Apollo 7

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Apollo 7
Emblema missione
AP7lucky7.png
Dati della missione
Modulo di comando CM-101
Modulo di servizio SM-101
Vettore Saturn IB SA-205
Codice chiamata 7
Luogo lancio Cape Canaveral Air Force Station
Complex 37B
Lancio 11 ottobre 1968
15:02:45 UTC
Ammaraggio 22 ottobre 1968
11:11:48 UTC
Mare dei Caraibi
27°38′N 64°09′W / 27.633333°N 64.15°W27.633333; -64.15
Nave da recupero USS Essex
Durata 11 ore 10 min
Numero orbite 163
Apoapside 297 km
Periapside 231 km (100,7 mi)
Periodo orbitale 89,78 min
Inclinazione orbitale 31,63°
Distanza percorsa ~300.000 km (~190.000 mi)
Equipaggio
Membri equipaggio 3
Apollo7 Prime Crew (May 22, 1968).jpg
L'equipaggio dell'Apollo 7
S-D: Eisele, Schirra and Cunningham
Programma Apollo
Missione precedente Missione successiva
Apollo 6 Apollo 8

Apollo 7 fu la prima missione con equipaggio nel programma Apollo ad essere lanciata dopo il tragico incidente dell'Apollo 1. Fu una missione orbitale di undici giorni, il primo lancio con equipaggio del veicolo di lancio Saturn IB, e la prima missione spaziale americana con tre uomini.

Programmazione della missione ed equipaggio[modifica | modifica sorgente]

Primi programmi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1966, divenuto concreto il programma della NASA denominato Apollo, si partì con l'idea che il primo lancio di un equipaggio, composto da tre persone, avvenisse verso la fine del 1966 invece che all'inizio dell'anno 1967, sotto l'insignificante denominazione tecnica AS-204. Il 21 marzo 1966 venne pertanto annunciato al pubblico che gli astronauti Virgil Grissom, Edward H. White e Roger B. Chaffee erano stati scelti quale equipaggio per questa missione. All'atto dell'annuncio vi erano ancora da eseguire quattro missioni del programma Gemini.

Per il secondo volo con equipaggio vennero scelti gli astronauti Walter Schirra, Donn Eisele e Walter Cunningham. Tale progetto venne comunque cancellato a dicembre dello stesso anno essendo considerato poco utile dal punto di vista del raggiungimento di nuove esperienze di volo, considerando per l'appunto che si sarebbe trattato di una mera ripetizione del primo volo. Pertanto l'equipaggio completo venne nominato quale equipaggio di riserva della prima missione comandata da Grissom.

L'equipaggio di riserva avanza[modifica | modifica sorgente]

Grissom, White e Chaffee perirono nell'incendio della capsula dell'Apollo 1. Pertanto gli astronauti Schirra, Eisele e Cunningham dovettero assumere la difficile eredità e vennero dunque nominati ad essere i primi astronauti a volare sulla nuova capsula dell'Apollo. Schirra fu uno dei primi astronauti scelti dalla NASA ed aveva già volato nello spazio con Sigma 7 e Gemini 6, due missioni estremamente riuscite. Già prima del lancio diede comunque l'annuncio ufficiale che avrebbe lasciato la NASA al termine della missione. Eisele e Cunningham invece erano astronauti del terzo gruppo scelto dalla NASA e pertanto privi di precedenti esperienze nello spazio.

Internamente, la missione venne denominata missione C. L'equipaggio di riserva era composto da Tom Stafford (comandante) John Young (pilota del modulo di comando) ed Eugene Cernan (pilota del modulo lunare). Tutti e tre gli astronauti avevano precedentemente volato per una o due volte nello spazio su diverse missioni del programma Gemini.

L'equipaggio di supporto[modifica | modifica sorgente]

Una novità del programma Apollo fu la nomina di un equipaggio di supporto (Support Crew), incaricato di svolgere diversi lavori impegnativi sotto il punto di vista temporale, sollevando l'equipaggio principale e quello di riserva da queste attività e consentendo agli astronauti previsti per la missione una preparazione più specifica. Faceva infatti parte dell'attività dell'equipaggio di supporto l'aggiornare costantemente i piani di volo e le varie liste di controllo. Inoltre furono incaricati di sviluppare diversi programmi d'esercitazione per i simulatori di volo. Prima di ogni test del conto alla rovescia l'equipaggio di supporto era responsabile che ogni leva ed interruttore della capsula dell'Apollo si trovasse nella posizione corretta. Solo dopo tale operazione l'equipaggio principale saliva a bordo della capsula. In generale vennero scelti quali membri dell'equipaggio di supporto esclusivamente astronauti privi di precedenti esperienze nello spazio, al fine di consentire a questi di giustificare una futura nomina in un equipaggio di riserva. Infatti la NASA seguiva la prassi che gli equipaggi di riserva completi volavano quale equipaggio della terza missione successiva. Per Apollo 7, quando il volo venne presentato ufficialmente, vennero scelti quali membri dell'equipaggio di supporto gli astronauti John L. Swigert, Ronald E. Evans e William Pogue. Tutti e tre facevano parte del quinto gruppo di astronauti scelti dalla NASA poco prima, cioè il 4 aprile 1966.

Swigert venne in seguito nominato per l'equipaggio di riserva di Apollo 13, dove avanzò al ruolo di pilota del modulo di comando dell'equipaggio principale dovendo sostituire l'astronauta Ken Mattingly poco prima del lancio di questa missione. Evans fece parte dell'equipaggio di riserva dell'Apollo 14, mentre Pogue venne nominato per la missione Skylab 4 senza aver fatto parte precedentemente di alcun equipaggio di riserva.

Equipaggio definitivo[modifica | modifica sorgente]

Ufficiale[modifica | modifica sorgente]

Grado Astronauta
Comandante Walter Schirra volò anche sul Mercury 8 e Gemini 6
Pilota del CSM Donn Eisele
Pilota del LM Walter Cunningham

Di riserva[modifica | modifica sorgente]

Grado Astronauta
Comandante Tom Stafford
Pilota del CSM John Young
Pilota del LM Gene Cernan

Di supporto[modifica | modifica sorgente]

Preparazione[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'incendio dell'Apollo 1 vennero eseguite molteplici variazioni alla capsula dell'Apollo. Infatti per la missione dell'Apollo 7 venne utilizzata la nuovissima capsula con il numero di serie CSM-101, il primo modello del blocco della serie II. Il trasporto di un modulo lunare non fu previsto per questa missione.

Le singole parti del razzo vettore del tipo Saturn IB, con il numero di serie AS-205, vennero consegnate al John F. Kennedy Space Center a primavera del 1968. L'assemblamento perdurò per tutta l'estate e solo il 9 agosto 1968 Apollo 7, completamente montato, poté essere trasportato verso la piattaforma e rampa di lancio numero 34.

I test programmati per la missione avrebbero potuto essere eseguiti nel corso di tre sole giornate, però la NASA programmò sin dall'inizio una missione della durata di undici giorni, cioè di durata superiore a quella di un volo d'andata e ritorno verso la Luna.

Vennero dunque definiti tre obiettivi principali della missione:

  • dimostrazione della capacità di rendimento della navicella spaziale e dell'equipaggio in generale;
  • dimostrazione della capacità di rendimento dell'equipaggio, navicella spaziale e sistemi di volo durante una missione con equipaggio di lunga durata;
  • dimostrazione della capacità di eseguire manovre rendezvous della navicella Apollo.

Durante la missione assunsero il ruolo di radiofonisti di contatto con la capsula (CapCom) l'intero equipaggio di riserva (Stafford, Cernan e Young) nonché l'equipaggio di supporto Swigert, Evans e Pogue.

Walter Schirra osserva il rendezvous dal CSM nel 9º giorno della missione
Il Lancio.

Missione[modifica | modifica sorgente]

Il Lago Ciad dall'Apollo 7

Il lancio avvenne da Cape Canaveral l'11 ottobre 1968 alle ore 15.02 UTC in condizioni di vento relativamente forte. Il razzo vettore Saturn IB operò perfettamente pertanto, dopo circa 10 minuti, la navicella spaziale entrò nell'orbita intorno alla Terra. Venne raggiunto un perigeo di 227 chilometri ed un apogeo di 285 chilometri.

Trascorse alcune ore la navicella si staccò dal secondo stadio del razzo vettore, si girò, ed esegui la manovra rendezvous. Con ciò venne simulato come le future navicelle Apollo avrebbero dovuto eseguire l'apposita manovra per estrarre il modulo lunare dal terzo stadio di un razzo vettore del tipo Saturn V.

La capsula si allontanò dal razzo ed il giorno successivo eseguì nuovamente una manovra di avvicinamento. In questa seconda occasione comunque vennero modificate le manovre stesse, con l'intenzione principale di simulare una manovra rendezvous in orbita lunare tra il modulo lunare e la navicella Apollo. Infatti le manovre vennero eseguite navigando in parte con l'utilizzo di un apparecchio radar ed in parte con il sostegno di un semplice sestante. In condizioni ideali il secondo stadio del razzo era ancora visibile ad una distanza di ben 1.800 chilometri.

Per la prima volta nella storia dell'esplorazione spaziale da parte degli Stati Uniti, gli astronauti ebbero a bordo una telecamera. Già in precedenti occasioni venne avanzata tale intenzione, però sempre cancellata dai piani di volo a causa di problemi di peso. Navicelle spaziali sovietiche già in precedenti occasioni avevano avuto a bordo delle telecamere; la missione Apollo 7 comunque significò la prima trasmissione in diretta di immagini dallo spazio.

Durante la missione il congegno di propulsione della navicella spaziale venne acceso per ben otto volte; pure la durata di tali accensioni variò da un minimo di mezzo secondo fino ad un massimo di dodici minuti. Ovviamente tali manovre comportarono dei cambi di traiettoria nell'orbita terrestre e si raggiunse un'altitudine massima di 452 chilometri; tutte queste operazioni riuscirono perfettamente.

Già il primo giorno di volo Schirra prese il raffreddore, seguito a breve distanza da Cunningham ed Eisele. Ciò nonostante fu programmata l'esecuzione di un programma di test alquanto vasto (si trattava in fondo della prima missione di un nuovo tipo di veicolo spaziale) che causò non poche polemiche e fu oggetto di forti divergenze tra direzione di volo ed equipaggio. Il fatto che la secrezione nasale non scolasse verso il basso autonomamente a causa dell'assenza di gravità obbligava gli astronauti a pulirsi il naso continuamente. Pertanto, con largo anticipo sulla data di rientro della missione, gli astronauti iniziarono ad insistere sul fatto di voler eseguire la manovra di rientro senza indossare gli appositi guanti ed il casco della tuta spaziale. Motivarono tale insistenza con la paura che l'enorme pressione che viene a crearsi durante questa fase avrebbe potuto causare lo scoppio dei loro timpani. La NASA dovette dunque valutare accuratamente i rischi di una tale decisione. Solo dopo lunga ed accurata discussione la direzione del volo si piegò alla pressione degli astronauti e consentì di svolgere la manovra accogliendo la richiesta.

Che il pericolo di perdita di pressione durante la fase di rientro fosse effettiva venne dimostrato tragicamente durante il rientro della Soyuz 11 quattro anni dopo. Una valvola si era infatti aperta prematuramente e i tre cosmonauti sovietici soffocarono in maniera straziante dato che non indossavano le loro tute spaziali durante questa fase.

Dopo 10 giorni di volo gli astronauti accesero i retrorazzi frenanti per 12 secondi. Quattro minuti dopo il modulo di servizio venne staccato dal modulo di comando. Durante la fase di rientro nell'atmosfera terrestre gli astronauti dovettero sopportare una decelerazione fino a 3,3 G. Durante gli ultimi sei minuti la discesa venne frenata da appositi paracadute. Dall'accensione dei retrorazzi fino all'effettivo atterraggio nel mare caraibico era passata mezz'ora. La capsula dell'Apollo atterrò capovolta, cioè con la punta sott'acqua; poté comunque immediatamente essere rialzata mediante il gonfiaggio di appositi sacchi d'aria. Gli astronauti vennero recuperati dall'elicottero di soccorso e portati a bordo della portaerei USS Essex.

Importanza per il programma Apollo[modifica | modifica sorgente]

La missione dell'Apollo 7 non fu solamente la dimostrazione dell'idoneità di volo della navicella spaziale, ma anche di tutte le procedure collegate, come l'assemblaggio del razzo vettore, i preparativi di lancio e la direzione di volo. Fu dunque il primo passo nella giusta direzione per riuscire nell'intento di portare l'uomo sulla Luna. Fino alla fine del decennio, cioè per mantenere la promessa fatta dal Presidente Kennedy, il tempo rimasto a disposizione era di soli 14 mesi.

Come tappa successiva venne dunque programmato che l'equipaggio dell'astronauta comandante James McDivitt avrebbe volato su Apollo 8 in una missione per testare il modulo lunare nell'orbita intorno alla Terra. Già da mesi si era dovuto constatare che la costruzione di questo modulo non sarebbe stata conclusa in tempo e pertanto il suo utilizzo si sarebbe ulteriormente tirato per le lunghe considerando che prima di volare in orbita sarebbero in ogni caso state necessarie diverse esercitazioni a terra.

All'interno, comunque, la NASA aveva già sviluppato un piano alternativo: l'equipaggio dell'astronauta comandante Frank Borman, previsto per la missione dell'Apollo 9, programmata agli inizi dell'anno successivo, era pronto e pienamente addestrato per questa missione. Pertanto si sarebbero potute invertire le due missioni ed anticipare la prima missione con equipaggio utilizzando il nuovo razzo vettore del tipo Saturn V. Anche senza avere a bordo il modulo lunare poteva essere programmato un volo verso la Luna e così essere guadagnate importantissime esperienze per future missioni.

Tre settimane dopo l'atterraggio dell'Apollo 7, la NASA decise definitivamente di modificare il piano originario e di mandare la missione, ora rinumerata in Apollo 8, verso la Luna.

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