Asindeto

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L'asindeto è la figura retorica che consiste in un'elencazione di termini o in una coordinazione di più proposizioni, senza l'uso di congiunzioni, spesso con l'uso di virgole. Il termine deriva dal greco antico ἀσύνδετον (asýndeton) “slegato”, cioè “giustapposto senza legami”.

Ad esempio:

« Metton la stanga, metton puntelli, corrono a chiuder le finestre, come quando si vede venir avanti un tempo nero, e s'aspetta la grandine, da un momento all'altro. »
(Promessi Sposi capitolo XIII.)
« ...

Nell'imo petto, grave, salda, immota
Come colonna adamantina, siede
Noia immortale ... »

(Giacomo Leopardi, canto XIX - Al conte Carlo Pepoli)
« Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,

le cortesie, l'audaci imprese io canto
... »

(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, canto I)
« Veni, vidi, vici»
(Gaio Giulio Cesare, dopo la battaglia di Zela, 47 a.C.)

L'asindeto rende il testo veloce e incalzante a differenza del polisindeto che dà invece un effetto di rallentamento e dilatazione. È possibile rintracciarlo anche in frasi di uso comune, quotidiano come "detto fatto"; "mi piace, lo prendo"; "non vengo: non ho tempo".

Voci correlate [modifica]

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