Articolo 2 della Costituzione italiana

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« La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. »
(Art. 2 Cost.)

L'articolo 2 della Costituzione italiana stabilisce che "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo", sia come singolo sia come nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

Il richiamo a questi diritti ha la sua radice in una lunga tradizione storica e filosofica.

L’idea di fondo è che esistono dei diritti naturali, dei diritti, cioè, che appartengono per natura all’uomo e perciò precedono l’esistenza stessa dello Stato, che dunque non li crea, ma, appunto, li deve riconoscere e soprattutto garantire concretamente, specialmente attraverso le leggi ordinarie.

Detto in altri termini: il diritto positivo (dal latino: positum=posto), l’insieme delle norme poste dallo Stato, deve conformarsi alle norme del diritto naturale che precedono qualsiasi legislazione positiva.

I diritti naturali, proprio in quanto costitutivi della natura umana, non sono legati a una determinata cittadinanza (italiana, francese, tedesca, albanese, ecc.).

Appartengono agli uomini non in quanto sono cittadini d'Italia, ma in quanto sono uomini.

Il riconoscimento è importantissimo perché obbliga la Repubblica Italiana a garantire a tutti, anche a coloro che non siano cittadini italiani, questi diritti fondamentali. Quali?

Sul piano filosofico le risposte sono state le più diverse.

Sul piano politico e giuridico il riferimento fondamentale è certamente rappresentato dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo approvata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

È stato giustamente osservato che i diritti cosiddetti naturali sono, in realtà, storicamente determinati. Dipende dalle circostanze storiche che vengano riconosciuti o che ne vengano riconosciuti alcuni piuttosto che altri.

Anche per questo la Costituzione italiana all’espressione diritti naturali preferisce quella meno problematica di diritti inviolabili.

Ciò che conta, in ogni caso, è l’ammissione all’interno dell’ordinamento costituzionale di una sfera di diritti che va oltre quella dei pur importantissimi diritti di cittadinanza. Viene in questo modo evitata la deriva nazionalistica che era stata tipica del regime fascista.

È importante il riferimento dell’articolo 2 alle formazioni sociali in cui concretamente si svolge la vita dei cittadini.

Il riconoscimento e la garanzia dei diritti non vale soltanto per l’individuo singolarmente considerato (questo è l’ambito dei diritti civili), ma anche per l’individuo inserito nei contesti sociali della sua concreta esistenza (questo è l’ambito dei diritti sociali).

Si pensi alle formazioni sociali di tipo istituzionale previste dalla stessa Costituzione, come i Comuni, le Province e le Regioni.

Ma si pensi anche e soprattutto a realtà come la famiglia, la scuola, la fabbrica, l’ufficio e in generale a tutti quei contesti sociali nei quali spendiamo molta parte del nostro tempo.

Si noti, infine, il riferimento agli inderogabili doveri di solidarietà politica, economica e sociale.

Quali essi siano lo si scopre dalla lettura della Costituzione. Qui importa sottolineare l’indissolubilità dei diritti e dei doveri.

Alla cittadinanza sono certo connessi dei diritti e, dunque, in qualche modo, delle prestazioni che io sono tenuto a pretendere dallo Stato; ma lo sono altrettanto dei doveri e dunque degli obblighi che lo Stato è tenuto a pretendere da me. I diritti senza i doveri sono odiosi privilegi.

I doveri senza i diritti sono un’inaccettabile forma di schiavitù.

Articoli connessi[modifica | modifica sorgente]

Articoli connessi: 13, 16, 17, 18, 21, 24, 27, 29, 30, 31, 52, 53, 54

L’articolo 13 inventa i diritti civili, detti anche diritti di libertà, tesi come sono a garantire a ogni cittadino una sfera intangibile di libertà dalla quale deve essere esclusa qualsiasi intromissione dello Stato, il cui compito, anzi, deve essere quello di limitarsi a garantire tali libertà individuali dalle minacce che le possono compromettere.

Gli articoli dal 13 al 28 possono essere più o meno inaffidabili date le circostanze ma perciò essere considerati quelli nei quali è particolarmente evidente il contributo della tradizione liberale alla stesura della Costituzione: l’idea dell’intangibilità della libertà individuale, l’idea, come si dice, di uno Stato minimo, che, cioè, si limita a garantire tali libertà ma non interviene attivamente per renderne effettivo l’esercizio, queste e altri consimili idee hanno infatti la loro radice nella cultura liberale.

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