Ardito Desio
Ardito Desio (Palmanova, 18 aprile 1897 – Roma, 12 dicembre 2001) è stato un esploratore e geologo italiano.
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[modifica] Biografia
Primogenito di Antonio e Caterina Zorzella di Cividale, ebbe due sorelle, Nelsa e Bruna; frequentò le scuole elementari a Palmanova, le medie inferiori a Udine, le superiori a Cividale e poi a Udine nel liceo Jacopo Stellini.
Nel 1915 si arruolò come volontario della prima guerra mondiale e prestò servizio dapprima in una compagnia di Bersaglieri ciclisti, poi come ufficiale degli Alpini. Assegnato all'8º Reggimento Alpini[1] e caduto in prigionia sul Monte Pasubio, trascorse un anno in Boemia.
Nel 1920 si laurea in Scienze Naturali presso l'Istituto di Studi Superiori di Firenze con Carlo De Stefani, di cui diviene assistente, prima di prestare analogo servizio negli atenei di Pavia e Milano. Dal 1927 al 1972 copre la cattedra di geologia all'Università di Milano, dove fonda l'Istituto di Geologia. È anche presidente della Società Geologica Italiana. Nel 1972 è insignito del titolo di Professore Emerito.
Autore di oltre 400 testi che illustrano i risultati di ricerche svolte in Italia, in Asia e in Africa, ottenne i risultati più notevoli in Libia (allora colonia italiana), ove tra il 1926 e il 1940 effettuò numerosi rilievi scoprendo ricche sorgenti sotterranee d'acqua nella zona di Misurata e nella Gefara, e rinvenendo anche giacimenti di petrolio. Fu però in seguito criticato per non aver saputo intuire l'importanza strategica del petrolio libico, che non venne conseguentemente valorizzato in modo adeguato durante la dominazione italiana.
Nel 1929 partecipa alla spedizione italiana guidata da Aimone d'Aosta al Karakorum; in seguito organizzerà e dirigerà 15 spedizioni in Asia e Africa.
Nel luglio del 1954 è organizzatore e capo della spedizione del Club Alpino Italiano al K2, durante la quale Achille Compagnoni e Lino Lacedelli vincono per la prima volta la vetta del monte himalaiano.
Dopo la fortunata conquista, che lo rende famoso pur non essendo egli un alpinista ma un ricercatore, Desio continua ad impegnarsi in molti campi e ad occuparsi delle amate montagne. Nel 1987 progetta una spedizione avente lo scopo di ottenere misure più precise dell'altitudine della vette dell'Everest. Ultranovantenne visiterà i laboratori installati al campo base delle montagne himalaiane.
Ardito Desio si spegne il 12 dicembre 2001 all'età di 104 anni, dopo esser stato sottoposto a un intervento chirurgico per ridurre una frattura al femore a seguito di una caduta accidentale avvenuta a Orbetello in Toscana, dove si trovava in vacanza. Viene sepolto come da suo desiderio nel cimitero della città natale, Palmanova.
Oggi l'Archivio Desio, che contiene la documentazione testuale, fotografica e filmata dell'attività esplorativa e scientifica di Desio, è ospitato presso la sede della sezione di Roma del Club Alpino Italiano. La sezione testi dell'archivio è composta sia dagli scritti scientifici che dai diari delle spedizioni, dalle relazioni tecniche, da poster e cartoline e dai carteggi personali dello scienziato; la sezione immagini è costituita da circa quarantamila fotografie di vari autori e da circa quaranta filmati in bianco e nero e a colori. L'archivio contiene inoltre una sezione oggettistica, principalmente riguardante oggetti utilizzati nelle spedizioni o strumentazione fotografica e tecnico-scientifica.[2]
[modifica] La spedizione al K2 e le critiche
Sarebbe ingeneroso negare che molto del merito per il successo della spedizione al K2 vada attribuito a Desio, il quale però controllò in modo autoritario e militaresco l'andamento della missione, tanto da guadagnarsi l'appellativo ironico di ducetto. Egli effettuò inoltre una selezione discrezionale dei partecipanti, escludendo chi avrebbe potuto fargli ombra: emblematico è il caso di Riccardo Cassin, allontanato adducendo vaghe ragioni d'età troppo avanzata (Cassin morirà invece nel 2009, ultracentenario, dopo aver guidato la conquista del Gasherbrum IV e dopo una carriera alpinistica che lo pone tra i massimi scalatori di tutti i tempi). Fece inoltre firmare ai membri della spedizione un contratto col quale impediva loro di rilasciare interviste e resoconti degli eventi per un periodo di due anni. La spedizione si concluse in aspra polemica con Walter Bonatti il quale, sebbene avesse umilmente accettato il ruolo di gregario nonostante la sua strepitosa forma fisica, e sebbene si fosse prestato a portare fino a quota 8.100 metri le bombole con l'ossigeno indispensabili per l'attacco finale alla vetta, venne ingiustamente accusato - al solo scopo di far credere che Lacedelli e Compagnoni avessero raggiunto la vetta senza l'ausilio del gas (cosa comunque non vera) - di averne consumato gran parte durante un bivacco forzato all'addiaccio.
Il Club Alpino Italiano dopo decenni d'accese discussioni nominò nel 1994 una commissione che però non fece piena luce sul caso, ma anzi contribuì a creare confusione sullo stesso, cercando di trovare una spiegazione conciliante che accontentasse tutti e senza mai far carico ai due della vetta delle loro colpe e delle loro menzogne. Desio, che non rivide mai la sua versione ufficiale dell'avvenimento, ignorò fino alla morte le posizioni prese da Bonatti, contribuendo alla nascita di un falso storico ed alla denigrazione dell'alpinismo italiano in tutto il mondo.
Ciò accadde nonostante da tempo fosse assodato che l'ossigeno di Lacedelli e Compagnoni non finì prima che loro avessero raggiunto la vetta. La prova emerse dalla riscoperta delle primissime foto scattate in vetta al K2 (le immagini, inedite in Italia o pubblicate in formato così piccolo da non consentire di coglierne i particolari, furono notate da Robert Marshall nel 1994) pubblicate sull'annuario svizzero "Berge der Welt" [3] del 1955, nelle quali si vede come le maschere dell'ossigeno fossero state utilizzate fino in vetta e il gas non fosse quindi finito a quota 8.400 come sostenevano le versioni ufficiali [4].
Dopo la riscoperta le foto in questione vennero pubblicate sul mensile Alp. Vi si vede chiaramente Compagnoni, appena giunto in vetta, che respira ancora dalla maschera collegata alle bombole appena appoggiate sulla neve, mentre Lacedelli, che si è appena tolto la maschera, ha le goccioline di condensa ghiacciate sulla barba che ancora segnano il profilo della maschera.
Si dovette attendere il 2004 perché il Club Alpino Italiano nominasse una commissione finale di tre saggi, a seguito delle risultanze della quale il CAI fece autocritica e riconobbe ufficialmente la versione di Bonatti come l'unica vera e attendibile relativamente alla vicenda del K2 [5], pubblicando poi, nell'aprile 2008, la relazione conclusiva della Commissione d'Inchiesta CAI[6][7].
Autocritica che nel dicembre 2008 giunse anche dalla Società Geografica Italiana, mettendo così la parola fine alla vicenda risalente al 1954 e chiarendo il ruolo di Walter Bonatti nel raggiungimento della vetta. L'incontro organizzato a Villa Celimontana, Roma, sede storica della Società - di cui lo stesso capospedizione Desio fu socio tra i più autorevoli per quasi ottant'anni e dalla quale fu insignito della medaglia d'oro proprio per la spedizione al K2 - volto a riscrivere il capitolo definitivo di tale storia, riunì Annibale Salsa (presidente del CAI), Franco Salvatori (presidente della Società), Claudio Smiraglia (presidente del Comitato Glaciologico Italiano, già allievo di Desio), Agostino Da Polenza (organizzatore della spedizione al K2 del cinquantenario) e Roberto Mantovani (storico della montagna). La validazione della tesi di Bonatti, con grande onestà intellettuale, giunse non solo dal comitato d'esperti ma anche dalla Società, l'ambiente che per tradizione era stato più vicino a Desio.
Maria Emanuela Desio invece, presidente dell’Associazione “Ardito Desio” e figlia del professore (scomparso all'età di 104 anni), insiste sulla prima versione ufficiale, anche se la versione dei fatti è stata riscritta dopo un incontro alla sede C.A.I. di Roma. [8]. Anche le affermazioni in merito alla vicenda di Compagnoni e Lacedelli (da notare che quest'ultimo, già nel 1994, ritrattò in parte la versione ufficiale di Desio) non trovano più credito: di certo l'ossigeno non terminò prima di raggiungere la vetta, né Bonatti usò l'ossigeno destinato a Compagnoni e Lacedelli, che in compenso gli negarono aiuto e lo lasciarono a passare la notte all'addiaccio assieme ad Amir Mahdi, ad una quota ed a temperature impossibili che causarono al portatore amputazioni alle dita delle mani e dei piedi.
Pone il sigillo definitivo sulla vicenda Walter Bonatti, ringraziando la Società Geografica Italiana:
| « A cinquantatré anni dalla conquista del K2, sono state finalmente ripudiate le falsità e le scorrettezze contenute nei punti cruciali della versione ufficiale del capo-spedizione prof. Ardito Desio. Si è così ristabilita, in tutta la sua totalità, la vera storia dell'accaduto in quell'impresa nei giorni della vittoria. » | |
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(Walter Bonatti, settembre 2008.[9])
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[modifica] Bibliografia
[modifica] Libri di Ardito Desio
- 1928 Le colonie - Rodi e le isole italiane dell'Egeo. UTET - Torino
- 1950 Le vie della sete. Hoepli, Milano
- 1954 La conquista del K2. Seconda cima del mondo. Garzanti, Milano
- 1955 Le ricerche scientifiche della spedizione italiana al Karakorum - K 2 1954. Accademia Naz. dei Lincei
- 1973 Geologia applicata all'ingegneria. Hoepli
- 1977 The Work of the Italians in the scientific exploration of the Karakorum (Central Asia). Accademia Naz. dei Lincei
- 2004 La conquista del K 2. Garzanti Libri, Milano
- 2005 Sulle vie della sete dei ghiacci e dell'oro. Mursia
- 2006 Le vie della sete. Esplorazioni sahariane. Polaris
- 2006 Il Sahara italiano. Il Tibesti nord-orientale. Università La Sapienza
- 2008 La conquista del K2. Corbaccio
[modifica] Libri su Ardito Desio
- 2002 Giuliana V Fantuz: Ardito Desio, dal K2 all'Antartide al deserto del Sahara.
[modifica] Citazioni
| « Non è problema del CAI l'imbarazzo in cui potrebbe trovarsi il capospedizione Desio e il suo fido Compagnoni, oggi ottantenne, che da Cervinia minimizza e prende Bonatti per un piantagrane." » | |
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(Pietro Crivellaro, Il Sole 24 ore, 1994)
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| « Il K2 ha due padri: uno è il prof. Ardito Desio, l'altro è Walter Bonatti." » | |
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(Reinhold Messner, a Trento, il 7 maggio 2004)
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| « A cinquant'anni dalla conquista del K2 La Garzanti ha ripubblicato il libro di mio padre 'La conquista del K2', una testimonianza imprescindibile per capire quello che avvenne allora." » | |
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(Maria Emanuela Desio, edizione speciale supplemento a Lo scarpone n. 6 giugno 2004)
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| « Mio padre non è mai stato alpinista: come fa a rispondere su ciò che è accaduto a 8.000 metri?" » | |
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(Maria Emanuela Desio, La Repubblica, 22 giugno 2004)
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| « Circa la relazione di Ardito Desio alla conquista del K2: "Come già sopra evidenziato, l'impresa di Compagnoni e Lacedelli fu già di per sé straordinaria anche in tale nuova versione storico-critica: essa verrebbe sminuita qualora venisse eroicizzata con racconti di arbitraria immaginarietà (rendendo, tra l'altro, tale versione inaccettabile nello scenario della cultura alpinistica internazionale verso la quale il CAI ha da curare responsabilmente una sua rilevante autorità: quanto mai inopportuno sarebbe avallare o lasciar credere versioni che implicano, in maniera più o meno ambigua, un raggiungimento della vetta del K2 senza ossigeno, quale si è qui più sopra dimostrato del tutto inaccettabile dal punto di vista critico-storico)." » | |
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(pag. 62 di F. Maraini, A. Monticone, L. Zanzi (i "tre saggi" nominati dal CAI): K2 Una storia finita. 141 pp, Priuli & Verlucca Ed., Scarmagno (TO), dicembre 2007)
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| « Fu così che la relazione elaborata dal prof. Ardito Desio venne a tralasciare ed occultare alcuni punti ritenuti disdicevoli per tale gloriosa epopea ed a divulgarne altri, pur destituiti di qualsiasi plausibile fondamento, per enfatizzarne l'eroismo." » | |
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(Luigi Zanzi a pag. 123 di "K2 Una storia finita", Club Alpino Italiano, 2007, Priuli & Verlucca, Scarmagno (TO) dicembre 2007)
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[modifica] Onorificenze
| Cavaliere di Gran Croce, Ordine al Merito della Repubblica Italiana | |
| — Roma, 31 luglio 1954.[10] |
| Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto | |
| Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918 (4 anni di campagna) | |
| Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia | |
| Medaglia commemorativa italiana della vittoria | |
[modifica] Note
- ^ Cime e trincee - Biografia Ardito Desio - Visto 8 dicembre 2008
- ^ Associazione "Ardito Desio", L'Archivio privato Ardito Desio: storia, composizione e conservazione
- ^ Berge der Welt è un famoso annuario dell'alpinismo extraeuropeo, curato da Marcel Kurz.
- ^ (FR)Le foto in vetta al K2: la prova della maschera
- ^ K2: esito della Commissione d'Inchiesta del CAI (2004)
- ^ F. Maraini, A. Monticone, L. Zanzi: K2. Una storia finita. 140 pp, Priuli&Verlucca Ed., Scarmagno (TO), 2008. ISBN 978-88-8068-391-9
- ^ Scheda del libro Una storia finita
- ^ La repubblica, 16.12.2008, "Impresa K2: Bonatti aveva ragione"
- ^ Lettera settembre 2008 di Walter Bonatti alla Società Geografica Italiana
- ^ Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana Prof. Ardito Desio
[modifica] Collegamenti esterni
- Associazione "Ardito Desio"
- RAI - TG1 Storia (16.01.2012)
- (FR) Risultanze CAI 2004
- Libri di Desio
- Impresa K2, Bonatti aveva ragione - Repubblica.it
