Arcidiocesi di Pechino

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Arcidiocesi di Pechino
Archidioecesis Pechimensis
Chiesa latina
Maria immaculata bejing.jpg
Diocesi suffraganee
Anguo, Baoding, Daming, Jingxian, Lulong, Tianjin, Weixian, Xianxian, Xingtai, Xuanhua, Zhaoxian, Zhengding
Arcivescovo sede vacante
Sacerdoti 119 di cui 80 secolari e 39 regolari
1.814 battezzati per sacerdote
Religiosi 400 uomini, 300 donne
Battezzati 215.915
Superficie 30.000 km² in Cina
Parrocchie 75
Erezione 1690
Rito latino
Cattedrale Immacolata Concezione
Indirizzo Missione Cattolica, Si-She-Ku, Pechino, Hebei, Cina
Sito web www.tianguangbao.org
Dati dall'Annuario Pontificio 2007 riferiti al 1950 * *
Chiesa cattolica in Cina

L'arcidiocesi di Pechino (in latino: Archidioecesis Pechimensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica. Nel 1949 contava 215.915 battezzati. È attualmente sede vacante.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

L'arcidiocesi comprende la città di Pechino, municipalità con status di provincia, dove si trova la cattedrale dell'Immacolata Concezione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La prima presenza cattolica in Cina risale all'epoca del viaggio di Marco Polo nel XIII secolo. Sotto la dinastia Yuan, nel 1307, fu eretta l'arcidiocesi di Khanbaliq, nome con cui era conosciuta in quell'epoca la città di Pechino: in essa lavorò per 20 anni il francescano Giovanni da Montecorvino, ritenuto il fondatore del cristianesimo cinese. Nel 1313 fu eretta una seconda circoscrizione cinese, la diocesi di Zayton. Con la fine della dinastia Yuan e l'inizio della dinastia Ming si iniziarono una serie di persecuzioni contro i cristiani, che posero fine a questo primo tentativo di evangelizzare la Cina.

La diocesi di Pechino fu eretta il 10 aprile 1690 con la bolla Romani Pontificis di papa Alessandro VIII, ricavandone il territorio dalla diocesi di Macao. Originariamente era suffraganea dell'arcidiocesi di Goa in India e posta sotto il controllo del patronato regio del Portogallo.

La bolla di erezione della diocesi però non ne specificava i limiti territoriali.[1] Così il 15 ottobre 1696, con il breve E sublimi sedis di papa Innocenzo XII, furono definiti i limiti della diocesi, compresi in tre province cinesi (Pechino, Chantong e Leaotong).[2] Nei territori dismembrati dalla diocesi di Pechino furono successivamente eretti i vicariati apostolici di Shansi (oggi arcidiocesi di Taiyuan) e di Shensi (oggi arcidiocesi di Xi'an).

Nel 1782 la diocesi non aveva un capitolo né alcun monastero né maschile né femminile; i sacerdoti erano poco più di venti, compresi i missionari.

Il 9 settembre 1831, il 14 agosto 1838 e il 3 settembre 1839 cedette porzioni di territorio a vantaggio dell'erezione rispettivamente dei vicariati apostolici di Corea (oggi arcidiocesi di Seoul), di Leaotong (oggi arcidiocesi di Shenyang) e di Chantong (oggi arcidiocesi di Jinan).

Il 30 maggio 1856 la diocesi fu soppressa da papa Pio IX ed il suo territorio suddiviso in tre nuovi vicariati apostolici: Chi-li settentrionale, Chi-li sud-orientale (oggi diocesi di Xianxian) e Chi-li sud-occidentale (oggi diocesi di Zhengding). Questa decisione della Santa Sede comportò la fine del patronato portoghese sulla diocesi e conseguentemente la sostituzione dei missionari portoghesi con i Lazaristi francesi.[3]

Il 23 dicembre 1899, il 14 febbraio 1910 ed il 27 aprile 1912 il vicariato apostolico di Chi-li settentrionale cedette porzioni di territorio a vantaggio dell'erezione rispettivamente del vicariato apostolico di Chi-li orientale (oggi diocesi di Lulong), del vicariato apostolico di Chi-li centrale (oggi diocesi di Baoding) e del vicariato apostolico di Chi-li marittimo (oggi diocesi di Tianjin).

Il 3 dicembre 1924 il vicariato apostolico assunse il nome di vicariato apostolico di Pechino.

Il 10 maggio 1926 e il 25 maggio 1929 cedette altre porzioni di territorio a vantaggio dell'erezione rispettivamente del vicariato apostolico di Xuanhuafu (oggi diocesi di Xuanhua) e della missione sui iuris di Yixian (oggi prefettura apostolica).

L'11 aprile 1946 il vicariato apostolico è stato elevato al rango di arcidiocesi metropolitana con la bolla Quotidie Nos di papa Pio XII.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

Arcivescovi di Khanbaliq o Cambalu[modifica | modifica sorgente]

  • Andreuccio da Assisi, O.Min. ?
  • Beato Giovanni da Montecorvino, O.Min. † (23 luglio 1307 - 1328 deceduto)
  • Nicolas da Botras, O.Min. † (18 settembre 1333 - 1338 deceduto)
  • Cosma, O.Min. † (circa 1369 - 11 marzo 1370 nominato arcivescovo di Saraj)
  • Guglielmo da Villanova, O.Min. † (11 marzo 1370 - ?)
  • ...
  • Giacomo Camporea, O.P. † (2 ottobre 1426 - 23 gennaio 1441 nominato vescovo di Caffa)

Vescovi di Pechino[modifica | modifica sorgente]

  • Bernardino Della Chiesa, O.F.M. † (10 aprile 1690 - 21 dicembre 1721 deceduto)[4]
  • Francisco de la Purificación, O.S.A. † (21 febbraio 1725 - 1734 deceduto)[5]
  • Polycarpo de Sousa, S.J. † (19 dicembre 1740 - 26 maggio 1757 deceduto)
  • Giovanni Damasceno Salustri della Concezione, O.A.D. † (20 luglio 1778 - 24 settembre 1781 deceduto)
  • Alexandre de Gouvea, T.O.R. † (16 dicembre 1782 - 6 luglio 1808 deceduto)
  • Joaquim da Souza Saraiva, C.M. † (6 luglio 1808 succeduto - 18 febbraio 1818 deceduto)
    • Cayetano Pires Pireira, C.M. † (1827 - 2 novembre 1838) (amministratore apostolico)
    • Joseph-Martial Mouly, C.M. † (28 aprile 1846 - 3 gennaio 1856 nominato vescovo) (amministratore apostolico)
  • Joseph-Martial Mouly, C.M. † (3 gennaio 1856 - 30 maggio 1856 nominato vicario apostolico del Chi-Li settentrionale)

Vicari apostolici di Chi-Li settentrionale[modifica | modifica sorgente]

  • Joseph-Martial Mouly, C.M. † (30 maggio 1856 - 4 dicembre 1868 deceduto)
  • Edmond-François Guierry, C.M. † (4 dicembre 1868 succeduto - 21 gennaio 1870)
  • Louis-Gabriel Delaplace, C.M. † (21 gennaio 1870 - 24 maggio 1884 deceduto)
  • François-Ferdinand Tagliabue, C.M. † (5 agosto 1884 - 13 marzo 1890 deceduto)
  • Jean-Baptiste-Hippolyte Sarthou, C.M. † (6 giugno 1890 - 13 aprile 1899 deceduto)
  • Pierre-Marie-Alphonse Favier, C.M. † (13 aprile 1899 succeduto - 4 aprile 1905 deceduto)
  • Stanislas Jarlin, C.M. † (5 aprile 1905 succeduto - 3 dicembre 1924 nominato vicario apostolico di Pechino)

Vicari apostolici di Pechino[modifica | modifica sorgente]

  • Stanislas Jarlin, C.M. † (3 dicembre 1924 succeduto - 27 gennaio 1933 deceduto)
  • Paul Leon Cornelius Montaigne, C.M. † (27 gennaio 1933 succeduto - aprile 1946 dimesso)

Arcivescovi di Pechino[modifica | modifica sorgente]

  • Thomas Tien Ken-sin, S.V.D. † (11 aprile 1946 - 24 luglio 1967 deceduto)
    • Sede vacante
    • Joseph Yao Guang-yu, C.M. † (26 luglio 1959 consacrato - 1964 ? deceduto)
    • Michel Fu Tieshan † (21 dicembre 1979 consacrato - 20 aprile 2007 deceduto)[6]
    • Matthias Pei Shang-de, C.D.D. † (29 giugno 1989 consacrato - 24 dicembre 2001 deceduto) (vescovo clandestino)
    • Joseph Li Shan, dal 21 settembre 2007[7]

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 1949 contava 215.915 battezzati.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1949 215.915  ?  ? 119 80 39 1.814 400 300 75

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il re del Portogallo, da cui dipendeva la diocesi, attribuì a Pechino le province di Chantong, Leaotong, Chansi, Chensi, Honan e Sutchuen (cfr. Joseph de Moidrey, La hiérarchie catholique en Chine, en Corée et au Japon (1307-1914), Chang-Hai 1914, p. 35).
  2. ^ Bolla E sublimi sedis n. 6.
  3. ^ Joseph de Moidrey, La hiérarchie catholique en Chine, en Corée et au Japon (1307-1914), Chang-Hai 1914, pp. 140-146. Le disposizioni romane furono implicitamente confermate dal concordato tra Santa Sede e Portogallo dell'11 febbraio 1857, dove non si fa più menzione delle diocesi di Pechino e di Nanchino, ugualmente soppressa (cfr. A. Herculano, A reaccão ultramontana em Portugal ou A concordata de 21 de fevereiro, Lisboa 1857, pp. 3 e sgg.).
  4. ^ a b Residente a Linqing.
  5. ^ Residente a Canton.
  6. ^ Decesso di Mons. Fu Tieshan dal sito dell'Agenzia Fides.
  7. ^ Sulla controversa figura di questo vescovo cfr. eglasie.mepasie.org e Asia News.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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