Ascoli Calcio 1898
| Ascoli Calcio 1898 Calcio |
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| Picchio | ||||
| Segni distintivi | ||||
| Uniformi di gara
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| Colori sociali | ||||
| Inno | Ascoli sei grande Well's Fargo |
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| Dati societari | ||||
| Città | Ascoli Piceno | |||
| Paese | ||||
| Confederazione | UEFA | |||
| Federazione | ||||
| Campionato | Serie B | |||
| Fondazione | 1898 | |||
| Presidente | ||||
| Allenatore | ||||
| Stadio | Cino e Lillo Del Duca (20.550 posti) |
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| Sito web | www.ascolicalcio.net | |||
| Palmarès | ||||
| Titoli nazionali | 2 Campionati di Serie B 1 Campionato di Serie C 1 Campionato di Serie C1 |
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| Trofei nazionali | 1 Torneo di Capodanno 1 Supercoppa di Serie C1 |
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| Trofei internazionali | 1 Coppa Mitropa | |||
| Si invita a seguire lo schema del Progetto Calcio | ||||
L'Ascoli Calcio 1898 è la principale società calcistica di Ascoli Piceno e la più blasonata della regione Marche, vantando il maggior numero di stagioni in massima serie e diversi trofei. Fondato nel 1898, l'Ascoli è un club di lunga tradizione e fra i più antichi d'Italia. I colori sociali sono il bianco e il nero.
Ha disputato 16 stagioni in serie A (miglior piazzamento il 4º posto nel 1979-80) e 17 in serie B. Dalla serie cadetta ha ottenuto cinque promozioni. Ha vinto due campionati di serie B, uno di serie C, uno di serie C1, una Mitropa Cup e una Supercoppa di Lega Serie C1. Ha giocato inoltre una finale del Torneo Anglo-Italiano contro il Notts County nel 1994-1995. Il 22 giugno 1980, a Hamilton in Canada, vinse il torneo internazionale The Red Leaf Cup, cui parteciparono anche Botafogo, Nancy e Rangers.
Vanta il record assoluto dei punti totalizzati in un campionato di serie B a 20 squadre con 2 punti a vittoria: i 61 punti della stagione 1977-78 furono il risultato di 26 vittorie, 9 pareggi e 3 sconfitte. La squadra era guidata dal tecnico Mimmo Renna. L'Ascoli ha ottenuto i suoi maggiori successi sotto la presidenza di Costantino Rozzi (dal 1968 al 1994).
[modifica] Storia
[modifica] Le origini
Nel novembre 1898 nacque la Candido Augusto Vecchi, prima società sportiva delle Marche, che si occupava di varie discipline sportive, princialmente il ciclismo: il calcio era in secondo piano e praticato solo occasionalmente. I dodici giovani ascolani che la fondarono la intitolarono alla memoria del colonnello garibaldino, nato a Fermo, ma adottato dalla città di Ascoli Piceno tramite il matrimonio con una donna della nobile famiglia ascolana dei Luciani. Nel 1905, soprattutto per motivi politici, la società cambiò nome in Ascoli Vigor, ma in questi anni il gioco del calcio era praticato solo in incontri amichevoli (anche se a volte molto duri), e solo nel 1907 il vero calcio arrivò anche ad Ascoli Piceno.
Successivamente all'interruzione del primo conflitto mondiale la passione per il calcio si riaccese nel 1919 e, dopo lunga gestazione, nel 1921 si costituì l'Unione Sportiva Ascolana, presieduta dal giornalista Giuseppe Secondo Squarcia. Nel 1925 fu costruito lo stadio comunale dei Giardini (poi intitolato a Ferruccio Corradino Squarcia). Nel 1926 l'impianto fu inaugurato con un'amichevole contro la Lazio.
Il primo vero campionato federale ufficiale di Terza Divisione fu disputato nel 1927, e l'Ascoli si classificò al 1º posto. Fu la prima di tante promozioni che videro la squadra salire gradualmente in serie C, raggiungendo in quegli anni il miglior piazzamento del 2º posto in tale categoria. Nel 1936 si pensò di rinnovare il fondo dello Squarcia, di dotarlo di manto erboso e di migliorare le piste di atletica leggera. Anche in questo caso all'inaugurazione partecipò la Lazio, ma a causa della pioggia il campo tornò nelle condizioni precedenti.
Negli anni 1930 e 1940 l'Ascoli disputò stagioni di serie C e serie D, giocando i primi derby con le altre principali società marchigiane: l'Anconitana, la Fermana, la Maceratese e la Sambenedettese ed altre.
[modifica] Il secondo dopoguerra
Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1944-45 vi fu un primo timido tentativo di ripresa delle competizioni calcistiche con le squadre rionali, poi unificate nell'Associazione Sportiva Ascoli. Questa squadra riprese a giocare dal livello occupato, prima del conflitto, dall'Unione Sportiva Ascolana (Lega Sud della serie C). Nel 1947-48 la Lega deliberò la riforma dei campionati italiani di serie B e C (al quale ultimo risultavano iscritte ben 286 società). Fu disposto il blocco delle promozioni e l'Ascoli, 12º nel girone F della Lega Centro, fu iscritto al nuovo campionato di Promozione, come tutte le squadre classificate dal 3º posto in poi.
Nel 1952 la Lega decise di suddividere il campionato di Promozione in due serie: le migliori classificate avrebbero dato vita al campionato di IV Serie, le altre avrebbero formato il campionato di Promozione regionale. L'Ascoli, 3º nel girone L, conquistò l'accesso al livello superiore.
[modifica] L’interessamento di Cino Del Duca
Nella stagione 1954-55 l'Ascoli toccò il punto più basso della sua storia retrocedendo in Promozione regionale, con la società preda di gravissimi problemi finanziari. Si legge sulla stampa quotidiana locale di quel periodo: «Davanti ad un passivo di oltre dodici milioni la situazione era talmente critica che il presidente Giammiro fece contattare Mario Benvenga, nipote dell'editore Cino Del Duca, per lanciare un SOS ad un uomo che, nato in provincia, a Montedinove, era divenuto uno degli editori più importanti a livello francese».
L'appello fu accolto. Deliberata la fusione con la Del Duca di Montedinove, l'editore e produttore cinematografico Cino Del Duca presentò ad Ascoli in anteprima mondiale il film Grisbì e consegnò un assegno di un milione di lire. La nuova società prese il nome di Del Duca Ascoli. Il mecenate divenne presidente onorario, e Benvenga fu nominato commissario con l'incarico di riorganizzare il sodalizio e restituirgli tranquillità economica. Già nella stagione 1956-57 l'Ascoli, classificandosi al 1º posto, tornò in IV Serie.
Nella stagione 1958-59 la Del Duca risalì in serie C pur essendosi classificata al 4º posto nel campionato vinto dalla Maceratese. La Lega infatti cambiò le regole dopo l'inizio del campionato, deliberando un nuovo allargamento della serie C. Ma ciò non era ancora sufficiente, e la promozione fu determinata da ripescaggio in extremis in seguito all'esclusione del Viareggio, afflitto da problemi economici e finanziari. Decisivo fu l'invervento del ministro del turismo e dello spettacolo Umberto Tupini.
[modifica] Gli anni ’60
Negli anni 1960 si posero le basi per il futuro sviluppo della società. L'iniziativa fu presa da un gruppo di giovani imprenditori e operatori economici che ritennero importante favorire l'affermazione di una forte società sportiva con i colori bianconeri.
Nel 1962 fu inaugurato il nuovo stadio, che l'amministrazione comunale avrebbe in seguito intitolato ai fratelli Cino e Lillo Del Duca. Durante la sua presidenza, Del Duca acquistò un intero piano del palazzo costruito dai fratelli Santori in corso Vittorio Emanuele, destinandolo a sede della società e a residenza degli atleti. Alla sua morte (1967) la presidenza onoraria passò alla vedova, la signora Simone, che donando cento milioni alle casse della società espresse il desiderio di rinunciare all'incarico quando la squadra raggiunse la promozione.
Negli stessi anni l'Ascoli giocò in serie C numerosi derby con la Sambenedettese, tutti segnati dall'accesa rivalità delle due compagini. Quello giocato al Ballarin il 14 febbraio 1965 è ricordato però in modo particolare per il tragico episodio della morte del portiere bianconero Roberto Strulli. Strulli, in uscita bassa su Alfiero Caposciutti, venne colpito involontariamente al viso da una ginocchiata dell'attaccante, e riportò la frattura della mandibola. Morì all'ospedale di San Benedetto del Tronto dopo 14 ore di coma.
[modifica] L’avvento di Costantino Rozzi
Nel 1968 Costantino Rozzi, un costruttore ascolano fino a quel momento digiuno di calcio, rilevò la Del Duca e ne divenne presidente con l'intento di rimanervi solo sei mesi, giusto il tempo di risanare il bilancio della società. Per l'Ascoli fu invece la svolta decisiva. Rozzi si appassionò di calcio e della sua squadra al punto che non solo non rinunciò all'incarico, ma si spinse a dichiarare che avrebbe portato la Del Duca fino alla serie A.
Nel 1971 la società, affrancandosi dagli ultimi retaggi della Del Duca, prese il nome di Ascoli Calcio 1898. La FIGC approvò la retrodatazione della nascita del sodalizio all'anno 1898 (quando ad Ascoli nacque la Candido Augusto Vecchi, società polisportiva, di ciclismo e solo occasionalmente di calcio), nonostante l'Unione sportiva calcio Ascolana fosse nata nel 1921, e la prima partecipazione ad un campionato di calcio federale risalga solo al 1927. Nella stagione 1971-72 la squadra, affidata all'emergente Carlo Mazzone e trascinata dal marcatore Renato Campanini, vinse il campionato e approdò per la prima volta alla serie cadetta. Già l'anno seguente la matricola bianconera si classificò al 4º posto, mancando la promozione per un solo punto; ma il torneo successivo la vide totalizzare 51 punti e piazzarsi al 1º posto insieme al Varese. Era la prima squadra marchigiana a conquistare massima serie; per questo motivo e per le numerose partecipazioni al campionato di serie A i tifosi rivendicano all'Ascoli il titolo di Regina delle Marche.
L'estate della promozione lo stesso Rozzi si occupò dei lavori di ampliamento dello stadio, aumentandone in tempi strettissimi la capienza fino a 36.000 posti (anni dopo essi sarebbero stati ridotti a 20.550). Nel campionato del debutto in serie A (stagione 1974-75) i bianconeri di Mazzone conquistarono la salvezza. La stagione successiva vide però la prima retrocessione, arrivata solo all'ultima giornata a causa della peggior differenza reti rispetto alla Lazio.
[modifica] L’Ascoli dei record
La società bianconera si riscattò ampiamente due anni dopo, nella stagione 1977-78, celebre come il Campionato dei record. Benché partisse senza i favori del pronostico, la squadra macinò punti su punti, distanziando di 17 lunghezze la seconda in classifica e abbattendo tutti i record (di punteggio, vittorie conquistate e reti segnate) della serie cadetta a 20 squadre. Ottenne infine 61 punti (2 a vittoria), con 26 vittorie, 9 pareggi e 3 sconfitte, realizzando 73 marcature e subendone 30. La formazione era guidata da Mimmo Renna. Capocannoniere dell'Ascoli 1977-78 fu il giovane Claudio Ambu (17 reti), seguito da Giovanni Quadri (14) e dal regista Adelio Moro (13, di cui 9 su rigore). La stagione è ricordata anche per i famosi cross alla Roccotelli (o rabona), già sperimentati dal centrocampista Giovanni Roccotelli nella sua precedente stagione a Cagliari.
[modifica] Gli anni ’80
Gli anni 1980 furono per l'Ascoli un vero e proprio periodo d'oro fin dall'inizio. Nel 1979-80 i bianconeri guidati da Giovan Battista Fabbri raggiunsero il miglior risultato di sempre piazzandosi al 5º posto, che valse ai marchigiani il primato fra tutte le squadre del Centro-Sud, e sfiorando la qualificazione in Coppa UEFA. Quell'anno il Milan, che si era classificato terzo, fu retrocesso per illecito sportivo, ma la classifica finale restò invariata.
A fine campionato l'Ascoli fu invitato in Canada per rappresentare il calcio italiano nel torneo The Red Leaf Cup, organizzato dalla federazione canadese per promuovere questo sport nel Nordamerica. I giocatori erano riluttanti a partecipare, e dopo una stagione piena di soddisfazioni avrebbero preferito andare in vacanza, ma Costantino Rozzi li motivò rimarcando il significato di un torneo del genere per gli emigrati italiani e per il nome dell'Ascoli nel mondo. Il torneo, cui parteciparono anche squadre del calibro di Botafogo, Nancy e Rangers, fu vinto proprio dalla formazione marchigiana.
La stagione seguente (1980-81) vide il ritorno di Mazzone, che sarebbe restato al timone dell'Ascoli per tutta la prima metà degli anni 1980. Fu un campionato difficile e la squadra, pur essendo sostanzialmente immutata, si ritrovò di nuovo a lottare per la salvezza. Ma anche questa stagione riservò un successo: l'Ascoli si aggiudicò infatti il Torneo di Capodanno, organizzato dalla Lega a causa di un lungo stop del campionato in gennaio. Qualificatasi per la finale, in programma vari mesi dopo a fine campionato, la squadra si aggiudicò il trofeo battendo la blasonata Juventus.
Nel campionato 1981-82, dopo un inizio stentato, l'Ascoli disputò una grande stagione chiudendo al 6º posto e sfiorando di nuovo la qualificazione alla Coppa UEFA. In questo torneo si ricorda la contestazione del direttore di gara Barbaresco per aver arbitrato in modo discutibile un incontro Ascoli-Roma vinto 1-0 dai giallorossi.
La stagione 1981-82 fu l'ultimo campionato di vertice per l'Ascoli Calcio, che da quel momento avrebbe sempre rincorso l'obiettivo minimo della salvezza, fallendolo nelle stagioni 1984-85 e 1989-90 ma centrando ambo le volte una nuova promozione al primo tentativo. Un episodio singolare caratterizzò la stagione 1985-86. L'Ascoli ottenne la promozione matematica in serie A accontentandosi di un pareggio (0-0) in un incontro giocato piuttosto male. Si trattava però proprio del derby contro la Sambenedettese, e il particolare significato della partita scatenò i tifosi, che si spinsero fino ad assediare la squadra nello stadio proprio nel giorno del trionfo. Lo stesso tecnico Vujadin Boskov, presentatosi a fornire spiegazioni, rischiò l'aggressione e dovette riparare dentro l'impianto.
Nel decennio d'oro l'Ascoli si accreditò come “provinciale terribile”, battendo più volte in casa (e talora anche in trasferta) le formazioni più blasonate del calcio italiano e meritando al Del Duca una fama di campo difficile. Dalla seconda metà degli anni 1980 crebbe anche il prestigio del vivaio ascolano, che sfornava calciatori di buon livello. I vari Agostini, Carillo, Iachini, Scarafoni furono i componenti di maggior rilievo di una prima squadra costruita in buona parte anche su atleti ascolani.
Nel 1987 l'Ascoli si aggiudicò anche una coppa europea, la Mitropa, sebbene la competizione fosse ormai decaduta e riservata alle vincitrici dei tornei di seconda divisione.
[modifica] I primi anni ’90
Gli anni 1990 sembrarono iniziare nel segno del decennio trascorso, con una nuova promozione in serie A conquistata in extremis (all'ultimo minuto dell'ultima giornata). La squadra era guidata da Nedo Sonetti (subentrato a Ciccio Graziani prima ancora dell'inizio del campionato) e si valeva dell'apporto di uomini di spicco come l'attaccante brasiliano Walter Casagrande e il portiere Fabrizio Lorieri; qualcosa stava però cambiando e divenne evidente già nel campionato 1991-92, quando la formazione bianconera retrocesse per la prima volta alla fine della stagione successiva alla promozione posizionandosi all'ultimo posto in classifica. Le due stagioni che seguirono videro l'Ascoli in corsa per il ritorno in A, anche grazie alle marcature di Oliver Bierhoff, che pure aveva deluso in massima serie. L'obiettivo però sfuggì entrambe le volte. Nel 1992-93, in particolare, i bianconeri si giocarono la promozione all'ultima giornata, in uno scontro diretto con il Padova che passò negli 11' finali ribaltando il risultato da 1-2 a 3-2.
[modifica] La morte di Costantino Rozzi
La stagione 1994-95 segnò una svolta drammatica nella storia dell'Ascoli Calcio. La dirigenza si affidò al tecnico Mario Colautti e costruì la squadra con la mira della promozione, ma i risultati furono deludenti e il presidente Rozzi decise due esoneri in successione. Rimosso Colautti, sulla panchina ascolana arrivò Angelo Orazi, che tuttavia condivise la sorte del predecessore. La formazione fu infine assegnata ad Alberto Bigon.
Il 18 dicembre 1994 una notizia luttuosa scosse il mondo sportivo ascolano da poco in festa dopo una vittoria per 3-0 contro il Pescara. Poco dopo la chiusura dell'incontro era morto Costantino Rozzi. I funerali dell'uomo che aveva condotto il piccolo Ascoli ai vertici del calcio italiano si svolsero alla presenza di calciatori, allenatori e dirigenti convenuti da tutt'Italia, del presidente federale Matarrese, dei lavoratori dipendenti dell'impresa Rozzi e di migliaia di tifosi che resero necessario il blocco del centro storico di Ascoli Piceno. In tutto si stimò una partecipazione di circa 20.000 persone.[1]
La squadra, già povera di risultati, entrò definitivamente in crisi. Bigon si dimise e al suo posto fu richiamato Colautti, ma la classifica finale condannò l'Ascoli dopo 23 anni alla retrocessione in serie C1. I bianconeri conquistarono comunque un secondo posto nel Torneo Anglo-Italiano, battendo in semifinale l'Ancona e uscendo sconfitti dalla finale di Wembley contro il Notts County.
[modifica] Gli anni della serie C1 (1995-2002)
La morte di Rozzi e la retrocessione segnarono la conclusione di un'era, e le circostanze concomitanti lasciavano presagire la fine dello stesso Ascoli, sommerso dai debiti e con una società allo sbando, sull'orlo del fallimento. Fu così che alcuni imprenditori locali, guidati dall'industriale ascolano Roberto Benigni che elesse Presidente il notaio Nazzareno Cappelli, presero l'iniziativa di ripianare i debiti, iscrivendo la squadra al campionato di serie C1 1995-96. Nonostante gli sfavori del pronostico (la formazione era stata allestita in fretta e furia), l'Ascoli guidato da Enrico Nicolini giocò un campionato di vertice, anche grazie alle marcature di Walter Mirabelli. Disputato un girone di andata quasi sempre al comando della classifica, giunse infine la qualificazione ai play-off. In una nervosa semifinale i bianconeri superarono 1-0 la Nocerina, scesa al Del Duca con una moltitudine di tifosi, e ottennero poi un pareggio nella gara di ritorno. In finale trovarono il sorprendente Castel di Sangro che sbarrò loro la strada ai calci di rigore, con errore decisivo proprio di Mirabelli.
Il 3 agosto 1996 la nuova dirigenza rese omaggio al presidente scomparso nel 1° Memorial Costantino Rozzi, cui furono invitati il Milan e il Perugia. Il torneo, trasmesso in diretta da Italia 1, fu vinto proprio dall'Ascoli, e l'attaccante bianconero Stefano Pompini fu premiato come miglior giocatore. Nella stagione 1996/97 torna dopo 40 anni il derby con la Fermana, sia all'andata che al ritorno termina 2-2. L'Ascoli si piazza a 43 punti al 7º posto, sei punti fuori dai play off. L'anno dopo piazzamento peggiore, a 41 punti (pari merito con la Fermana), con la salveza conquistata a due giornate dalla fine.
Nell'anno del centenario (1998/99) la dirigenza ritenne di compiere uno sforzo economico per riportare l'Ascoli in serie B. Affidati a Massimo Cacciatori, i bianconeri puntavano soprattutto sulle prestazioni del cannoniere Sossio Aruta, prelevato dalla Fermana. La presentazione della squadra si accompagnò a una grande festa in Piazza del Popolo e per l'occasione furono confezionate divise speciali, con gagliardetto ricamato a mano e la scritta “cento” sulla manica. L'Ascoli del centenario fu però ampiamente sopravvalutato, al punto che uno degli attaccanti in forza alla squadra preferì risolvere il contratto dopo aver ricevuto una proposta di lavoro a tempo indeterminato come operaio. Cacciatori fu esonerato e sostituito da Enzo Ferrari, che chiuse la stagione all'8º posto mancando i play-off all'ultima giornata. In questa stagione tra l'altro l'Ascoli dopo 42 anni perde (1-0) il derby con la Fermana che sale in serie B al suo posto.
Scaduto il mandato quadriennale di Cappelli, la società si diede un nuovo assetto e con il restante Benigni, la squadra fu rinforzata da nuovi acquisti, tra cui spiccava l'attaccante Eddy Baggio. Nel 1999-2000 l'Ascoli riprese a navigare nelle parti alte della classifica, concludendo il torneo al 3º posto. Ai play-off superò la Viterbese e approdò in finale, trovandovi la rivale Ancona. A differenza di quanto previsto nel 1995-96, un pareggio in finale avrebbe promosso la squadra con il miglior piazzamento in campionato, cioè la formazione dorica. Prevalse infatti l'Ancona con un pareggio ai tempi supplementari: dopo il momentaneo vantaggio siglato da Baggio, il giovane anconetano Mirko Ventura segnò la rete decisiva a 2' dalla fine.
[modifica] L’era Benigni e il ritorno in serie A
La stagione 2000-01 vide una nuova rivoluzione societaria e Roberto Benigni, azionista di maggioranza rimasto per sua scelta fino a quel momento in secondo piano, assunse la carica di presidente. La sua presidenza fu caratterizzata da un'oculata gestione del bilancio che permise di estinguere in pochi anni i debiti che l'Ascoli si trascinava dal 1995. Il primo anno l'Ascoli di Benigni centrò di nuovo i play-off, ma stavolta si arrese in semifinale al Messina. L'anno seguente pervenne invece alla promozione diretta. La squadra di Giuseppe Pillon si presentò ai nastri di partenza quasi ignorata dalle testate sportive nazionali, ma fin dalla prima giornata prese il comando della classifica senza più abbandonarla. Si laureò virtualmente campione nello scontro diretto con il Catania, vinto in casa per 1-0, e conquistò la promozione matematica al Del Duca contro la Lodigiani di fronte a 15.000 sostenitori. Nell'anno dei diabolici, come fu detto, la rosa dell'Ascoli includeva anche il giovanissimo Andrea Barzagli, futuro campione del mondo.
Nelle due stagioni che seguirono l'Ascoli ottenne altrettante tranquille salvezze, prima con Giuseppe Pillon e poi con Aldo Ammazzalorso subentrato al deludente Loris Dominissini. Nel 2004-05 Benigni si affidò alla coppia Silva-Giampaolo nella speranza di centrare i play-off della serie B. Dopo un avvio stentato, il binomio d'attacco Bucchi-Colacone cominciò a rendere e trascinò la squadra a ridosso dell'obiettivo. L'Ascoli, pur concludendo il campionato con una differenza reti negativa (51 reti all'attivo, 52 al passivo) si guadagnò l'accesso alle eliminatorie nello scontro diretto con il Modena all'ultima giornata. Ciò nonostante, deboli erano le aspettative di vittoria dei bianconeri, che subirono infatti una doppia sconfitta in semifinale dal Torino. Ma nell'estate una serie di circostanze favorì la società marchigiana: il Genoa, primo classificato, fu retrocesso all'ultimo posto, mentre Torino e Perugia fallirono; così, insieme all'Empoli (2°) si ritrovarono in serie A il Treviso (5°) e appunto l'Ascoli (6°).
[modifica] Il nuovo biennio in massima serie
Nel 2005-06 l'Ascoli disputò un campionato al di sopra delle aspettative, a cominciare dal clamoroso pareggio alla 1ª giornata contro il Milan, ottenuto al Del Duca sotto un violento acquazzone (1-1 con reti di Cudini e Shevchenko). L'organico costruito in pochi giorni non lasciava ben sperare i tifosi, che tuttavia si risentirono quando commentatori sportivi come Ruggiero Palombo, Boban[2] e Zazzaroni pronosticarono una rapida retrocessione.[3] La squadra, ancora guidata da Silva e Giampaolo (il quale ultimo però incorse in una squalifica, essendo privo del tesserino per allenare in A), si salvò invece con due giornate d'anticipo, stabilendo il proprio record di reti segnate in massima divisione (43), totalizzando 43 punti (9 vittorie, 16 pareggi e 13 sconfitte) e chiudendo il torneo al 10º posto insieme all'Udinese.
Fu però la stagione seguente, nonostante l'ingaggio di rinforzi di prestigio come il portiere Pagliuca e l'attaccante Delvecchio, a sancire il ritorno in B. L'Ascoli, allenato inizialmente da Attilio Tesser, proseguì il campionato con l'esperto Nedo Sonetti, che non riuscì tuttavia a ripetere l'impresa di Silva e Giampaolo. La squadra si classificò al 19º posto, risparmiandosi l'ultima posizione solo all'ultima giornata, quando si lasciò indietro il Messina.
[modifica] Gli anni successivi alla nuova retrocessione
Nel 2007-08 la squadra disputò un tranquillo campionato, chiuso a metà classifica, sotto la guida di Ivo Iaconi. Il rapporto del tecnico con la società si sciolse il 25 giugno 2008, quando fu ingaggiato con contratto biennale Nello Di Costanzo.
La stagione seguente si aprì all'insegna dei risultati sfavorevoli, e il 20 ottobre lo stesso Di Costanzo fu sostituito dall'esordiente Vincenzo Chiarenza. Il cambio d'allenatore non recò benefici: l'Ascoli raggranellò due soli punti in cinque giornate, al Del Duca contro Rimini e Pisa, sprofondando all'ultimo posto. Anche Chiarenza fu esonerato (7 dicembre) e al suo posto arrivò Franco Colomba. La scelta si rivelò azzeccata: la squadra ottenne subito tre vittorie consecutive, e nel girone di ritorno proseguì altrettanto bene, inanellando sei risultati utili. A sei giornate dal termine, battuto 2-1 il Frosinone, l'Ascoli aveva quasi raggiunto la salvezza e si era avvicinato alla zona play-off, ma un inatteso crollo con quattro sconfitte di seguito riportò la squadra a ridosso dei play-out. Con un vantaggio di soli 3 punti, per la permanenza aritmetica in serie B occorreva una vittoria in trasferta contro il già retrocesso Treviso. Fu invece un pareggio (1-1), mentre all'ultima giornata i bianconeri furono sconfitti al Del Duca per 3-2 dal Livorno. La concomitanza di altri risultati fruttò ugualmente la salvezza, ottenuta con un 16º posto a 51 punti insieme a Modena e Salernitana.
All'inizio della stagione 2009-10 Colomba fu svincolato e la presidenza si mise in cerca di un nuovo tecnico, con l'obiettivo di riconquistare la massima serie. Il 17 giugno 2009 fu ingaggiato Alessandro Pane, che aveva appena condotto la Reggiana ai play-off di Prima Divisione. La campagna acquisti estiva portò rinforzi come Mirko Antenucci e Marco Bernacci, tornato all'Ascoli dopo un anno di serie A con il Bologna. L'inizio di campionato fu favorevole ai bianconeri, imbattuti fino alla 7ª giornata, con 13 punti conquistati ed una posizione d'alta classifica. La netta sconfitta interna (1-5) contro il Sassuolo interruppe bruscamente la serie positiva, innescando una crisi che si prolungò per altre 7 giornate, che produssero solo due punti. La sconfitta interna per 1-3 nel derby contro l'Ancona (22 novembre) convinse Benigni a sostituire Pane richiamando Pillon. Dopo due sconfitte nelle prime partite, alla vigilia di Natale arrivò il primo punto da uno 0-0 al Via del Mare in casa del Lecce capolista, e subito dopo la vittoria con il Padova. Il 2010 si aprì all'insegna di una forte ripresa, con cinque vittorie consecutive, che riportò la squadra a metà classifica. Verso la fine del campionato, la squadra iniziò anche a nutrire qualche piccola speranza di poter agguantare un posizionamento play-off, ma non ci riuscì, chiudendo la stagione al nono posto, a quota 57 punti.
La stagione 2009-10 si caratterizzò anche per un episodio di fair play che ebbe per protagonista la compagine bianconera. Il 5 dicembre 2009, al Del Duca, su indicazione di Pillon la squadra lasciò pareggiare la Reggina dopo essere passata in vantaggio mentre un giocatore ospite era a terra. L'episodio contribuì alla sconfitta per 3-1 dei padroni di casa, ma destò scalpore e sfociò nella proposta, rivolta alla FIFA dallo Herald Tribune e dal New York Times, di insignire la società marchigiana del premio Fair play 2009 al termine della stagione.[4]
Il 31 maggio 2010, all'indomani dell'ultima partita di campionato e congedando Pillon, la società ufficializzò l'ingaggio di Elio Gustinetti per la stagione sportiva 2010-2011 (contratto di un anno)[5]. Dopo 12 giornate, a causa degli scarsi risultati ottenuti (l'Ascoli si trovò ultimo con 10 punti, senza contare una penalizzazione di 3), il tecnico bergamasco venne sollevato dal proprio incarico e sostituito da Fabrizio Castori. Nel corso della stagione la società ricevette complessivamente 6 punti di penalizzazione, per irregolarità nella gestione amministrativa, e la situazione di classifica divenne sempre più difficile. Ma a pochi mesi dal termine del campionato la squadra iniziò ad infilare una notevole serie di risultati positivi, che la portò, il 29 maggio 2011, all'ultima giornata di campionato alla salvezza diretta. La squadra chiuse a 50 punti la stagione (56 effettivi escludendo la penalizzazione).
[modifica] Cronistoria
| Cronistoria dell'Ascoli Calcio 1898 | |
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[modifica] Colori e simboli
[modifica] Simboli
Il gagliardetto dell'Ascoli Calcio 1898 reca sul lato destro un castello giallo in campo rosso (simbolo del comune) e sul sinistro una serie di strisce verticali bianconere. Alla fine degli anni 1990 il giallo è stato sostituito dall'oro, frapposto anche alle bande bianconere. Lo stemma è divenuto circolare ed è stato contornato dalla scritta Ascoli Calcio 1898, sempre di color oro, su sfondo bianco.
Altro simbolo dell'Ascoli Calcio è il picchio stilizzato, riferito all'uccello totemico degli antichi Piceni. Questo simbolo è l'unico utilizzato nelle maglie indossate dall'Ascoli della gestione Rozzi, ma è stato anche in uso in alcune divise sociali adottate durante le gestioni Cappelli/Benigni.
[modifica] Divisa
I colori dell'Ascoli Calcio 1898 sono il bianco e il nero. La divisa classica prevede una maglia a strisce verticali, calzettoni e calzoncini bianchi. Nel turno casalingo più vicino al 18 dicembre (anniversario della morte di Rozzi) l'Ascoli gioca con i calzettoni rossi, in ricordo dei celebri calzini rossi indossati per scaramanzia dal Presidentissimo.
[modifica] Principali evoluzioni della divisa
[modifica] Inno
L'Ascoli Calcio ha avuto diversi inni, tutti composti da artisti ascolani. Il primo fu scritto in occasione dell'esordio della squadra in serie A da Enzo Titta, insegnante di scienze del liceo classico di Ascoli Piceno, musicista polistrumentista. I versi iniziali sono:
| « Ascoli, Ascoli, Ascoli, del calcio l'università. Ascoli, Ascoli, Ascoli, il vanto sei della città. » |
Si sono poi succeduti altri due inni. Negli anni 1980 è stata la volta di Ascoli sei grande dei Well's Fargo, comunemente intonato dalla Curva Sud. Negli anni 2000 è apparso Cuore bianconero dei Nerkias. In linea con la vocazione satirica della band, quest'inno non è scevro di elementi goliardici:
| « Se il Picchio sta in vetta me ne freche de la ciuetta.[6] » |
Entrambi gli inni più recenti sono eseguiti e intonati al Del Duca a inizio partita, ma quello storico del maestro Titta è ancora diffuso al termine dell'incontro in caso di vittoria.
[modifica] Stadio
| Per approfondire, vedi la voce Stadio Cino e Lillo Del Duca. |
L'Ascoli Calcio disputa gli incontri casalinghi allo stadio Cino e Lillo Del Duca in via delle Zeppelle. Si serve poi della struttura polivalente del Centro sportivo Città di Ascoli, situato nella zona di Marino del Tronto, a poche centinaia di metri dall'omonima uscita dell'Ascoli-Mare. Fino a qualche anno fa la prima squadra si allenava nell'impianto Ecoservices, situato nella frazione di Villa Sant'Antonio a due passi dal centro commerciale Città delle Stelle e dall'uscita Castel di Lama.
[modifica] Rosa
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[modifica] Staff tecnico
| Allenatore: | |
| Allenatore in seconda: | |
| Preparatore atletico: | |
| Preparatore dei portieri: |
[modifica] Moduli di gioco
[modifica] Campionato di Serie B 2007/08
Nel campionato di Serie B 2007/08 l'allenatore Ivo Iaconi schiera il 4-4-2. La difesa trova la quadratura del cerchio con l'arrivo nel mese di gennaio di Nastos, mentre la fascia sinistra è spesso soggetta ad una variante: Pesce viene alzato ad ala nel ruolo di Guberti che si sposta sulla medesima linea di destra, viene così sacrificato Job mentre Giallombardo va a coprire il ruolo di terzino sinistro. A volte per dare vivacità e fantasia all'azione d'attacco, sulla fascia viene utilizzato Sommese arrivato a gennaio. In attacco per far riposare le due punte titolari Bernacci e Soncin viene a volte impiegato Maniero proveniente dalle giovanili della Juventus.
[modifica] Campionato di Serie B 2008/09
Nel campionato di Serie B 2008/09 ben tre sono gli allenatori che si alternano sulla panchina ascolana: Nello Di Costanzo poi Vincenzo Chiarenza ed infine Franco Colomba. I primi due si affidano al classico 4-4-2, modulo preferito dagli allenatori bianconeri degli ultimi anni. La difesa è sostanzialmente la stessa dell'anno precedente, con la conferma di Giallombardo nel ruolo di terzino sinistro e lo spostamento di Pesce ad ala sinistra. I centrali di centrocampo sono gli stessi, mentre a Soncin viene affiancato Bucchi. L'avvento di Franco Colomba si caratterizza per un cambio di modulo passando dal 4-4-2 al 4-4-1-1 con il sacrificio di una punta (Bucchi) e l'innesto di un centrocampista con licenza di inserirsi in attacco, Belingheri. Nel frattempo si ritira dal calcio giocato Taibi, il suo posto lo prende Guarna. Altra importante novità è la promozione a titolare di Bellusci, proveniente dalla Primavera, che diventa centrale inamovibile della difesa. La partenza di Guberti a gennaio comporta l'impiego fisso di Sommese sulla fascia destra. I gravi infortuni dei centrali di centrocampo Di Donato e Luci costringono Franco Colomba all'impiego costante del veterano Luisi e del giovane Di Tacchio nonché all'arretramento di Belingheri nella linea di centrocampo e il ritorno al 4-4-2 con l'innesto in attacco del giovane albanese Çani accanto ad Soncin.
[modifica] Campionato di Serie B 2009/10
La squadra bianconera inizia il campionato con il quarantaduenne allenatore Pane che si affida ad un 4-4-2 offensivo con l'innesto a centrocampo dell'esperto Amoroso come rifinitore mentre a Luci, per il terzo anno consecutivo in bianconero, il ruolo di contenitore. Rispetto all'anno precedente difesa ed attacco sono rivoluzionati: sulla linea difensiva destra viene impiegato il terzino estone Enar Jääger, mentre in mezzo al giovane finlandese Portin, viene affiancato il veterano Silvestri. In attacco si alternano Bernacci, tornato in prestito dal Bologna, Lupoli e Antenucci. Dopo un buon inizio l'Ascoli sprofonda in classifica: viene richiamato colui che aveva guidato la squadra dalla C alla B nel campionato 2000/2001, Pillon. Come l'anno precedente Franco Colomba anche Pillon compie un mezzo miracolo: la squadra inanella una serie sorprendente di risultati positivi andando a sfiorare la partecipazione ai play-off di serie B. Pillon infatti dà compattezza alla squadra con un 4-4-2 più equilibrato: in difesa torna titolare Micolucci e viene lanciato Marcello Gazzola; a centrocampo a Luci viene affiancato il combattivo Di Donato, sul'esterno sinistro vi è il ritorno (nel mercato di gennaio) di Pesce dal Catania mentre in attacco vi è l'esplosione di Antenucci. L'ultima di campionato vede protagonista il giovane fantasista Ilari proveniente dal vivaio.
[modifica] Campionato di Serie B 2010/11
Sotto la guida dell'esperto Gustinetti l'Ascoli inizia questa nuova stagione con alcuni ritocchi rispetto all'anno precedente. Fedele al 4-4-2 Gustinetti può contare sul portoghese Faísca al centro della difesa, sull'alternanza a centrocampo di Pedarzoli e quella che sarà una piacevole sorpresa di questo campionato, Moretti e su una rosa ben sortita di attaccanti: i confermati Lupoli e Romeo e i nuovi arrivi Djuric, Bonvissuto e Mendicino. Ma dopo un inizio incoraggiante, anche per la sterilità proprio di quello che sembrava un parco attaccanti importante, l'Ascoli si ritrova in una preoccupante posizione di classifica. A novembre viene quindi rimosso Gustinetti e chiamato a guidare i bianconeri Castori, allenatore marchigiano, tifoso da sempre dell'Ascoli e con una fama di combattente. Con gli aggiustamenti del mercato invernale, Castori può impostare il suo modulo preferito il 4-3-2-1 impiegando i nuovi arrivi Calderoni (sulla fascia difensiva sinistra al posto di Giallombardo) e al vertice dell'attacco, Róbert Feczesin i cui goal saranno fondamentali per l'incredibile rincorsa conclusa con un'insperata salvezza. Infatti Castori forse compie il miracolo più grande degli ultimi campionati (dallo svolgimento pressoché identico gli uni con gli altri): una società sul filo costante del fallimento, i punti di penalizzazione (che alla fine saranno ben 6) per pagamenti ritardati degli stipendi e dei contributi previdenziali ai calciatori, e infine, per l'invischiamento di due suoi giocatori, Sommesse e Micolucci in un giro di scommesse illegali nel calcio dove addirittura avrebbero puntato sulla sconfitta dell'Ascoli in alcune partite. La fine del campionato vede la definitiva consacrazione del giocatore di casa Luigi Giorgi.
[modifica] Giocatori celebri
| Per approfondire, vedi la voce Categoria:Calciatori dell'Ascoli Calcio 1898. |
[modifica] Allenatori e presidenti
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[modifica] Palmarès
[modifica] Trofei nazionali e internazionali
- Serie B: 2
- Serie C1: 1
- Mitropa Cup: 1
- 1986-1987
- 1979-1980
- 1980-1981
[modifica] Campionati regionali
- 1926-1927, 1937-1938, 1956-1957
[modifica] Record e curiosità
[modifica] Campionati nazionali
| Categoria | Partecipazioni | Debutto | Ultima stagione |
|---|---|---|---|
A |
16 | 1974-1975 | 2006-2007 |
B |
17 | 1972-1973 | 2011-2012 |
C |
33 | 1927-1928 | 2001-2002 |
D |
10 | 1929-1930 | 1958-1959 |
In 74 stagioni sportive disputate a livello nazionale, compresi 4 tornei di terzo livello (C) e 1 di quarto livello (D) organizzati dal Direttorio Meridionale. Sono esclusi il periodo fra il 1933 e il 1938, e quello fra il 1955 e il 1957, in cui l'Ascoli decadde a livello locale nelle competenze del Comitato Regionale Marchigiano.
[modifica] Campionati regionali
- 2 campionati di Promozione delle Marche
- 5 campionati non identificati del Direttorio Marchigiano
[modifica] Cannonieri in Serie A
- 16 Walter Casagrande e Giuseppe Greco
- 13 Borislav Cvetkovic
- 12 Bruno Giordano, Adelio Moro, Walter Novellino e Alessandro Scanziani
[modifica] Giocatori più presenti in A
- 144 Francesco Scorsa
- 138 Eugenio Perico
- 135 Donato Anzivino
- 134 Angiolino Gasparini
- 119 Antonio Dell'Oglio
- 114 Enrico Nicolini
- 112 Flavio Destro
- 108 Simone Boldini
- 107 Giuseppe Greco
[modifica] Serie A
- Numero di stagioni in serie A: 16
- Numero di retrocessioni in serie B: 5
- Maggior numero di stagioni consecutive in serie A: 7 (dal 1978-79 al 1984-85)
- Miglior piazzamento: 5º posto (1979-80)
- Peggior piazzamento:
- Maggior numero di punti realizzati in una stagione:
- Minor numero di punti realizzati in una stagione:
- Maggior numero di reti realizzate in una stagione:
- Minor numero di reti realizzate in una stagione:
- Maggior numero di reti subite in una stagione:
- Minor numero di reti subite in una stagione:
- Maggior numero di vittorie in una stagione:
- Minor numero di vittorie in una stagione:
- Maggior numero di sconfitte in una stagione:
- Minor numero di sconfitte in una stagione:
- Maggior numero di pareggi in una stagione:
- Minor numero di pareggi in una stagione:
- Maggior numero di vittorie consecutive: 3 (1980-81 e 1988-89)
- Maggior numero di pareggi consecutivi: 5 (1974-75, 1975-76 e 1984-85)
- Maggior numero di sconfitte consecutive: 5 (1991-92)
- Maggior numero di risultati utili consecutivi: 12 (1981-82)
- Maggior numero di partite consecutive senza vittoria: 18 (1989-90)
- Vittoria più larga in casa:
- Vittoria più larga in trasferta:
[modifica] Tifoseria
[modifica] Diffusione
Come prima squadra marchigiana a raggiungere la serie A, capace di disputarvi 16 campionati, l'Ascoli Calcio ha conquistato un numero ragguardevole di tifosi in varie altre zone della regione, fino al remoto pesarese. Molti sostenitori provengono anche dalla provincia di Fermo. A sua volta il nord dell'Abruzzo conta un nutrito numero di sostenitori bianconeri. Anche per questo motivo l'Ascoli degli anni d'oro riusciva a riempire uno stadio di 34.000 posti, nonostante le piccole dimensioni della città.[1] A contrastare la diffusione del tifo ascolano sono nelle Marche soprattutto le città di San Benedetto del Tronto e Ancona, che possono a loro volta contare su società di rilevante tradizione sportiva. Fuori dai confini regionali e del vicino Abruzzo sono presenti piccoli gruppi di tifosi a Roma e in alcune regioni del centro-nord Italia.
[modifica] Rivalità
Le maggiori rivalità sono vissute con la Sambenedettese e l'Ancona. Il derby Ascoli-Samb è il più sentito per ovvie ragioni di continuità geografica, sebbene manchi negli incontri ufficiali da oltre un ventennio. Lo storico attrito tra le due tifoserie è stato anche all'origine di un episodio tragico nel 1986, quando all'uscita di un noto locale due gruppi di tifosi vennero pesantemente a contatto; a farne le spese fu un giovane ultrà rossoblu che morì per i postumi di una coltellata all'addome.
[modifica] Storia della tifoseria organizzata
I primi gruppi della tifoseria organizzata ascolana emersero all'inizio degli anni 1970. Nel 1974, con la promozione in serie A e l'ampliamento dello stadio Del Duca, si formò il Settembre Bianconero (SBN), nel quale confluirono i gruppi preesistenti. I primi anni di militanza del Settembre si contraddistinsero, soprattutto al Del Duca, per una serie di gravi scontri con le tifoserie avversarie, soprattutto quelle della Fiorentina, del Torino, della Roma, della Lazio e della Ternana. I viola in particolare furono al centro di violenti scontri in Curva Sud alla prima trasferta. La curva divenne poi il settore dei tifosi di casa,[7] mentre in precedenza i più caldi si concentravano piuttosto in Curva Nord.
Nei primi anni 1980 nasce Club Rambo che affianca il Settembre Bianconero come asse portante della tifoseria organizzata. Sempre in quegli anni la curva ascolana strinse un gemellaggio con la curva veronese, ma esso si sciolse in capo a soli cinque anni: una frangia della tifoseria veronese non aveva accettato di buon grado l'amicizia, spingendosi a levare cori ostili al grido di “terroni” verso gli ascolani. Sempre tra i gemellaggi rimossi ricordiamo quelli con la tifoseria di Lazio (nei primi anni '80) e Triestina (sul finire degli anni '90). Attualmente esiste un saldo rapporto di amicizia con i Granata Korps del Torino e con le tifoserie di Vis Pesaro e Reggina.
Nel 1983 si formarono i Black Warriors, gruppo proveniente principalmente del comune limitrofe di Castel di Lama e la Gioventù Bianconera. Due anni più tardi, nel 1985, si formano gli Strà Kaos Ascoli gruppo coreografico e originale e nel 1987 gli Swing Out Group.
Nel settembre 1988 il Del Duca fu teatro di un evento luttuoso. Nel dopopartita di Ascoli-Inter il pullman di un gruppo di skinhead nerazzurri fu fatto transitare sotto la curva ascolana. Ne scaturì una grave colluttazione, e uno dei capi storici del Settembre, Nazzareno (Reno) Filippini, venne violentemente percosso. Morì dopo tre settimane.[8] Il fatto destò scalpore e la Lega Calcio fu indotta, d'accordo con le forze dell'ordine, a predisporre una serie di accorgimenti per limitare il rischio di scontri tra le tifoserie, inasprendo i controlli all'ingresso ed eliminando i settori misti da tutti gli stadi.
Altri scontri che coinvolsero la tifoseria dell'Ascoli intercorsero con i sostenitori del Pescara, dell'Ancona, del Padova, del Bologna e, più tardi, del Catania.
La morte dello storico Presidente Costantino Rozzi avvenuta il 18 dicembre 1994 suscitò sconforto negli ambienti della tifoseria e degli sportivi ascolani. In seguito la Curva Sud venne intitolata al suo nome.
Nel 1994 nasce il gruppo dei Boys e un anno dopo quello della Guardia di Ferro che si ispirava al movimento legionario rumeno degli anni '30. Nel 1999 arriva quello degli Arditi, gruppo rappresentativo del nord della provincia e nel 2002 fu il turno del gruppo Squadraccia, anch'esso espressione della medesima area e in particolare di Porto Sant'Elpidio.
La curva ascolana è schierata politicamente a destra e dall'anno 2000 manifesta forte attrito con la tifoseria del Livorno, di opposte tendenze.
Nel 2003 la cessione alla Fiorentina di Gaetano Fontana, ritenuto una bandiera dai tifosi, determinò in questi ultimi la convinzione che le motivazioni economiche prevalessero ormai costantemente sull'attaccamento ai colori sociali, e li risolse a non dedicare più cori ai singoli calciatori.
Il primo campionato dopo l'ultimo ritorno in serie A portò nuovamente il Del Duca alla ribalta per un episodio di violenza, che tuttavia non ebbe conseguenze fatali e fu isolato dalla tifoseria di casa. Al termine dell'incontro Ascoli-Sampdoria un sedicenne ascolano, approfittando della confusione, si introdusse in Curva Sud Rozzi con una pistola di segnalazione navale ed esplose un razzo verso il settore degli ospiti. Fu colpita Ambretta Piergiovanni, 57enne tifosa doriana di Fano. Il resto della tifoseria si adoperò per fermare il responsabile e favorì la questura nell'operazione di identificazione del giovane. Gli ultrà diffusero inoltre un comunicato per dissociarsi dal gesto, mentre vari gruppi di tifosi si recarono all'ospedale per offrire scuse e solidarietà alla vittima a nome della città; vi furono anche iniziative concrete fra cui una raccolta di fondi. Il giudice sportivo sanzionò comunque la società per responsabilità oggettiva, infliggendo due turni di squalifica al campo con l'obbligo di giocare a porte chiuse e una multa di 10.000 euro.
Nel 2005 parte del Settembre Bianconero uscì dal gruppo per costituire gli Ascoli Piceno Ultras, che si dimostrarono sufficientemente organizzati anche quanto alle capacità coreografiche; di qui la scelta del Settembre di cedere il comando della curva. Nonostante il ritorno in massima serie si verificò un disaffezionamento della tifoseria e si acuirono le divisioni tra gli ultrà e i tifosi non organizzati, specialmente in seguito allo sfociare della contestazione aperta verso la dirigenza. I mesi che seguirono videro anche un alto numero di diffidati tra i tifosi ascolani.
Nel marzo 2006 nacque, per iniziativa di giovani studenti e lavoratori emigrati nel capoluogo emiliano, il gruppo Esiliati Bologna, votato a seguire le trasferte dell'Ascoli specialmente in Italia settentrionale. Sul finire dell'anno si sciolsero i Black Warriors, con un comunicato ufficiale che criticava apertamente il calcio moderno, deprecava lo scandalo di Calciopoli (cui riconduceva il disamoramento dei tifosi) e lamentava disparità di trattamento fra gli ultrà e i condannati alla pena carceraria per effetto della Legge Pisanu e del concomitante indulto.
L'inizio del campionato 2010-2011 è contraddistinto dall'introduzione della tessera del tifoso (strumento nato con lo scopo di identificare i tifosi di una squadra calcistica) che dividerà internamente, tra i diversi pareri, i gruppi della Curva Sud Rozzi.
I principali gruppi in attività della tifoseria bianconera sono Ascoli Piceno Ultras, Settembre Bianconero, Stra Kaos Ascoli, Estremo Sostegno, Esiliati Bologna.
[modifica] Note
- ^ a b Articoli di stampa sulla morte di Rozzi dal sito MondoPicchio.com
- ^ «Tutto da fare. Un cantiere a cielo aperto». La Gazzetta dello Sport, 21 8 2005. URL consultato in data 13 maggio 2010.
- ^ «Caro Zazzaroni, così non va!». ilQuotidiano.it, 17 9 2005. URL consultato in data 13 maggio 2010.
- ^ Premio Fair play all'Ascoli Calcio
- ^ «Elio Gustinetti allenatore dell'Ascoli 2010-2011», AscoliCalcio.net, 31 maggio 2010.
- ^ Me ne frego del sesso femminile. Il termine ciuetta si riferisce alla vagina.
- ^ La Curva Sud dello stadio Del Duca è stata in seguito intitolata a Costantino Rozzi.
- ^ In ricordo di Filippini è stata apposta una targa sul ponte che collega la città allo stadio.
[modifica] Bibliografia
- Massimo Arcidiacono; Maurizio Nicita. Io può – Storie di padri padroni e di un calcio che non c'è più. La Gazzetta dello Sport, luglio 2003. Copertina morbida, dimensioni 14,5 x 21 cm; capitolo 2° (Calzini rossi, cervello fino), pp. 26–41.
- Angelo Camaiani. A come Ascoli. Olegna Editrice, 2006. Copertina cartonata con rilegatura brossura filo refe, 144 pp.
- Maurizio Di Pietro. Ascoli Calcio, 23 anni nella storia. Edizione Dipiemme Network Srl, Ascoli Piceno; stampa Arti Grafiche Srl, Pomezia, dicembre 2000.
- Armando Falcioni. Echi dalle rue – Emozioni dal Piceno: dalla Lodigiani alla Juventus e oltre... Ellemme Comunicazione Editore, 2006.
- Armando Falcioni. Pagine in bianco e nero. Simbiosi Editore, maggio 2002.
- Bruno Ferretti. L'Ascoli dei records – Cronistoria illustrata del campionato di serie B 77-78 presentata dallo Sporting Club. 1978. Copertina rigida, 60 pp., dimensioni 22 x 32 cm.
- Stefano Pellei. Ascoli 110 per cento. Geo Edizioni, dicembre 2008.
- Stefano Pellei. Ascoltatori Carissimi – Tutti i nomi, le cifre, le gare leggendarie e le reti indimenticabili degli ultimi quarant'anni del vecchio Ascoli. Adriatica Editrice, dicembre 1991. Copertina morbida, 219 pp., dimensioni 17 x 24 cm.
- Stefano Pellei. “I bianconeri” – L'Ascoli dalla A alla Z. SPS Edizioni, novembre 2009.
- Stefano Pellei. Costantino Rozzi. Una panchina nel cielo. Bradipolibri Editore, collana Bandiere a mezz'asta, gennaio 2006. Copertina morbida, 144 pp., dimensioni 14 x 21 cm.
- Stefano Pellei. I goal più belli dell'Ascoli di Costantino Rozzi, CD audio, gennaio 2010.
- Stefano Pellei. Un tocco indrio (Storie di calciatori e di uomini in casacca bianconera degli ultimi trentacinque anni). Adverso Edizioni, 2004. Copertina morbida, 288 pp., dimensioni 17 x 24 cm.
- Marcella Rossi Spadea. Costantino Rozzi – Tutto quello che ancora non ha detto. Società Stampa Sportiva, Roma, 1986. Copertina rigida e morbida, 136 pp., dimensioni 17,5 x 24,5 cm.
- Giuseppe Vecchiotti; Sandro Riga; Silvio Speranza; Romeo Scaramucci. Ascoli calcio – Album storico fotografico. 1974. Copertina rigida, 70 pp., dimensioni 24 x 34 cm.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Ascoli Calcio su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Ascoli Calcio")
- Sito ufficiale dell'Ascoli Calcio 1898. URL consultato il 14 maggio 2010.
- (DE, EN, IT) Profilo e statistiche su Transfermarkt.it