Arbitrato internazionale

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L'arbitrato internazionale o anche detto commerciale internazionale non deve essere confuso con l'arbitrato estero, disciplinato dalla Convenzione di New York del 1958, e dall'arbitrato denazionalizzato, una particolare ipotesi di arbitrato internazionale caratterizzata in primo luogo dalla completa autonomia delle parti e, in secondo luogo, dall'essere completamente svincolata da qualsivoglia ordinamento statale.

L'arbitrato internazionale era direttamente disciplinato dal nostro ordinamento al Titolo VI con gli artt. 832 - 840 c.p.c.; attualmente dopo l'avvento del dlgs 40/2006 l'intera disciplina dell'arbitrato è stata riformata. Il Legislatore ha adottato uno schema tout court, ovvero uno schema di regolamentazione incentrato sulla "tendenziale" equiparazione dell'arbitrato interno all'arbitrato internazionale.

Tale forma di equiparazione, criticata dalla dottrina internazionale, non è riuscita a sortire l'effetto voluto in quanto la permanente applicabilità all'arbitrato internazionale della Convenzione di Ginevra del 1961 crea, irrimediabilmente, una disciplina differenziata per l'arbitrato commerciale internazionale.

Va sempre ricordato che l'arbitrato internazionale ha la caratteristica di essere un arbitrato rituale, disciplinato dalla normativa domestica, con un particolare carattere di internazionalità inerente o alle qualità delle parti o, ancora, all'oggetto della controversia.

La ratio di una regolamentazione differente per l'arbitrato internazionale rispetto all'arbitrato domestico (o rituale interno)è insita nelle controversie che tale arbitrato è demandato a risolvere; ovvero, controversie di commercio internazionale.


L'arbitrato è internazionale quando una delle parti ha la propria sede (se persona giuridica) o la propria residenza (se persona fisica) in uno stato estero ex art. 830 c.p.c. terzo comma.

Le differenze tra la Convenzione arbitrale per arbitrato interno e internazionale sono diverse. In primo luogo la distinzione tra compromesso e clausola compromissoria è internazionalmente desueta. Si è soliti infatti utilizzare il termine "arbitration agreement" per identificare la convenzione arbitrale.

Tuttavia, almeno per l'ordinamento domestico italiano, non è possibile sopprimere la dicotomia tra clausola compromissoria e compromesso.


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