Arcidiocesi di Vilnius

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Arcidiocesi di Vilnius
Archidioecesis Vilnensis
Chiesa latina
Vilnius Cathedral Facade.jpg
  Lituania - Arcidiocesi di Vilnius.png
Diocesi suffraganee
Kaišiadorys, Panevėžys
Arcivescovo metropolita Gintaras Grušas
Ausiliari Arūnas Poniškaitis
Arcivescovi emeriti cardinale Audrys Juozas Bačkis
Sacerdoti 171 di cui 126 secolari e 45 regolari
3.307 battezzati per sacerdote
Religiosi 60 uomini, 198 donne
Diaconi 1 permanenti
Abitanti 857.745
Battezzati 565.620 (65,9% del totale)
Superficie 9.644 km² in Lituania
Parrocchie 96
Erezione XIV secolo
Rito romano
Indirizzo Sventaragio 4, 2001 Vilnius, Lietuva
Dati dall'Annuario Pontificio 2011 * *
Chiesa cattolica in Lituania
Effigie della Vergine Maria della Porta dell'Aurora (in lituano: Aušros vartai, in polacco: Ostra brama). È venerata in tutta la Lituania e in Polonia.
Il seminario San Giuseppe di Vilnius.

L'arcidiocesi di Vilnius (in latino: Archidioecesis Vilnensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica. Nel 2010 contava 565.620 battezzati su 857.745 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Gintaras Grušas.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

L'arcidiocesi comprende la città di Vilnius, dove si trova la cattedrale dei Santi Stanislao e Ladislao. Vilnius è ricca di chiese dalla storia travagliata e interessante. Meta di pellegrinaggi è la Cappella della Porta dell'Aurora, che contiene un'effigie della Vergine Maria Madre della Misericordia venerata in tutta la Lituania e in Polonia.

Il territorio è suddiviso in 96 parrocchie.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Erezione[modifica | modifica sorgente]

L'erezione della diocesi si deve a Jogaila, che evangelizzò la Lituania nel 1387 e inviò Dobrogost, arcivescovo di Poznań come ambasciatore presso il papa Urbano VI con una petizione per l'erezione di una sede episcopale a Vilnius e per la nomina di Andrzej Wasilko (già vescovo di Siret e confessore della regina Elisabetta d'Ungheria). Tutto fu concesso e fu autorizzata l'istituzione di un capitolo di dieci canonici. Sotto l'episcopato di Wasilko, furono costruite le chiese di san Giovanni, che divenne la parrocchiale della città, di san Martino e sant'Anna (rispettivamente nei castelli superiore e inferiore).

Alla morte di Wasilko nel 1398, gli succedette un francescano, Jakub Plichta (1398-1407), durante il cui episcopato la cattedrale di Vilnius fu distrutta da un incendio. Fra i suoi successori furono: Piotr Krakowczyk di Kustynia (1414-1421), che fu investito da papa Martino V di pieni poteri per convertire gli ortodossi di Lituania alla Chiesa cattolica; Matthias di Trakai (1421-1453), lituano, che inviò propri rappresentanti al Concilio di Basilea e si servì l'Inquisizione per combattere gli Ussiti, fondò molte chiese e difese strenuamente i diritti e i privilegi dei lituani.

Con Jan Łosowicz (1467-1481) molti ruteni furono convertiti al cattolicesimo e i francescani bernardini si stabilirono a Vilnius. Albert Tabor, lituano, invitò i domenicani a Vilnius e affidò loro la chiesa dello Spirito Santo; Albert Radziwiłł (1508-1519) morì in odore di santità; a Giovanni di Lituania (1519-1537) successe il principe Paweł Holszański (1534-1555) restaurò la cattedrale in stile gotico; Walerian Protasewicz Suszkowski (1556-1580) dovette combattere per il celibato ecclesiastico e per l'uso del latino come lingua liturgica; introdusse a Vilnius i gesuiti, fra i quali vi era Piotr Skarga.

I vescovi di Vilnius, presiedendo una vasta diocesi e godendo della carica temporale di senatori di Lituania, non potevano dedicare tutta la loro attenzione alle necessità spirituali del loro gregge; per ovviare al problema, dal XV secolo si avvelsero di vescovi coadiutori o ausiliari. Molti di questi, particolarmente nel XVI e XVII secolo, erano vescovi titolari di Methone (nel Peloponneso). Fra i più celebri si può menzionare Jurgis Kazimieras Ancuta (1723-1737, autore dell'opera "Jus plenum religionis catholicae in regno Poloniae", che mostrava che protestanti e ortodossi non avevano gli stessi diritti dei cattolici. A partire dal XVII secolo erano anche ausiliari per la Bielorussia

L'epoca della Riforma[modifica | modifica sorgente]

Il principe vescovo Jerzy Radziwiłł (1579-1591) diede impulso all'Università di Vilnius, fondò il seminario diocesano, e lo pose sotto la direzione dei gesuiti, introdusse i decreti del Concilio di Trento, e dopo essere stato creato cardinale, fu trasferito alla diocesi di Cracovia nel 1591. Il capitolo di conseguenza incaricò dell'amministrazione della diocesi il vescovo ausiliare, Ciprian. Alla sua morte nel 1594, il clero si divise in fazioni per la scelta del successore, fino a che Sigismondo III nominò Benedykt Wojna (1600-1615), che s'impegnò efficacemente per la canonizzazione del re san Casimiro, ad onore del quale nel 1604 fu posata la prima pietra di una chiesa a Vilnius. Ebbero successo i suoi sforzi per avere san Casimiro come santo patrono della Lituania. Il suo successore, Eustachy Wollowicz (1616-1630), fondò ospedali, invitò i Canonici Regolari Lateranensi a Vilnius, e combatté energicmente i protestanti e gli ortodossi. Abraham Wojna (1631-1649) introdusse i Fatebenefratelli e si oppose strenuamente al Calvinismo. Jerzy Tyszkiewicz (1650-1656) annesse tutta la Curlandia alla diocesi. Aleksander Sapieha (1666-1671) eresse la chiesa dei santi Pietro e Paolo a Vilnius, prendendo a modello la Basilica di San Pietro. La diocesi comprendeva a quel tempo 25 decanati con 410 chiese. Konstanty Kazimierz Brzostowski (1687-1722) introdusse a Vilnius gli scolopi e incoraggiò lo sviluppo degli ordini religiosi. Durante l'episcopato di Mikołaj Jan Zenkowicz (1730-1762), sorsero conflitti fra i gesuiti e gli scolopi, che risultarono nelle chiusura delle scuole degli scolopi. Il principe Ignacy Jakub Massalski (1762-1794) promosse la riforma del clero e devolse il suo immenso patrimonio alle chiese della diocesi.

La fiorente vita religiosa nella diocesi di Vilnius è attestata dal grande numero di sinodi che vi si tennero. Il primo ebbe luogo nel 1502, convocato dal vescovo Tabor. Fecero seguito i sinodi del 1526; del 1528, per raccogliere fondi per il restauro della cattedrale; del 1555, per opporsi alla diffusione del Luteranesimo; del 1582; del 1607, che emanò molti regolamenti per l'amministrazione dei sacramenti e la disciplina del clero; del 1630, per regolare l'amministrazione dei beni ecclesiastici; del 1654, per soccorrere lo stato con nuove imposte; del 1669 con i suoi regolamenti disciplinari; del 1685, con ordinanze relative all'amministrazione dei sacramenti e alla vita del clero; del 1744, con regolamenti riguardo al catechismo, ai matrimoni misti e agli esercizi spirituali. Dopo il sinodo del 1744, non ne furono tenuti altri, ma i vescovi indirezzeranno al clero lettere pastorali, di cui alcune notevoli per importanza.

Sotto il dominio dell'Impero russo[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'annessione della Lituania all'Impero russo, la diocesi di Vilnius non godé più di libertà di relazioni con la Santa Sede. Nel 1795 il capitolo nominò David Pilchowski vicario in spiritualibus. La Livonia fu accorpata alla diocesi e Jan Nepomucen Kossakowski (1798-1808) fu nominato vescovo. Fece molto per la prosperità del seminario. Alla sua morte il capitolo fu coinvolto in un conflitto con il metropolita cattolico di San Pietroburgo Siestrzencewicz, che usurpò diritti esclusivamente spettanti alla Santa Sede. Siestrzencewicz impose al di sopra del capitolo, come amministratore della diocesi, Hieronim Strojonowski (1808-1815), dopo la cui morte si arrogò il governo della diocesi attribuendosi il titolo di primate di Lituania. Nel 1798 la diocesi, fino ad allora suffraganea del'Gniezno, entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Mahilëu.

Nel 1827, dopo la morte di Siestrzencewicz, il vicario capitolare, Milucki, amministrò la diocesi per un breve periodo. Nel 1828 Andreas Klagiewicz fu nominato amministratore; fu inviato nell'interno della Russia durante l'Insurrezione del 1831, ritornò nel 1832, fu eletto vescovo di Vilnius nel 1839 e prese possesso della sede il 28 giugno 1841. Morì lo stesso anno, dopo aver assistito alla rovina della Chiesa greco-cattolica ucraina nella sua diocesi e ad una feroce persecuzione del Cattolicesimo. Il capitolo elesse allora Jan Cywinski come vicario, che ebbe il dolore di veder chiusa l'Università di Vilnius, il clero e le chiese della diocesi completamente spogliate delle loro proprietà. Morì il 17 novembre 1846. Nel 1848 gli successe Wacław Zylinski, che fu trasferito alla sede metropolitana di Mahilëŭ nel 1856, ma continuò a governare la diocesi fino al 1858.

Adam Stanisław Krasiński fu espulso dalla diocesi in conseguenza dell'Insurrezione del 1863, ciononostante continuò a governare la diocesi fino al 1883, quando si rifugiò a Cracovia. Il suo successore, Karol Hrynieweki, fu esiliato a Jaroslavl' dopo due anni di episcopato, e nel 1890 rinunciò alla cattedra vescovile e si ritirò in Galizia. Durante il suo esilio governò la diocese come vicario patriarcale Liudvikas Zdanovičius. Nel 1889 fu eletto vescovo Antanas Pranciškus Audzevičius, canonico di San Pietroburgo e dotto teologo. Morì nel 1895; la diocesi allora fu governata da Louis Zdanowicz, vescovo titolare di Dionysias. Nel 1897 gli successe il canonico Steponas Aleksandras Žvėravičius, e fu trasferito nel 1902 alla sede di Sandomierz. Prese il suo posto il barone Eduard von der Ropp, che si dedicò ad organizzare il movimento cattolico nella diocesi, incorrendo per questo nell'ostilità del governo russo. Esiliato a Pskov il vescovo Ropp, la diocesi fu affondata Kazimieras Mikalojus Michalkevičius come amministratore apostolico.

L'antica diocesi di Livonia, soppressa nel 1797, era stata incorporata nella diocesi di Vilnius, e nel 1798 ebbe come primo vescovo Adam Kossiafkowski (morto nel 1828), ma nel 1848 fu annessa alla diocesi di Samogizia (oggi arcidiocesi di Kaunas). Il 16 marzo 1799, in forza della bolla Saepe factum est di papa Pio VI, cedette 90 parrocchie a vantaggio dell'erezione della diocesi di Wigry (oggi diocesi di Łomża).

XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Il 28 ottobre 1925 con la bolla Vixdum Poloniae unitas di papa Pio XI furono riorganizzate le circoscrizioni ecclesiastiche polacche di rito latino: la diocesi di Vilnius, che era suffraganea dell'arcidiocesi di Mahilëu (oggi arcidiocesi di Minsk-Mahilëŭ), fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana ed ebbe come suffraganee le diocesi di Łomża e Pinsk.

Il 4 aprile 1926 in forza della bolla Lituanorum gente di papa Pio XI cedette una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Kaišiadorys.

Durante gli anni dell'occupazione sovietica i cattolici soffrirono la feroce persecuzione del potere statale. L'arcivescovo coadiutore Mečislovas Reinys fu incarcerato e morì in prigione nel 1953. Molti dei suoi parenti furono incarcerati e durante gli interrogatori gli offrirono senza successo la loro liberazione in cambio della sottomissione al potere. Il suo successore Julijonas Steponavičius nel 1961 fu deportato fuori dai confini dell'arcidiocesi. Passerà 28 anni in deportazione. Più di venti sacerdoti furono imprigionati. La vita della Chiesa subì pesanti restrizioni: furono proibiti l'insegnamento della Bibbia nelle scuole, il catechismo dei bambini, la pubblicazione di periodici e libri religiosi, il culto pubblico. Tutti i monasteri vennero chiusi, la maggior parte dei beni della Chiesa furono confiscati e ventitré chiese furono chiuse, compresa la cattedrale di Vilnius, trasformata in una pinacoteca.

Nel 1991 i territori della diocesi che si trovavano all'estero furono ceduti a nuove diocesi: il 13 aprile i territori bielorussi furono ceduti alla nuova diocesi di Hrodna e il 5 giugno i territori polacchi alla nuova diocesi di Białystok, che l'anno successivo è stata elevata ad arcidiocesi metropolitana.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

  • Andrzej Jastrzębiec, O.F.M. † (1388 - 14 novembre 1398 deceduto)
  • Jakub Plichta, O.F.M. † (5 maggio 1399 - 7 febbraio 1407 deceduto)
  • Mikołaj Gorzkowski † (gennaio 1408 - 1414 deceduto)
  • Piotr Krakowczyk † (15 febbraio 1415 - 22 dicembre 1422)
  • Matthias di Trakai † (4 maggio 1422 - 9 maggio 1453 deceduto)
  • Mikołaj z Sołecznik † (17 ottobre 1453 - 29 settembre 1467)
  • Jan Łosowicz † (4 maggio 1468 - 1481 deceduto)
  • Andrzej Szeliga † (27 agosto 1481 - 1491 deceduto)
  • Wojciech Tabor † (11 aprile 1492 - 27 marzo 1507 deceduto)
  • Albert Radziwiłł † (10 settembre 1507 - 19 aprile 1519 deceduto)
  • Giovanni di Lituania † (23 settembre 1519 - 15 marzo 1536 nominato vescovo di Poznań)
  • Paweł Holszański † (15 marzo 1536 - 4 settembre 1555 deceduto)
  • Walerian Protasewicz † (10 aprile 1556 - 31 dicembre 1579 deceduto)
  • Jerzy Radziwiłł † (31 dicembre 1579 - 9 agosto 1591 nominato vescovo di Cracovia)
  • Benedykt Wojna † (31 luglio 1600 - 22 ottobre 1615 deceduto)
Eustachy Wołłowicz su una medaglia del 1626
  • Eustachy Wołłowicz † (18 maggio 1616 - 19 gennaio 1630 deceduto)
  • Abraham Wojna † (24 marzo 1631 - 14 aprile 1649 deceduto)
  • Jerzy Tyszkiewicz † (9 dicembre 1649 - 17 gennaio 1656 deceduto)
  • Jan Karol Dowgiałło Zawisza † (16 ottobre 1656 - 9 marzo 1661 deceduto)
  • Jerzy Baiłłozor † (21 novembre 1661 - 17 maggio 1665 deceduto)
  • Aleksander Kazimierz Sapieha † (18 luglio 1667 - 22 maggio 1671 deceduto)
    • Sede vacante (1671-1682)
  • Mikołaj Stefan Pac † (25 maggio 1682[1] - 8 maggio 1684 deceduto)
  • Aleksander Kotowicz † (9 aprile 1685 - 30 novembre 1686 deceduto)
  • Konstanty Kazimierz Brzostowski † (24 novembre 1687 - 24 ottobre 1722 deceduto)
  • Maciej Józef Ancuta † (24 ottobre 1722 succeduto - 18 gennaio 1723 deceduto)
  • Karol Piotr Pancerzyński † (11 settembre 1724 - 19 febbraio 1729 deceduto)
  • Michał Jan Zienkowicz † (2 ottobre 1730 - 23 gennaio 1762 deceduto)
  • Ignacy Jakub Massalski † (29 marzo 1762 - 28 giugno 1794 deceduto)
    • Sede vacante (1794-1798)
  • Jan Nepomucen Kossakowski † (17 novembre 1798 - 26 agosto 1808 deceduto)
  • Hieronim Stojnowski † (26 settembre 1814 - 17 agosto 1815 deceduto)
    • Sede vacante (1815-1840)
  • Andrzej Benedykt Kłągiewicz † (14 dicembre 1840 - 27 dicembre 1841 deceduto)
    • Sede vacante (1841-1848)
  • Wacław Żyliński † (3 luglio 1848 - 18 settembre 1856 nominato arcivescovo di Mahilëŭ)
  • Adam Stanisław Krasiński, Sch.P. † (27 settembre 1858 - 15 marzo 1883 dimesso)
  • Karol Hryniewicki † (15 marzo 1883 - prima del 28 dicembre 1889 dimesso)
  • Antanas Pranciškus Audzevičius † (30 dicembre 1889 - 10 giugno 1895 deceduto)
  • Steponas Aleksandras Žvėravičius † (2 agosto 1897 - 17 settembre 1902 nominato vescovo di Sandomierz)
  • Eduard von der Ropp † (9 novembre 1903 - 25 luglio 1917 nominato arcivescovo di Mahilëŭ)
  • Beato Jurgis Matulaitis-Matulevičius, M.I.C. † (23 ottobre 1918 - 1º settembre 1925 dimesso)
  • Jan Feliks Cieplak † (14 dicembre 1925 - 17 febbraio 1926 deceduto)
  • Romualdas Jalbžikovskis † (24 giugno 1926 - 19 giugno 1955 deceduto)
    • Sede vacante (1955-1989)
  • Julijonas Steponavičius † (10 marzo 1989 - 18 giugno 1991 deceduto)
  • Audrys Juozas Bačkis (24 dicembre 1991 - 5 aprile 2013 ritirato)
  • Gintaras Grušas, dal 5 aprile 2013

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 857.745 persone contava 565.620 battezzati, corrispondenti al 65,9% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 1.031.000 2.300.000 44,8 595 570 25 1.732 53 150 442
1970 287.945 368.813 78,1 244 239 5 1.180 11 147 60
1980 331.589 427.404 77,6 265 258 7 1.251 10 117 71
1987  ? 800.000  ? 103 94 9  ? 9  ? 87
1999 600.000 845.500 71,0 139 104 35 4.316 1 40 221 89
2000 598.000 886.200 67,5 139 106 33 4.302 1 34 220 90
2001 502.400 867.200 57,9 153 114 39 3.283 1 42 215 91
2002 470.000 808.700 58,1 153 115 38 3.071 1 43 222 93
2003 573.000 814.000 70,4 154 116 38 3.720 1 41 226 93
2004 570.000 810.000 70,4 153 111 42 3.725 1 47 220 94
2010 565.620 857.745 65,9 171 126 45 3.307 1 60 198 96

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dall'11 agosto 1673 amministratore apostolico. Cfr. Eubel, vol. 5, p. 416.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]