Archelao di Cilicia

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Archelao di Cilicia (greco: Ἀρχέλαος; latino: Archelaus; ... – 38) fu un principe della Cappadocia[1] di origine anatolica e un sovrano vassallo dei romani[2] della Cilicia Trachea e della Licaonia orientale.[3] È talvolta chiamato Archelao minore[1] o Archelao II[4] per distinguerlo da suo padre, Archelao di Cappadocia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Archelao discendeva dall'omonimo generale di Mitridate VI del Ponto,[5] fondatore della sua dinastia. Era figlio del re Archelao di Cappadocia e della sua prima moglie, una principessa armena dal nome non tramandato dalle fonti; sua sorella fu la principessa Glafira,[5] imparentata alla dinastia erodiana, madre di Tigrane V di Armenia, di Alessandro e di una figlia dal nome sconosciuto.

Nel 25 a.C., Augusto assegnò ad Archelao di Cappadocia alcuni ulteriori territori, tra cui la città di Elaussia Sebaste,[6] che Archelao fece la sua nuova capitale; qui si trasferì con la famiglia e qui passò la giovinezza Archelao di Cilicia.

Archelao di Cappadocia morì nel 17; la Cappadocia divenne provincia romana e l'Armenia minore fu assegnata ad Artaxias III; i Romani concessero ad Archelao di governare, come sovrano vassallo, la Cilicia Trachea, con le relative dipendenze marittime,[7] Derbe, Laranda e tutte le regini limitrofe fino alla Licaonia orientale.[3] Archelao poté governare anche sulla piccola regione cilicia della Cetis.[8]

Nel 36 la tribù cappadoce dei Cieti, soggetta ad Archelao, oppose resistenza alla riforma fiscale in senso romano voluta dal sovrano;[1] la tribù si ritirò sui monti del Tauro dove, sfruttando il terreno difficile, riuscì a tenere testa alle truppe di Archelao. Questi, allora, si rivolte al governatore romano della Siria, Lucio Vitellio, che mandò quattromila legionari - oltre alle truppe ausiliarie - al comando di Marco Trebellio;[9] i Romani assediarono i Cieti, che dopo una breve resistenza si arresero.[1]

Archelao morì nel 38 senza lasciare eredi. I suoi territori furono assegnati ad Antioco IV di Commagene; quando nacque il figlio di Antioco, esso ricevette il nome di Gaio Giulio Archelao Antioco Epifane in onore del defunto sovrano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Tacito, Annali, 6.41
  2. ^ Wilson, Encyclopedia of ancient Greece, p.161
  3. ^ a b Levick, Tiberius the Politician, p. 110.
  4. ^ Vogt, Aufstieg und Niedergang der römischen Welt: Geschichte und Kultur Roms im Spiegel der neueren Forschung, Volume 1, p. 2091.
  5. ^ a b Dueck, Strabo’s cultural geography: the making of a kolossourgia, p. 208.
  6. ^ Dueck, Strabo’s cultural geography: the making of a kolossourgia, p. 205.
  7. ^ Syme, Anatolica: studies in Strabo, p. 162.
  8. ^ Vogt, Aufstieg und Niedergang der römischen Welt: Geschichte und Kultur Roms im Spiegel der neueren Forschung, Volume 1, p. 2093.
  9. ^ Syme, Anatolica: studies in Strabo, p. 230.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • J. Vogt, Aufstieg und Niedergang der römischen Welt: Geschichte und Kultur Roms im Spiegel der neueren Forschung, Volume 1, Walter de Gruyter, 1972
  • R. Syme & A.R. Birley, Anatolica: studies in Strabo, Oxford University Press, 1995
  • W. Haase & H. Temporini, Geschichte und Kultur Roms im Spiegel der neueren Forschung, parte 2, Volume 26, Walter de Gruyter, 1995
  • K.J. Rigsby, Asylia: territorial inviolability in the Hellenistic world, University of California Press, 1996
  • S. Sandler, Ground warfare: an international encyclopedia, Volume 1, ABC-CLIO, 2002
  • B. Levick, Tiberius the Politician, Routledge, 2003
  • D. Dueck, H. Lindsay & S. Pothecary, Strabo’s cultural geography: the making of a kolossourgia, Cambridge University Press, 2005
  • N.G. Wilson, Encyclopedia of ancient Greece, Routledge, 2006
  • A. Mayor. The Poison King: the life and legend of Mithradates, Rome’s deadliest enemy, Princeton University Press, 2009