Assedio di Parigi (885-886)

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Assedio di Parigi
Oddone, conte di Parigi, rientra in città passando tra gli assedianti, dipinto di Alphonse-Marie-Adolphe de Neuville
Oddone, conte di Parigi, rientra in città passando tra gli assedianti, dipinto di Alphonse-Marie-Adolphe de Neuville
Data 25 novembre 885 - ottobre 886
Luogo Sulla Senna a Parigi, Francia
Esito Vittoria dei Franchi
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
200 uomini 30 000 (Abbone il Curvo)
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L'assedio di Parigi dell'885-886 fu un assedio portato dai Vichinghi a Parigi, allora capitale del regno dei Franchi Occidentali. Fu, considerato tutto, il più importante evento del regno dell'imperatore Carlo il Grosso, e il punto di svolta per le fortune della dinastia carolingia e per la storia della Francia.

L'assedio viene raccontato da un testimone oculare nella poesia latina Bella Parisiacae urbis di Abbone il Curvo.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

I Vichinghi (soprattutto i Dani nell'arcipelago britannico ed altri Norsemen in Europa continentale), erano la principale minaccia per i regnanti europei della fine del IX secolo, il punto centrale dell'epoca vichinga. Si erano ritagliati un Danelaw in Inghilterra, ed erano i Rus dominanti a Ladoga e Novgorod. Le loro razzie arrivarono fino al Mar Mediterraneo, dove attaccarono cristiani e musulmani, saccheggiando le pianure costiere ed i fiumi navigabili di Francia, Spagna ed Italia. Le aree più colpite del vasto Impero carolingio furono i Paesi Bassi e le vicine regioni di Gallia e Germania, aree in cui i numerosi fiumi navigabili favorivano le scorribande.

Nell'845 i Vichinghi remarono risalendo la Senna ed attaccarono Parigi. Lo fecero di nuovo per altre tre volte nella decade dell'860, andandosene ogni volta solo quando l'acquisizione di bottino o doni era per loro accettabile. Nell'864, grazie all'Editto di Pistres, furono costruiti ponti lungo la Senna non solo a Pîtres, ma anche a Parigi, dove ne sorsero due, uno su ogni lato dell'Île de la Cité. Furono particolarmente utili durante l'assedio dell'885. Colui che comandava la regione attorno a Parigi (Île-de-France) era il duca di Francia (anche conte di Parigi), il quale gestiva le terre tra Senna e Loira. All'inizio si trattava di Roberto il Forte, margravio di Neustria e missi dominici per la valle della Loira. Egli iniziò a fortificare la vecchia capitale e combatté i norreni continuamente fino alla moarte, giunta contro loro nella battaglia di Brissarthe. Suo figlio, Oddone, gli successe e proseguì la fortificazione di Parigi.

Nel frattempo la Francia Occidentale (il cuore dell'attuale Francia) patì il susseguirsi di numerosi brevi regni finché Carlo il Grosso, già re di Germania e d'Italia, divenne re. Nacquero nuove speranze con la riunificazione dell'impero che era stato di Carlo Magno, ma l'anno della successione di Carlo (884), i Vichinghi lanciarono un durissimo attacco a Parigi.

L'assedio[modifica | modifica sorgente]

Sigfred, capo dei Dani, aveva chiesto a Carlo un tributo, ma la richiesta fu rifiutata. Immediatamente risalì la Senna con 700 navi ed oltre 30 000 uomini, cifra molto discutibile. Anche un esercito grande un decimo sarebbe stato incredibilmente potente, comparato alla potenza media degli eserciti del tempo. Parigi in quel tempo era una città posta su un'isola. La sua importanza strategica era data dalla capacità di bloccare il passaggio delle navi con i due ponti bassi, uno in pietra e l'altro in legno. Nonostante questo le basse navi vichinghe riuscivano a superare Parigi. Oddone si preparò all'arrivo dei Vichinghi fortificando le teste dei ponti con due torri di guardia su ognuno. Aveva pochi uomini a disposizione, non più di 200 abili a combattere. Ebbe l'aiuto del fratello, Roberto, di due conti, un marchese e Joscelin, abate di Saint-Germain-des-Prés.

I Vichinghi giunsero il 25 novembre 885, chiedendo subito tributi. Gli furono negati, il che li convinse a porre la città sotto assedio. Il 26 novembre i Dani attaccarono la torre nord-orientale con baliste, manganelle e catapulte colpendola con frecce e pietre. Furono respinti da un misto di cera e pece. Quel giorno tutti gli attacchi Vichinghi furono respinti, e durante la notte i parigini costruirono un nuovo livello della torre.

Il 27 novembre i Vichinghi provarono ad attaccare scavando gallerie, usando arieti e fuoco, ma non ebbero successo. Lo stesso giorno l'abate Joscelin, penetrò valorosamente in una fenditura del muro con arco e scure. Piantò una croce sulle difese esterne esortando la popolazione, suo gregge. Anche il fratello Ebles si unì ai combattimenti.

Per due mesi i Vichinghi scavarono, creando trincee e recuperando terra. Nel gennaio dell'886, tentarono di riempire il fiume di detriti, resti di piante ed animali e persone morte (prigionieri giustiziati), in modo da aggirare la torre con la fanteria, ma di nuovo fallirono. Questi tentativi continuarono per due giorni, ma il terzo giorno incendiarono tre navi, e le lanciarono verso il ponte in legno. Le navi si insabbiarono prima di incendiare il ponte, ma la costruzione di legno fu comunque danneggiata. Il 6 febbraio la pioggia fece esondare il fiume (ancora pieno dei detriti che i Vichinghi avevano gettato settimane prima, ed il ponte crollò. Senza il ponte, la torre nord-orientale era isolata con soli dodici uomini al suo interno. I Vichinghi chiesero loro di arrendersi, ma essi rifiutarono, e furono uccisi.

I Vichinghi lasciarono sul posto una guarnigione, ma la maggior parte di loro proseguì oltre Parigi per saccheggiare Le Mans e Chartres. Oddone era riuscito a mandare alcuni uomini oltre le linee nemiche, per raggiungere l'Italia e pregare Carlo di giungere in soccorso. Enrico, conte di Sassonia, rappresentante di Carlo in Germania, marciò su Parigi. Gli assediati ottennero nuove provviste e rinforzi. Il morale degli assedianti era basso, e Sigfred chiese sessanta libbre d'argento. Tolse l'assedio ad aprile. Rollone, l'altro capo vichingo, rimase con i suoi uomini.

A maggio, tra le truppe parigine iniziò a scoppiare un'epidemia, e Joscelin, grande spronatore e combattente uomo di chiesa, morì. Oddone stesso oltrepassò le linee nemiche per chieedere aiuto a Carlo: e Carlo acconsentì. Oddone combatté per rientrare a Parigi. Carlo ed Enrico di Sassonia marciarono verso nord. Purtroppo per gli assediati, Enrico morì nel viaggio.

In estate i Dani fecero un ultimo tentativo di prendere la città, ma furono respinti. Il grande esercito imperiale giunse ad ottobre, e scacciò i Vichinghi. Carlo circondò Rollone ed il suo esercito stabilendo un campo a Montmartre. Carlo non aveva comunque intenzione di combattere. Inviò uomini lungo la Senna per devastare la Burgundia, allora in rivolta. Quando i Vichinghi si ritirarono dalla Francia la primavera seguente, diede loro 700 libbre d'argento come promesso.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

I parigini ed Oddone si rifiutarono di permettere ai Vichinghi di scendere lungo la Senna, e gli invasori dovettero tirare in secca le barche e trascinarle fino alla Marna. Quando Carlo morì nell'888, i Franchi elessero Oddone quale nuovo re. Il fratello di Oddone fu in seguito eletto re a sua volta. Per tutto il secolo seguente i Robertingi, discendenti di Roberto il Forte, combatterono i Carolingi per la riconquista del trono franco. Il loro ducato (Francia) deve il nome al regno (divenuto poi Francia), ed 'impero carolingio non fu mai più riunito.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Simon MacLean, Kingship and Politics in the Late Ninth Century: Charles the Fat and the end of the Carolingian Empire, Cambridge, Cambridge University Press, 2003. ISBN 0521819458.
  • Paul K. Davis, Besieged: 100 Great Sieges from Jericho to Sarajevo, New York, Oxford University Press, 2001. ISBN 0195219309.