Arrampicata su ghiaccio

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Arrampicata su ghiaccio su cascata, via Oh le tabernacle sulle Montagne Rocciose Canadesi.

L'arrampicata su ghiaccio (si parla anche di cascate di ghiaccio per riferirsi all'attività) è una disciplina derivante dall'alpinismo e dall'arrampicata. Consiste nell'arrampicarsi con l'aiuto fondamentale di piccozze e ramponi, e con l'uso di altri materiali, sulle formazioni ghiacciate come i couloirs e le goulotte di ghiaccio o i seracchi, in alta montagna o sulle cascate di ghiaccio in media montagna. L'assicurazione si può fare sul ghiaccio stesso utilizzando viti da ghiaccio.

Tecnica di salita[modifica | modifica sorgente]

La progressione su ghiaccio, su parete ripida, prevede che lo scalatore affronti la parete "faccia a monte" e che si innalzi piantando alternativamente una delle due piccozze impugnate ed infiggendo nel ghiaccio le punte frontali dei ramponi. Le piccozze utilizzate sono più corte di quelle classiche da escursionismo-alpinismo, spesso col manico curvato, e bilanciate in modo da poter assestare un colpo efficace con la becca. Non è quindi più necessario scavare i gradini, tecnica utilizzata un tempo, comunque non adatta a pareti a piombo o strapiombanti..

In francese questa tecnica è nota anche come piolet-traction, letteralmente "piccozza trazione", in quanto l'arrampicatore si innalza facendo forza sulle piccozze.

La progressione frontale ha permesso di tracciare itinerari in pendii verticali o di superare molto più agevolmente i pendii ripidi degli itinerari classici.

Prima dell'introduzione della progressione frontale l'alpinista procedeva "fianco a monte" sostenendosi al pendio con una sola piccozza e piantando i ramponi inizialmente privi delle punte frontali, e quindi attualmente definibili come grappette, di piatto e parallelamente alla linea di massima pendenza per mezzo di una flessione della caviglia. Tale tecnica, comunque, non prevedeva il superamento di pendenze estreme. L'evoluzione parallela di tecniche e materiali, come l'introduzione dei ramponi che hanno adottato le punte frontali, sono diventati rigidi ed hanno evoluto l'attacco allo scarpone, e l'accorciamento ed altro delle picche, sono state basilari nello sviluppo della disciplina.

Grado di difficoltà[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grado di difficoltà.

La difficoltà di una via di arrampicata su ghiaccio viene valutata e descritta attraverso l'uso della scala canadese e di quella chiamata WI, Water Ice. Oltre a queste scale si può anche usare la scala di difficoltà alpinistica per tenere conto dei valori complessivi di lunghezza, difficoltà, esposizione della via. Quest'ultimo grado è espresso con le lettere F, PD, AD, D per le vie meno impegnative e con TD, ED, e ABO per quelle difficili ed estreme.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Collegio nazionale guide alpine italiane, Progressione su ghiaccio, Cda & Vivalda, 1998, ISBN 978-88-7808-430-8.
  • Commissione nazionale scuole di alpinismo e scialpinismo, Alpinismo su ghiaccio e misto, Milano, Club Alpino Italiano, 2005, ISBN 978-88-7982-039-4.
  • Commissione nazionale scuole di alpinismo, scialpinismo e arrampicata libera, Arrampicata su ghiaccio verticale, Milano, Club Alpino Italiano, 2012, ISBN 978-88-7982-047-9.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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