Apuani

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I liguri apuani o semplicemente apuani erano una popolazione appartenente agli antichi liguri. Essi erano detti anche liguri montani o sengauni (cfr. Tabula Peutingeriana: Pars IV - Segmentum IV). Si trattava di una confederazione di tribù liguri che vivevano sulle alture dell'odierno Appennino tosco-emiliano e sulle odierne Alpi Apuane, estendendosi dall'attuale Passo del Bracco (SP), forse l’antica Boron (indicata sulla Tabula Peutingeriana), fino al Monte Cimone (MO). Confinavano a nord-ovest con i Tigulli, a nord-est con i Friniati, ad est con i Liguri Mugelli (o Magelli), a sud con gli Etruschi, avendo ad ovest la costa tirrenica (dalle attuali Cinque Terre fino a Torre del Lago-Viareggio).

Tale territorio coincideva grosso modo con le attuali province italiane di La Spezia, Massa Carrara e Lucca, nonché parte del versante appenninico nelle confinanti province di Parma, Modena e Reggio Emilia.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, il termine "Apuano" non deriva dalle omonime alpi (denominate così successivamente in luogo dell'antico Lunae montes di Strabone) ma dalla città di Apua[1], antico nome di Pontremoli, da cui anche il nome della stessa Diocesi Apuana.

Da rilevare che anticamente tale costa (tra l'attuale Sarzana e Migliarino Pisano) era occupata da estese zone paludose note come Fossae Papirianae che lambivano la parte pedemontana delle Alpi Apuane presumibilmente negli attuali comuni di Massarosa e Viareggio.

Tabula Peutingeriana: Pars IV - Segmentum IV; Rappresentazione delle zone Apuane con indicate le colonie di Pisa Luni ed il nome "Sengauni" ; il tratto Pisa Luni non è ancora collegato

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli Apuani erano popoli seminomadi che vivevano in prevalenza di caccia e pastorizia e poca agricoltura, restando per lo più arroccati fra i loro monti, diffidando di contatti col mare, salvo spingersi verso taluni approdi costieri per commerciare con Fenici, Greci, Etruschi. Secondo Lorenzo Marcuccetti, ne "La lingua dimenticata" Luna Editore, La Spezia, il carattere seminomade degli Apuani faceva sì che essi dessero il nome generico descrittivo dei luoghi ai luoghi stessi. Ad esempio la circostanza che ci siano tre fiumi denominati turrite in Garfagnana fa pensare che turrite significasse nell'antica lingua apuana - ligure un torrente dalle caratteristiche tipiche dei tre corsi che portano tale nome. Tracce di tali commerci sono state trovate nelle zone Apuane (vasellame, stoviglie, suppellettili, armi) e sono conservate nei musei della zona. Probabilmente gli Apuani, come del resto gli altri Liguri tutti cedevano prodotti della loro attività (ovini, formaggi, legname) in cambio di strumenti utili alla vita quotidiana del tempo.

Notizie storiche su zone e popolazioni Apuane si hanno da Diodoro Siculo, Tito Livio, Strabone sempre con prevalente riferimento ai Liguri Montani. Antiche fonti Romane descrivevano i Liguri Apuani/Sengauni come un popolo dotato di fierezza, sobrietà, robustezza e resistenza alla fatica.

Già dal III secolo a.C. i Liguri Apuani si opposero all'espansionismo romano e, nel corso della Seconda guerra punica, furono tra gli alleati dei Cartaginesi.

I Romani già nella loro prima espansione verso il Nord peninsulare si erano già posizionati nella piazzaforte di Pisa (periodo 200 a.C. circa), prima che diventasse una vera e propria colonia, consolidando la viabilità consolare tra Roma e Pisa (Via Aurelia). Più a Nord fondarono la colonia di Piacenza (218 a.C.) e continuarono a spingersi oltre con l'obiettivo di scalzare i commerci dei Fenici Cartaginesi (Puni) che avevano basi in Iberia. Questo disegno strategico tuttavia si rivelava di difficile realizzazione a causa della difficoltà nel collegare via terra il percorso viario tra Pisa (centro importante di ammassamento truppe) e la Liguria di Ponente (Massalia, odierna Marsiglia). Le difficoltà erano rappresentate dalla conformazione orografica della costa ligure e dalla permanenza in zona delle tribù Liguri (dagli Apuani/Sengauni agli Igauni, agli Intemelii ecc.), che si opponevano all'espansione romana.

Dopo la definitiva sconfitta di Annibale i Liguri Apuani presero essi stessi l'iniziativa contro i Romani e, nel 193 a.C., organizzarono un grande attacco alla base militare romana di Pisa, spingendosi fino al fiume Arno. Iniziò così un lungo periodo di guerra contro le legioni romane.

Nel 186 a.C. i Liguri Apuani inflissero una grave sconfitta al console Quinto Marcio Filippo, ed alle sue legioni, dopo averle attirate nelle strette gole della zona. Furono uccisi non meno di 4.000 legionari ed il luogo del disastro fu successivamente chiamato "Saltus Marcius", forse l'attuale località di Marciaso, forse le strette gole sopra Seravezza, nel territorio del comune di Stazzema (cfr Saltus Marcius di Lorenzo Marcuccetti). L'autore, peraltro, ha individuato tra Pontestazzemese e Cardoso un colle ancora oggi denominato "Colle Marcio", con un probabile riferimento al "saltus Marcius" (salto nel senso di dislivello e Marcius dal nome del console romano), nome che secondo Tito Livio avrebbe preso la località a seguito della battaglia.

I successi dei Liguri Apuani, però, furono di breve durata: tra il 180 a.C. ed il 179 a.C. gli Apuani furono sopraffatti, e ben 50.000 (la quasi totalità) furono deportati nel Sannio (Macchia di Circello), in tre scaglioni ed anni successivi composti di 40.000, 7.000 e 3.000 individui.

Gli Apuani (dopo un breve periodo in cui furono definiti Liguri Bebiani) si integrarono con le popolazioni dei Sanniti che di lì a poco avrebbero ricominciato ad impensierire i Romani come protagonisti della Guerra sociale, fino alla sconfitta per mano di Silla nella guerra civile tra Mario e Silla nell'82 a.C.

Nonostante la breve durata dei loro successi gli Apuani, uomini e donne, furono ricordati a lungo come valenti guerrieri dai romani e Tito Livio li descrive così: "Le donne combattono come gli uomini, spietate e feroci come fiere" e ancora, con riferimento alla sconfitta romana del 186 a.C., "si stancarono prima gli Apui di inseguire, che i romani di fuggire".[2]

Negli stessi anni i Romani fondarono gli avamposti militari di Lucca e di Luni (trasformati di lì a breve in colonie) nel 177 a.C.

Non tutti gli Apuani furono deportati. Alcune comunità sopravvissero ancora nel territorio montano, tanto che ancora nel 155 a.c. (ben 25 anni dopo le grandi deportazioni che evidentemente non furono risolutive) gli Apuani sono a capo di una coalizione di Liguri sconfitta dalle legioni del console Marcello in una guerra che non deve essere stata secondaria. Infatti il console ebbe l'onore del trionfo e i cittadini romani di Luni ringraziarono il generale romano dedicandogli una colonna rituale che celebrava la vittoria sugli Apuani (la stele è stata rinvenuta da scavi archeologici nell'area di Luni).

Una vicenda per certi versi analoga, fu quella degli Statielli (gli antichi Liguri della odierna Acqui Terme e del Sassello). Racconta Tito Livio che gli Statielli, poco dopo i fatti degli Apuani, avevano subìto ed accettato un'alleanza con i Romani. Taluni consoli però, infrangendo il patto di alleanza attaccarono gli Statielli, li fecero prigionieri e li estromisero dal loro territorio. Ma in questo caso il Senato Romano, venuto a conoscenza dei fatti e temendo che il brutale episodio del tradimento dei patti avrebbe potuto screditare proprio l'autorità del Senato presso gli alleati, applicando il principio “pacta servanda sunt” (trad. “bisogna rispettare i patti”), deliberò dei reintegrare gli Statielli nel loro territorio. È pur vero comunque che talune porzioni di territorio che interessavano ai Romani non furono restituite e gli Statielli non vennero reinsediati nel loro territorio originale, ma “un po’ più in là", tuttavia è altresì vero che il Senato Romano aveva voluto ristabilire un principio che era alla base dei rapporti internazionali: "pacta servanda sunt".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Autori moderni[modifica | modifica sorgente]

  • I liguri (etnogenesi di un popolo) – Renato Del Ponte – editore ECIG; Genova
  • Seme di Luna (la “quarta” Guerra Punica) – Valter Bay – Luna editore; La Spezia
  • Saltus Marcius (la sconfitta di Roma contro la nazione ligure apuana) – Lorenzo Marcuccetti – Petrartedizioni; Lucca
  • La lingua dimenticata - Lorenzo Marcuccetti - Luna editore; La Spezia
  • Sanniti,Liguri e Romani-John Patterson- Comune di Circello; Benevento
  • "I Liguri e la Liguria" - Bianca Maria Giannattasio - editore Longanesi;
  • "I Liguri dimenticati" - Enrico Alderotti - editore De Ferrari (GE);

Autori antichi[modifica | modifica sorgente]

Cartografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuseppe Caciagli, Storia della Lunigiana, Arnera Edizioni, 1992
  2. ^ I Apui - Gazzetta di Catelpoggio - http://castelpoggio.typepad.com/il_mio_weblog/2008/11/i-apui.html

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]