Arnaldo Piccinini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Arnaldo Piccinini (Valdina, 1915Monte Carlo, 1972) è stato un imprenditore e banchiere italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nativo di un piccolo centro della provincia di Messina, Piccinini fu allievo al Collegio Ghislieri di Pavia[1], dove nel 1938 si laureò in ingegneria. Al termine degli studi entrò nell'Aeronautica Militare con il grado di tenente del Genio, presso l'Aeroporto di Guidonia, dove si occupò degli apparati radio nei velivoli[2]. Dopo l'armistizio di Cassibile del 1943 aderì al Fronte Militare Clandestino.

Al termine della guerra, Piccinini lavorò come progettista in qualità di Capo dell'Ufficio tecnico dell'Autovox[3], mentre nel 1952, si mise in proprio e fondò a Roma la Fabbrica Apparecchi Radio e Televisione S.p.A. (FARET), società produttrice di elettronica di consumo meglio nota come Voxson, che in breve tempo divenne una delle maggiori aziende italiane del settore nel periodo a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta. Della Voxson fu presidente ed amministratore unico, e si occupò anche della progettazione interna degli apparecchi.

Nel 1968, ad Anagni, nel Frusinate, fondò la Ergon, per la produzione di cinescopi a colori.

Nel 1971, Piccinini, afflitto da gravi problemi di salute, cedette tutte le sue attività in Italia, e si stabilì nel Principato di Monaco, dove fondò una banca privata, la Principe Société de Banque de Monaco[4]. Alla Voxson, le cui quote furono cedute alla multinazionale britannica EMI, conservò ugualmente l'incarico di presidente della società, che ricoprì fino alla morte, avvenuta l'anno successivo alla cessione dell'azienda[5].

Fu padre di Marco Piccinini, ex manager italo-monegasco di formula uno.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Roma, 2 giugno 1966[6]
Cavaliere del Lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere del Lavoro
— Roma, 31 maggio 1968[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ E. Pennati, Il buon ritiro: L'immagine sociologica del Collegio Ghislieri. Con l'elenco, per la prima volta pubblicato, e l'elaborzione statistico-sociografica dei 5277 alumni ammessi al Collegio dal 1567 al 1966., Morcelliana, 1967, p. 342
  2. ^ G. Grilletta, KR 40-43: cronache di guerra, Pellegrini Editore, 2003, p. 395
  3. ^ AA.VV., Trasporti Pubblici vol. 5, Istituto poligrafico dello stato, 1948, p. 574
  4. ^ (EN) Dal sito Grandprix.com
  5. ^ (EN) "Report and Accounts/Chairman's Review 1972" - Rapporto EMI Music 1972
  6. ^ Dal sito Quirinale.it
  7. ^ Dal sito dei Cavalieri del Lavoro

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]