Armida Barelli

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Armida Barelli (Milano, 1º dicembre 1882Marzio, 15 agosto 1952) è stata un'attivista italiana, cofondatrice dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e considerata venerabile dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nata da una famiglia della borghesia milanese, si avvicina alla religione in età scolare, nel collegio svizzero dove studia per cinque anni. Sceglie di dedicarsi ai ragazzi abbandonati e poveri, rinunciando a creare una propria famiglia. Tra le persone importanti del suo cammino spirituale, c'è Padre Agostino Gemelli.

La fondazione dell'Università cattolica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1921, mentre ricopre la carica di amministratore unico dell'Editrice “Vita e Pensiero”[1], raccoglie da Giuseppe Toniolo[2] (figura storica del movimento cattolico italiano), l'impegno di fondare, insieme a padre Gemelli, Francesco Olgiati e Ludovico Necchi, "una Università dei cattolici italiani". Dopo soli tre anni vengono aperte a Milano le prime due facoltà (Scienze sociali e Filosofia) dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Armida Barelli è la tesoriera dell'Università; ed è lei a fondare, nel 1924, la prima «Giornata universitaria», volta alla raccolta fondi per l'ateneo.

Impegno ecclesiale[modifica | modifica sorgente]

Armida Barelli si è sempre profondamente impegnata per l'affermazione dei diritti delle donne e per lo sviluppo di politiche per il lavoro e la formazione.

Nel 1910 conosce padre Agostino Gemelli, che la convince ad entrare, nello stesso anno, nel Terz'ordine Francescano.

Il 17 febbraio del 1917 fonda la Gioventù Femminile Cattolica Milanese, analoga a quella maschile già esistente, con il sostegno del cardinale Ferrari.

Su scelta di Papa Benedetto XV, nel 1918[3] la Barelli diviene Presidente Nazionale della Gioventù Femminile, con il compito di diffondere il movimento in tutte le diocesi italiane.

Nel 1919, ad Assisi, fonda, insieme a padre Gemelli, un Pio sodalizio, le Terziarie Francescane del Regno Sociale del Sacro Cuore, che diventerà l'Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, di ispirazione francescana, che oggi conta circa 2400 consacrate. L'Istituto rappresentava una decisa novità. Infatti, nel 1889, con l'Ecclesia Cattolica di papa Leone XIII, erano state ufficialmente riconosciute "pie unione" di laici consacrati non legate ad ordini religiosi, ma solo nel 1947, con la Provida Mater Ecclesia di papa Pio XII, verranno creati gli Istituti secolari.

Nel 1922 fondò, con la Gioventù Femminile, in Cina settentrionale l'Istituto Benedetto XV, con il compito di assicurare una dote alle fanciulle cinesi povere che avevano la vocazione religiosa, per aprire un orfanotrofio ed un dispensario per i poveri. [4] Dall'Istituto nasceranno le Terziarie Francescane del Sacro Cuore - Benedetto XV.[5]

Nel 1929 fonda, sempre con Gemelli, l'Opera della Regalità, con il compito di avvicinare il laicato cattolico alla liturgia. L'importanza di quest'iniziativa va colta nel fatto che si era ben lontani dal clima del Concilio Vaticano II e, quindi, ai laici era riconosciuto pochissimo spazio nell'azione liturgica della Chiesa.

Nel 1946 è nominata Vice Presidente generale dell'Azione Cattolica per un triennio, da Papa Pio XII.

Dal 1920 al 1950, gira, nonostante l'ostilità del regime fascista, l'Italia per promuovere la Gioventù Femminile, che arriverà a contanre 1.500.000 iscritte, organizzando Convegni, Pellegrinaggi e Settimane Sociali.

Nel 1946 è in prima linea nella battaglia per il voto alle donne. Nel frattempo, le sue fondazioni, tese a valorizzare e promuovere la personalità della donna, si estendono anche in Venezuela, Australia, Bulgaria, Stati Uniti d'America, Cina.

Nel 1948 si impegna nella campagna elettorale a favore della DC, per impedire la vittoria dei social-comunisti del Fronte Democratico Popolare. [4]

La malattia[modifica | modifica sorgente]

Dal 1949, nella lunga infermità (soffre di paralisi bulbare) vive in spirito di penitenza, nella preghiera e nell'offerta, in particolare, per la costruzione della Facoltà di Medicina e del Policlinico Gemelli di Roma.

« Accetto la morte, quella qualsiasi che il Signore vorrà, in piena adesione al volere divino, come ultima suprema prova d'amore al Sacro Cuore, di cui mi sono fidata in vita e voglio fidarmi in morte; e come ultima suprema preghiera per ciò che nella mia vita fu il sogno costante: l'avvento del Regno di Cristo quaggiù[5] »

Culto[modifica | modifica sorgente]

Il 17 luglio 1970 la Curia arcivescovile di Milano ha aperto il processo diocesano per la sua beatificazione, che dopo la conclusione, prosegue a Roma presso la Congregazione competente.

Il 1º giugno 2007 è stata dichiarata venerabile da papa Benedetto XVI che ha autorizzato il decreto di promulgazione delle sue virtù eroiche.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Cavalese le ha dedicato il centro di formazione professionale Opera Armida Barelli
  • Marzio, in provincia di Varese, le ha dedicato una mostra nel 50º dalla morte[6]
  • A Rovereto il precedente istituto Opera per l'assistenza e la preparazione professionale della donna ha preso la denominazione Opera Armida Barelli[7]
  • Acireale, Bergamo, Vermezzo, Milano le hanno intitolato una via

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Incarico conseguito quattro anni prima, nel 1917.
  2. ^ [1] Sito Istituto Toniolo - visto 4 aprile 2010
  3. ^ Dario Morfini, Parrocchia e laicato cattolico nel Novecento meridionale, pag. 428-429
  4. ^ Santi e Beati Armida Barelli
  5. ^ Da uno scritto di Armida Barelli
  6. ^ [2] Mostra dedicata ad Armida Barelli, cofondatrice dell'Università Cattolica
  7. ^ [3] Istituto Opera Armida Barelli

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Armida Barelli, La sua voce, ISM, 1978
  • Armida Barelli, La nostra storia, OR, Milano, 1972
  • Armida Barelli, La sorella maggiore racconta, OR, Milano, 1981
  • AA.VV., L'opera di Armida Barrelli nella Chiesa e nella società del suo tempo. Atti dell'incontro di studio dell'Istituto Paolo VI, Ave, Roma, 1983
  • Antonio Acerbi, Fra utopia e progetto, Ave, Roma 1988
  • Irma Corsaro, Armida Barelli - Vita e Pensiero, Milano, 1954
  • Maria Del Genio, Armida Barelli. Un'esperienza di mistica apostolica laicale, Libreria Editrice Vaticana, Roma, 2002
  • Ezio Franceschini, "L'angelo custode di Padre Gemelli", in: Uomini e fatti dell'Università Cattolica, Padova 1984
  • Lazzati, Monticone, Poma, Zerbi, Armida Barelli nella società italiana, OR, Milano, 1983
  • Angelo Majo, Armida Barelli, Nuove Edizioni Duomo, Milano, 1989
  • Dori Marchetti, L'immensa opera di Armida Barelli, OR, Milano 1989
  • Maria Sticco, Una donna tra due secoli, OR, Milano, 1983
  • Andrea Ciampani, Carlo M. Fiorentino, Vincenzo G.Pacifici, La Moralità dello storico: indagine storica e libertà di ricerca: saggi in onore di Fausti Fonzi, Rubettino editore, 2004, ISBN 8849807732, 375 pag
  • Gaudenzio Zambon, Laicato e tipologie ecclesiali: Ricerca Storica sulla Teologia del Laicato in Italia alla luce del Concilio Vaticano II (1950-1980), Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma, 1996, ISBN 8876527230, 535pag
  • Dario Morfini, Parrocchia e laicato cattolico nel Novecento meridionale: l'episcopato barese di Giulio Vaccaro (1898-1924), Edipuglia srl, ISBN 8872284732, 2006, 599pag
  • Alloisio Maria, Ida. Armida Elisabetta Barelli, Padova, Messaggero, 1977

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 45096000 LCCN: nr93002882