Arjun Appadurai

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Arjun Appadurai

Arjun Appadurai (Bombay, 1949) è un antropologo statunitense, di origine indiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in India, ma formato negli Stati Uniti, è considerato uno dei massimi esponenti degli Studi postcoloniali. I suoi lavori, incentrati prevalentemente sulle riconfigurazioni culturali tipiche della modernità causate dai processi di globalizzazione e dall'avvento dei nuovi media, sono per certi versi assimilabili alla corrente detta "Cultural studies". Egli parla della indigenizzazione un processo per cui un oggetto o un comportamento proveniente dall'esterno viene tradotto nella cultura indigena e quindi viene introdotto nella situazione locale. Le sue riflessioni partono da studi di casi particolari, ad esempio ricerche etnografiche in villaggi Tamil del nell'India meridionale postocoloniale o studi sugli ingegneri informatici di origine indiana della Silicon Valley, per giungere a considerazioni sui concetti di modernità e globalizzazione. La propria provenienza dalla moderna borghesia indiana e la migrazione come studente e poi come professore negli Stati Uniti sono altre esperienze utilizzate come spunto di riflessione.

Appadurai definisce modernità diffusa la condizione che si è venuta a creare con l'irruzione delle tecnologie di comunicazione di massa nelle varie realtà socioculturali e con l'esplosione dei fenomeni migratori. Centrale è il ruolo dell'immaginazione individuale o collettiva come strumento adottato dagli individui agenti per adattarsi al campo di possibilità di scelta a loro disposizione. Cinque sono i "panorami" nel flusso dell'economia culturale globale attraverso i quali gli individui immaginano e costruiscono la propria identità:

  1. ethnoscapes: migrazioni e "diaspore" umane
  2. mediascapes: flusso dei simboli
  3. technoscapes: movimento delle tecnologie
  4. finanscapes : movimento del denaro
  5. ideoscapes: flussi di idee

In quest'ottica ad esempio i film di Bollywood possono essere considerati come "mediascapes" consumati dai soggetti dell' "ethnoscapes" indiana.

In questo modo per Appadurai spesso fenomeni considerati come "globalizzazione" si rivelano in un certo senso di "indigenizzazione". Soggetti deterritorializzati come i migranti si costruiscono identità contingenti, generando paradossali condizioni di etnicità:

« queste patrie inventate, che costituiscono i mediascapes dei gruppi deterritorializzati, possono spesso diventare sufficientemente fantastici e unilaterali da fornire materia per nuovi ideoscapes in cui possono manifestarsi i conflitti etnici. La creazione del "Khalistan", una patria inventata della popolazione Sikh deterritorializzata d'Inghilterra, Canada e Stati Uniti, è un esempio del sanguinoso potenziale di tali mediascapes, quando interagiscono con il colonialismo interno (Hecter, 1974) dello stato nazione. »
(Appadurai, 1990:302)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 108525192 LCCN: n/80/127955