Assedio di Malta
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| È in corso un vaglio per migliorare la qualità di questa voce.
Segui l'apposita discussione formulando suggerimenti e critiche o proponendoti direttamente come revisore.
|
| Assedio di Malta | |||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
Assedio di Malta, di Matteo Perez d'Aleccio. |
|||||||||
|
|||||||||
| Schieramenti | |||||||||
| Comandanti | |||||||||
| Jean Parisot de la Valette | Dragut | ||||||||
| Effettivi | |||||||||
| 700 cavalieri di Malta, 6.100 - 8.500 Maltesi, 100 archibugieri Italiani |
28.000-40.000 uomini, 6.000 Giannizzeri, 140 navi |
||||||||
| Perdite | |||||||||
| 239 cavalieri, 7.500 maltesi | 30.000 uomini | ||||||||
L'assedio di Malta del 1565, anche noto come il grande assedio di Malta, fu un assedio stretto dall'Impero Ottomano, deciso a conquistare Malta, per eliminare l'Ordine ospedaliero di San Giovanni; la strenua difesa dei cavalieri e dei Maltesi permise loro di obbligare gli Ottomani a desistere dopo quattro mesi.
Malta è situata a sud della Sicilia e quasi equidistante dalle coste della Libia e dalle coste tunisine. Oltre a controllare il commercio tra le rotte occidentali e orientali del Mediterraneo, era dotata di eccellenti porti naturali che facevano dell'isola una roccaforte di notevole importanza strategica. Nel il XVI secolo infatti, il Mediterraneo era diventato ormai un lago islamico[1], soprattutto dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 e la sconfitta di Djerba. I pirati barbereschi, guidati dai loro capitani Dragut e Occhialì, compivano razzie e depredavano i convogli navali con ingenti danni per i Cristiani che non trovavano accordi con l'Impero ottomano che, in quel periodo, era guidato da Solimano il magnifico. La caduta dell'isola, ultimo baluardo di difesa della Cristianità, avrebbe avuto conseguenze disastrose per tutta l'Europa, data la debolezza e la litigiosità delle potenze europee[2].
L'assedio è considerato uno dei più grandi e di maggior successo per i difensori nella storia militare. Tuttavia, non dovrebbe essere visto come un evento isolato, ma come il picco di una escalation delle ostilità tra Spagnoli e l'Impero ottomano per il controllo del Mediterraneo.
Indice |
[modifica] I Cavalieri di Malta
L'Ordine dei Cavalieri ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme nel 1530 cambiò il nome in Ordine di Malta quando, il 26 ottobre dello stesso anno, Philippe Villiers de L'Isle-Adam, Gran Maestro dell'Ordine, insieme con suoi cavalieri, giunse a Malta per prendere possesso dell'isola, ceduta in prestito dall'imperatore Carlo V.
Sette anni prima, alla fine del 1522, i Cavalieri erano stati cacciati dalla loro base a Rodi, dal sultano ottomano Solimano il Magnifico, dopo un assedio durato sei mesi. Tra il 1523 e il 1530 i Cavalieri non ebbero alcuna base, fino a quando l'imperatore d'Asburgo offrì loro le isole di Malta e di Gozo. In cambio pretese un tributo annuale che consisteva in un falco, da inviare al viceré di Sicilia e in una Messa da celebrare in onore di tutti i Santi. Fu inoltre consegnata Tripoli, città situata in un territorio ostile, che l'imperatore destinò per tenere a bada i pirati della Barberia, alleati degli ottomani.
Dopo una consultazione con il papa, Villiers de l'Isle-Adam accettò l'offerta anche se con alcuni dubbi poiché, rispetto a Rodi, Malta era una piccola e desolata isola. Ben presto però, divenne una efficiente base delle operazioni da cui partivano i convogli per attaccare le navi turche e corsare. L'isola, situata nel centro del Mediterraneo, occupa una posizione chiave del crocevia tra Oriente e Occidente e di grande importanza strategica, soprattutto quando, dal 1540, i pirati berberi avevano cominciato a infestare le acque del Mediterraneo, attaccando le navi e le coste cristiane. In particolare vengono ricordate le Isole Baleari, terra dalla quale provenivano molti cavalieri, che furono teatro dell'attacco portato da Turgut Reis (conosciuto anche come "Dragut") a Pollensa nel 1550, durante il quale i turchi uscirono sconfitti. Ogni 2 agosto si commemora l'evento, con il grido di allarme dato dalla eroe locale Joan Mas:
| « Mare de Déu dels Àngels, assistiu-mos! Pollencins, alçau-vos! Perquè els Pirates ja són aquí! » |
Il corsaro Dragut, infatti, cominciava a essere una seria minaccia per le nazioni cristiane del Mediterraneo, anche se la permanenza dell'Ordine di Malta sull'isola fu un ostacolo per le sue finalità. Infatti i cavalieri effettuavano azioni di anti-pirateria liberando i convogli Cristiani catturati, oppure attaccando le navi, cariche d'oro e di seta, del Gran Turco[3]. Nel 1551, Dragut e l'ammiraglio turco Sinán decisero di attaccare le isole e, con 10000 uomini, aggredirono la vicina Gozo. Il bombardamento della città durò per diversi giorni fino a quando il governatore dei Cavalieri, considerando inutile opporre altra resistenza, consegnò la cittadella. I corsari presero in ostaggio quasi tutta la popolazione (circa 5000 abitanti) e poi si recarono a Tripoli, dove cacciarono via facilmente i Cavalieri della guarnigione.
Di fronte a questi attacchi, il Gran Maestro dell'Ordine, Juan de Homedes, decise di rafforzare le difese del Forte Sant'Angelo in Birgu (cittadella oggi chiamata Vittoriosa), e di costruire due nuovi forti, di San Miguel nel promontorio di Senglea, e di Sant'Elmo, sulle pendici della penisola del Monte Sceberras (oggi, centro urbano di La Valletta). I due nuovi fortini furono ultimati in soli sei mesi nell'anno 1552, e furono di importanza cruciale per l'esito del Grande assedio. In particolare Sant'Elmo fu commissionato ad un architetto italiano che lo progettò in un modo oggi conosciuto come fortificazione alla moderna.
[modifica] I preparativi
Gli anni successivi furono particolarmente tranquilli per l'isola. Nel 1557 Jean de la Valette, cavaliere dell'ordine di Malta, fu eletto 49 ° Gran Maestro dell'Ordine, e da subito incoraggiò attacchi contro le navi non cristiane.
Essendo un periodo relativamente tranquillo Dragut, nel 1559 decise (d'accordo con i Mori) di attaccare la costa orientale della Spagna. Ciò indusse Filippo II a organizzare una spedizione navale per cacciare i corsari dalla loro base a Tripoli. L'Ordine aderì alla spedizione, composta di circa 54 navi e 14000 uomini. La campagna si concluse però con un disastro: la flotta cristiana fu sorpresa vicino l'isola di Djerba dalle forze dell'Ammiraglio Piyale Paşa, nel maggio 1560. Gli Ottomani catturarono o affondarono la metà della flotta. Questo evento segnò l'apice della dominazione ottomana nelle acque mediterranee.
Dopo l'episodio di Djerba, le possibilità per gli Ottomani di attaccare Malta aumentarono notevolmente. Ma, nonostante sapessero che nel mese di agosto 1560 Jean de la Valette aveva richiamato a Malta tutti gli appartenenti all'Ordine per recare aiuto, i turchi commisero il grave errore di non attaccare immediatamente l'isola[4], lasciando il tempo alla Spagna di ricostruire le proprie armate.
A metà 1564, Romegas, uno dei più notevoli ammiragli dell'Ordine, si impossessò di alcuni vascelli turchi (appartenenti al capo degli eunuchi di Solimano) sui quali viaggiavano alti personaggi della Sublime Porta, compresa la figlia prediletta del sultano e il governatore del Cairo. Il successo dei corsari di Romegas diede ai turchi un plausibile casus belli alla fine del 1564.
Nei primi mesi del 1565, il Gran Maestro ricevette un rapporto, dalle spie genovesi a Costantinopoli, che preannunciava un'invasione imminente. Jean de la Valette si occupò delle più elementari misure di difesa: reclutamento di soldati in Italia, accumulo di cibo, e accelerazione dei lavori di riparazione e ristrutturazione delle fortezze di San Angelo, San Miguel e Sant'Elmo, evacuazione dei civili e la realizzazione della tattica della terra bruciata a Malta e Gozo. Tuttavia attese del tempo prima di cominciare i preparativi a causa del costo delle operazioni ed essendo convinto che il nemico non sarebbe arrivato prima di giugno, quando in realtà si presentò il 18 maggio dello stesso anno.
[modifica] Gli schieramenti
Il Gran turco, al massimo del suo potere, portò a Malta una delle più grandi armate mai viste fino ad allora. Secondo la registrazione di Giacomo Bosio, storico ufficiale dell'Ordine, la flotta era composta da 193 navi, delle quali 131 galere, 7 galeotte (piccole galee) e 6 galeazze (grandi galee, meno agili ma con più potenza di fuoco), 8 mahon (grandi navi da trasporto), 11 barche a vela con rifornimenti e altre 3 per i cavalli. Le navi trasportavano anche un discreto equipaggiamento d’assedio che comprendeva 64 pezzi d'artiglieria (tra cui una dozzina di colubrine e un enorme basilisco capace di scagliare proiettili di ferro da un quintale). Per quanto riguarda la fanteria, oltre al numeroso reparto di miliziani poco addestrati e pirati, figuravano nell'esercito turco alcuni corpi d'elite come: gli spahi (cavalleria pesante) che erano la punta di forza della cavalleria ottomana; i giannizzeri che erano ormai diventati una casta militare e politica molto influente. Questo reparto era uno dei più potenti dell'epoca: ogni giannizzero era dotato di un archibugio (nel caso dell'assedio di malta, furono usati archibugi tedeschi a canna lunga), un arco, fino a 10 scimitarre e poi mazze e asce. In particolare i giannizzeri avevano il privilegio di poter essere aiutati e curati durante una battaglia. Infine vi era la guardia del corpo di Dragut: un gruppo di 1500 matasiete. Si trattava di guerrieri fanatici vestiti con di pelle di leone e armati di scimitarre. Il loro nome [che derivava dallo spagnolo matar, "ammazzare", e siete che significa "sei" (non deriva dallo spagnolo), oppure "molti"] verrà poi italianizzato in "ammazzasette".
Il diario dell'assedio del mercenario italo-spagnolo, Francisco Balbi di Correggio, è un'altra fonte di informazioni sulle forze in conflitto:
| Cavalieri di Malta | Forze ottomane |
|---|---|
| 550 cavalieri ospitalieri | 6.000 spahi (cavalleria) |
| 400 soldati spagnoli | 500 spahi de Caramania |
| 800 soldati italiani | 6.000 giannizzeri |
| 500 soldati di galera | 400 avventurieri di Mitilene |
| 200 soldati siciliani | 2.500 spahi della Rouania (Algeria) |
| 100 soldati della guarnigione di Sant'Elmo | 3.500 avventurieri della Rouania |
| 100 aiutanti dei cavalieri | 4.000 "fanatici religiosi" |
| 500 minatori | 6.000 volontari vari |
| 3.000 soldati reclutati tra il popolo maltese | Corsari vari di Tripoli |
| Totale: 6.100 | Totale: 28.500 d'Oriente, 48.000 in totale |
Tuttavia le cifre indicate da Balbi non sono del tutto affidabili. Il cavaliere Hipólito Sans, in un registro meno conosciuto, cita 48000 invasori, anche se non è chiaro se la sua storia sia davvero indipendente degli scritti del mercenario italo-spagnolo. Altri autori contemporanei diedero cifre più basse; proprio La Valette, in una lettera a Filippo II durante quarto giorno d'assedio, fa notare che «il numero di soldati che è sbarcato è tra i 15 e 16000, compresi 7000 archibugieri, 3000 giannizzeri e 4000 Spahi».
Inoltre, un mese dopo l'assedio, egli stesso ha scritto al priore dell'ordine di Malta queste parole: «Questa flotta consisteva di 250 navi, trireme, bireme e altre imbarcazioni; crediamo che il nemico sono abbia circa 40000 uomini in armi». Il fatto che La Valette diede un numero di 250 navi e 40000 uomini mostra che lo stesso Gran Maestro non è stato estraneo alla esagerazione delle gesta, alla quale erano abituati i cronisti cristiani.
Infatti, il capitano Vincenzo Anastagi afferma che le forze nemiche arrivarono solamente a 22000 uomini, una cifra simile a quella di molti altri scritti di quelle date. Da parte sua, Bosio parla di circa 30000 uomini, numero simile ai 28500 di Balbi.
Tuttavia, considerando che una galera del XVI secolo aveva la capacità di trasportare tra i 70 e 150 uomini, sembra chiaro che le cifre di Balbi sono alquanto esagerate, mentre Anastagi, siccome cercava di convincere il viceré di Sicilia che una vittoria era possibile se egli avesse contribuito con l'invio di truppe, probabilmente diminuì la cifra. Alla luce del fatto che gli storici offrono un totale di poco meno di 30000 uomini (più 6000 pirati, provenienti da Barberia), si può concludere che la cifra reale non dovesse variare di molto.
Da parte dei difensori, i numeri di Balbi probabilmente sono eccessivamente bassi, in quanto dà una cifra di soli 550 cavalieri sull'isola, mentre Bosio parlava di un totale di 8500 difensori. Anche se gran parte di questo reparto maltese era senza addestramento militare, la cifra di 550 maltesi sembra ancora un po' inverosimile. Probabilmente i cavalieri furono 700 appoggiati da 7.500 miliziani locali.
[modifica] L'assedio
[modifica] Lo sbarco
L'imponente flotta turca, che partì da Costantinopoli nel mese di marzo, fu avvistata a Malta all'alba di Venerdì 18 maggio, ma non sbarcò immediatamente; costeggiò l'isola ed infine approdò nel porto Marsaxlokk (Marsa Scirocco), a circa 10 km dal Gran Porto. Secondo la maggior parte delle storie, in particolare quella di Balbi, tra il capo delle forze terrestri, il visir Lala Mustafà Pasha e l'ammiraglio Piyale Paşa, ci furono alcuni dissensi. Piale voleva mettere al sicuro la sua flotta dai venti del Mediterraneo nel Grande Porto, e perciò proponeva di attaccare la base fortificata. Da parte sua, Mustafa preferiva tentare l'attacco alla vecchia capitale, Mdina, che era situata al centro dell'isola, per poi attaccare via terra i forti San Michele e Sant'Angelo. Alla fine la spuntò Piale, convincendo i suoi compagni che i cavalieri a Sant'Elmo avrebbero resistito solamente un paio di giorni. Così, il giorno 24 maggio posizionò, intorno al piccolo forte, 21 battere di cannoni per cominciare subito i bombardamenti.
Certamente Solimano commise un grave errore a distribuire il comando tra Piale e Mustafà, anche se il comando generale spettava a Dragut che però arrivò a operazioni già iniziate poiché la sua nave era incappata in una tempesta. Egli, non appena giunse a Malta, disapprovò la scelta di Piale, ma ritenne disonorevole interrompere l'attacco già iniziato.
[modifica] Battaglia del forte Sant'Elmo
Il forte Sant'Elmo era difeso da circa 100 cavalieri e 500 miliziani ai quali la Valette aveva ordinato di lottare fino alla fine, cercando di resistere fino a quando non sarebbero arrivati i rinforzi promessi dal Marchese di Villafranca, viceré di Sicilia.
Il pesante bombardamento ridusse il forte in macerie in meno di una settimana, ma La Valette, e i cavalieri degli altri due forti, rimpiazzavano i feriti con truppe fresche e riparavano la fortezza di notte passando per un sentiero nascosto. Il forte, nonostante gli incessanti bombardamenti, continuava a resistere con i cavalieri annidati tra le macerie.
La mattina del 3 giugno i giannizzeri si scagliarono in un attacco contro le mura, urlando e sparando all'impazzata anche favoriti dalle massicce dosi di hashish che venivano distribuite prima della battaglia ai soldati ottomani. Per scalare le mura vennero utilizzate scale e corde mentre i cavalieri rovesciavano il fuoco greco sugli assalitori che in pochi istanti si trasformavano in torce umane. I superstiti che raggiungevano la cima si trovavano davanti i cavalieri dell'ordine. Uomini interamente ricoperti di ferro, armati di spade e lance, che avevano dedicato la loro vita, oltre che alla preghiera, all'addestramento militare. Il monaco dell'ordine infatti, indossava una corazza di 70 chili che permetteva una impenetrabile difesa ma anche una notevole agilità, essendo il peso ben distribuito e l'armatura costruita su misura. Né i fendenti di scimitarra, né le frecce, penetravano la corazza; solamente un colpo di archibugio sparato a bruciapelo poteva provocare danni. Ma i turchi avevano pochi archibugi; infatti, a parte i giannizzeri, i soldati ottomani erano equipaggiati alla leggera, armati di scimitarra e arco, e con indosso un corpetto corazzato. A mezzogiorno i turchi si ritirarono lasciando sul campo 2000 morti; i cavalieri che persero la vita in questo scontro furono solamente 10 e 70 miliziani.
[modifica] Le armi segrete
La vera arma segreta degli assediati però fu la superiore tecnologia; oltre al fuoco greco, erano diffuse le pignatte, rudimentali bombe a mano riempite del potente composto, accese mediante una corta miccia, avevano un utilizzo simile a quello delle moderne molotov. Non solo bombe ma anche lanciafiamme: la tromba, un lungo tubo che sputava fuoco sui nemici. Ma senza dubbio, l'arma che maggiormente impressionò i soldati turchi, fu il cerchio. Quest'arma, usata per la prima volta proprio a Sant'Elmo, era formata dall'anello ricavato dalle botti, rivestito di un tessuto imbevuto di pece. Il cerchio veniva acceso e fatto rotolare giù dalle mura contro i nemici con effetti devastanti.
I bombardamenti continuarono per giorni, alternati da massicci assalti dei giannizzeri sempre respinti. I soldati dei rispettivi eserciti si massacravano a vicenda, convinti che se la morte li avesse colti durante la battaglia avrebbero ottenuto la ricompensa: sia gli ottomani ai quali era promesso il paradiso delle huri, sia i cavalieri che ricevettero l'indulgenza plenaria da papa Paolo IV.
L'8 giugno i cavalieri, stremati dagli incessanti bombardamenti (6000 palle di cannone sparate al giorno), inviarono un messaggio al Gran Maestro che chiedeva l'autorizzazione di morire con la spada in mano facendo una sortita nel campo nemico. In risposta il Gran Maestro disse che se i Cavalieri dovevano morire allora era meglio che morissero nel modo che lui aveva ordinato: «sacrificando le nostre vite una ad una, faremo guadagnare tempo all'Europa e alla Cristianità». Anche se ridotta allo stremo, la guarnigione resisteva, respingendo numerosi assalti del nemico e ritardando la caduta della fortezza. Il 13 giugno anche gli assalitori utilizzarono la loro arma segreta: si trattava dei cosiddetti sacchetti. Questi erano piccoli involucri, attaccati alle frecce, riempiti di sostanze incendiarie e appiccicose, che si attaccavano alle corazze condannando il cavaliere colpito a bruciare vivo se non avesse avuto a disposizione acqua per spegnere il fuoco.
[modifica] La caduta del forte
Il 18 giugno, Sant'Elmo era ormai un cumulo di macerie, e Mustafà e Dragut si spinsero su una collina per assistere all'ennesimo assalto. Ma quel giorno accadde l'imprevedibile. L'artigliere piemontese Antonio Grugno, attirato dai colori sgargianti dei comandanti, prese il suo cannone, mirò e fece fuoco sul gruppetto. La palla di cannone centrò in pieno il comandante dei giannizzeri e una scheggia si infilò nell'occhio destro di Dragut.[5] Il vecchio pirata morirà cinque giorni dopo, appena saputo della caduta del forte.
Il 23 giugno, i turchi riuscirono a prendere ciò che era rimasto del forte di Sant'Elmo, vendicandosi sui prigionieri: massacrarono i cavalieri catturati, crocifissero i loro corpi a tavole di legno e li spinsero sulle acque del porto verso le posizioni dei cavalieri degli altri due forti. La Valette ordinò una risposta dello stesso tenore: tutti i prigionieri turchi furono decapitati e le loro teste sparate dai cannoni verso il campo nemico.
Ora che i turchi avevano vinto, la flotta di Piale poteva gettare l'ancora nel porto. L'assedio del forte Sant'Elmo per la parte turca non ebbe meno di 6000 vittime, tra cui la metà dei suoi migliori soldati: i giannizzeri. Piale stesso era stato ferito alla testa.
[modifica] Il Piccolo Soccorso
Intanto la notizia dell'assedio si era diffusa nel continente provocando il panico. Non vi era alcun dubbio che il risultato dell'assedio di Malta sarebbe stato drammatico e che il suo esito avrebbe potuto decidere la lotta tra l'Impero Ottomano e l'Europa cristiana.
Alcune fonti contemporanee indicano che i turchi volevano conquistare la fortezza spagnola di La Goleta, in Tunisia, per poi invadere l'Europa occidentale attraverso l'Italia, pur continuando la conquista dell'Ungheria e della penisola balcanica. Per questo motivo si decise di organizzare una spedizione di salvataggio, il Gran Soccorso, capitanata dal genovese Gianandrea Doria, che comprendeva galee di tutti gli stati mediterranei ad eccezione di Francia e Venezia che non parteciparono per paura di guastare i loro rapporti con l'impero ottomano. Tuttavia Filippo II aveva esplicitamente ordinato al viceré di Sicilia, don Garcia, di non impegnare le sue galee: il ricordo della sconfitta a Djerba era ancora vivo nel "re prudente"[6]. Tuttavia Garcia era angosciato da un terribile dilemma: il suo spirito di soldato lo spingeva a partire immediatamente con le sue galee alla volta di Malta (anche perché suo figlio militava tra le truppe maltesi), ma gli ordini di Madrid lo trattenevano.
Così alcuni ardimentosi cominciarono a violare il blocco navale turco per portare viveri e rinforzi agli assediati.
In pieno giorno, una barca a remi diretta verso il Gran Porto, fu colpita da una cannonata di una nave turca e, un comandante dell'Ordine, un tale Salvago, e il capitano spagnolo Miranda, raggiunsero la costa a nuoto e si unirono agli assediati. In un'altra occasione una galera siciliana riuscì a scappare da sette galee nemiche mentre cercava di approdare.
Un rinforzo di 600 uomini comandati da Enrique de la Valette, nipote del Gran Maestro, non riuscì a raggiungere la costa e fu costretta a fuggire. Dopo altri due tentativi falliti, il 28 giugno raggiunse Malta un consistente numero di rinforzi: circa 600 uomini sotto il comando di Juan de Cardona, in quattro galere inviate dal viceré di Sicilia. Ciò provocò un enorme aumento del morale. Questa piccola guarnigione comprendeva una compagnia spagnola d'élite, 150 cavalieri e molti volontari, compresi i fratelli del duca di Infantado e il Conte di Monteagudo, comandati da don Melchor de Robles. Il successo si deve ad un singolo soldato, Juan Martinez di Luvenia, che appena sbarcato si occupò di segnalare la presenza o l'assenza delle navi nemiche con un falò.
Infine partecipò ai rinforzi anche il Ducato di Savoia che organizzò una spedizione, chiamata "piccolo soccorso", guidata dal genovese Andrea Provana. Il gruppetto di galee riuscì avventurosamente a superare il blocco navale e a sbarcare un gruppo di volontari e alcune casse di viveri prima di riprendere il largo.
[modifica] Secondo assalto
Con Piale ferito, Mustafà suddivise le forze in tre gruppi: uno avrebbe attaccato Birgu e Mdina (i due borghi dell'isola), e gli altri due i forti rimanenti. Furono costruite 100 piccole imbarcazioni nel Gran Porto, con l'intenzione di lanciare un attacco anfibio contro il promontorio di Senglea, mentre i pirati attaccavano il Forte San Michele. Fortunatamente per i maltesi, un disertore turco mise in guardia La Valette sulla imminente operazione e il Gran Maestro ebbe il tempo di costruire un recinto, che contribuì a respingere l'attacco. Anche l'azione dei pirati fallì. Infatti alcune delle navi turche arrivarono a portata di una batteria di canoni che posizionati in spiaggia dal comandante de Guiral ai piedi del forte Sant'Angelo. Dopo poche salve le barche affondarono trascinando con sé gli equipaggi.
Nel frattempo, i turchi avevano circondato Birgu e Mdina e con l loro 64 pezzi d'assedio e la città furono oggetto del più duro bombardamento che aveva mai avuto luogo nella storia (Balbi assicura che furono sparati oltre 130000 proiettili di archibugio nel corso dell'assedio). Il 7 agosto Mustafa ordinò due massicci attacchi simultanei contro Forte San Miguel e contro la cittadella di Birgu. Mentre i turchi si avvicinavano alle mura, il Gran Maestro La Vallette, decise di effettuare una improvvisa sortita contro gli assedianti. Racconta Balbi nel suo diario:
| « Il Gran Maestro si rivolse ai suoi uomini con queste parole: «Sono certo, che se io cadrò ciascuno di voi sarà in grado di prendere il mio posto e di continuare a combattere per l'onore dell'Ordine e per amore della nostra Santa Chiesa. Signori cavalieri. Andiamo a morire che è giunto il nostro giorno!» » |
I cavalieri piombarono nello schieramento turco interamente ricoperti di ferro, menando colpi con il pesante spadone a due mani. Nugoli di frecce si infrangevano sulle loro corazze mentre l'esercito nemico preso di sorpresa non riusciva ad organizzare una difesa efficace. Lo scontro infuriò per nove ore fin quando i turchi non si ritirarono. A questo punto Mustafà, pensando che i cavalieri avessero ricevuto rinforzi, decise che da quel momento in poi avrebbe affidato il compito di continuare l'assedio alle sue artiglierie.
Dopo l'attacco del 7 agosto i Turchi ripresero, senza interruzione, il loro bombardamento contro San Michele e Birgu alternando sporadiche sortite di giannizzeri e spaish dove si aprivano delle brecce nelle mura.
[modifica] Il Gran Soccorso
Intanto a Messina la preparazione della flotta del Gran Soccorso andava per le lunghe. Il 26 agosto le navi, cariche di volontari salparono ma furono subito costrette a tornare indietro a causa di una violenta tempesta. Ciò ritardò di molto le operazioni e la spedizione poté riprendere il largo solo il 5 settembre. Arrivarono nella baia di Mellieha, tra Malta e Gozo, due giorni dopo. L'arrivo dei rinforzi fu il colpo di grazia per i turchi. Il combattimento decisivo avvenne sulla piana di Pietranera alla quale parteciparono anche i cavalieri usciti in massa dai forti. Dopo 5 ore di combattimento i turchi si ritirarono e s'imbarcarono sulle loro navi. Il 12 settembre la flotta di Piale lasciò l'isola; dovette però abbandonare parte delle navi, che furono date alle fiamme per non lasciarle al nemico: non vi erano più uomini sufficienti per manovrarle.
Le perdite registrate da Balbi furono: 31000 turchi, 239 cavalieri di Malta, 7000 cittadini Maltesi (donne e bambini), 2500 fanti di tutte le nazionalità.
[modifica] Conseguenze
Quando la notizia della vittoria di Malta si diffuse nel continente, in tutte le Chiese ci furono funzioni di ringraziamento. Giunsero a Malta doni da tutta Europa. Filippo II inviò a Malta circa 6000 uomini di rinforzo, una ingente somma di denaro e regalò a La Vallette una spada che portava inciso queste parole: PLUS QUAM VALOR VALET LA VALLETTE. Tuttavia il viceré d'Italia, don Garcia, fu destituito per aver disubbidito agli ordini... Il papa offrì a La Vallette di diventare cardinale ma questi rifiutò: l'anziano cavaliere voleva vivere i suoi ultimi anni sulla sua isola. Egli infatti morì il 21 agosto 1568 e a lui fu dedicata la nuova capitale di Malta: La Valletta.
Per l'impero ottomano, al contrario, la sconfitta di Malta fu un grave colpo anche sul piano finanziario, poiché l'economia turca si reggeva principalmente sulle razzie e sul bottino di guerra: per la prima volta la loro moneta fu svalutata, e i turchi conobbero l'inflazione. Solimano intendeva ripetere l'attacco l'anno successivo, e questa volta certamente Malta, ormai semidistrutta, non avrebbe potuto resistere; ma durante l'inverno, agenti segreti dell'Ordine di Malta riuscirono ad entrare nell'Arsenale di Istanbul e a far esplodere il deposito delle polveri, distruggendo parte della flotta turca che era ormeggiata nei bacini. Il sultano cambiò i suoi piani e nel 1566 diresse i suoi sforzi bellici verso l'Ungheria, ma durante questa campagna trovò la morte. Gli Ottomani non attaccarono mai più Malta.
L'eroica resistenza dei Cavalieri di Malta dimostrò all'Europa che era possibile sconfiggere l'impero Ottomano e si diffuse un sentimento di fiducia e di rivalsa. Molti volontari furono arruolati nelle flotte che erano in costruzione in tutti gli arsenali europei poiché, per la prima volta, la sublime porta era stata sconfitta.
[modifica] Note
- ^ Arrigo Petacco,La croce e la mezzaluna, Mondadori,2005
- ^ Arrigo Petacco,La croce e la mezzaluna, Mondadori,2005
- ^ Per Gran turco si intende l'impero ottomano a partire dalla conquista di Costantinopoli nel 1453; altri termini usati per indicare l'impero turco sono: La sublime porta e La porta ottomana. Il nome deriva dal portone, situato a Istanbul nelle immediate vicinanze del Topkapi, che conduceva al quartier generale del gran visir, dove il sultano teneva la cerimonia di benvenuto per gli ambasciatori stranieri.
- ^ Arrigo Petacco,La croce e la mezzaluna, Mondadori,2005
- ^ Arrigo Petacco,L'ultima crociata, Mondadori,2007
- ^ Filippo d'Asburgo, figlio di Carlo V e noto come Filippo I di Sicilia e Filippo II di Spagna viene soprannominato il "Re prudente"
[modifica] Bibliografia
- (EN) Pickles, Tim. Malta 1565: Last Battle of the Crusades; Osprey Campaign Series #50, Osprey Publishing, 1998. ISBN 1-85532-603-5
- (EN) Ernle Bradford. The Great Siege: Malta 1565. Wordsworth 1999.
- (EN) Bradford, Ernle The Great Siege: Malta 1565, Wordsworth 1999, 1961. ISBN 1-84022-206-9
- (ES) Braudel, Fernand. El mediterráneo y el mundo mediterráneo en la época de Felipe II. Fondo de Cultura Económica, México, 1981 (2 volumi).
- (ES) Cassola, Arnold. El gran sitio de Malta de 1565 : una aproximación histórica desde la Maltea de Hipólito Sans. Tilde, Valencia, 2002. ISBN 84-95314-18-5
- (EN) Cassola, Arnold, The 1565 Ottoman Malta Campaign Register, Publishers Enterprise Group, Bank of Valletta, Valletta 1998.
- Rossi, Ettore, “Documenti turchi inediti dell’Ambrosiana sull’Assedio di Malta nel 1565”, in Miscellanea G. Galbiati, Vol. III, Biblioteca Ambrosiana, Milano 1951.
- Rossi, Ettore, “L’Assedio di Malta nel 1565 secondo gli storici ottomani”, in Malta Letteraria, 1926.
- Melis, Nicola, “Malta nei Mühimme Defterleri (‘Registri degli Affari Importanti’) del 1565 (nn. 5-6)”, in ''Contra Moros y Turcos. Politiche e sistemi di difesa degli Stati mediterranei della Corona di Spagna in Età Moderna, Atti del Convegno Internazionale di Studi, 20-24 settembre 2005, CNR, Cagliari 2008.
- (ES) Fernández Duro, Cesáreo. Armada española desde la unión de los reinos de Castilla y Aragón. Museo Naval, Madrid, 1972.
- (EN) Rothman, Tony. "The Great Siege of Malta," in History Today, gennaio 2007.
- (EN) Spiteri, Stephen C.. The Great Siege: Knights vs. Turks, 1565. The Author, Malta, 2005.
- (EN) Tim Willocks. "Religion", Cairo Publishing, 2006.
- Arrigo Petacco La croce e la mezzaluna, Mondadori, 2005. ISBN 9788804559832
- Arrigo Petacco L' ultima crociata. Quando gli ottomani arrivarono alle porte dell'Europa, Mondadori, 2007.
[modifica] Voci correlate
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Assedio di Malta- Sitio oficial de la Orden de Malta
- Archivo de la Frontera. Área Mediterráneo.
- Expansión turca en el Mediterráneo (siglo XVI)

