Assedio di Nicomedia

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Assedio di Nicomedia
L'Asia minore
Data 1333 - 1337
Luogo Nicomedia
Esito Vittoria ottomana
Schieramenti
Comandanti
Sconosciuto Orhan I
Effettivi
Pochissimi Molti di più dei bizantini
Perdite
Sconosciute Irrisorie
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L'assedio di Nicomedia fu combattuto fra bizantini e ottomani, tra il 1333 e il 1337, il risultato finale di questa battaglia, fu la vittoria ottomana.

Sfondo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1299 era nato il nuovo stato turco degli ottomani, proprio vicino all'Impero bizantino, questo nuovo stato si espanse in breve tempo, a discapito dei bizantini. La conquista di Nicea nel 1331, per gli ottomani significò l'inizio della espansione del proprio impero, mentre per i bizantini volle dire la perdita dell'Asia minore, e in seguito la propria caduta, nel 1453.

Assedio[modifica | modifica sorgente]

In seguito alla caduta di Nicea, la caduta di Nicomedia fu solo questione di tempo. L'imperatore bizantino, Andronico III Paleologo, tentò di corrompere Orhan I, perché egli lasciasse in pace l'impero bizantino, ma egli non accettò, e nel 1333 iniziò l'assedio di Nicomedia, per poi prenderla nel 1337. L'impero bizantino non riuscì a riprendersi dopo questa sconfitta, infatti senza contare la città di Filadelfia (che si trovava nell'entroterra e quindi non poteva comunicare con l'impero), l'ultima città bizantina di una certa importanza in Asia minore, era caduta.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

In seguito alla caduta di Nicomedia, per l'impero bizantino la situazione divenne insostenibile, perché diversamente da come era accaduto nel 1096, l'impero bizantino aveva anche poco territorio nei Balcani, dove era continuamente sotto attacco, infatti l'impero bizantino aveva ancora metà del Peloponneso, parte della Tracia e qualche isola. A ovest i bizantini erano attaccati dai serbi, ungheresi e bulgari; e a est dai turchi ottomani, e in più in mezzo ai possedimenti dell'impero vi erano sempre le due repubbliche marinare italiane, che interferivano negli affari dell'impero, tra le due quella che era più fastidiosa per i bizantini era Venezia (l'altra era Genova). L'aquila bicipite a doppia testa simbolo di Costantinopoli e del potere imperiale, ora era costretta a guardarsi in entrambe le direzioni, perché da tutte e due le parti vi era pericolo, l'ultima ora dell'impero stava per scoccare, quello che bisognava sapere, è chi sarebbe stato a dargli il colpo di grazia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968. ISBN 88-06-17362-6.
  • Alain Ducellier, Michel Kapla, Bisanzio (IV-XV secolo), Milano, San Paolo, 2005. ISBN 88-215-5366-3.
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