Apparecchio acustico

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Un apparecchio acustico è una particolare protesi medica studiata per correggere le perdite di capacità uditive. I moderni apparecchi acustici sono costituiti da dispositivi elettronici, di tipo sia analogico che digitale.

apparecchio acustico endoauricolare

Componenti[modifica | modifica wikitesto]

Gli elementi che li costituiscono sono essenzialmente tre:

Il microfono converte il suono in un segnale elettrico che, una volta amplificato, viene indirizzato al ricevitore (che è un diffusore acustico), il quale lo trasforma nuovamente in suono. Il suono risultante, amplificato fino a mille volte (60 db), viene portato all'interno del canale uditivo.

Come tutte le protesi mediche, anche gli apparecchi acustici vanno progettati in risposta alle esigenze funzionali e alle caratteristiche della patologia del singolo paziente, o comunque adattati ad esse. Di seguito si indicano alcuni tipi di apparecchi, così come si sono succeduti nel tempo.

Tipi di apparecchio acustico[modifica | modifica wikitesto]

Apparecchi a scatola[modifica | modifica wikitesto]

Sono i primi apparecchi acustici con componenti elettroniche (ancora analogiche). Costruiti a partire dagli anni sessanta, erano contenuti in una scatola di circa cm 10-15 di lato, la quale conteneva il microfono, l'amplificatore, le batterie e il comando del volume. Un filo portava il segnale elettrico ad una capsula magnetica collocata dentro l'orecchio. Tale capsula, analoga a quella degli auricolari, convertiva il segnale da elettrico in acustico.

Lo svantaggio principale di questi apparecchi, in paragone con quelli successivi, era costituito dalle dimensioni, che li rendevano molto visibili e potevano generare problemi psicologici agli utilizzatori.

Se ne vede un primo esempio, di fabbricazione americana, nel noto film A qualcuno piace caldo, girato nel 1958 da Billy Wilder.

Apparecchi retroauricolari[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di apparecchi costituiti anch'essi da due parti, ma di dimensioni notevolmente più contenute. La prima parte è posta dietro il padiglione auricolare (da ciò deriva il nome). Vi sono contenute tutte le componenti elettroniche: microfono, amplificatore e batterie. La miniaturizzazione permette a questa parte di avere dimensioni tanto ridotte da poter essere agganciata all'orecchio e in gran parte coperta da esso. La mimetizzazione è favorita dal colore roseo della scatola, detta “banana” per la sua forma. Un tubicino conduce il segnale dalla “banana” alla “chiocciola”, posta nel condotto uditivo alla cui forma viene adattata su misura; la “chiocciola” trasmette il suono all'interno stesso del canale uditivo. Gli apparecchi retroauricolari furono fabbricati dalla metà degli anni settanta e attualmente sul mercato]. I primi modelli possedevano un'elettronica esclusivamente analogica, i più recenti erano dotati di elettronica digitale che permetteva controlli maggiori per modellare la curva di risposta, in modo da adattarli più finemente al portatore. Spesso, soprattutto i modelli più recenti, sono dotati di filtri che “tagliavano” i suoni acuti o i bassi, a seconda delle esigenze del paziente. Anche le dimensioni sono cambiate con il tempo, diventando sempre minori e perciò meno visibili.

Apparecchi endoauricolari[modifica | modifica wikitesto]

Il termine endoauricolare indica chiaramente che si tratta di apparecchi del tutto interni all'orecchio e pertanto ancor meno visibili dei precedenti. Si tratta di modelli costruiti alla fine degli anni ottanta e resi possibili dal progresso della miniaturizzazione. Anch'essi furono inizialmente dotati di elettronica analogica e in seguito digitale. Il vantaggio di questi apparecchi, oltre al minor impatto visivo, è costituito dall'avere il microfono interno al padiglione auricolare, quindi in una posizione meno sensibile al vento e ai fruscii esterni rispetto ai modelli retroauricolari. La posizione più naturale, poi, favorisce la corretta comprensione della provenienza del suono. Tra gli inconvenienti maggiori, l'inserimento all'interno del canale uditivo di un apparecchio che ha comunque un certo ingombro.

Open Ear[modifica | modifica wikitesto]

Anch'essi sono nati per superare alcune controindicazioni degli apparecchi endoauricolari. Si tratta di apparecchi posti nella collocazione di un tradizionale retroauricolare, ma estremamente miniaturizzati e con un piccolo tubicino che porta il suono nel condotto uditivo.

Lo scopo di tale versione è quella di lasciare il condotto uditivo aperto, al suo interno viene infatti collocato solo la parte terminale del tubicino sottile o del filo conduttore del ricevitore (altoparlante), supportati da un sostegno forato di forma lenticolare in materiale siliconico. La scelta di tale sistema viene imposta nella correzione delle perdite uditive con deficit prevalente sulle frequenze medie e acute (1000-6000 Hz) e conservazione delle frequenze gravi (125-1000 Hz).

Tale sistema infatti consente di evitare l'amplificazione delle frequenze gravi ancora ben conservate e non creare senso di occlusione del condotto uditivo. Il risultato di questa versione di apparecchio è quella di creare un mix derivante dalla parte di suono elaborata dal processore del computer acustico e da quella che entra nel condotto in modo naturale attraversando il disco siliconico forato e raggiungendo in contemporanea la membrana timpanica.

Questa tipologia di apparecchiatura ha dovuto attendere le ultime tecnologie di trattamento del suono per poter essere utilizzata senza "effetti collaterali". Esistevano infatti diverse problematiche relative alla velocità di elaborazione del suono che non giungeva contemporaneamente al timpano rispetto all'ingresso naturale creando una sorta di eco, e l'annoso problema dell'effetto di "feedback" creato dalla parte di segnale che fuoriusciva dal condotto aperto e rientrava nei microfoni facendo fischiare l'apparecchio.

La velocità dei processori attualmente impiegati unita a software evoluti hanno eliminato completamente sia i ritardi che gli effetti eco e hanno diminuito notevolmente l'effetto di feedback acustico.

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