Arco (musica)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Archetto)
Modello francese e tedesco di arco per contrabbasso

L'arco (o archetto) è un'asticciola di legno che tiene in tensione un fascio di crini, i quali, sfregando le corde degli strumenti ad arco, le mettono in vibrazione producendo il suono.

Materiali e costruzione[modifica | modifica sorgente]

È costituito da una bacchetta in legno, curvato a caldo. Nel corso della storia sono stati utilizzati vari tipi di legno per costruire le bacchette. Nel medioevo si impiegavano legni autoctoni, nel Seicento si è affermato l'uso di legni tropicali che offrono caratteristiche meccaniche decisamente superiori al legname europeo, dapprima legno serpente e legno ferro, gradualmente sostituiti nel secolo successivo dal pernambuco. Per gli archi economici e di scarsa qualità si utilizza spesso il legno brasiliano. I pernambuco e il legno brasile derivano dalla stessa specie di albero (Caesalpinia sappan L, o legno sappon, originario dell'Asia; Caesalpinia echinata, o legno pernambuco, originario del Brasile), il pernambuco viene ricavato dalla parte centrale dell'albero ed è molto più scuro (il legno brasiliano viene colorato di scuro per renderlo simile). Il pernambuco è un legno pesante, resinoso e molto elastico, presenta inoltre una grande velocità nella propagazione del suono.

Da qualche tempo, vengono anche costruite bacchette con materiali sintetici come vetroresina e fibra di carbonio (o in legno con un'anima in fibra di carbonio). Il risultato è un arco teoricamente meno soggetto ad usura e molto leggero e con un miglior rapporto qualità-prezzo in particolare per gli archi in fibra di carbonio, inoltre sembra essersi trovato il corretto equilibrio con archi misti sia in carboni che legno brasile. Tuttavia i prezzi degli "archi misti" decisamenti alti li riportano nella fascia di prezzo per strumenti professionali.

Sono stati utilizzati anche vari altri materiali come il titanio, l'alluminio, l'argento e l'oro.

Arco per violoncello

Agli estremi dell'arco (testa e tallone) viene fissato un fascio di crini di cavallo mediante un'operazione detta "incrinatura": si tratta di «una operazione piuttosto complessa e delicata che richiede notevole esperienza. Per una buona incrinatura si debbono usare crini di coda di cavallo maschio (quelli di cavalla sono deboli, grassi, giallastri e indeboliti dall'urina)»[1] Decisamente insoddisfacente è risultato l'impiego di crini sintetici. Il fascio di crine viene tenuto teso dall'elasticità del legno e da un meccanismo a vite che muove il "nasetto" (parte dove l'arco viene impugnato, generalmente realizzata in ebano, talvolta in avorio, tartaruga ed altri materiali ricercati, con intarsi e finiture in madreperla, argento o oro). Il "nasetto" viene a volte erroneamente chiamato "tallone", mentre "tallone" è tutta la parte finale, compresi "vite madre", "vite" e "capezzolo". Taluni chiamano impropriamente "nasetto" la punta dell'archetto, parte della "testa" realizzata generalmente in avorio.

Progredendo nella dimensione dello strumento, dal violino fino al contrabbasso, l'arco diviene più corto, la bacchetta più grossa e più spessi e numerosi i crini.

I crini vengono fatti strisciare sulle corde dello strumento per produrre il suono; per aumentare l'attrito sulle corde, il crine deve essere frequentemente trattato con colofonia, una sostanza ottenuta dalla distillazione di resine vegetali, detta comunemente pece greca o resina, che di solito si applica ogni volta che lo strumento viene suonato.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Dettaglio della punta dell'arco della Santa Cecilia di Guido Reni (1606)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Violino barocco#Arco.

L'arco degli strumenti medievali e rinascimentali era spesso corto, molto semplice e di forma effettivamente convessa (da qui il suo nome) in quanto non veniva effettuata la curvatura a caldo. Le crine avevano una tensione fissa e venivano fissate in alto direttamente alla bacchetta. Nel XVI secolo gradualmente si cominciano a costruire le punte, nelle quali venivano alloggiate le crine. Con il progredire della tecnica esecutiva, in particolare del violino, è divenuto più lungo e più piatto (arco tardobarocco e tartiniano) fino a prendere la sua attuale forma, leggermente concava (arco classico ed ottocentesco), in ragione della curvatura.

Punte di archi storici da violino a confronto: (dall'alto) François Tourte, fine XVIII sec., francese inizio XVIII sec.; seconda metà XVII sec.

Il legno dell'arco è sottoposto a forti sollecitazioni, quindi con il tempo e l'uso o la tensione prolungata, l'arco può snervarsi e perdere elasticità; in particolare, se mantenuto in tensione per lunghi periodi di tempo, può danneggiarsi; ciò non impedisce però che tutt'oggi siano conservati e siano ancora usati pregiatissimi archi del XVII, XVIII e XIX secolo.

Da notare che gli archetti non vengono costruiti dal liutaio, ma da un archettaio, le due professioni sono spesso nettamente separate.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Malusi, p. 74.
    Brazoli (p. 38) riferisce anche di tentativi di commercializzare crine di cavalla, imbiancato con soda o potassa caustica, "ma – conclude – è di poca durata"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Branzoli, Manuale storico del violinista: corredato da un sunto cronologico storico dei fabbricatori di strumenti d'arco, de' più famosi esecutori, dei migliori compositori di musica instrumentale e da 66 illustrazioni intercalate nel testo, Firenze, G. Venturini, 1894 (accessibile gratuitamente on-line su Openlibrary.org)
  • Lauro Malusi, L'arco degli strumenti musicali: storia, tecnica, costruttori, valutazioni, Padova, G. Zanibon, 1981. ISBN 9788886642217
  • Leopoldo Fontanarosa, La tecnica dell’arco di Nicolò Paganini, in «A tutto arco», (rivista ufficiale di ESTA Italia-European String Teachers Association), anno 4, numero 7, 2011, pp. 22-29.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]