Apollo 4

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Apollo 4
Emblema missione
Apollo program insignia.png
Dati della missione
Modulo di comando CM-017
Modulo di servizio SM-017
Vettore Saturn V SA-501
Luogo lancio John F. Kennedy Space Center
Lancio 9 novembre 1967
12:00:01 UTC
Ammaraggio 9 novembre 1967
~20:37:00 UTC
Oceano Pacifico
30°06′N 172°32′W / 30.1°N 172.533333°W30.1; -172.533333
Nave da recupero USS Bennington
Durata 8 ore 36 min 59 s
Numero orbite 3
Apoapside 188 km (116,8 mi)
Periapside 183 km (113,7 mi)
Periodo orbitale 88,3 min
Inclinazione orbitale 32,6°
Distanza percorsa ~140.000 km (~85.000 mi)
Equipaggio
Membri equipaggio privo di equipaggio
Programma Apollo
Missione precedente Missione successiva
Apollo 1 Apollo 5

La missione Apollo 4 fu la prima che utilizzò il razzo Saturn V. Non aveva equipaggio e fu la seconda missione del programma Apollo (considerando come prima missione l'Apollo 1).

La Missione[modifica | modifica sorgente]

Il lancio avvenne il 9 novembre 1967 e fu il primo test di lancio per il Saturn V, il più grande vettore mai costruito. La missione Apollo 4 fu anche la prima a partire dal Launch Complex 39 del John F. Kennedy Space Center (la rampa 39 fu costruita apposta per i Saturn V). Inoltre fu la prima volta che la navicella Apollo tentò un rientro in atmosfera con una velocità simile a quella che avrebbe avuto se fosse tornata dalla Luna. Data l'importanza di tutti questi test, a bordo del razzo e della navicella c'erano ben 4098 strumenti e sensori che raccolsero dati importanti per le future missioni Apollo. Si trattò del primo volo in cui venne messa alla prova la dottrina di test all-up (tutto insieme): nel 1963, al fine di ridurre il numero di voli di test necessari per dichiarare il Saturn V idoneo al volo con equipaggio, venne deciso che anziché testare ogni singolo componente o stadio separatamente, l’intero razzo sarebbe stato testato nello stesso volo (al contrario della pratica utilizzata da Wernher von Braun in Germania per le V2 nel corso della II Guerra Mondiale). Tagliare il numero di questi voli era fondamentale per realizzare l’obiettivo dato da Kennedy di allunare entro la fine del decennio; ovviamente significava anche che tutto doveva funzionare al primo colpo. Alla iniziale reazione negativa del management, seguì una riluttante accettazione poiché ogni altra strada avrebbe portato ad allungare i tempi del progetto ben oltre il 1970.

L'Apollo 4 prima del lancio.
Il lancio.

Il carico principale a bordo di questo volo era costituito dal CSM-017 e dall’LTA-10R. Il CSM-017 era un CSM della serie Block I con alcune delle migliorie studiate per il Block II (tra cui un nuovo scudo termico ed un nuovo boccaporto di accesso alla cabina). L’LTA-10R era un modulo studiato per simulare la stessa distribuzione di massa dovuta al LM. Un simile carico venne utilizzato in seguito nella missione Apollo 8 (una missione senza LM).

Dopo un periodo di preparazione e di test durata 2 mesi, il razzo fu finalmente pronto per il decollo. Al momento del decollo i cinque motori F-1 produssero un rumore fortissimo nei dintorni del Kennedy Space Center. Sebbene l’LC-39 fosse a quasi 4 miglia (quasi 6,5 km) dal Vehicle Assembly Building e dalle cabine stampa lì accanto, come misura di protezione da eventuali esplosioni, l’onda d’urto fu così forte che le cabine subirono dei danni: Walter Cronkite all’interno della cabina della CBS venne colpito da parti del soffitto (esiste ancora il filmato originale in cui cerca di commentare il decollo del razzo mentre tutto intorno a lui vibra e i detriti gli cadono addosso). Per i voli successivi la NASA costruì un sistema di soppressione del suono che pompava migliaia di litri di acqua nello spazio immediatamente sottostante il razzo (la flame trench); un sistema molto simile è in uso ancora oggi per i lanci dello Shuttle.

Il lancio fu perfetto e l’S-IVB con il suo carico furono posti su di un’orbita circolare di 185 km. Dopo due orbite, l’S-IVB venne riavviato per simulare una TLI di circa 5 minuti, ottenendo un’orbita ellittica con l’apogeo a 17.000 km.

Il CMS venne separato dall’S-IVB e il suo motore, l’SPS, acceso per innalzare l’apogeo fino a 18.000 km. Durante questa fase del volo, una macchina fotografica (70mm) riprese un totale di 715 immagini ad alta risoluzione della Terra, una ogni 10.6 sec. Subito dopo aver passato l’apogeo, l’SPS venne riavviato una seconda volta per aumentare la velocità di rientro in atmosfera a 40.000 piedi/s e simulare così la velocità di rientro di una missione lunare.

Il rientro si svolse in maniera regolare, la temperatura nella cabina aumentò di soli 12 °C, e lo scudo termico funzionò perfettamente. La nave USS Bennington completò le operazioni di recupero in circa due ore: oltre alla capsula venne recuperato per la prima volta anche uno dei paracadute principali (per verificarne le condizioni). Tutti gli obiettivi della missione furono completati con successo: un altro passo avanti.

L'Assemblaggio[modifica | modifica sorgente]

Il lancio di AS-501 era originariamente previsto per la fine del 1966, ma venne posticipato da problemi di sviluppo degli stadi ad aprile 1967. Il primo pezzo ad arrivare al Kennedy Space Center fu l'S-IVB (Terzo stadio), il 14 agosto 1966. Costruito dalla Douglas Aircraft Company, era abbastanza piccolo da essere trasportato da un aereo appositamente costruito, la "Pregnant Guppy" costruita dai Spacelines Aero, Inc. Gli altri stadi erano molto più grandi e dovettero essere trasportati via nave; il primo stadio arrivò dopo il 12 settembre costruito dalla Boeing Company a Michoud, Louisiana, giungendo lungo il Banana River. Il secondo stadio, costruito dalla North American Aviation, sperimentò il maggior ritardo di tutto lo sviluppo e non si riuscì ad effettuare la consegna entro il 1966. Il CSM, anch'esso costruito dai North American Aviation, arrivò il 24 dicembre 1966, seguita dal S-II (Secondo stadio) il 21 gennaio 1967. Sei giorni dopo avvenne il fatale incendio della navicella spaziale Apollo 1, mettendo sotto revisione tutti i programmi in sviluppo. Un'ispezione del cablaggio nel CSM individuò 1407 anomalie e a causa di questo venne rimosso dal vettore il 14 febbraio per la riparazione. Ancor peggio, si trovarono delle crepe nel S-II (Secondo stadio) nel serbatoio di idrogeno liquido. Queste furono riparate e il secondo stadio, revisionato, fu rimpiazzato il 23 febbraio. Le riparazioni sul CSM richiesero altri quattro mesi fino a quando non fu pronto per essere nuovamente collocato sul vettore il 20 giugno. Il 26 agosto, l'assemblaggio dell'Apollo 4 fu finalmente completato, pronto per essere lanciato.

Il Lancio[modifica | modifica sorgente]

Dopo numerosi test sul pad durati due mesi, il razzo fu pronto per il lancio. Si iniziò il carico del comburente (Ossigeno liquido) il 6 novembre. In totale c'erano 89 camion carichi di LOX (ossigeno liquido), 28 rimorchi carichi di propellente LH2 (idrogeno liquido), e 27 vagoni ferroviari di RP-1 (kerosene raffinato).

Una delle tante immagini della terra scattate dall'Apollo 4 durante l'orbita.

Il lancio avvenne con successo alle 12:00 UTC del 9 novembre. Come precauzione da una possibile esplosione, le rampe di lancio LC-39 si trovavano a più di tre miglia dal Vehicle Assembly Building. Otto secondi prima del decollo, i cinque F-1 i motori vennero accesi e un enorme ruggito attraversò il Kennedy Space Center; inaspettatamente, la pressione sonora era molto più forte del previsto e tale da far vibrare la VAB, il Launch Control Center e gli edifici stampa. Pannelli del controsoffitto addirittura caddero intorno al giornalista Walter Cronkite durante le riprese televisive. Successivamente la NASA costruì un sistema di soppressione del suono che pompava migliaia di litri di acqua sul fuoco della "trincea" sotto il pad.

Il lancio pose l'S-IVB e il CSM in un'orbita quasi circolare di 100 miglia nautiche (190 km), un'orbita di parcheggio nominale che sarebbe stata utilizzata nelle reali missioni lunari. Dopo due orbite, l'S-IVB si riaccese per la prima volta, mettendo il veicolo spaziale in un'orbita ellittica con un apogeo di 9.297 miglia nautiche (17218 km) e un perigeo che lo avrebbe deliberatamente portato a 45,7 miglia nautiche (84,6 km) al di sotto dell'orizzonte terrestre: questo avrebbe assicurato sia un'alta velocità di rientro del Modulo di Comando, sia la distruzione dell'S-IVB nel rientro in atmosfera. Successivamente il CSM si separò dall'S-IVB e accese il suo motore per aumentare l'apogeo a 9.769 miglia nautiche (18092 km) e un perigeo di -40 miglia nautiche (-74 km). Dopo aver superato l'apogeo, il motore del CSM si accese nuovamente per 281 secondi per aumentare la velocità di rientro a 36.545 piedi al secondo (11.139 m / s) ad una quota di 400.000 piedi (120 km) e con un angolo di traiettoria di volo di -6,93 gradi, simulando un ritorno dalla Luna.

Il Modulo di Comando ammarò a circa 8,6 miglia nautiche (16 km) a nord-ovest del sito obiettivo di ammaraggio delle Isole Midway nel Pacifico settentrionale. La sua discesa era visibile dal ponte della USS Bennington, la nave di recupero primario.

Le prime immagini scattate della terra[modifica | modifica sorgente]

Il Modulo di Comando conteneva un sistema automatico di fotocamera a pellicola 70 mm che scattò le prime fotografie di quasi tutta la Terra. Per un periodo di due ore e tredici minuti, per un totale di 755 immagini a colori. Le foto non erano di una risoluzione sufficiente per ottenere dettagliati dati scientifici.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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