Arturo Jelardi
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Arturo Jelardi (San Marco dei Cavoti, 1896 – 1944) è stato un politico e giornalista italiano.
[modifica] Cenni Biografici
Figlio del consigliere provinciale Cav. Ferdinando e della marchesa Carlotta Polvere Cassitto di Ravello dei conti d'Ortenburg. Iscrittosi alla facoltà di medicina e chirurgia a Napoli, inerruppe gli studi per prendere parte alla prima guerra mondiale nelle truppe dell'Armata d'Oriente come sergente medico di sanità presso ospedali e posti di medicazione a Salonicco, Snevie e Sarigol e compiendo opera altamente meritoria per soccorrere i soldati feriti. Al termine del conflitto conseguì a Napoli la laurea in medicina nel 1921 con una tesi sulla leucemia monocitica e sotto la guida dell'insigne clinico Pietro Castellino, che fu vicino al premio Nobel. Dopo la laurea per qualche tempo si dedicò all'ostericia iniziando a specializzarsi con il professor Emilio Rossi.
Aderì poi al Partito Nazionale Fascista abbandonando la professione e dedicandosi esclusivamente alla politica fondò i fasci di vari paesi della provincia; posto a capo di un triumvirato per la riorganizzazione del fascismo sannita, fu poi chiamato a ricoprire dal 1924 al 1929 la carica di Segretario Federale della provincia di Benevento. I personaggi che ricoprirono incarichi analoghi del Partito Nazionale Fascista nelle altre province d'Italia furono complessivamente chiamati Ras, ma Jelardi da questo punto di vista si distinse molto dalla loro figura media: in genere gli altri segretari federali avevano avuto infatti solo il merito di essere gli organizzatori delle squadracce del manganello e dell'olio di ricino, Jelardi, invece, era di origini aristocratiche, nipote del senatore e deputato marchese Nicola Polvere, e aveva conservato l'impronta di una educazione raffinata. Per di più era entrato per matrimonio in una famiglia importante dell'imprenditoria ed aveva poco da spartire con gli aspetti più violenti e beceri dei ras della Val padana[1] o della Toscana[2].
Arturo Jelardi ricoprì anche numerosi altri incarichi pubblici tra cui quello di Vice Presidente del Consiglio Provinciale dell'Economia[3]. Unì anche tutta una serie di incarichi minori:[4]
Fondò e diresse il giornale A Noi! e fu direttore del settimanale Sannio Fascista. Negli anni in cui fu Segretario politico provinciale diede forte impluso alla vita sociale, culturale ed economica della città di Benevento e dei comuni limitrofi, prese parte alla liquidazione ed alla riorganizzazione della disciolta provincia di Caserta e collaborò sia con il podestà Matteo Renato Donisi che con il capo della polizia Arturo Bocchini, nella realizzazione di importanti opere tra cui il progetto per l'istituzione di una tenda di polizia a Benevento destinata ad accogliere circa 700 uomini.
Sposato con Irma Alberti, comproprietaria dell'omonima fabbrica di liquori e torroni produttrice del liquore Strega, non ebbe figli. Divenuto cognato dell'onorevole Gaetano Alberti, deputato al parlamento, presentò per correttezza e rigore morale, le sue dimissioni dall'incarico di Federale, ma esse vennero respinte dal governo. Successivamente venne più volte accusato ingiustamente da alcuni nemici di gravi illeciti, di diserzione e finanche di possedere beni di origine demaniale, ma tutti i processi e le inchieste (condotte da Letta, Giannattasio e Fronteri) promosse dal PNF sul suo conto, rivelarono sempre l'infondatezza delle accuse la sua assoluta onestà, tanto che egli restò al suo posto per cinque anni, dal 1924 al 1929. Inviso al prefetto cittadino Oreste Cimoroni, che poco ne tollerava l'onestà e lo scrupolo nello svolgere il proprio incarico in maniera assolutamente integerrima, Jelardi finì col diventare un personaggio scomodo nella politica locale. Cedendo alle forti pressioni di Cimoroni, gli alti dirigenti del Partito Fascista lo espulsero quindi improvvisamente ed arbitrariamente dal PNF nel mese di gennaio 1929 e gli tolsero ogni incarico. Essendo assolutamente immotivata, l'espusione venne poi commutata nel ritiro della tessera. Vittima di intrighi, di giochi di potere e di politici senza scrupoli, Jelardi venne sostituito nell'incarico di Federale da un mite maestro elementare, Alberto Varano,personaggio dell'entourage di Cimoroni e più facilmente manovrabile; subirono la sua stessa sorte anche Donisi ed Alberti, nonché Mario Coppola, Capo dell'ufficio stampa della federazione fascista di Benevento e fratello del più noto professor Goffredo Coppola, rettore dell'università di Bologna e fucilato a Dongo con Mussolini ed altri gerarchi. Donisi, Alberti, Coppola ed altri collaboratori di Jelardi vennero tutti radiati dal PNF senza alcun motivo e senza possibilità di difesa. Donisi, ex podestà di Benevento, fu addirittura trasferito ad Orvieto come ufficiale postale.
Avendo sempre rinunciato ad ogni genere di stipendio e provvigione e finanche ai doni in denaro fattigli per le nozze dai colleghi di partito, Jelardi aveva preferito dedicarsi alla politica con sincera passione e senza badare ai propri interessi personali,ma tradito dai suoi stessi collaboratori si trovò in condizioni economiche precarie, mentre una forte depressione poi sfociata nella pazzia, gli impedì anche di tornare a dedicarsi alla profesione di medico. Scrive a proposito il magistrato Francesco de'Conno che egli travolto dai vortici del regime fascista vi rifuse tutti i suoi beni e dolorosamente anche la salute. Dopo aver alienato tutta la sua immensa proprietà terriera per sopravvivere, morì dopo quidici anni di malattia nell'antico palazzo di famiglia in San Marco dei Cavoti ove una lapide ricorda i suoi meriti per aver consacrato alla politica pensiero, cuore e dovizie. Quando Arturo Jelardi morì il fratello Mario, ingegnere di idee liberali, volle in accordo con la madre e gli altri germani che egli fosse seppellito quasi in anonimato, in un loculo del cimitero del paese con la sola scritta FAMIGLIA JELARDI. Nel 2004 i suoi resti sono stati traslati nella cappella di famiglia in una tomba sulla cui lapide è finalmente stato inciso il suo nome COMM. DR. ARTURO JELARDI SEGRETARIO FEDERALE DEL SANNIO.
[modifica] Note
- ^ Farinacci a Cremona, Balbo a Ferrara,Baroncini e Arpinati a Bologna
- ^ Scorza a Lucca
- ^ La legge 18 apr. 1926, n. 731 aveva istituito in ciascuna provincia i Consigli provinciali dell’economia, che avevano unificato le competenze di Camere di commercio, Consigli agrari provinciali, Comitati forestali, Commissioni provinciali di agricoltura e Comizi agrari, e ne avevano assunto, in base all'art 35, tutte le attività e gli oneri
- ^ Presidente del Dopolavoro, Presidente del Comitato Intersindacale, Componente della Commissione Censuaria Provinciale, Presidente Colonia degli orfani dei contadini morti in guerra, Componente della Commissione Censuaria Provinciale, Presidente del Consorzio Luigi Luzatti, Presidente della Cooperativa di Consumo, Presidente del Consorzio Valle Telesina, membro della commissione per la rappresentanza e la liquidazione della provincia di Caserta.
[modifica] Bibliografia
- Edoardo Savino, La nazione operante, Milano 1928.
- G.A.Chiurco, Storia della rivoluzione fascista, Vallecchi, Firenze 1929.
- Francesco de'Conno, Notiziario delle famiglie di civili condizioni vissute a San Marco dei Cavoti nell'ultimo quarto del secolo XIX, Pago Veiano 1949.
- Angelo Fuschetto, Fortore di ieri e di oggi, Anselmi, Marigliano 1981.
- Gianni Vergineo, Storia di Benevento, Ricolo, Benevento 1985
- Giovanni Fuccio, Matteo Renato Donisi, Realtà Sannita, Benevento 1994
- Andrea Jelardi, Giuseppe Moscati e la scuola medica sannita del 900, Realtà Sannita, Benevento 2004.
- Roberta Meomartini, San Marco dei Cavoti, Realtà Sannita, Benevento 2006
- Andrea Jelardi, Sanniti nel ventennio, Realtà Sannita, Benevento 2007

