Arduino d'Ivrea

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Arduino
Re d'Italia
(formalmente Re degli Italici)
Stemma
In carica 15 febbraio 1002 –
1014
Incoronazione 15 febbraio 1002
Predecessore Ottone III di Sassonia
Successore Enrico II il Santo
Altri titoli Marchese d'Ivrea
Nascita Pombia, 955 circa
Morte Abbazia di Fruttuaria, 14 ottobre 1014
Luogo di sepoltura Abbazia di Fruttuaria
Dinastia Anscarici
Padre Dadone di Pombia
Consorte Berta degli Obertenghi
Religione Cristianesimo Cattolico
Arduino d'Ivrea in una incisione ottocentesca

Arduino di Dadone, o Arduino da Pombia, meglio conosciuto come Arduino d'Ivrea (Pombia, 955Fruttuaria, 14 ottobre 1014[1]), fu marchese d'Ivrea dal 990 al 999 e poi re d'Italia dal 1002 al 1014.

La cultura e la storiografia romantica hanno reso popolare la figura di Arduino di Ivrea, vedendo in lui un esponente precoce della lotta per la liberazione dell'Italia dalle catene della dominazione straniera, attribuendo un significato simbolico alla sua nomina a re d'Italia.

Per contro, la Chiesa, memore delle sanguinarie scorribande di Arduino contro i vescovi di Ivrea e di Vercelli, aveva teso in passato a ridimensionarne la statura politica e militare, vedendo nelle sue gesta la mera brama di potere e la mancanza di rispetto per le prerogative ecclesiastiche. La figura di Arduino esce da tali opposte interpretazioni, quando la si inquadra nel contesto storico del X-XI secolo e delle acerrime lotte per il potere che coinvolsero l'intera struttura feudale ai tempi dell'impero romanico-germanico degli Ottoni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 955 circa, a Pombia nacque Arduino, figlio di Dadone conte di Pombia e di una figlia di Arduino il Glabro, conte di Torino. Sposò in una data non precisata Berta degli Obertenghi, probabilmente figlia di Oberto II[1].

Marchese di Ivrea[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Marca di Ivrea.

Il marchese d'Ivrea Corrado Conone, non avendo discendenza, individuò in suo cugino Arduino il proprio successore e, col beneplacito dell'imperatore Ottone III, intorno al 989/990, Arduino fu eletto signore della Marca di Ivrea e nel 991 conte del Sacro Palazzo[2]. La marca comprendeva i comitati di Ivrea, Vercelli, Novara, Vigevano, Pombia, Burgaria e la zona pavese della Lomellina.

Tra il 997 e il 999 Arduino ebbe forti contrasti con i vescovi di Ivrea e di Vercelli. Ai fini di limitare il potere dei marchesi e di impedire che il loro titolo diventasse dinastico, gli imperatori del Sacro Romano Impero avevano infatti da tempo imboccato la strada del conferimento di poteri secolari a vescovi da essi direttamente prescelti (lotta per le investiture).

Venuto a guerra aperta nel febbraio del 997 con il vescovo di Vercelli Pietro, il marchese assediò la città e infine entrò in Vercelli con i suoi vassalli minori, incendiando il Duomo e causando la morte del vescovo.

A Ivrea il vescovo Warmondo per due volte scomunicò Arduino; vi furono tumulti, saccheggi e uccisioni. Nel 999 il nuovo papa Silvestro II, appena salito al soglio pontificio per volere di Ottone III, convocò Arduino a Roma e lo scomunicò di fronte al Sinodo e allo stesso imperatore[1][3].

Tornato nella sua Marca, Arduino si strinse ai suoi vassalli, investì, probabilmente[3], il figlio Arduino II d'Ivrea della carica di marchese e cacciò dalle loro sedi i vescovi di Ivrea e Vercelli.

L'imperatore Ottone, con l'intercessione del pontefice che scomunicò i due marchesi, sollevò dall'incarico Arduino II, conferendo la reggenza della marca al cugino Olderico Manfredi, incaricato anche di sedare la ribellione anscarica (detta anche arduinica). Questa ulteriore scomunica non pose tuttavia fine alla lotta di Arduino.

Olderico non riuscì nel suo intento, anzi, la ribellione dei conti italiani si allargò al punto che l'imperatore dovette tornare in Italia per sedare la rivolta.

Arduino, sconfitto, si rifugiò in Borgogna presso Ottone I Guglielmo, figlio di Adalberto II[senza fonte].

Nel frattempo l'imperatore consegnò con diploma del 9 luglio 1000 la carica comitale di Ivrea al vescovo Warmondo ed alcune terre degli anscarici al vescovo Leone di Vercelli e al marchese Olderico Manfredi (Pavia, tolta ai marchesi Obertenghi, le Contee di Asti ed Acqui, tolte agli Aleramici).

Re d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Duomo di Ivrea, lapide di riconciliazione di Warmondo

Nel 1002, approfittando della morte di Ottone III, un nutrito gruppo di vassalli ostili al potere imperiale e contrari a Olderico Manfredi elesse Arduino re d'Italia nella basilica di San Michele Maggiore a Pavia.

Il clero, nella figura di Arnolfo arcivescovo di Milano, temendo nuovamente per il proprio potere, chiamò in Italia Enrico II, succeduto ad Ottone III, offrendogli la corona. Enrico in un primo tempo inviò truppe in Italia a capo del duca di Carinzia Ottone per far deporre ad Arduino lo scettro, ma visto che Arduino aveva ottenuto una serie di successi militari alle Chiuse dell'Adige in Val Sugana contro le milizie dei vescovi e contro le truppe imperiali (1003), nel 1004 calò in Italia con un poderoso esercito. Dopo aver sconfitto Arduino alle chiuse della Valsugana, costringendolo a ripiegare nella sua Marca, l'imperatore gli tolse il titolo regale, facendosi a sua volta incoronare a Pavia re d'Italia nonostante le proteste violente della folla. I pavesi, che non tolleravano il dominio tedesco, si ribellarono e costrinsero l'imperatore a fuggire dalla città.

Per dieci anni, tra il 1004 ed il 1014, Arduino cercò di mantenere la corona d'Italia, ma la forte opposizione dei vescovi e di alcuni conti e marchesi fedeli all'imperatore non gli permise di portare a termine i propri piani. Egli cercò anche di contrastare il potere dell'arcivescovo Arnolfo, caldeggiando la nomina all'episcopato di Asti del fratello di Olderico, Alrico. Nel 1007, attaccato nelle sue terre, Arduino resistette all'assedio delle milizie imperiali, rifugiandosi nella roccaforte di Sparone, nell'Alto Canavese.

Nel 1014 Enrico II, sceso nuovamente in Italia, fu solennemente proclamato imperatore a Roma da papa Benedetto VIII e riuscì a domare le resistenze dei nobili romani suoi avversari (ed alleati di Arduino). Tornato in Germania Enrico II, Arduino riprese le armi e si mosse alla conquista di Vercelli, Novara e Pavia, ma la forte opposizione del marchese Bonifacio di Toscana e dell'arcivescovo di Milano Arnolfo, unita ad una grave infermità sopraggiunta, lo costrinsero a deporre le insegne reali ed a negoziare i possedimenti della contea di Pombia per i suoi eredi[4].

Si ritirò nell'abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese, costruita nei primi anni dell'XI secolo da Guglielmo da Volpiano, alla quale era molto legato avendone appoggiato l'edificazione con un diploma del gennaio 1005[1]. Il 14 ottobre 1014[1] Arduino morì nell'abbazia di Fruttuaria e fu tumulato nell'altare maggiore della chiesa abbaziale, ove per secoli fu venerato da monaci e pellegrini.

Le vicende delle spoglie mortali di Arduino[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello di Masino dove sono conservate le spoglie di Arduino

Sulle spoglie di re Arduino si è tramandata - veri o falsi che siano i particolari - la seguente storia (raccontata anche dallo scrittore Giuseppe Giacosa).
Verso la seconda metà del XVII secolo, il cardinale Ferrero, abate di Fruttuaria, considerava indegno il fatto che le ossa di Arduino, scomunicato in vita dal vescovo d'Ivrea, fossero conservate come preziose reliquie sotto l'altare maggiore dell'abbazia e venisse loro tributato un vero e proprio culto, come se fosse un santo. Decise dunque di violare il sepolcro e di seppellire in terra sconsacrata le ossa che si erano conservate. Ma un pio frate si incaricò di spiare l'abate, di segnare il luogo della sepoltura e di avvisare dell'accaduto il conte Filippo di Agliè, che vantava un'antica discendenza da re Arduino. Quest'ultimo fece allora esumare nuovamente le nobili spoglie ordinando di trasportarle nel suo castello di Agliè ove rimasero sino al 1764. In quell'anno il castello passò ai Savoia, ai quali nulla importava delle spoglie di Arduino. Ma la sorte dispose che la marchesa Cristina di Saluzzo Miolans, moglie del marchese Giuseppe di San Martino, ex proprietario del castello, fosse anche amante riamata del conte Francesco Valperga di Masino.
Racconta il Giacosa che:

« ...Al conte di Masino coceva il pensiero di quelle poche ceneri, già tolte alla sacra volta e ai canti della chiesa, già rapite alla ferace terra di Fruttuaria, mal guardate e cadute ora... a tale padrone, cui non le consacrava nessun vincolo di sangue, nessuna ragione né di nome né di memorie. Però le sue alte cariche non gli permettevano aperta dimostrazione, né la remotissima agnazione potevagli attribuire il diritto di rivendicare le spoglie mortali del grande antenato. Chiudeva nell'animo la pietosa ira, alla quale era conforto l'amore della marchesa e il sapernela partecipe. Ma la pietà femminile è industre e temeraria... »

Cristina, per amore di Francesco e per dispetto verso i Savoia, fece in modo di introdursi nel Castello Ducale di Agliè, trafugare la cassetta con i resti di Arduino e trasportarla al Castello di Masino, presso i suoi "legittimi" discendenti. Nella cappella di questo castello (ora di proprietà del F.A.I.) le spoglie mortali di re Arduino riposano finalmente in pace ancora oggi.

La storia si inserisce con evidenza nelle strategie di nobilitazione dinastica perseguite con frequenza nel passato e testimonia la grande popolarità di cui ha continuato a godere in Canavese la figura di re Arduino, sospesa tra storia e leggenda.

Discendenza Anscarica d'Ivrea[modifica | modifica wikitesto]

Marchesato d'Ivrea-
Dinastia degli Anscarici
Milano-Stemma 2.svg
Guidone I
Figli
Anscario I
Figli
Adalberto I
Berengario II
Adalberto II
Guido d'Ivrea
Figli
Corrado d'Ivrea
Figli
Arduino I d'Ivrea
Figli
Arduino II d'Ivrea
Figli

Dal matrimonio di Arduino d'Ivrea con Berta degli Obertenghi nacquero tre figli[1]:

  • Arduino II (detto anche Ardicino)
  • Ottone
  • Guiberto

La figura di Arduino nel folklore del Canavese[modifica | modifica wikitesto]

La passione per le rievocazioni storiche medievali - che ha connotato la cultura romantica e che si è tramandata sino ai nostri giorni - si manifesta nel Canavese in numerose feste in costume. Tra esse vanno ricordate:

Nel 2011 nasce il "Patto Arduinico", un progetto di ricostruzione storica promosso da Associazione Culturale Speculum Historiae di Torino, Gruppo Storico La Motta di Sparone e Gruppo Storico Rievocando Fruttuaria di San Benigno Canavese al fine di rievocare ed approfondire le vicende della zona del Canavese nell'XI secolo, incentrata sulla storia di Arduino e altri personaggi come Guglielmo da Volpiano e Libania di Busano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Girolamo Arnaldi, «ARDUINO, re d'Italìa», Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  2. ^ N. Gabiani, Asti nei principali suoi ricordi storici vol 1, 2,3., 1927-1934, vol. I, pag. 444.
  3. ^ a b AA.VV., Arduino re d'Italia, Enciclopedia biografica universale Treccani, ed. 2006
  4. ^ Fascio V. Arduino d'Ivrea ed il regno italico.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Arduino d'Ivrea in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Marchese d'Ivrea Successore
Corrado d'Ivrea 990999 Arduino II d'Ivrea
Predecessore Re d'Italia
(formalmente Re degli Italici)
Successore
Ottone III 10021014
(trono conteso con Enrico II)
Enrico II

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