Archimede (sommergibile 1939)

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Archimede
Un'immagine dell'Archimede
Un'immagine dell'Archimede
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo sommergibile
Classe Brin
Proprietario/a Regia Marina
Cantiere Franco Tosi, Taranto
Impostata 23 dicembre 1937
Varata 5 marzo 1939
Entrata in servizio 18 aprile 1939
Caratteristiche generali
Dislocamento in superficie 1016 t
in immersione 1266 t
Lunghezza 70,5 m
Velocità in superficie 17,3 nodi
in immersione 7,7 nodi
Autonomia superficie:

In immersione:

  • 90 miglia a 4 nodi
  • 8 miglia a 8 nodi
Equipaggio 9 ufficiali
50 sottufficiali e comuni
Armamento
Armamento alla costruzione[1]:

dal 1941:

dati tratti da[2]

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L'Archimede fu un sommergibile della Regia Marina appartenente alla classe Brin. La sua costruzione avvenne nei Cantieri Tosi di Taranto. La scafo venne impostato in varato il 5 marzo 1939 a Taranto, e consegnato alla Regia Marina il 18 aprile dello stesso anno.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

L'unità a scafo semplice dislocava 1016 tonnellate in superficie e 1266 in immersione. Il battello era armato con otto tubi di lancio per siluri da 533 mm (con un totale di 12 siluri) ed inizialmente con un cannone da 100/43 installato in coperta su di una piattaforma brandegiabile nella parte poppiera della torretta. Il pezzo venne sostituito con un cannone da 100/47 che però venne montato a proravia della torretta. Completavano l'artiglieria 4 mitragliere da 13,2 mm antiaeree.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Mar Rosso e l'evacuazione dei sommergibili da Massaua[modifica | modifica wikitesto]

All’inizio della seconda guerra mondiale era inquadrato nella LXXXII Squadriglia Sommergibili con base a Massaua (Eritrea), sul Mar Rosso.

Partì per la sua prima missione il 19 giugno 1940 ma dovette rientrare ad Assab dopo una settimana[3]: si erano infatti verificate perdite di cloruro di metile (usato come gas refrigerante) che avevano ucciso quattro uomini e intossicato molti altri (altri due morirono dopo essere stati sbarcati[4], otto impazzirono e 24 rimasero gravemente intossicati)[5].

L’apparato di condizionamento fu poi modificato per sostituire il cloruro di metile con il freon; l’Archimede tornò in servizio il 31 agosto[4].

A inizio 1941 divenne evidente la prossima caduta dell’Africa Orientale Italiana e quindi i sommergibili furono preparati per il trasferimento a Bordeaux, sede della base atlantica italiana di BETASOM: l’Archimede partì il 3 marzo 1941, passò per il Canale del Mozambico, doppiò il Capo di Buona Speranza e s’incontrò per il rifornimento con la nave cisterna tedesca Northmark; transitò poi a ovest delle Isole di Capo Verde e delle Azzorre, passò nel Golfo di Biscaglia e raggiunse Bordeaux il 7 maggio 1941[6][2].

L'attività in Atlantico e la perdita[modifica | modifica wikitesto]

Il sommergibile, dopo alcuni lavori, operò quindi in Atlantico, dapprima al comando del capitano di corvetta Gianfranco Gazzana Priaroggia: il 23 maggio 1942 attaccò infruttuosamente l’incrociatore USS Milwaukee ed il cacciatorpediniere USS Moffet (lanciò due siluri e furono uditi altrettanti scoppi ma non risultano danneggiamenti)[2][7], il 16 giugno affondò con un siluro[2] il piroscafo panamense Cardina (5586 tsl) sulla rotta Buenos Aires-Trinidad[7] e l’indomani attaccò senza esito il piroscafo statunitense Columbian[7].

Il 15 settembre 1942 partì per un’altra missione di agguato nella zona compresa fra Freetown e Capo San Rocco al comando del tenente di vascello Guido Saccardo ed il 9 ottobre immobilizzò il transatlantico (usato come trasporto truppe) Oronsay (20.043 tsl) con due siluri, finendolo poi con altri cinque dopo che l’equipaggio l’ebbe abbandonato sulle scialuppe[8]. Durante la notte attaccò un altro grosso piroscafo passeggeri convertito in trasporto truppe, il New Hellas (16.991 tsl); i siluri colpirono ma non esplosero e la nave, illesa, poté sfuggire alla massima velocità[8]. Il 17 novembre l’Archimede rientrò alla base[8].

Partì per un’ulteriore missione il 26 febbraio 1943 e il 15 aprile, mentre navigava alla volta del punto stabilito per l’appuntamento con un sommergibile rifornitore tedesco, fu attaccato da un idrovolante PBY Catalina; l’Archimede reagì con le mitragliere danneggiandolo, ma fu colpito da quattro bombe e affondò spezzandosi in due al largo dell’isola Fernando de Noronha (a circa 350 miglia da Natal)[9].

Dell’equipaggio, 42 uomini affondarono assieme all’Archimede mentre 25 (fra cui il comandante Saccardo) furono sbalzati in acqua e salirono su tre canotti lanciati dallo stesso Catalina (ma privi di scorte di viveri)[9].

Nei quindici giorni successivi, 6 uomini morirono di fame e di sete; uno dei canottini, con 7 uomini (incluso Saccardo) scomparve il 1º maggio nel tentativo di raggiungere una nave avvistata in lontananza; un altro, con 6 uomini, sparì un paio di giorni dopo; l’ultimo rimasto fu trovato da un peschereccio l’8 maggio 1943 nei pressi di Fernando de Noronha, 27 giorni dopo l’affondamento: l’unico superstite del sommergibile (su 6 uomini che si trovavano nel canotto) fu il sottocapo Giuseppe Lo Cocco[10].

L'Archimede aveva svolto in tutto 7 missioni di guerra, percorrendo 43.847 miglia in superficie e 2058 in immersione[11].

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Nell'affondamento, avvenuto a 3° 23' di latitudine Sud e 30° 28' di longitudine Ovest (a circa 140 miglia da Fernando de Noronha), perirono con i 57 sottufficiali e marinai gli ufficiali:

  • Guido Saccardo, comandante Capitano di Corvetta;
  • Ennio Suriano, tenente di vascello;
  • Adolfo Magnano, sottotenente di vascello;
  • Carlo Greppi, guardiamarina;
  • Italo Santin, guardiamarina;
  • Franco Firrao, capitano del genio navale;
  • Bruno Miani, tenente del genio navale direzione macchine;
  • Camillo Boeteschi e Diego La Licata, sottotenenti del genio navale direzione macchine.
  • Giuseppe Cantù, cannonniere prima classe

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da Navypedia.
  2. ^ a b c d Sommergibile Archimede
  3. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 392-393
  4. ^ a b Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 393
  5. ^ Rsmg Archimede Ii, Una Camera A Gas? - Betasom - XI Gruppo Sommergibili Atlantici
  6. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 412-413
  7. ^ a b c Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 518
  8. ^ a b c Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 531
  9. ^ a b Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 544
  10. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 544-545
  11. ^ Attività Operativa

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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