Antonio de Nebrija

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Statua a Madrid (Anselmo Nogués, XIX secolo).

Elio Antonio de Nebrija, nato Antonio Martínez de Calá e conosciuto anche come Antonio de Lebrija (o Antonio Nebrissense, in latino Antonius Nebrissensis nell'edizione delle Introductiones Latinae del 1501, oppure Antonio Lebrissense, in latino Antonius Lebrixensis nell'edizione del 1481 della stessa opera) (Lebrija, 1441Alcalá de Henares, 5 luglio 1522), è stato un umanista spagnolo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Antonio Martínez nacque in una famiglia di ebrei convertiti al cattolicesimo, nell'antica Nebrissa Veneria (oggi Lebrija), nella provincia di Siviglia a circa 72 chilometri da Siviglia. Suo padre era Juan Martínez de Cala e sua madre Catalina de Xarana et Ojo. Egli ebbe tre fratellie due sorelle. Cambiò poi il suo nome in Elio Antonio de Nebrija.

Seguì studi umanistici all'Università di Salamanca e all'età di diciannove anni partì per l'Italia dove proseguì i suoi studi, per dieci anni, all'Università di Bologna. Al ritorno in Spagna, si impiegò a Siviglia presso il vescovo Fonseca. Divenne poi professore di grammatica e retorica all'università di Salamanca. Nel 1513, venne poi nominato professore all'università d'Alcalá di Henares.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Nebrija scrisse di cosmografia, botanica e teologia ed è famoso per i suoi sforzi tendenti alla riforma dell'insegnamento del latino: nel 1481 pubblicò una grammatica, Introductiones latinae. Forte del successo di questo libro, pubblicò la famosa Grammaire castillanne nel 1492. Questa fu la prima grammatica di una lingua popolare a venir scritta in Europa. Egli dedicò il libro alla regina Isabella di Castiglia. Nel 1517 pubblicò le Règles de l'orthographe espagnole e realizzò anche dei dizionari latino-spagnolo e spagnolo-latino.

Come umanista è considerato un precursore delle idee di Erasmo da Rotterdam[1]. Menéndez y Pelayo lo classificò come istigatore del « metodo filosofico e razionale di Lorenzo Valla » in Spagna[2].

Pur riconoscendo l'autorità suprema della Chiesa Cattolica, non esitò a criticare la censura dell'Inquisizione spagnola che vietò lo studio delle lingue bibliche. Si mostrò critico verso i testi ufficiali della Septuaginta e consigliò il ritorno ai testi originali per correggere gli errori intervenuti nel corso dei tempi. Mostrò di voler, a mezzo di questo metodo, ricostruire una versione autentica della Vulgata di Sofronio Eusebio Girolamo[3].

Partecipò, anche se tardivamente, all'elaborazione della Bibbia Poliglotta Complutense sotto la supervisione di Francisco Jiménez de Cisneros[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Bataillon, p.27
  2. ^ Menéndez y Pelayo, Marcelino, Antología de poetas líricos castellanos, Tomo VI, p.87
  3. ^ Bataillon, p.34-35

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marcel Bataillon, Érasme et l'Espagne - Recherches sur l'histoire spirituelle du XVI siecle , 1937 (thèse), réédition augmentée et corrigée de 1991, Droz, 1998, Genève ISBN 2-600-00510-2 , 903 p.

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