Arco di Caracalla (Theveste)

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Arco di Caracalla a Theveste

L'arco di Caracalla è un arco quadrifronte romano degli inizi del III secolo situato a Theveste (oggi Tébessa nella provincia algerina omonima).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'arco fu innalzato tra il 211 e il 214 per disposizione testamentaria di Caio Cornelio Egriliano, prefetto della XIV legione, originario di Théveste[1]. Si conosce la cifra destinata alla sua costruzione: 250.000 sesterzi.[2].

Fu in seguito riutilizzato come porta settentrionale della cinta muraria cittadina in epoca bizantina e ne furono murate le arcate laterali e quella settentrionale, che vennero quindi liberate dal genio militare durante la colonizzazione francese. Un'iscrizione sulla tamponatura riferiva della costruzione della cinta ad opera del magister militum bizantino Salomone[3].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Di forma quasi cubica, aveva 10,94 m di lato e di altezza fino a tutta la trabeazione. Sui piloni, ai lati dei fornici erano presenti coppie di colonne con capitelli corinzie distaccate da parete e con lesene retrostanti, sorrette da un podio da cui sporgono i loro piedistalli. La trabeazione principale sporge sopra le coppie di colonne e prosegue in rientranza sopra i fornici. Medaglioni con busti di divinità sono collocati sopra ciascuno dei fornici.

Sull'attico su tre lati sono presenti le iscrizioni di dedica all'imperatore Settimio Severo divinizzato, a Giulia Domna e a Caracalla. Sul quarto lato è stata rimontata un'iscrizione bizantina, in origine presente nella tamponatura dei fornici.

Al centro di ogni lato la trabeazione sorreggeva un'edicola che ospitava una statua.

La ricostruzione del suo coronamento superiore è stata variamente ipotizzata dagli studiosi: secondo Meunier[4] sarebbe stata una lanterna di forma ottagonale, nascosta alla base dalle edicole, mentre secondo altri sarebbe stata una bassa cupola. Secondo Bacchielli[5], le quattro edicole, collegate da balaustre, contenevano le statue di Settimio Severo, di Giulia Domna (divinizzati), di Caracalla e di Geta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'iscrizione che riporta la notizia è incisa all'intorno sul pilone di nord-ovest: Accame 1938, p.247.
  2. ^ Bacchielli 1987, citato in bibliografia.
  3. ^ Zanini 2000, citato in bibliografia.
  4. ^ Meunier 1938, citato in bibliografia
  5. ^ Bacchielli 1987, citato in bibliografia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean Meunier, "L'arc de Caracalla à Théveste (Tébessa). Relevé et restitution", in Revue africaine, 82, 1938, pp.84-106.
  • Silvio Accame, "Il testamento di C. Cornelio Egriliano e l'arco di Caracalla in Tébessa", in Epigrahica, 3, 1941, pp.237-243.
  • Umberto Ciotti, "Del coronamento degli archi quadrifronti. I. Gli archi di Tébessa e di Tripoli", in Bullettino della commissione archeologica comunale di Roma, 72, 1946-1948, pp.21-42.
  • Pietro Romanelli, voce "Theveste", in Enciclopedia dell'arte antica 1966 (testo on line sul sito Treccani.it.)
  • Lidiano Bacchielli, "Il testamento di C. Cornelio Egriliano e il coronamento dell'arco di Caracalla a Tebessa", in L'Africa romana. Atti del IV convegno di studio (Sassari, 12-14 dicembre 1986), Sassari 1987, pp.295-321.
  • Silvio De Maria, voce "Arco onorario e trionfale", in Enciclopedia dell'arte antica. II supplemento, 1994 (testo on line sul sito Treccani.it
  • Enrico Zanini, voce "Tebessa", in Enciclopedia dell'arte medievale, 2000 (testo on line sul sito Treccani.it).