Ascoli Calcio 1898

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Ascoli Calcio 1898
Calcio
Attuale campione del mondo Campione del mondo in carica
Attuale campione d’Europa Campione d’Europa in carica
Detentore della Coppa UEFA Detentore della Coppa UEFA
Detentore della Supercoppa europea Detentore della Supercoppa UEFA
Attuale campione del Sudamerica Campione del Sud America in carica
Badge of Honour UEFA
Attuale campione d’Italia Campione d’Italia in carica
Detentore della Coppa Italia Detentore della Coppa Italia
Detentore della Coppa Italia di C
Detentore della Coppa Italia di D Detentore della Coppa Italia di D
Detentore della Supercoppa Detentore della Supercoppa Italiana
Campione d’Inghilterra in carica Campione d’Inghilterra in carica
Campione in carica MLS Campione in carica Major League Soccer
Detentore della U.S. Open Cup
Campione di Germania Campione di Germania in carica
Campione di Spagna Campione di Spagna in carica
Campione di Portogallo in carica
FA Cup Detentore della FA Cup
Campione d’Olanda in carica
Campione d'Uruguay in carica
Picchio
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali: bianco-nero
Inno: Ascoli sei grande
Well's fargo
Dati societari
Città: Ascoli Piceno
Paese: bandiera Italia
Confederazione: UEFA
Federazione: FIGC
Campionato: Serie B
Fondazione: 1898
Presidente: Roberto Benigni
Allenatore: Bandiera dell'Italia Alessandro Pane
Stadio: Cino e Lillo Del Duca
(20.550 posti)
Sito web: www.ascolicalcio.net
Palmarès
Trofei nazionali: 1 Torneo di Capodanno
1 Supercoppa di Serie C
Trofei internazionali: 1 Mitropa Cup
Si invita a seguire lo schema del Progetto Calcio

L'Ascoli Calcio 1898 è la principale società calcistica di Ascoli Piceno. Venne fondata nel 1898. I colori sociali sono il bianco e il nero.

Ha collezionato 16 stagioni in serie A, ottenendo come migliore piazzamento il quinto posto nel 1979-1980, e 14 in B. Durante la sua storia ha vinto due campionati di Serie B, uno di Serie C, uno di Serie C1, una Mitropa Cup e una Supercoppa di Lega Serie C1; ha inoltre giocato una finale del Torneo Anglo-Italiano contro il Notts County nel 1994-1995. Il 22 giugno 1980, a Hamilton, in Canada, vinse la competizione The Red Leaf Cup, torneo internazionale cui parteciparono anche Rangers, Nancy e Botafogo.

Vanta il record assoluto dei punti totalizzati in un campionato di Serie B a 20 squadre, 61 (2 punti a vittoria) con ben 26 vittorie, 9 pareggi e 3 sconfitte. Tale record è stato realizzato nella stagione 1977-78, allorquando la squadra era guidata dall'allenatore Mimmo Renna. I maggiori successi sono stati ottenuti nel periodo della presidenza di Costantino Rozzi, in carica dal 1968 al 1994.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Le origini

Nacque nel novembre del 1898 la "Candido Augusto Vecchi", prima società sportiva delle Marche, dedicata dai dodici giovani ascolani fondatori alla memoria del colonnello garibaldino che aveva sposato una Luciani, di nobile famiglia ascolana. Nel 1905 la società cambiò nome (soprattutto per motivi politici) in Ascoli Vigor, ma durante questi anni il gioco del calcio era rappresentato solo da amichevoli certe volte fin troppe dure e solo nel 1907 si può dire che ad Ascoli Piceno sia arrivato il vero calcio.

Dopo lo stop del Primo Conflitto Mondiale la passione per il calcio ritorna nel 1919 e dopo una lunga gestazione, nel 1921 venne costituita la prima società denominata Unione Sportiva Ascolana, presieduta dal giornalista professionista Giuseppe Secondo Squarcia.

Nel 1925 fu costruito lo Stadio Comunale dei Giardini (in seguito intitolato a Ferruccio Corradino Squarcia) e nel 1926 venne inaugurato in un'amichevole contro la Lazio.

Il primo vero campionato ufficiale federale di Terza divisione si ebbe nel 1927 ed in quel campionato l'Ascoli si classificò al primo posto; fu la prima di tante promozioni che videro arrivare l'Ascoli fino in Serie C (2° classificato il miglior risultato di quegli anni).

Nel 1936 si pensò di rifare meglio il sottofondo dello "Squarcia", di dotarlo di manto erboso e di migliorare le piste di atletica leggera; anche questa volta all'inaugurazione c'era la Lazio, ma siccome quel giorno piovve, le condizioni del campo tornarono come prima.

Gli anni '30 e '40 per il Picchio sono contorti; infatti partecipa a campionati di IV Serie e di Serie C.

Sono gli anni dei primi derby giocati contro le altre marchigiane che contavano nel calcio: Anconitana,Sambenedettese e Maceratese.

[modifica] Il dopoguerra

Dopo la Seconda Guerra Mondiale ci fu un timido tentativo di ripresa nel 1944-45 con le squadre rionali, riunite poi in un'unica squadra che andava sotto il nome di Associazione Sportiva Ascoli. La squadra ricominciò da dove aveva lasciato l'Unione Sportiva Ascolana prima del conflitto, ossia dalla Lega Sud della Serie C. Nel 1947-48 la lega decise di riformare i campionati italiani di Serie B e Serie C (al quale risultavano iscritte addirittura 286 società), così ci fu il blocco delle promozioni e l'Ascoli, classificatasi al 12° posto del girone F della Lega Centro, fu retrocessa (come per altro tutte le squadre dal 3° posto in poi) nel nuovo campionato di Promozione Interregionale.

Nel 1952 la Lega decise di suddividere il campionato di Promozione Interregionale in due serie: le migliori classificate avrebbero dato vita al campionato di IV Serie mentre le altre avrebbero formato il campionato di Promozione regionale. L'Ascoli, essendosi classificato 3° nel girone L, conquistò quindi l'accesso al campionato di IV Serie.

[modifica] L'aiuto di Cino Del Duca

Nella stagione 1954-55 si raggiunse il punto più basso della storia dell'Ascoli, con l'amara retrocessione in Promozione regionale e i gravissimi problemi finanziari che assediavano la società. "Davanti ad un passivo di oltre dodici milioni la situazione era talmente critica" - si legge sulla stampa quotidiana locale di quegli anni "che il presidente Giammiro fece contattare Mario Benvenga, nipote dell'editore Cino Del Duca per lanciare un SOS ad un uomo che, nato in provincia, a Montedinove, era divenuto uno degli editori più importanti a livello francese". Il messaggio per fortuna ebbe successo, venne infatti deliberata la fusione con la Del Duca di Montedinove e Cino Del Duca, che era editore ed anche produttore cinematografico, presentò ad Ascoli, in anteprima mondiale, il film "Grisbì" con Jean Gabin e consegnò un assegno di un milione di lire. La società divenne Del Duca Ascoli, l'editore mecenate fu presidente onorario e Benvenga Commissario con l'incarico di riorganizzare e dare nuova tranquillità economica al sodalizio. Già nella stagione 1956-57 l'Ascoli riuscì a tornare in IV Serie, classificandosi al 1° posto, nonostante la Lega avesse rilassato le regole per la promozione a seguito dell'ennesimo allargamento delle squadre partecipanti alla IV Serie.

Il controverso ritorno in Serie C si ebbe grazie al ripescaggio dopo che la Del Duca si era piazzata al 4° posto della IV Serie nella stagione 1958-59 ,campionato vinto dalla Maceratese ; la lega infatti cambiò le regole di promozione in corsa, avendo deciso dopo l'inizio del campionato di allargare nuovamente la Serie C. Tuttavia la Del Duca rientrò solo in extremis tra le ripescate, grazie soprattutto ai problemi economico-finanziari del Viareggio, escluso dal campionato; decisivo fu l'autorevole intervento dell'allora Ministro dello sport e spettacolo, l'onorevole Umberto Tupini, che confermò, in quella occasione, la sua amicizia per la città di Ascoli Piceno.

[modifica] Gli anni '60

In questi anni vennero poste le basi per il futuro grande sviluppo della società: tutto merito di un gruppo affiatato di giovani imprenditori ed operatori economici che compresero l'importanza di favorire l'affermazione di una forte società sportiva con i colori bianconeri. Nel 1962 venne inaugurato l'attuale stadio, che l'amministrazione comunale successivamente ed intelligentemente intitolò a "Cino e Lillo Del Duca". Durante la sua presidenza Del Duca acquistò un intero piano del palazzo costruito dai fratelli Santori, in corso Vittorio Emanuele, destinandolo a sede per la società e residenza per gli atleti. Alla morte di Del Duca, nel 1967 la presidenza onoraria passò alla vedova Madame Simone che, donando 100 milioni nelle casse della società, espresse il desiderio di rinunciare a tale incarico quando la squadra raggiunse la promozione. Furono questi gli anni degli infiniti derby con la Sambenedettese in serie C, tutti particolari, tutti sentiti, ma uno in particolare fu tragico. Era la stagione 1964-65, e nel febbraio 1965 era di scena Sambenedettese-Ascoli. Si era già sull'1-0 per i per i padroni di casa quando al 36° del primo tempo, il portiere bianconero Roberto Strulli, in uscita bassa su Alfiero Caposciutti, viene involontariamente colpito da una ginocchiata al viso, riportando la frattura mandibolare. Morì il 14 febbraio 1965 nell'ospedale di San Benedetto del Tronto dopo 14 ore di coma.

[modifica] L'avvento di Rozzi

Nel 1968 un imprenditore ascolano, completamente ignorante in materia di calcio, diventò presidente con l'intenzione di rimanere soltanto sei mesi per rimettere a posto il bilancio della società: il suo nome era Costantino Rozzi e quello fu l'anno della svolta. Ben presto Rozzi si innamorò del calcio e dell'Ascoli e contrariamente alle sue iniziali intenzioni non lasciò mai la presidenza, arrivando addirittura a dichiarare che avrebbe portato la Del Duca in Serie A. Quelle che tutti classificarono come battute o frasi deliranti, furono invece parole profetiche e l'Ascoli cominciò la sua scalata verso il calcio che conta.

Nel 1971 l'Ascoli si staccò da quello che restava della Del Duca e prese il suo attuale nome "Ascoli Calcio 1898". Nel 1971-72 l'Ascoli guidato da un sorprendente Carlo Mazzone e trascinato dal leggendario goleador Renato Campanini, vinse il campionato di Serie C ed arrivò per la prima volta in Serie B. L'anno successivo, nella stagione 1972-73, la matricola bianconera si classificò al 4° posto, mancando la Serie A per un solo punto. Appuntamento solo rimandato di un anno, quando nel 1973-74 l'Ascoli si classificò al secondo posto con 51 punti (gli stessi del Varese, vincitore del campionato) e conquistò la sua prima storica promozione in Serie A divenendo anche la prima squadra marchigiana ad approdare in massima divisione, e fregiandosi quindi a pieno merito del titolo di "regina delle Marche".

Durante l'estate lo stesso Rozzi si occupò dei lavori di ampliamento dello stadio, portandone a tempo di record la capacità a 36.000 posti (oggi ridotti a 20.550). Nella sua prima volta in massima divisione (stagione 1974-75), i bianconeri, sempre guidati da Mazzone, non si accontentarono di fare da comparsa e conquistarono anche la prima storica salvezza in serie A. La stagione successiva, nonostante una lotta accanita fino all'ultima giornata, la peggiore differenza reti con la Lazio condannò l'Ascoli alla sua prima retrocessione in serie B.

[modifica] L'Ascoli dei record

La stagione del riscatto è quella del 1977-78, diventata celebre come "Campionato dei record". È un campionato in cui, nonostante fosse partita senza i favori del pronostico, la squadra fa storia a se, distanziando di ben 17 lunghezze la seconda in classifica e frantumando tutti i record della serie B a 20 squadre (record di punti, vittorie e gol segnati), con 61 punti in classifica (2 punti a vittoria), frutto di 26 vittorie, 9 pareggi e 3 sconfitte, 73 gol realizzati e 30 subiti. Alla guida di questa corazzata c'era l'allenatore Mimmo Renna e capocannoniere della squadra fu il giovane Claudio Ambu con 17 reti, subito seguito da Giovanni Quadri che timbrò il cartellino 14 volte e dal regista Adelio Moro con 13 reti (9 su rigore). Particolare di quella stagione fu il famoso "cross alla Roccotelli" che venne in seguito chiamato rabona, ma che poi sarebbe stato ingiustamente attribuito come invenzione di Diego Armando Maradona.

[modifica] Gli anni '80

Gli anni 80 furono un vero e proprio periodo d'oro per l'Ascoli, fin dall'inizio (stagione 1979-80) quando l'Ascoli guidato da Giovan Battista Fabbri raggiunse il risultato migliore di sempre piazzandosi al 5° posto in serie A, ad un solo punto da quello che sarebbe stato il sogno di Rozzi, ovvero la qualificazione in Coppa Uefa (quello stesso anno il Milan che si era classificato terzo, sarebbe poi stato retrocesso in B per illecito sportivo, ma la classifica finale restò invariata). A fine campionato l'Ascoli fu chiamato in Canada come rappresentante del calcio italiano nel torneo The Red Leaf Cup organizzato dalla federazione canadese per promuovere questo sport nel Nord America. I giocatori erano riluttanti, e dopo una stagione così piena di successi avrebbero preferito andare in vacanza, ma Costantino Rozzi li spronò a dovere, rimarcando loro il significato che un torneo di questo tipo avrebbe potuto avere per gli emigrati italiani e per il nome dell'Ascoli nel mondo, e fu talmente convincente che alla fine l'Ascoli vinse il torneo, a cui parteciparono anche squadre del calibro di Botafogo (Brasile), Rangers (Scozia) e Nancy (Francia).

L'anno successivo fu quello del ritorno di Carlo Mazzone (che sarebbe poi restato al timone per tutta la prima metà degli anni 80) che subentrò allo stesso Fabbri. Fu una stagione difficile e l'Ascoli, nonostante avesse la stessa squadra dell'anno precedente, si ritrovò di nuovo a lottare nelle zone basse della classifica. Ciò nonostante fu una stagione che entrò nella storia perché l'Ascoli si aggiudicò il Torneo di Capodanno, organizzato dalla lega a causa di un lungo stop del campionato durante il mese di gennaio: l'Ascoli si qualificò per la finale, che sarebbe stata giocata diversi mesi dopo, a fine campionato, e vinse battendo la blasonata Juventus.

Il campionato 1981-82 fu un altro capolavoro; dopo un inizio stentato, nel girone di ritorno l'Ascoli diventò un autentico rullo compressore e finì al 6° posto, sfiorando ancora una volta la qualificazione UEFA. Da segnalare in questa stagione, l'assedio dell'arbitro Barbaresco, reo di aver arbitrato in maniera scandalosa la partita Ascoli-Roma finita 1 a 0 per i giallorossi. Fu l'ultimo campionato di vertice dell'Ascoli, che non arriverà mai più così in alto ma che si ritroverà sempre a lottare per la salvezza, fallendo l'obiettivo solo nelle stagioni 1984-85 e 1989-90, ma centrando sempre la promozione in serie A al primo tentativo. A tal proposito molto particolare fu la giornata in cui l'Ascoli conquistò la promozione matematica in serie A nel 1986: all'Ascoli bastava un pareggio, ma la partita in questione era il derby contro la Sambenedettese che gli ascolani volevano vincere a tutti i costi. Invece la squadra giocò male, si accontentò dello 0-0 e il pubblico si sentì tradito, arrivando ad assediare la squadra allo stadio nel giorno in cui si festeggiava la promozione matematica (lo stesso Boskov uscito a dare spiegazioni rischiò di essere malmenato e dovette riparare all'interno dell'impianto).

Per tutto il decennio l'Ascoli acquistò la fama di provinciale terribile e sul suo campo prima o poi caddero tutte le grandi del calcio italiano (e in certi casi l'Ascoli fu anche corsaro). La legge del Del Duca diventò il vanto degli ascolani e l'incubo degli avversari.

Nella seconda metà del decennio l'Ascoli cominciò anche a sfornare ottimi calciatori dal suo vivaio: Giuseppe Iachini, Lorenzo Scarafoni, Giuseppe Carillo e Domenico Agostini furono le punte di diamante di un Ascoli in cui la presenza di ascolani era pesante.

Nel 1987 l'Ascoli si aggiudicò anche la sua prima coppa europea, la Mitropa Cup, anche se ormai relegata ad un ruolo di secondo piano come trofeo delle squadre vincitrici di serie B.

[modifica] I primi anni '90

Gli anni 90 sembrarono iniziare nel segno del decennio precedente con una promozione in serie A conquistata dagli uomini di Nedo Sonetti (subentrato a Ciccio Graziani prima ancora dell'inizio del campionato) in extremis all'ultimo minuto dell'ultima giornata, grazie soprattutto ai gol del carioca Casagrande e alle parate impossibili di Fabrizio Lorieri. Ma già dal campionato 1991-92 si capì che qualcosa stava cambiando: infatti per la prima volta l'Ascoli si trovò a retrocedere l'anno successivo alla promozione, e lo fece in malo modo arrivando ultimo in classifica con una squadra senza grinta e carattere, le qualità che finora avevano sempre distinto i bianconeri. Le due stagioni successive videro l'Ascoli lottare per la promozione grazie anche ai gol di Oliver Bierhoff che aveva deluso in serie A, ma la promozione sfuggì sempre. In particolare nella stagione 1992-93, l'Ascoli si giocò la promozione all'ultima giornata in uno scontro diretto contro il Padova, passando, a 11 minuti dalla fine, dal 2-1 per i bianconeri, al 3-2 finale per gli avversari.

[modifica] La morte di Rozzi

La stagione 1994-95 fu sicuramente la più brutta di tutta la storia dell'Ascoli Calcio. La dirigenza si affidò a Mario Colautti e costruì una squadra che potesse ambire alla promozione, ma i risultati furono molto deludenti, e Rozzi esonerò prima Colautti, poi Orazi, chiamando alla guida dei bianconeri Albertino Bigon. Il 18 dicembre 1994 è una data che resterà per sempre scolpita nella storia dell'Ascoli e nel cuore degli ascolani. Era di scena Ascoli-Pescara e i bianconeri finalmente riuscirono a vincere e convincere con un rotondo 3-0, ma l'urlo di gioia rimase strozzato, infatti poco dopo la fine della partita, morì Costantino Rozzi. Al funerale partecipò tutta la squadra, più di 20 mila persone paralizzarono il centro storico, l'intera città era in lutto.

Da quel momento in poi la squadra era allo sbando e non si riprese più, Bigon si dimise e venne richiamato Colautti, ma il destino era ormai segnato e dopo 23 anni nel calcio che conta l'Ascoli precipitò nell'inferno della serie C. L'unica consolazione di quell'anno fu la vittoria della semifinale del torneo anglo-italiano contro l'Ancona, che consentì ai bianconeri di giocare la finale contro il Notts County nel tempio del calcio dello stadio di Wembley, ma anche quell'avventura non andò a buon fine e l'Ascoli dovette accontentarsi del secondo posto.

[modifica] Gli anni bui della Serie C

Era la fine di un'era, e molti pensarono che fosse anche la fine dell'Ascoli, sommerso di debiti e con una società allo sbando ad un passo dal fallimento. Fortunatamente non fu così, grazie al sacrificio di un gruppo di imprenditori locali che, guidati dal presidente Nazzareno Cappelli e dai vicepresidenti Roberto Benigni e Guido Manocchio, ripianarono i debiti della società e iscrissero la squadra al campionato di serie C 1995-96. E sorprendentemente fu un campionato di vertice, nonostante la squadra fosse stata costruita in fretta e furia e affidata alla guida dell'ex Enrico Nicolini. Fu merito soprattutto dei gol di Walter Mirabelli, che dopo un girone di andata quasi sempre al comando della classifica, assicurò comunque un posto nei play-off ai bianconeri. In semifinale l'Ascoli si trovò ad affrontare un'agguerritissima Nocerina, con un seguito di tifosi enorme che invasero Ascoli e riempirono la curva nord nella partita di andata: la partita fu molto nervosa (Battaglia della Nocerina fu espulso per aver buttato violentemente a terra un giovanissimo raccattapalle, reo di essere troppo lento), ma l'Ascoli se l'aggiudico e difese quel risultato con una partita di ritorno puramente difensiva. Purtroppo i sogni di rinascita dell'Ascoli si infransero in finale contro quella che sarebbe diventata la favola del Castel di Sangro, che dopo una partita non giocata e inchiodata sullo 0-0, si aggiudicò la promozione ai rigori grazie anche all'errore dal dischetto del giocatore più rappresentativo dell'Ascoli: Walter Mirabelli. Fu comunque un anno fortunato, come avrebbero dimostrato le stagioni successive, in cui l'Ascoli si ritrovò anche all'ultimo posto e a salvarsi all'ultima giornata dai play-out. Il 3 agosto 1996 la nuova dirigenza volle rendere omaggio allo scomparso Costantino Rozzi organizzando il 1° Memorial Costantino Rozzi, a cui furono invitate anche Milan e Perugia. Il torneo fu trasmesso in diretta televisiva su Italia Uno; contro ogni pronostico fu l'Ascoli ad aggiudicarselo e l'attaccante bianconero Stefano Pompini fu premiato come miglior giocatore.

Giunse l'anno del centenario con l'Ascoli che si ritrovava a militare in palcoscenici ben diversi da quelli a cui si era abituato negli anni precedenti, ma per l'occasione la dirigenza decise di compiere uno sforzo economico, e sotto la guida di Massimo Cacciatori allestì una formazione che credeva in grado di centrare la promozione in serie B, puntando forte soprattutto sul bomber Sossio Aruta. Per la presentazione fu celebrata una grande festa in Piazza del popolo e furono confezionate delle divise particolari, con gagliardetto ricamato a mano e la scritta “cento” sulla manica. Ma la squadra fu sopravvalutata (uno degli attaccanti addirittura preferì rescindere il contratto perché aveva avuto una proposta di lavoro a tempo indeterminato come operaio), e deluse ampiamente le attese, Cacciatori fu esonerato e al suo posto giunse Enzo Ferrari che chiuse la stagione all'ottavo posto, mancando di un soffio i play-off all'ultima giornata.

[modifica] La finale di Perugia

Dopo 4 anni scadeva il mandato di Cappelli: il nuovo assetto non prevedeva più un presidente, ma un amministratore unico, Guido Manocchio, aiutato comunque dal patron Benigni.
La squadra fu rinforzata soprattutto in attacco con l'arrivo di Eddy Baggio, fratello del più famoso Roberto.
Quella del 1999-00 fu una stagione esaltante, l'Ascoli finalmente viaggiava nella parte alta della classifica e finì al terzo posto centrando i play-off. In semifinale si liberò della Viterbese e approdò in finale per la seconda volta. Ad attenderlo c'era l'Ancona, arrivata seconda in campionato, alla quale anche un pareggio avrebbe assicurato la promozione.

Fu subito derby anche nella scelta dello stadio: gli ascolani proposero il Flaminio di Roma, mentre gli anconetani preferivano il Renato Curi di Perugia, alla fine la spuntarono i dorici.
Con un seguito di più di 7 mila persone, la tifoseria ascolana risultò più numerosa di quella anconetana; ciò nonostante il settore di casa fu riservato ai biancorossi, mentre i supporters bianconeri furono stipati nel settore ospiti.
La partita fu molto tesa, e finì 0-0; si arrivò quindi ai tempi supplementari, quando Baggio realizzò la rete che portò in paradiso tutti i tifosi bianconeri. Mancavano ormai pochi secondi alla fine quando Mirko Ventura dell'Ancona pareggiò in mischia riportando tutti i bianconeri con i piedi per terra e l'Ancona in serie B.

[modifica] L'era Benigni

Nella stagione 2000-01 si effettuò un'ennesima rivoluzione in società e Roberto Benigni, l'azionista di maggioranza che era sempre rimasto in secondo piano, uscì finalmente allo scoperto e diventò presidente. La sua presidenza fu caratterizzata da un'attenta e oculata gestione del bilancio, che permise in pochi anni di estinguere tutti i debiti che l'Ascoli si portava dietro dal 1995. Nel suo primo anno di presidenza, l'Ascoli di Benigni centrò di nuovo i play-off, ma si arrese in semifinale al Messina. L'anno successivo, il 2001-02, arrivò la tanto agognata promozione. L'Ascoli guidato da Giuseppe Pillon si presentò ai nastri di partenza quasi ignorato dalle testate giornalistiche nazionali, ma fin dalla prima giornata balzò in testa alla classifica, e non la abbandonò mai, laureandosi campione di fatto vincendo in casa lo scontro diretto contro il Catania per 1-0, e conquistando la matematica promozione in casa contro la Lodigiani, di fronte a 15 mila sostenitori. Era l'anno dei “Diabolici” e nella squadra militava un giovanissimo difensore che sarebbe poi diventato campione del mondo: Andrea Barzagli. Nelle due stagioni successive l'Ascoli ottenne due tranquille salvezze prima con Giuseppe Pillon e poi con Aldo Ammazzalorso subentrato ad un deludente Loris Dominissini. Nel 2004-05 Benigni si affidò all'accoppiata Silva-Giampaolo con la speranza di centrare i play-off. Dopo un avvio stentato, la coppia d'attacco Bucchi-Colacone cominciò ad ingranare e trascinò l'Ascoli a ridosso della zona play-off. L'ultima di campionato fu un vero e proprio scontro diretto contro il Modena, e l'Ascoli si aggiudicò la partita e l'accesso ai play-off soprattutto grazie alla grinta e alla determinazione messa in campo. I play-off vennero affrontati senza troppe illusioni e infatti il Torino riuscì senza troppe difficoltà ad eliminare i bianconeri già in semifinale. L'estate però aveva ancora in serbo delle sorprese. Il presidente del Genoa, primo in classifica, venne accusato di illecito sportivo e la sua squadra retrocessa all'ultimo posto, contemporaneamente Torino e Perugia fallirono per problemi economici, e così, insieme all'Empoli secondo classificato, si ritrovano in serie A il Treviso (5°) e l'Ascoli (6°).

[modifica] Anni recenti

Nel 2005-06 l'Ascoli disputa un campionato al di sopra delle aspettative (clamoroso il pareggio sotto un acquazzone all'esordio contro il Milan - goal di Mirko Cudini - che riesce a riequilibrare le sorti dell'incontro solo grazie a un gran tiro di Andriy Shevchenko) e, nonostante la squadra costruita in pochi giorni e i tifosi già pronti ad una retrocessione, riesce a salvarsi con due giornate di anticipo, sempre sotto la guida di Massimo Silva e Marco Giampaolo (che però incorre in una squalifica perché non in possesso del tesserino per allenare in A). Particolarmente increduli si dimostrano i giornalisti e commentatori sportivi che avevano pronosticato una retrocessione già a metà campionato (Zvonimir Boban) e che continuano a pronosticare la retrocessione dei bianconeri anche a campionato in corso (Ivan Zazzaroni). Sempre nel corso della stagione 2005-06 la squadra riesce a stabilire il proprio record di reti segnate in massima divisione: 43. Sempre 43 sono i punti con cui la squadra termina al dodicesimo posto (frutto di 9 vittorie, 16 pareggi e 13 sconfitte) in coabitazione con l'Udinese.

La stagione 2006/2007 non è tra le migliori dell'Ascoli: la squadra dopo aver iniziato il campionato con in panchina Attilio Tesser prosegue la stagione con l'esperto Nedo Sonetti, che non riesce nell'impresa di salvare la squadra. L'Ascoli torna in Serie B classificandosi al 19° posto, scavalcando solo all'ultima giornata il Messina.

Per la stagione 2007/2008 la società decide di affidare la panchina al tecnico Ivo Iaconi. Viene disputato un campionato tranquillo, chiuso al centro della classifica.

Il 25 giugno 2008 la società comunica di aver terminato il rapporto col tecnico Ivo Iaconi e di aver ingaggiato, con un contratto biennale, Nello Di Costanzo.

A seguito dei cattivi risultati, il 20 ottobre 2008 Di Costanzo viene sollevato dal proprio incarico. Al suo posto viene ingaggiato Vincenzo Chiarenza, all'esordio su una panchina professionistica. Nonostante il nuovo allenatore la squadra non va bene e subisce 3 sconfitte: 0-2 con l'Albinoleffe, 1-2 in casa col Cittadella e 0-1 contro il Parma. Due soli punti conquistati contro Rimini e Pisa. La squadra precipita velocemente all'ultimo posto in classifica, in piena zona retrocessione, e la società marchigiana decide di intervenire con un nuovo cambio che porta all'esonero di Chiarenza e alla sua sostituzione con Franco Colomba. L'avvento del nuovo allenatore sulla panchina dell'Ascoli di fatto porta a buoni risultati: 3 vittorie consecutive, 1-0 in casa con l'Empoli e col Treviso, e 2-1 in trasferta a Salerno. La squadra prosegue altrettanto bene inanellando durante il girone di ritorno una serie di sei risultati utili consecutivi, interrotta dalla sconfitta per 1-0 a Grosseto. Dopo la vittoria contro il Frosinone per 2-1 a sei giornate dalla fine del campionato, la squadra si porta a pochi punti dalla zona play off, col traguardo della salvezza quasi raggiunto. Ma a sorpresa crolla nuovamente e subisce ben cinque sconfitte consecutive tra cui lo 0-2 contro la Salernitana alla 40'giornata. Dunque, a due giornate dalla fine del campionato la squadra occupa la 13°posizione in compagnia del Frosinone, a soli tre punti dalla zona play-out e ben dieci punti sotto la zona play-off, obiettivo ormai irraggiungibile. All'Ascoli servirà una vittoria in casa dell'ormai retrocesso Treviso per cercare di ottenere la matematica salvezza. A Treviso la squadra ottiene un pareggio per 1-1, ma vista la vittoria del Modena, quint'ultimo a pari punti col Pisa che ha pareggiato in pieno recupero contro il Rimini, ai marchigiani servirà ancora un punto, nella gara casalinga contro il Livorno per avere la certezza di poter disputare il prossimo campionato in Serie B. Il punto non arriva poiché i bianconeri perdono contro i toscani per 2-3 ma grazie ai risultati degli altri campi conquistano comunque la salvezza, raggiungendo un deludente 16° posto a quota 51 punti in compagnia di Modena e Salernitana. Una stagione molto altalenante e con molti momenti bui va così in archivio. Per la stagione 2009-10, la terza consecutiva tra i cadetti, il presidente dell'Ascoli permette a Franco Colomba di lasciare la panchina ascolana per accasarsi da qualche altra parte e cerca una allenatore più esperto, in grado di riportare la formazione marchigiana nella massima serie. Dal 17 Giugno 2009 Alessandro Pane che ha condotto la Reggiana ai play off di lega pro (ex serie C1) diventa il nuovo allenatore del Picchio.

[modifica] Cronistoria

Cronistoria dell'Ascoli Calcio 1898
  • 1898: Fondazione della società sportiva Candido Augusto Vecchi.
  • 1905: Cambio denominazione in Ascoli Vigor.
  • 1921: Cambio denominazione in Unione Sportiva Ascolana.
  • 1926-27: 1° nella Divisione Marchigiana. Promosso al terzo livello.
  • 1927-28: 3° nel girone eliminatorio A di Divisione Sud.
  • 1928-29: 8° nel girone eliminatorio B di Divisione Sud. Retrocesso al quarto livello.
  • 1929-30: 1° nel girone Lazio-Marche della Seconda Divisione Sud. Promosso al terzo livello.
  • 1930-31: 8° nel girone F della Prima Divisione Sud.
  • 1931-32: 10° nel girone E della Prima Divisione Interregionale, la C dell'epoca.
  • 1932-33: 6° nel girone G della Prima Divisione Interregionale. Rinuncia alla categoria e riparte dal campionato regionale.
  • 1933-1938: Partecipa alla Divisione Marchigiana.
  • 1937-38: 1° nella Divisione Marchigiana. Promosso in Serie C a seguito dell'allargamento del numero di squadre iscritte.
  • 1938-39: 5° nel girone eliminatorio F di Serie C.
  • 1939-40: 13° nel girone eliminatorio F di Serie C.
  • 1940-41: 13° nel girone eliminatorio F di Serie C.
  • 1941-42: 12° nel girone eliminatorio F di Serie C.
  • 1942-43: 2° nel girone eliminatorio H di Serie C.
  • 1943-1945: Attività sospesa per cause belliche.
  • 1945: Riunione delle squadre rionali nell'Associazione Sportiva Ascoli.
  • 1945-46: 9° nel girone B della Lega Sud di Serie C.
  • 1946-47: 12° nel girone F della Lega Centro di Serie C. Ripescato.
  • 1947-48: 12° nel girone F della Lega Centro di Serie C. Retrocesso nel Campionato Interregionale per riforma dei tornei.
  • 1948-49: 11° nel girone L del Campionato Interregionale.
  • 1949-50: 12° nel girone L del Campionato Interregionale.
  • 1950-51: 10° nel girone L del Campionato Interregionale.
  • 1951-52: 3° nel girone L del Campionato Interregionale.
  • 1952-53: 2° nel girone E di Quarta Serie.
  • 1953-54: 4° nel girone F di Quarta Serie.
  • 1954-55: 15° nel girone G di Quarta Serie. Retrocesso in Promozione Marchigiana.
  • 1955: Fusione con la Del Duca e cambio denominazione in Del Duca Ascoli.
  • 1955-56: 2° nella Promozione Marchigiana.
  • 1956-57: 1° nel Campionato di Promozione Marchigiana. Promosso nella II Categoria di Quarta Serie.
  • 1957-58: 5° nel girone G della II Categoria di Quarta Serie.
  • 1958-59: 4° nel girone G di Quarta Serie. Ripescato in Serie C a tavolino dalla FIGC.
  • 1959-60: 7° nel girone B di Serie C.
  • 1960-61: 6° nel girone B di Serie C.
  • 1961-62: 14° nel girone B di Serie C.
  • 1962-63: 13° nel girone C di Serie C.
  • 1963-64: 4° nel girone C di Serie C.
  • 1964-65: 4° nel girone C di Serie C.
  • 1965-66: 8° nel girone C di Serie C.
 

[modifica] Colori e simbolo

[modifica] Simboli

« Avevamo un picchietto un po' femminile, un pulcino... [adesso invece abbiamo] un picchio rapace, alla Mazzone! »

Il gagliardetto dell'Ascoli Calcio 1898 raffigura sulla metà destra un castello giallo in campo rosso (simbolo comunale) e sulla metà sinistra delle strisce bianco-nere. Alla fine degli anni 90 il colore giallo è stato sostituito con il colore oro, che è stato inserito come inframezzo anche tra le bande bianco-nere, e tutto lo stemma è stato reso circolare, circondato dalla scritta "Ascoli Calcio 1898" sempre color oro su sfondo bianco.

Un altro simbolo dell'Ascoli Calcio è il Picchio stilizzato, unico simbolo presente sulle maglie della gestione Rozzi, e presente anche in alcune maglie della gestione Cappelli, Manocchio e Benigni.

[modifica] Divisa

I colori dell'Ascoli Calcio 1898 sono il bianco e il nero. La divisa classica prevede una maglia a strisce bianco-nere verticali, calzettoni e calzoncini bianchi. Nella partita casalinga più vicina al 18 dicembre (anniversario della morte di Costantino Rozzi), l'Ascoli gioca con i calzettoni rossi in ricordo dei famosissimi e scaramantici calzini rossi del compianto "Presidentissimo".

[modifica] Principali evoluzioni della divisa

Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa con i colori comunali
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa in epoca fascista
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa classica
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa Adidas 1986


Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa UHL 2002-03
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa Lotto 2005-06
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa Legea 2006-07
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa Legea 2007-08


[modifica] Inno

Il primo inno dell'Ascoli Calcio fu scritto in occasione dell'esordio della squadra in serie A. Si deve a Enzo Titta, professore di scienze del liceo classico di Ascoli Piceno, musicista polistrumentista e sostenitore dell'Ascoli Calcio.

Si sono poi succeduti altri due inni: negli anni ottanta "Ascoli sei grande" della band ascolana dei Well's Fargo (molto amato dalla Curva Sud), e nel nuovo millennio "Cuore bianconero" della band satirica ascolana dei Nerkias. Quest'ultimo sta pian piano entrando nei cuori dei tifosi, nonostante sia ridanciano come tutta la produzione musicale dei Nerkias e quindi potenzialmente inadatto ad uno stadio.

« Se il Picchio sta in vetta me ne freche della ciuetta. (trad. Se l'Ascoli è in vetta perdo di vista la vagina). »

Attualmente nelle partite casalinghe gli inni maggiormente considerati sono gli ultimi due, quello dei Nerkias poco prima della lettura delle formazioni e quello dei Well's Fargo subito dopo, un attimo prima che le squadre entrino in campo.

È giusto però affermare che, non foss'altro che per motivi di anzianità, il vero inno dell'Ascoli è da considerare quello di Enzo Titta, tanto che una tradizione consolidata vuole che esso sia programmato alla fine della partita se l'Ascoli ha vinto.

I primi versi del primo inno storico dell'Ascoli calcio erano questi:

« Ascoli, Ascoli, Ascoli / del calcio l'università / Ascoli, Ascoli, Ascoli / il vanto sei della città / chi lo sa come noi griderà / Ascoli è forte e vincerà / forza dài, forza dài Ascoli... »

[modifica] Stadio

Per approfondire, vedi la voce Stadio Cino e Lillo Del Duca.

Oltre allo stadio "Cino e Lillo Del Duca", sede degli incontri casalinghi, l'Ascoli Calcio si serve di due ulteriori strutture: il campo di allenamento della prima squadra, l'impianto Ecoservices, e il centro sportivo "Città di Ascoli", situati entrambi nella periferia della città di Ascoli Piceno.

[modifica] Rosa 2008-2009

N. Ruolo Giocatore
4 Bandiera dell'Italia C Luca Belingheri
5 Bandiera dell'Italia C Luigi Giorgi
6 Bandiera dell'Italia D Massimo Melucci
8 Bandiera dell'Italia C Daniele Di Donato
9 Bandiera dell'Albania A Edgar Çani (in prest. dal Palermo)
10 Bandiera dell'Italia C Vincenzo Sommese
11 Bandiera dell'Italia D Andrea Giallombardo
14 Bandiera dell'Italia D Matteo Camillini
15 Bandiera dell'Italia D Giuseppe Bellusci
16 Bandiera dell'Italia P Mirko Pennesi
17 Bandiera dell'Italia P Enrico Guarna
18 Bandiera dell'Italia C Simone Pesce
20 Bandiera dell'Italia C Ilario Aloe
N. Ruolo Giocatore
21 Bandiera dell'Italia C Andrea Luci
23 Bandiera dell'Italia D Gabriele Cioffi
24 Bandiera dell'Italia D Vittorio Micolucci
29 Bandiera dell'Italia A Christian Bucchi (in prest. dal Napoli)
32 Bandiera dell'Italia A Simone Masini
35 Bandiera dell'Italia C Francesco Di Tacchio
72 Bandiera dell'Italia P Davide Zomer
77 Bandiera dell'Italia C Carlo Luisi
82 Bandiera dell'Italia D Fabio Conocchioli
84 Bandiera dell'Italia C William Justino
87 Bandiera del Camerun D Steeve Gerard Fanka
90 Bandiera dell'Italia C Salvatore Margarita
99 Bandiera dell'Italia A Andrea Soncin

[modifica] Staff tecnico

Allenatore: Bandiera dell'Italia Alessandro Pane
Allenatore in seconda: Bandiera dell'Italia Sergio Pirozzi
Preparatore atletico: Bandiera dell'Italia Iuri Bartoli
Preparatore dei portieri: Bandiera dell'Italia Roberto Bocchino

[modifica] Moduli di gioco

[modifica] Campionato di Serie B 2007/08

Nel campionato di Serie B 2007/08 l'allenatore Ivo Iaconi schiera il 4-4-2. La difesa trova la quadratura del cerchio con l'arrivo nel mese di gennaio di Nastos, mentre la fascia sinistra è spesso soggetta ad una variante: Pesce viene alzato ad ala nel ruolo di Guberti che si sposta sulla medesima linea di destra, viene così sacrificato Job mentre Giallombardo va a coprire il ruolo di terzino sinistro. A volte per dare vivacità e fantasia all'azione d'attacco, sulla fascia viene utilizzato Sommese arrivato a gennaio. In attacco per far riposare le due punte titolari Bernacci e Soncin viene a volte impiegato Maniero proveniente dalle giovanili della Juventus.

[modifica] Campionato di Serie B 2008/09

Nel campionato di Serie B 2008/09 ben tre sono gli allenatori che si alternano sulla panchina ascolana: Nello Di Costanzo poi Vincenzo Chiarenza ed infine Franco Colomba. I primi due si affidano al classico 4-4-2, modulo preferito dagli allenatori bianconeri degli ultimi anni. La difesa è sostanzialmente la stessa dell'anno precedente, con la conferma di Giallombardo nel ruolo di terzino sinistro e lo spostamento di Pesce ad ala sinistra. I centrali di centrocampo sono gli stessi, mentre a Soncin viene affiancato Bucchi. L'avvento di Franco Colomba si caratterizza per un cambio di modulo passando dal 4-4-2 al 4-4-1-1 con il sacrificio di una punta (Bucchi) e l'innesto di un centrocampista con licenza di inserirsi in attacco, Belingheri. Nel frattempo si ritira dal calcio giocato Taibi, il suo posto lo prende Guarna. Altra importante novità è la promozione a titolare di Bellusci, proveniente dalla Primavera, che diventa centrale inamovibile della difesa. La partenza di Guberti a gennaio comporta l'impiego fisso di Sommese sulla fascia destra. I gravi infortuni dei centrali di centrocampo Di Donato e Luci costringono Franco Colomba all'impiego costante del veterano Luisi e del giovane Di Tacchio nonché all'arretramento di Belingheri nella linea di centrocampo e il ritorno al 4-4-2 con l'innesto in attacco del giovane albanese Çani accanto ad Soncin.

[modifica] Giocatori celebri

Per approfondire, vedi la voce Categoria:Calciatori dell'Ascoli Calcio 1898.

[modifica] Allenatori e presidenti

Cronologia degli allenatori
Cronologia degli allenatori
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Cronologia dei presidenti
Cronologia dei presidenti
  • 1898-1901 - Giuseppe Celani
  • 1901-1905 - L. Fortis
  • 1905-1915 - Antonio Silvestri
  • 1919-1922 - Giuseppe Secondo Squarcia
  • 1922-1923 - Giovanni Tofani
  • 1923-1924 - Piero Sacconi Natali
  • 1924-1925 - Carlo Vecchiotti
  • 1925-1927 - Giovanni Poli
  • 1927-1929 - Vincenzo De Scrilli
  • 1929-1931 - Vasco Bruno Sgariglia
  • 1931-1932 - Domenico Sassaroli
  • 1932-1933 - Enrico Priori
  • 1933-1934 - Emidio Angelini
  • 1934-1935 - Ugo Liberi
  • 1935-1936 - Aldo Tarlazzi
  • 1936-1941 - Giuseppe Mazzocchi
  • 1941-1942 - Ezio Pallotta
  • 1942-1946 - Carlo Bartoli
  • 1946-1947 - Giuseppe Silva
  • 1947-1948 - Ernestina Panichi Seghetti
  • 1948-1949 - Serafino Barbieri
  • 1949-1951 - Silvio del Duca Giugni
  • 1951-1952 - Agostino Tabani
  • 1952-1954 - Augusto Giammiro
  • 1954-1955 - Mario Benvenga
  • 1955-1956 - Cino Del Duca
  • 1956-1962 - Pacifico Saldari
  • 1962-1968 - Leone Cicchi
  • 1968-1994 - Costantino Rozzi
  • 1994-1995 - Elio Rozzi
  • 1995-1999 - Nazzareno Cappelli
  • 1999-2000 - Guido Manocchio
  • 2000-in carica Roberto Benigni
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[modifica] Palmarès

[modifica] Trofei minori

1986-1987
1980-1981
1977-1978, 1985-1986
2001-2002

[modifica] Campionati regionali

1926-1927, 1937-1938, 1956-1957

[modifica] Record e curiosità

[modifica] Campionati nazionali

Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione

A

16 1974-1975 2006-2007

B

14 1972-1973 2008-2009

C

33 1927-1928 2001-2002

D

10 1929-1930 1958-1959

In 73 stagioni sportive disputate a livello nazionale, compresi 4 tornei di terzo livello (C) e 1 di quarto livello (D) organizzati dal Direttorio Meridionale. Sono esclusi il periodo fra il 1933 e il 1938, e quello fra il 1955 e il 1957, in cui l'Ascoli decadde a livello locale nelle competenze del Comitato Regionale Marchigiano.

[modifica] Campionati regionali

  • 2 campionati di Promozione delle Marche
  • 5 campionati non identificati del Direttorio Marchigiano

[modifica] Cannonieri in Serie A

[modifica] Giocatori più presenti in A

[modifica] Serie A

  • Numero di stagioni in serie A: 16
  • Numero di retrocessioni in serie B: 5
  • Maggior numero di stagioni consecutive in serie A: 7 (dal 1978-79 al 1984-85)
  • Miglior piazzamento: 5° posto (1979-80)
  • Peggior piazzamento:
  • Maggior numero di punti realizzati in una stagione:
    • 34 (1979-80, 30 partite, 2 punti a vittoria)
    • 29 (1988-89, 34 partite, 2 punti a vittoria)
    • 43 (2005-06, 38 partite, 3 punti a vittoria)
  • Minor numero di punti realizzati in una stagione:
    • 22 (1984-85, 30 partite, 2 punti a vittoria)
    • 14 (1991-92, 34 partite, 2 punti a vittoria)
    • 27 (2006-07, 38 partite, 3 punti a vittoria)
  • Maggior numero di reti realizzate in una stagione:
  • Minor numero di reti realizzate in una stagione:
  • Maggior numero di reti subite in una stagione:
  • Minor numero di reti subite in una stagione:
  • Maggior numero di vittorie in una stagione:
  • Minor numero di vittorie in una stagione:
  • Maggior numero di sconfitte in una stagione:
  • Minor numero di sconfitte in una stagione:
  • Maggior numero di pareggi in una stagione:
  • Minor numero di pareggi in una stagione:
  • Maggior numero di vittorie consecutive: 3 (1980-81 e 1988-89)
  • Maggior numero di pareggi consecutivi: 5 (1974-75, 1975-76 e 1984-85)
  • Maggior numero di sconfitte consecutive: 5 (1991-92)
  • Maggior numero di risultati utili consecutivi: 12 (1981-82)
  • Maggior numero di partite consecutive senza vittoria: 18 (1989-90)
  • Nei primi anni 80, un tal Mignini, supertifoso ascolano, vinse molte puntate di Flash, programma del giovedi di Mike Bongiorno, rispondendo a domande sulla storia della società bianconera. Cadde per una curiosa dimenticanza: non ricordò infatti che il 30/11/1980, prima di Ascoli-Como, i giocatori spalarono la neve per consentire uno svolgimento regolare dell'incontro, poi vinto dai bianconeri per 2-1.

[modifica] Tifosi

« Ascolano o con piedi sotto terra, o con piedi sopra cielo...mai ascolano con piedi sulla terra! »

Oltre che dalla città di Ascoli Piceno, quasi la metà dei tifosi bianconeri proviene da tutta la provincia (tranne la zona di San Benedetto del Tronto) e zone limitrofe, con una nutrita rappresentanza dell'alto Piceno.

Per la tifoseria ascolana sono molto sentiti i derby con la altre squadre marchigiane, in particolare quelli contro Ancona e Sambenedettese, anche se è soprattutto il secondo, nonostante manchi da ormai più di 21 anni, ad essere considerato il "vero" derby.

La rivalità storica tra le città di Ascoli e San Benedetto del Tronto è sfociata nel 1986 in un episodio tragico: infatti all'uscita di un noto locale, un gruppo di Ascoli e uno di San Benedetto vennero pesantemente a contatto e purtroppo ne fece le spese un giovane ultras rossoblù che, colpito da una coltellata all'addome, si accasciò a terra e perse la vita poco dopo.

[modifica] Storia della tifoseria organizzata

I primi gruppi di tifoseria organizzata ad Ascoli si cominciarono a vedere agli inizi degli anni 70, ma fu nel 1974, anno in cui l'Ascoli si apprestava ad affrontare per la prima volta un campionato nella massima divisione, che si ebbe la vera svolta. Fece infatti la sua comparsa il Settembre Bianconero e tutti i gruppi precedenti decisero di confluire in questa nuova realtà che, con il passare degli anni, avrebbe fatto la storia del tifo ascolano.

I primi anni di militanza di questo gruppo furono contraddistinti negativamente, soprattutto in casa, da innumerevoli e gravi scontri contro varie tifoserie come ad esempio quelle di Fiorentina, Torino, Roma, Lazio e Ternana. Molto sentita la rivalità con i Viola, che si presentarono in curva Sud alla prima trasferta al Del Duca, dando luogo a violenti scontri. Da quel giorno la curva Sud (oggi curva Sud Rozzi) divenne la curva di casa (prima non c'era un vero e proprio settore di casa, anzi, i tifosi più caldi si concentravano perlopiù nella curva Nord).

Nella prima metà degli anni 80, il Settembre Bianconero strinse un gemellaggio con la curva veronese che durò soltanto cinque anni e si concluse in maniera abbastanza insolita. Sin dall'inizio, una frangia della tifoseria veronese non accettò di buon grado questa amicizia, tant'è vero che in un'occasione si levarono cori discriminatori ("terroni terroni") contro gli "amici" bianconeri. L'amicizia si ruppe e si arrivò addirittura allo scontro quando, nel 1994, una trentina di veronesi rubarono lo striscione del Settembre Bianconero a 4 ragazzi che onoravano la trasferta, nonostante l'Ascoli fosse già retrocesso.

Nel 1983 si formò un altro gruppo storico della curva Sud, i Black Warriors, che insieme al Settembre Bianconero per tanti anni è stato l'asse portante della tifoseria.

Nel settembre del 1988 accadde un fatto tragico e indelebile per tutta la tifoseria bianconera. Nel dopo partita con l'Inter, un gruppo di Skins nero azzurri, per fare ritorno a casa, fu fatto transitare con il pullman proprio sotto la curva dei tifosi bianconeri; ne scaturì una violenta colluttazione e uno dei capi storici del Settembre Bianconero, Reno Filippini, fu colpito duramente e si spense in ospedale dopo alcune settimane di agonia. Questo fatto destò scalpore in tutto l'ambiente calcistico e coinvolse anche le sfere più alte della Lega Calcio che, in conseguenza a quanto successo, emanò in accordo con le forze dell'ordine una serie di accorgimenti per limitare al massimo il rischio di scontri tra le tifoserie, inasprendo i controlli agli ingressi ed eliminando i settori misti da tutti gli stadi. Oggi una targa posta sul ponte che porta allo stadio, ricorda questi tragici avvenimenti e la scomparsa del compianto Reno.

Successivamente Ascoli e la sua tifoseria balzarono alla cronaca per quelli che furono gli screzi con Pescara, Ancona, Padova e Bologna. Più recente il dualismo, prima sportivo, poi sconfinato tra gli ultras, di Ascoli e Catania.

Nel 1999 fece la sua comparsa lo striscione degli Arditi, gruppo di spessore e rappresentativo di tutto l'alto Piceno. Nel 2002 fece la sua comparsa lo striscione del gruppo "squadraccia" che rappresenta la provincia nord e in particolar modo i tifosi Ascolani di Porto Sant'Elpidio. La curva ascolana è schierata politicamente all'estrema destra, ed è soprattutto per questo motivo che, a partire dal 2000, cominciarono ad esserci fortissimi attriti anche con la tifoseria del Livorno, notoriamente schierata all'estrema sinistra.

Nel 2003 si verificò un evento che avrebbe condizionato il tifo ascolano per gli anni a seguire: Gaetano Fontana, uomo simbolo e capitano della squadra, decise di trasferirsi a Firenze per questioni economiche. Fu un duro colpo per il mondo ultras e la tifoseria in genere, che si resero conto di colpo di trovarsi in un mondo dove valori e attaccamento erano del tutto secondari se paragonati al denaro; da quel momento il mondo ultras prese la decisione di non dedicare mai più un coro ai singoli calciatori.

Nell'ottobre 2005 un altro evento fece balzare la tifoseria ascolana agli onori della cronaca. Al termine della partita Ascoli-Sampdoria un sedicenne ascolano, approfittando della confusione post partita, si introdusse in curva Sud con una pistola di segnalazione navale e sparò un razzo verso il settore ospiti; il razzo andò a colpire l'occhio di Ambretta Piergiovanni, 57 anni di Fano, tifosa blucerchiata. Tutta la tifoseria ascolana dimostrò la propria maturità cercando subito di fermare e catturare il colpevole e in seguito fornendo un preziosissimo aiuto alla questura, favorendo l'identificazione e l'arresto; anche gli ultras si dissociarono dal gesto con un comunicato; contemporaneamente un significativo numero di gruppi di tifosi ascolani si recò spontaneamente all'ospedale per scusarsi a nome di tutta la città e per dimostrare solidarietà alla vittima di questo atto di violenza anche con iniziative concrete (come ad esempio una raccolta fondi). Paradossalmente però il giudice sportivo ignorò completamente questi ultimi fatti e la società venne punita per responsabilità oggettiva con 2 turni di squalifica del campo con l'obbligo di giocare a porte chiuse e con 10 mila euro di multa.

Nel 2005 una costola del Settembre Bianconero, decise di rompere con il passato, staccandosi definitivamente dal gruppo e andando a formare gli Ascoli Piceno Ultras. Il gruppo si dimostrò ben presto di spessore, sia a livello organizzativo che coreografico, e così, dopo 31 anni, il Settembre Bianconero decise di farsi da parte lasciando loro il comando della curva.

Il ritorno in serie A dell'Ascoli coincise paradossalmente con un calo di entusiasmo della tifoseria e con una divisione sempre più marcata tra il mondo ultras e tifoseria non organizzata, soprattutto con l'inizio dell'aperta contestazione alla dirigenza. Nei mesi successivi l'ondata repressiva condizionò le sorti della curva: il numero di diffidati superò quota 60, un numero incredibile viste le "risorse umane" della cittadina.

A Marzo del 2006 nasce il gruppo "Esiliati Bologna" da un'idea di alcuni ragazzi studenti e lavoratori residenti nella città felsinea, che si appresta a seguire la squadra soprattutto nelle trasferte del nord Italia.

Sul finire del 2006, dopo 23 anni di militanza, si sciolsero i Black Warriors. Nel comunicato ufficiale, si possono leggere tra le motivazioni, critiche al calcio moderno e alla relativa assenza di valori, agli eventi che hanno portato allo scandalo di Calciopoli e al relativo calo di fiducia e passione di tutti i tifosi, e infine alla differenza di trattamento tra gli ultras (vedi legge Pisanu sulla violenza negli stadi) e i veri criminali (vedi Indulto).

Il 30 settembre 2007 si è sciolto ufficialmente anche il gruppo Arditi.

I principali gruppi attualmente in attività sono: Ascoli Piceno Ultras, Settembre Bianconero, Stra Kaos, Estremo Sostegno, Squadraccia, Esiliati Bologna.

[modifica] Bibliografia

  • Giuseppe Vecchiotti; Sandro Riga; Silvio Speranza; Romeo Scaramucci. Ascoli calcio - Album storico fotografico. 1974, copertina rigida, pagine 70, dimensioni: cm 24 x 34.
  • Bruno Ferretti. L'Ascoli dei records - Cronistoria illustrata del campionato di serie B 77-78 presentata dallo sporting club. 1978, copertina rigida, pagine 60, dimensioni: cm 22 x 32.
  • Marcella Rossi Spadea. Costantino Rozzi - Tutto quello che ancora non ha detto. Roma, Società Stampa Sportiva, 1986, copertina rigida e morbida, pagine 136, dimensioni: cm 17,5 x 24,5.
  • Stefano Pellei. Ascoltatori Carissimi - Tutti i nomi, le cifre, le gare leggendarie e le reti indimenticabili degli ultimi quarant'anni del vecchio Ascoli. Adriatica Editrice, dicembre 1991, copertina morbida, pagine 219, dimensioni: cm 17 x 24.
  • Maurizio Di Pietro. Ascoli Calcio, 23 anni nella storia. Ascoli Piceno, Edizione Dipiemme Network srl, stampa Arti Grafiche srl - Pomezia (Roma), dicembre 2000.
  • Armando Falcioni. Pagine in bianco e nero. Simbiosi Editore, maggio 2002.
  • Massimo Arcidiacono e Maurizio Nicita. Io può - Storie di padri padroni e di un calcio che non c'è più. La Gazzetta dello Sport, luglio 2003, copertina morbida, dimensioni: cm 14,5 x 21, 2° capitolo (calzini rossi, cervello fino): pagine 26-41.
  • Stefano Pellei. Un tocco indrio (Storie di calciatori e di uomini in casacca bianconera degli ultimi trentacinque anni). Adriatica Editrice, 2004, copertina morbida, pagine 288, dimensioni: cm 17 x 24.
  • Angelo Camaiani. A come Ascoli. Olegna Editrice, 2006, copertina cartonata con rilegatura brossura filo refe, pagine 144.
  • Stefano Pellei. Costantino Rozzi. Una panchina nel cielo. Bradipolibri Editore - Collana: Bandiere a mezz'asta, gennaio 2006, copertina morbida, pagine 144, dimensioni: cm 14 x 21.
  • Armando Falcioni. Echi dalle rue - Emozioni dal Piceno: dalla Lodigiani alla Juventus e oltre.... Ellemme Comunicazione Editore, 2006.
  • Ultras Ascoli [1]. Riportato il 25 settembre 2007.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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