Arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado

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Arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado
Archidioecesis Urbinatensis-Urbaniensis-Sancti Angeli in Vado
Chiesa latina
Urbino-duomo04.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Pesaro
Regione ecclesiastica Marche
  Arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.svg
Arcivescovo Giovanni Tani
Arcivescovi emeriti Francesco Marinelli
Sacerdoti 68 di cui 59 secolari e 9 regolari
742 battezzati per sacerdote
Religiosi 10 uomini, 108 donne
Diaconi 1 permanenti
Abitanti 54.900
Battezzati 50.500 (92,0% del totale)
Superficie 781 km² in Italia
Parrocchie 54
Erezione VI secolo (Urbino)
18 febbraio 1635 (Urbania e Sant'Angelo in Vado)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Concattedrali San Cristoforo Martire
San Michele Arcangelo
Santi patroni San Crescentino
San Cristoforo
San Michele Arcangelo
Indirizzo Piazza Pascoli 2, 61029 Urbino [Pesaro], Italia
Sito web www.arcidiocesiurbino.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2011 * *
Chiesa cattolica in Italia

L'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado (in latino: Archidioecesis Urbinatensis-Urbaniensis-Sancti Angeli in Vado) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Pesaro appartenente alla regione ecclesiastica Marche. Nel 2010 contava 50.500 battezzati su 54.900 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Giovanni Tani.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende i comuni di Acqualagna, Borgo Pace, Colbordolo, Fermignano, Isola del Piano, Mercatello sul Metauro, Montecalvo in Foglia, Peglio, Petriano, Piobbico, Sassocorvaro, Sant'Angelo in Vado, Urbania e Urbino. Comprende inoltre parte dei comuni di Lunano, Fossombrone, Montelabbate e Piandimeleto.

Sede arcivescovile è la città di Urbino, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Urbania e a Sant'Angelo in Vado si trovano le concattedrali dedicate rispettivamente a San Cristoforo martire e a San Michele arcangelo.

Il territorio è suddiviso in 54 parrocchie.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Diocesi di Urbino[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Urbino fu eretta nel VI secolo, sebbene la tradizione indichi come primo vescovo Evandro, vissuto nel IV secolo. Il primo riscontro storico certo dell'esistenza della diocesi risale al 593, anno in cui è menzionato il vescovo Leonzio, a cui Gregorio Magno affida l'amministrazione della chiesa di Rimini.

Nel 1021 la primitiva cattedrale di San Sergio, che sorgeva fuori dell'abitato, fu abbandonata e la sua sede trasferita dal vescovo Teodorico nella chiesa di Santa Maria.

Nel 1380 il beato Pietro Gambacorta diede vita, a poca distanza da Urbino, alla congregazione dei Poveri eremiti di San Gerolamo, che si diffuse in Italia.

Il 7 luglio 1563 fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana con la bolla Super universas di papa Pio IV. Originariamente le furono assegnate come suffraganee le diocesi di Cagli, Senigallia, Pesaro, Fossombrone, Montefeltro e Gubbio.

Il 21 novembre 1592 fu istituito il seminario diocesano.

Il patrimonio architettonico delle diocesi fu colpito dal terremoto del 3 giugno 1781. La cupola della cattedrale di Urbino cedette nel gennaio del 1789, provocando danni alle opere d'arte custodite nella chiesa.

Durante il periodo napoleonico l'arcidiocesi di Urbino fu guidata dal vescovo Spiridione Berioli, di tendenze filonapoleoniche, con qualche contrasto con il clero diocesano. Tuttavia, dopo la caduta di Napoleone, Berioli abbandonò le simpatie liberali. Durante il suo episcopato, nel 1801, si riaprì la cattedrale restaurata in forme neoclassiche.

Dopo l'annessione delle Marche al Regno d'Italia l'arcidiocesi di Urbino dovette subire la politica anticlericale del governo unitario. L'arcivescovo Angeloni, considerato un reazionario, fu arrestato tre volte. Intanto, in tutta la seconda metà dell'Ottocento sorsero istituti di carità: l'orfanotrofio, la "Casa delle Convertite", la conferenza di San Vincenzo de Paoli, l'istituto Santa Felicita per l'istruzione di ragazze povere, la Banca Cattolica, le cooperative cattoliche e le casse rurali.

Nel 1900 nacque il giornale diocesano "L'Ancora", seguito da "Il Dovere" e da "Il lavoro", che si opponeva alla stampa socialista.

Diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado[modifica | modifica wikitesto]

Tiphernum Metaurense, l'odierna Sant'Angelo in Vado, fu probabile sede vescovile già nell'antichità, poi distrutta dai Goti nel VI secolo. Infatti non è chiara la distinzione dei vescovi di Tiferno, che potrebbero appartenere alla sede di Città di Castello in Umbria (Tiphernum Tiberiacum), o alla sede marchigiana: a quest'ultima Lanzoni attribuisce con certezza il vescovo Lucifero, menzionato nel 465, e con il beneficio del dubbio il vescovo Mario, menzionato nel 499.

Il 18 febbraio 1635[1], con due bolle dal medesimo incipit Pro excellenti praeminentia[2], papa Urbano VIII eresse le città di Urbania e di Sant'Angelo in Vado in sedi diocesane, le unì aeque principaliter e le dichiarò suffraganee di Urbino.

Le diocesi traevano origine dall'abbazia nullius San Cristoforo di Castel Durante, dichiarata esente l'8 marzo 1401, ricavandone il territorio dalla diocesi di Urbino. Il territorio dell'abbazia nullius e delle successive diocesi comprendeva Sant'Angelo in Vado e Sassocorvaro, nonché Castel Durante, che per omaggio al pontefice che ne fece sede vescovile, cambiò nome in Urbania. Le diocesi incorporarono anche le collegiate nullius[3] di Mercatello (eretta nel 1180) e di Lamoli, a seguito del breve Cum nuper nos del 20 ottobre 1636[4]. La residenza vescovile, secondo le bolle d'erezione, spettava in alternanza a Sant'Angelo in Vado e a Urbania, con alternanza da un vescovo all'altro.

Le sedi unite[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 aprile 1965, alla morte del vescovo Giovanni Capobianco, le diocesi di Sant'Angelo in Vado e di Urbania restarono sedi vacanti, fino a quando il 23 maggio 1977 furono unite in persona episcopi all'arcidiocesi di Urbino con l'arcivescovo Ugo Donato Bianchi.

Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, è stata stabilita la plena unione delle tre diocesi e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale.

L'arcidiocesi perse la dignità metropolitica l'11 marzo 2000 a favore dell'arcidiocesi di Pesaro.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi e arcivescovi di Urbino[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Tiphernum Metaurense[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucifero † (menzionato nel 465)
  • Mario † (menzionato nel 499)[10]

Vescovi di Urbania e Sant'Angelo in Vado[modifica | modifica wikitesto]

  • Onorato Onorati † (22 settembre 1636 - agosto 1683 dimesso)
  • Orazio Ondedei † (10 aprile 1684 - marzo 1688 deceduto)
  • Pietro Barugi † (15 novembre 1688 - maggio 1708 deceduto)
  • Antonio Antonelli † (6 maggio 1709 - 17 novembre 1711 deceduto)
  • Giovanni Vincenzo Castelli, O.P. † (21 marzo 1714 - 24 settembre 1736 deceduto)
  • Giuseppe Fabbretti † (19 novembre 1736 - 18 novembre 1747 deceduto)
  • Deodato Baiardi † (18 dicembre 1747 - 28 novembre 1776 deceduto)
  • Giovanni Pergolini † (17 febbraio 1777 - agosto 1779 deceduto)
  • Paolantonio Agostini Zamperoli † (13 dicembre 1779 - circa 1813 deceduto)
    • Sede vacante (1813-1816)
  • Francesco Leonini † (22 luglio 1816 - 9 aprile 1822 deceduto)
    • Sede vacante (1822-1824)
  • Francesco Tassinari † (27 settembre 1824 - 27 dicembre 1832 deceduto)
  • Lorenzo Parigini † (15 aprile 1833 - 24 dicembre 1848 deceduto)
  • Antonio Boscarini † (20 aprile 1849 - 3 giugno 1872 deceduto)
  • Giovanni Maria Maioli † (29 luglio 1872 - 19 giugno 1893 deceduto)
  • Francesco Baldassarri † (18 maggio 1894 - 15 aprile 1901 nominato vescovo di Imola)
  • Antonio Valbonesi † (15 aprile 1901 - 4 maggio 1906 dimesso)
    • Sede vacante (1906-1908)
  • Luigi Giacomo Baccini, O.F.M.Cap. † (18 agosto 1908 - 16 gennaio 1935 deceduto)
  • Giovanni Capobianco † (1º aprile 1935 - 7 aprile 1965 deceduto)
    • Sede vacante (1965-1977)
  • Ugo Donato Bianchi † (23 maggio 1977 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado)

Arcivescovi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 54.900 persone contava 50.500 battezzati, corrispondenti al 92,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
arcidiocesi di Urbino
1950 46.700 47.000 99,4 116 108 8 402 10 82 97
1970 38.450 38.500 99,9 84 74 10 457 10 94 111
1980 36.200 38.200 94,8 84 71 13 430 13 85 111
diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado
1950 17.664 17.664 100,0 71 58 13 248 10 91 61
1970 9.582 9.582 100,0 33 29 4 290 4 84 37
1980 13.450 13.463 99,9 44 42 2 305 2 82 57
arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado
1990 50.700 51.000 99,4 97 86 11 522 11 145 51
1999 52.600 54.000 97,4 81 72 9 649 9 126 53
2000 53.100 54.500 97,4 81 71 10 655 10 125 53
2001 53.500 55.000 97,3 78 65 13 685 1 13 130 53
2002 54.623 57.617 94,8 81 65 16 674 1 17 143 53
2003 54.600 57.600 94,8 79 63 16 691 1 16 143 54
2004 54.600 57.600 94,8 70 60 10 780 10 140 54
2010 50.500 54.900 92,0 68 59 9 742 1 10 108 54

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cappelletti riporta l'anno 1635, mentre l'Annuario Pontificio il 1636.
  2. ^ Testo delle bolle in: Cappelletti, op. cit., pp. 414-420 e 425-432.
  3. ^ Cappelletti parla di castelli nullius dioecesis (op. cit., p. 434).
  4. ^ Testo del breve in: Cappelletti, op. cit., pp. 434-436.
  5. ^ Vescovo di Ursinum, che secondo Lanzoni potrebbe essere Bolsena (Vulsinii) o Urbino (Urbinum). Per Cappelletti invece, Evandro fu vescovo di Ajaccio in Corsica.
  6. ^ Vescovo citato da Lanzoni, secondo la testimonianza di Paolo Diacono nella Vita Gregorii del IX secolo.
  7. ^ Matteo Ghiri non acconsentì al trasferimento a Forlì, per cui la nomina di Giorgio non ebbe effetto.
  8. ^ Annuaire Pontifical Catholique, 1905.
  9. ^ Annuaire Pontifical Catholique, 1910.
  10. ^ Potrebbe appartenere anche alla sede di Tiphernum Tiberiacum, ossia Città di Castello.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Urbino[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Urbania e Sant'Angelo in Vado[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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