Apnea nel sonno
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| Apnea nel sonno | |
| Classificazione e risorse esterne | |
| ICD-9-CM | (EN) 780.57 |
| ICD-10 | (EN) G47.3 |
Le apnee nel sonno sono dei disordini del sonno caratterizzati da pause nella respirazione durante il sonno. Questi episodi, per essere definiti tali,apnee (che in greco letteralmente significa, "senza respiro"), devono durare almeno dieci secondi e nei soggetti normali devono comunque essere di numero inferiore a dieci/ora. Vi sono due forme distinte di apnea: centrale ed ostruttiva, (nota in inglese come Obstructive Sleep Apnea Syndrome, conosciuta con la sigla OSAS).
La respirazione viene interrotta per una mancanza di sforzo nella Apnea Centrale del Sonno. Invece nella Apnea Ostruttiva del Sonno vi è un blocco meccanico al flusso dell'aria, che è impedito anche se il diaframma ed altri muscoli respiratori esercitano uno sforzo. Nella Apnea del Sonno Mista, si verificano entrambe le condizioni. Indipendentemente dal queste differenze, l'individuo raramente si rende conto di avere difficoltà di respiro, anche se questa difficoltà lo porta a risvegliarsi. L'apnea nel sonno viene riconosciuta come un problema da altri soggetti (come il partner) che testimoniano alla condizione dell'individuo durante gli episodi, oppure viene sospettata per le varie sequele come il russare, la sonnolenza diurna, l'ipertensione arteriosa. La diagnosi definitiva di apnea nel sonno viene fatta grazie alla polisonnografia.
[modifica] Apnea centrale nel sonno
Nella apnea centrale del sonno pura, i centri encefalici deputati al controllo della respirazione "si dimenticano" di respirare durante il sonno. Il dormiente smette di respirare e poi ricomincia. Il paziente non fa nessuno sforzo per cercare di sopperire a queste pause nella respirazione: non vi sono movimenti inspiratori volontari né del torace né dell'addome, soltanto un quieto fermarsi. Dopo l'episodio apneico, il respiro può diventare più veloce per un certo periodo di tempo, un meccanismo compensatorio per espellere l'anidride carbonica ritenuta ed assorbire più ossigeno.
Mentre dorme un individuo normale si trova "a riposo", al meno per quanto concerne il carico di lavoro cardiovascolare. In una persona sana, la respirazione durante il sonno è regolare ed i livelli di ossigeno e di anidride carbonica nel sangue rimangono pressoché costanti. L'impulso a respirare è così forte che addirittura gli sforzi volontari e coscienti per trattenere il proprio respiro non riescono a sopprimerlo. Qualsiasi improvvisa diminuzione nella saturazione in ossigeno oppure l'eccesso di CO2 (anche lieve) stimolano fortemente i centri respiratori per indurre l'inspirazione. Nell'apnea centrale del sonno, i meccanismi di controllo neurologici che stabiliscono il ritmo del respiro funzionano male ed omettono di inviare il segnale ai centri inspiratori, facendo sì che l'individuo salti uno o più atti respiratori.
Se la pausa nella respirazione è abbastanza lunga, la percentuale di ossigeno nel sangue diminuirà notevolmente provocando uno stato definito di ipossia mentre la concentrazione di anidride carbonica salirà oltre la concentrazione normale provocando una stati di ipercapnia. Entrambi questi stati, producono effetti patologici a livello del corpo. Le conseguenze provocate da questa malattia dipendono dalla gravità dell'apnea e dalle caratteristiche fisiologiche della persona che ne soffre. Ogni cellula del corpo umano necessita di un apporto costante di ossigeno per vivere e, se la concentrazione di questo gas si diminuisce notevolmente e per molto tempo possono intervenire conseguenze quali danno cerebrale e morte. L'apnea centrale del sonno è, però, una condizione cronica che provoca effetti non gravi e, certo, non causa morte improvvisa.
L'ipossia e l'ipercapnia presentano svariati effetti sull'organismo umano. La frequenza cardiaca aumenta, a meno che non ci siano patologie concomitanti talmente gravi a carico del muscolo cardiaco o del sistema nervoso autonomo tali da rendere impossibile questo aumento compensatorio.
Le aree più translucide del corpo diventano cianotiche, effetto dovuto alla carenza di ossigeno nel sangue. Il sovradosaggio di farmaci o droghe che sono depressori respiratori (come eroina o altri oppiacei) possono uccidere indebolendo l'attività dei centri respiratori superiori. Nell'apnea centrale del sonno, il solo effetto del sonno può rimuovere lo stimolo del cervello a respirare. Anche in casi gravi di apnea centrale del sonno, l'effetto quasi sempre è rappresentato da pause che rendono il respiro irregolare più che dall'arresto totale del respiro.

