Assedio di Kolberg (1807)

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Assedio di Kolberg (1807)
Kolberg, monumento al comandante von Gneisenau e al borgomastro Nettelbeck
Kolberg, monumento al comandante von Gneisenau e al borgomastro Nettelbeck
Data 14 marzo - 9 luglio 1807
Luogo Kołobrzeg, Prussia orientale
Esito Incerto. Capitolazione della guarnigione Prussiana di Kolberg all'indomani della capitolazione di Prenzlau.[1]
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
22.500 uomini 6.500 uomini
Perdite
8.000 - 10.000 uomini
di cui:
circa 2.000 morti
1.632 prigionieri
204 disertori
migliaia di invalidi o feriti
2.000 uomini circa
di cui:
800 morti
800 prigionieri
500 feriti
Civili: 20 morti e 40 feriti
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L'assedio di Kolberg del 1807, tentato senza successo dalle truppe napoleoniche nel corso delle operazioni belliche contro le forze della quarta coalizione, fu un episodio militare che assunse per la nazione tedesca un valore emblematico di resistenza all'invasione straniera.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Kolberg, Il faro

Dopo aver sconfitto l'esercito prussiano nello stesso giorno (14 ottobre 1806) a Jena dallo stesso Napoleone e ad Auerstädt da Davout, la Grande Armée napoleonica divenne padrona della Prussia dal Reno all'Oder. Dopo aver fatto il proprio ingresso a Berlino il 25 ottobre 1806, l'armata francese si diresse verso il confine russo attraverso le province orientali della Prussia. Nel frattempo, il 21 novembre 1806 Napoleone aveva emanato da Berlino il decreto del "blocco continentale" rivolto contro l'Inghilterra, che aveva anch'essa aderito, assieme alla Prussia e alla Russia, alla quarta coalizione antifrancese.

La fortezza[modifica | modifica sorgente]

Kolberg (oggi Kołobrzeg, in Polonia) era una piccola cittadella sul Mar Baltico appartenente, ai primi del XIX secolo, alla provincia prussiana orientale della Pomerania. La costruzione della fortezza risaliva al XVII secolo. La fortezza principale, in prossimità della foce del fiume Persante, era costituita da una cinta con sei bastioni. Il terreno circostante la fortezza era acquitrinoso, malsano, di ostacolo per le attività belliche degli assedianti. La fortezza era di piccole dimensioni e non aveva casematte. Dal 1803 la fortezza di Kolberg ospitava 64 cannoni e due battaglioni, per un totale di circa 700 soldati, sotto il comando del colonnello Ludwig Moritz von Lucadou; ma era priva di unità di cavalleria e del genio militare. Inoltre, a causa del basso fondale del Mar Baltico e della presenza di secche pericolose, nei pressi Kolberg era impedito l'attracco a navi di grandi dimensioni.

L'assedio[modifica | modifica sorgente]

La cittadella di Kolberg era l'unica fortezza sulle rive del Baltico rimasta ai prussiani dopo che la cittadella di Stettino si era arresa senza combattere alle truppe francesi. Il 14 marzo 1807, data di inizio dell'assedio, il territorio circostante la cittadella era completamente in possesso delle truppe francesi comandate dal generale di divisione Pietro Teulié, il quale tuttavia il 25 marzo venne sostituito nel comando dal generale Louis Henri Loison. Anche la popolazione civile di Kolberg partecipò attivamente alla difesa, guidata da Joachim Nettelbeck. Alla fine di aprile, il comandante prussiano Loucadou venne sostituito dal maggiore August Neidhardt von Gneisenau. Fra i soldati prussiani assediati era presente anche Ferdinand von Schill. Gli assediati ricevevano rifornimenti via mare. Alla fine dell'assedio Gneisenau aveva a disposizione circa 4.000 soldati.

Si stima che, da parte francese, abbiano preso parte all'assedio circa 22.000 uomini di cui 9.200 francesi, 6.800 italiani[2], 3.200 tedeschi, oltre 2000 olandesi e 1200 polacchi. La perdita fra gli assedianti furono elevatissime: le stime variano da 8.000 a 10.000 uomini, circa il 40%. L'assedio dei francesi non ebbe successo e cessò solo dopo la firma da parte della Prussia del trattato di Tilsit il 9 luglio 1807.

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Kolberg non fu l'unica fortezza che sia rimasta in mano prussiana fino alla firma del trattato di Tilsit. Infatti ebbero la stessa sorte di Kolberg anche le fortezze di Graudenz, Neiße, Cosel, Pillau e Silberberg. L'assedio di Kolberg divenne tuttavia, per la nazione tedesca, il simbolo della resistenza vittoriosa contro Napoleone. A differenza delle altre sedi, a Kolberg vi è stata un'alta partecipazione della popolazione civile, il cui ruolo nella difesa della città venne divulgato in un libro di memorie scritto nel 1823 dal borgomastro di Kolberg, Joachim Nettelbeck[3]. Nelle ultime fasi della seconda guerra mondiale, quando la sconfitta della Germania cominciava ad apparire inevitabile, l'esempio dell'assedio di Kolberg venne riproposto in un film di propaganda diretto da Veit Harlan e Wolfgang Liebeneiner, intitolato La cittadella degli eroi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nicolò Giacchi - Uomini d'arme nelle campagne Napoleoniche
  2. ^ Nino Del Bianco, Il coraggio e la sorte : gli italiani nell'età napoleonica dalle Cisalpine al Regno italico; prefazione di Franco Della Peruta, Milano : Franco Angeli, 1997, p. 250-251, ISBN 88-464-0187-5
  3. ^ Joachim Nettelbeck, Bürger zu Colberg. Eine Lebensbeschreibung, von ihm selbst aufgezeichnet und herausgegeben von J. C. L. Haken. Drittes Bändchen. Mit einem Plan der Gegend um Kolberg, Leipzig: F. A. Brockhaus, 1823.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Hans-Jürgen Eitner, Kolberg, Ein preußischer Mythos 1807/1945, Berlin: Edizioni q, 1999, ISBN 3-86124-508-6

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]