Arandora Star

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Arandora Star
Arandora Star.jpg
Descrizione generale
Civil Ensign of the United Kingdom.svg
Tipo nave da crociera
Proprietario Blue Star Line
Costruttori Cammel Laird & Company
Cantiere Cantiere navale di Birkenhead (Regno Unito)
Impostata 1º aprile 1927
Varata 1929
Completata maggio 1927
Destino finale Affondata da un U-boot il 2 luglio 1940
Caratteristiche generali
Portata lorda 12.847 (portata a 15.501)
Lunghezza 156,12 m
Altezza 12,95 m
Pescaggio 20,82 m
Velocità 16 nodi
Passeggeri 518

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L'Arandora Star fu una nave da crociera britannica; carica di prigionieri politici, fu affondata da un U-boot tedesco il 2 luglio 1940 durante la seconda guerra mondiale.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Origine di nave da crociera

Costruita da Cammell Laird & Company, Limited per la Blue Star Line nel 1927, con un tonnellaggio lordo di 12’847 tonnellate, una lunghezza di 163 metri, 354 posti di prima classe e una velocità di crociera di 60 nodi.

Inizialmente chiamata Arandora, fece rotta tra Londra e la costa est del Sud America dal 1927 al 1928 prima di essere riarmata a 15’501 tonnellate lorde come nave da crociera di lusso e chiamata Arandora Star per evitare confusione con le navi della Royal Mail, chiamate tipicamente con nomi che iniziavano e finivano con la lettera A.

[modifica] Trasporto degli internati

Durante la seconda guerra mondiale, i Paesi di entrambi gli schieramenti applicarono l'internamento dei cittadini originari dei Paesi nemici per timore dello spionaggio. La nave britannica quindi fu adattata a trasportare internati dell'Asse in Canada. Gli internati erano cittadini italiani, tedeschi e austriaci di sesso maschile, molti immigrati nelle Isole britanniche da decine di anni, tanto che molti avevano parenti, anche figli, che militavano nell'esercito britannico. A costoro vennero negati i diritti civili e politici, compresi quelli riconosciuti ai militari secondo la Convenzione di Ginevra. A molti venivano confiscate le proprietà. Ai familiari non fu detto che i parenti arrestati sarebbero stati deportati. Per disposizione del governo britannico, le famiglie degli internati residenti sulla costa, senza sostentamento e assistenza, furono costrette a trasferirsi nelle città.

Il primo di luglio del 1940, la nave salpò da Liverpool senza alcuna scorta, sotto il comando di Edgar Wallace Moulton fece rotta per trasportare in un campo di prigionia canadese circa 1500 uomini.

Esclusi 86 prigionieri di guerra, gli altri uomini erano civili tra i 16 e i 75 anni. La nave fu sovraccaricata e non fu rispettato il rapporto massimo passeggeri per scialuppa. I prigionieri furono ammassati nelle cabine, molti dormivano sul pavimento della sala da ballo. La nave, senza giustificazione funzionale, era stata ridipinta di grigio. Non esponeva segnali che potessero far identificare la sua funzione, come il simbolo della Croce Rossa. Né all'equipaggio, né agli internati furono date istruzioni sulle procedure d'emergenza.

[modifica] Affondamento

Il 2 luglio 1940, a largo della costa nord-ovest dell'Irlanda, fu colpita da un siluro lanciato dall'U-47, un U-Boot tedesco. L'equipaggio dell'U-Boot dichiarò in seguito di essere stato tratto in inganno dalla livrea grigia che faceva sembrare la nave da crociera un mercantile provvisto di armi in dotazione alla marina britannica. L'Arandora Star, senza più potenza motrice, affondò in trentacinque minuti. Persero la vita più di ottocento persone, 446 dei quali erano italiani.

[modifica] Operazioni di salvataggio

La nave, alla partenza del suo ultimo viaggio, era fornita di quattordici scialuppe. Il numero di scialuppe era insufficiente per il numero di passeggeri. Molte di tali scialuppe erano separate da ponte con filo spinato. Una di esse fu subito distrutta dall'impatto del siluro, problemi tecnici impedirono di calarne un'altra delle quattordici in mare, e altre due furono danneggiate durante il loro ammaraggio. Almeno quattro delle rimanenti furono ammarate con un numero di passeggeri molto inferiore alla capienza. Un'altra affondò durante l'ammaraggio.

Il comandante Otto Burfeind della nave tedesca SS Adolph Woermann, che era tra i prigionieri, rimase a bordo della nave organizzando l'evacuazione della nave e risultò disperso.

Dopo aver mandato in avanscoperta un idrovolante Sunderland a rintracciare l'SOS, l'incrociatore canadese St. Laurent riuscì a portare in salvo 586 opersone, i feriti dei quali furono trasportati al Mearnskirk Hospital.

[modifica] Dopo l'affondamento

Il comandante britannico Edgar Wallace Moulton, il comandante canadese Harry DeWolf ed il capitano tedesco Otto Burfeind ottennero riconoscimenti per il loro eroismo.

Agli internati superstiti non vennero riconosciuti i diritti civili nonostante tutto; molti di loro furono deportati nelle colonie britanniche dell'Oceania. I famigliari delle vittime non hanno mai ricevuto scuse ufficiali, né un risarcimento.

[modifica] Vittime italiane

I caduti italiani erano di tutte le estrazioni sociali e avevano una età che andava dai 16 ai 68 anni.

Luigi Gonzaga nato a Bedonia in provincia di Parma aveva soli 16 anni; 68 ne avevano Domenico Marchesi, nato a Codogno in provincia di Lodi, residente a Londra, e Silvestro D'Ambrosio, nato a Picinisco, provincia di Frosinone, residente in Inghilterra dal 1898 con due figli nell'esercito britannico, che perì insieme al fratello Francesco di sette anni più giovane. Perirorono anche ebrei italiani rifugiati in Gran Bretagna a causa delle leggi razziali fasciste. Uberto Limentani, che sopravvisse al naufragio, era collaboratore della BBC e successivamente divenne docente a Cambridge. Morì invece Decio Anzani, nato a Forlì, antifascista legato ad ambienti laburisti, segretario della Lega Italiana per i Diritti dell'uomo. Un'altra vittima fu Stefano Ceresa di Bollengo, in provincia di Torino. Morirono anche 11 friulani.

Il paese di Bardi, in provincia di Parma, è il comune con il più alto numero di vittime in questa tragedia: 48 capifamiglia, quasi tutti arrestati in Galles, dove si erano stabiliti diversi decenni prima divenendo parte integrante della società britannica.

[modifica] Commemorazioni

L'affondamento avvenne nel luogo di coordinate 56°30′N 10°38′W / 56.5°N 10.633°O / 56.5; -10.633. I corpi dei naufraghi dell'Arandora Star furono trasportati dal mare su vari punti delle coste dell'Irlanda e delle Ebridi. Ci sono quindi diversi luoghi di sepoltura e di commemorazione. Il più recente si trova sull'isola scozzese di Colonsay, inaugurato il 2 luglio 2005, nel sessantesimo anniversario della tragedia: il sito è dedicato "alla memoria di Giuseppe Del Grosso e agli altri più di ottocento che perirono con l'Arandora Star il 2 luglio 1940".

Nel luglio del 1990, cinquantenario della tragedia, il presidente della Repubblica Francesco Cossiga nominò Cavalieri i circa venti sopravvissuti ancora vivi.

Dal 1969, il Comitato Pro Vittime Arandora Star di Bardi, commemora le vittime della tragedia nell'unica cappella dedicata ai caduti dell'Arandora Star in Italia, nel cimitero di Bardi, Appennino Parmense. Ogni anno, il 2 luglio, familiari e parenti delle vittime di tutta Italia vi si danno appuntamento per una celebrazione. Il presidente Carlo Azeglio Ciampi ha partecipato all'evento del 2002 con una lettera commemorativa.

La vicenda degli internati e della fine tragica viene commemorata tutt'oggi dal gruppo MBL Musicisti Basso Lazio con la canzone Arandora Star, incisa ne 2006.

Martedì 4 novembre 2003, alle ore 18.30, presso la sala Menhuim del Parlamento Europeo di Bruxelles, si è svolto un evento culturale di grande importanza per la storia dell’emigrazione italiana. La parlamentare europea Amalia Sartori ha infatti promosso la presentazione della nuova edizione del libro di Gian Antonio Stella, "L'Orda", e di "Arandora Star, una tragedia dimenticata", il volume di Maria Serena Balestracci. I due libri sono accomunati dallo stesso intento, quello cioè di mostrare l’altra faccia dell’emigrazione italiana, quella più sconosciuta e meno celebrata. Quella che ha visto i nostri connazionali vittime di pregiudizi e protagonisti di tragiche vicende, proprio come quella dell’affondamento dell’Arandora Star nel 1940, dramma che vide la morte di 446 italiani, deportati in Canada dal governo inglese e silurati da un sottomarino tedesco.

Il 2 luglio del 2008, una delegazione di enti pubblici italiani comprendente le Regioni Emilia-Romagna, Toscana e Lazio e le Province di Parma, Lucca e Piacenza e alcuni familiari delle vittime si è recata a Liverpool per una commemorazione congiunta in cui, per la prima volta in presenza di autorità britanniche, italiane, tedesche e austriache, è stata scoperta una lapide in memoria delle vittime dell'Arandora Star che sarà collocata nel porto di Liverpool, da cui, nel 1940, la nave salpò per il suo ultimo viaggio.

Il 2 luglio del 2010, a 70 anni dal naufragio dell'Arandora Star, l'Istituto Storico della Resistenza Apuana e l'Amministrazione Comunale di Pontremoli ricordano i 17 pontremolesi emigrati in Inghilterra che persero la vita in quel tragico evento con una lapide commemorativa A ricordo dei laboriosi emigrati pontremolesi in Gran Bretagna sui quali l’entrata in guerra dell’Italia gettò l’ombra ingiusta del sospetto e che, destinati da governo inglese alla prigionia, perirono nel tragico affondamento dell’Arandora Star il 2 luglio 1940.

Sempre il 2 luglio 2010 l'Associazione Amici Val Ceno Galles (Associazione composta in gran parte da emigranti provenienti da Bardi e da comuni limitrofi), in collaborazione con associazioni, autorità gallesi ed italiane, per ricordare il 70º anniversario della tragedia, ha organizzato nella città di Cardiff un importante evento che è culminato con lo scoprimento di una lapide in memoria dei caduti nella Cattedrale cattolica. L'Evento ha avuto una grande copertura mediatica con vari servizi anche su BBC e televisioni locali.

Il 16 maggio 2011 c'è stata l'inaugurazione a Glasgow, in Scozia, dell’Italian Cloister Garden, un monumento nei pressi della S. Andrew's Cathedral che ricorda le vittime dell'Arandora Star; erano presenti oltre alle autorità, l'ultimo superstite, Rando Bertoia, di Montereale Valcellina.

Grazie alla buona volontà di altri emigranti si sono svolte in Canada, in questi anni, altre importanti celebrazioni, così come, grazie all'interessamento di familiari delle vittime, associazioni culturali ed enti locali si sono svolte altre iniziative in Italia.

[modifica] Bibliografia

  • Maria Serena Balestracci. Arandora Star: Una tragedia dimenticata, 2002, Corriere Apuano, Pontremoli
  • Gian Antonio Stella - L'Orda. Quando gli albanesi eravamo noi. Ed. Aggiornata - Rizzoli - 2003
  • Maria Serena Balestracci. Arandora Star. Dall'oblio alla memoria, 2008, Mup editore, Parma (in italiano e inglese, contiene, tra l'altro, testimonianze e foto inedite relative alle operazioni di salvataggio, scattate dall'equipaggio del cacciatorpediniere canadese St. Laurent tra il 2 luglio e il 3 luglio del 1940.)[1]
  • Valeria Isacchini, L'onda gridava forte:il caso del Nova Scotia e di altro fuoco amico su civili italiani, Mursia, 2008

[modifica] Filmografia

Nel settembre 2004 a Lucca è stato presentato il primo documentario sulla vicenda dell'Arandora star, realizzato dall'emittente televisiva locale Noi Tv in collaborazione con la Fondazione Cresci di Lucca sulla base delle ricerche e le video-interviste effettuate della studiosa fiorentina Maria Serena Balestracci. La sceneggiatura del film documento è di Elisabetta Matini, la regia di Paolo Bertola. Narratore: Eros Pagni.

[modifica] Collegamenti esterni

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