sono state trovate tracce di gallerie scavate fin sotto le mura avversarie, piazzando numerosi pali di sostegno e tavolati per impedire crolli, cui si dava fuoco una volta che si fosse ragionevolmente certi di essere arrivati sotto le mure nemiche: il crollo della galleria provocava anche il crollo delle mura sovrastanti, con conseguente creazione di una breccia. Questo non sempre era sufficiente; un esempio istruttivo nella Guerra Gotica ove una sezione di mura così minate si limita a sprofondare per un paio di metri, restando beffardamente in piedi.

un combattimento nei cunicoli di mina
un combattimento nei cunicoli di mina

Con i nuovi strumenti tecnologici e l'accresciuta capacità distruttiva della polvere da sparo si poteva essere ragionevolmente sicuri della direzione e distanza raggiunta sottoterra, in modo da posizionarsi accuratamente nel punto prescelto, e da essere certi di infliggere gravissimi danni alle strutture difensive che invece di sprofondare sarebbero state spazzate via dall'esplosione di centinaia di chili di esplosivo. La nuova minaccia era ben più temibile e per contrastarla si misero in opera delle cosiddette contromine cioè gallerie permanenti scavate secondo un piano preciso in modo da essere ragionevolmente certi di intercettare eventuali gallerie scavate dal nemico. Queste gallerie, il cui sviluppo raggiungeva a volte la lunghezza complessiva di diversi chilometri, costituivano però in caso di un colpo di mano una pericolosa entrata alle fortificazioni e dovevano essere adeguatamente presidiate e difese; è in cunicoli come questi che è ambientato il sacrificio di Pietro Micca durante l'assedio di Torino del 1706.

[modifica] Bibliografia

  • Jean Pierre Rorive. La guerre de siège sous Louis XIV en flandre et à Huy. Bruxelles, Editions Racine, 1998.

[modifica] Voci correlate


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