Apparato di Ilizarov

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L'apparato di Ilizarov applicato a una frattura di arto inferiore, in una radiografia.

L'apparato di Ilizarov è un apparato chirurgico di distrazione osteogenetica che può essere utilizzato per allungare o modificare la forma delle ossa degli arti superiori e inferiori. La procedura può essere utilizzata, inoltre, per trattare fratture ossee di diversi tipi, nei casi in cui non siano applicabili le tecniche convenzionali. Una delle sue applicazioni riguarda le pseudoartrosi (o le non-unioni) di ossa. Prende il nome dal suo inventore, il sovietico Gavril Ilizarov (1921 - 1992).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ilizarov inventò questo strumento negli anni cinquanta, periodo in cui curava malformazioni e traumi ortopedici nella regione siberiana di Kurgan.

La tecnica fu introdotta nei paesi occidentali negli anni ottanta, in particolare da chirurghi di origine italiana. Riscosse un grosso successo negli anni novanta e oggi è utilizzato in molti paesi, anche in via di sviluppo.

L'apparato e il processo di allungamento[modifica | modifica wikitesto]

Un apparato di Ilizarov applicato a un arto inferiore.

Questo strumento è costituito da una forma particolare di fissatore esterno. Anelli d'acciaio, che ne costituiscono l'impalcatura, sono fissati all'osso tramite aghi di grande diametro (detti "fili").

La procedura consiste di un'operazione durante la quale l'osso è fratturato chirurgicamente e l'apparato viene applicato. Con il recupero del paziente, l'osso fratturato inizia a crescere per unirsi all'altezza della frattura. Durante il processo di crescita dell'osso, due degli anelli che compongono la struttura (quelli tra i quali è compresa la sede della frattura) vengono leggermente (circa un millimetro al giorno), ma costantemente distanziati tramite l'utilizzo di viti. Con questo procedimento è possibile ottenere contemporaneamente l'allungamento e la ricalcificazione dell'osso interessato. Una volta completata questa fase, l'apparato non è immediatamente rimosso onde garantire stabilità all'osso.

Una seconda operazione è prevista per la rimozione dell'apparato. In caso di successo del trattamento, il risultato è quello di un arto più lungo, mentre l'allungamento del tendine di Achille può avvenire, sempre chirurgicamente, in un secondo momento. Laddove i monconi ossei siano troppo distanti, è prevista la possibilità di un autotrapianto di osso.

L'apparato non è molto invasivo (non sono praticate estese incisioni), ma non si escludono effetti indesiderati. La presenza di dolore è molto frequente, sebbene possa essere trattata con analgesici. L'apparato richiede notevole cura e attenzione, in particolare una pulizia quotidiana per evitare l'infezione dei "fili".

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