Antonino Sciascia
Antonino Sciascia (Canicattì, 1839 – 1925) è stato un medico e scienziato italiano, scopritore della fototerapia e precursore delle scienze radiologiche.
Della sua geniale scoperta egli diede comunicazione nel 1892 al XIII Congresso Oftalmologico di Palermo e nel 1894 all' XI Congresso Medico Internazionale di Roma. Lo stesso Niels Ryberg Finsen, cui nel 1903 fu assegnato il Premio Nobel, riconosceva la priorità della scoperta del dottore Sciascia. Nel Museo della Radiologia dell'Università di Palermo, unico in Italia e uno dei pochi esistenti in Europa, il dottor Antonino Sciascia ha un posto d'onore e i visitatori possono ammirarvi la lente biconvessa con cui egli, primo nel mondo, praticava l'elioterapia. A lui l'Accademia di Studi Mediterranei "Lorenzo Gioeni" ha conferito il 21 novembre 1999 il Premio Internazionale Empedocle "alla memoria". Di Antonino Sciascia, oltre a Pietro Macaluso, con il suo volume "Le Ragioni di Sciascia - Cronaca di un nobel negato" http://www.leragionidisciascia.it, si sono occupati anche vari autori attraverso le pagine del periodico "La Torre". A lui è dedicato il liceo scientifico della sua città natale.
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[modifica] Vita
[modifica] Cenni biografici
Antonino Sciascia nacque a Canicattì (in provincia di Agrigento) il 19 novembre 1839[1] dal matrimonio tra un piccolo proprietario terriero, Angelo ed Epifania Sfalanga. Numerose discordanze si sono rinvenute circa la data di nascita, dovute a notizie e documenti poco chiari. Tuttavia il rinvenimento di un certificato di battesimo nell’Archivio parrocchiale della Chiesa Madre di Canicattì conferma che il medico siciliano nacque il 19 novembre del 1939. Antonino visse per lunghi anni con la sorella fino alla morte di questa. Nel 1918, all’età di settantanove anni, Sciascia sposò un’attempata vicina di casa, Isabella Macaluso, che gli diede una adeguata assitenza fino alla morte avvenuta il 12 aprile 1925[2].
[modifica] La formazione scolastica
Riguardo la formazione scolastica di Sciascia, si sa che frequentò la scuola primaria pubblica di Canicattì[3], che, a causa degli scarsi fondi erogati durante l’età borbonica, seguiva il metodo Lancaster[4] che, consisteva nell’affidare l’insegnamento delle classi inferiori agli alunni più capaci delle classi superiori. Terminato il periodo della scuola primaria, proseguì gli studi, probabilmente presso un liceo di Girgenti (l'attuale Agrigento) o di Caltanissetta, conseguendo, successivamente, la laurea in Medicina presso l'Università di Palermo il 19 luglio 1860 all’età di venti anni e sette mesi[5]. Del giovane medico non si può dire che sia stato uno studente pigro, dato il raggiungimento della professione di medico prima del compimento del ventunesimo anno di età. In proposito è bene evidenziare, a suo merito, come un giovane di paese, con umili origini e con tante difficoltà (soprattutto di natura economica) si sia fatto largo in un mondo come quello accademico ancora basato su un sistema elitario. Dopo la laurea, Sciascia cominciò ad esercitare la professione di medico, non tralasciando però gli studi per conseguire la laurea in Chirurgia. Questo traguardo fu raggiunto, sempre a Palermo, il 5 luglio 1869[6].
[modifica] Vita professionale
I primi anni lavorativi non furono proprio come Sciascia li immaginava, in quanto furono caratterizzati da un lavoro massacrante, spesso non retribuito. Infatti le condizioni di miseria del paese natio del giovane medico, comportavano molto spesso che i suoi pazienti uscissero dall'ambulatorio non solo con le medicine per la cura ma addirutitura con qualche offerta volta ad alleviarne la condizione di povertà. Questi episodi di generosità ebbero l’effetto di creare in paese l’immagine di uno Sciascia benefattore e pronto a spendersi per il prossimo, ricordo ancora vivo nella memoria cittadina[7]. Fin dai primissimi anni dall'esercizio della professione medica iniziò a studiare e perfezionare la sua intuizione, a cui diede il nome di “Fototerapia”, secondo cui la luce poteva essere uno strumento utile a curare alcune malattie. In seguito alla morte del Chirurgo Condotto del Comune di Canicattì, Gaetano Sella, egli fu nominato sostituto[8]. Nonostante fosse ancora agli albori della carriera gli fu riconosciuta l’onorificenza da parte della cittadinanza che lo elesse consigliere comunale. Nel 1909 arrivò la nomina a Cavaliere e, un anno dopo, quella a Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia[9]. Nel 1910, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua laurea, la città di Canicattì ed il mondo accademico siciliano decisero di tributare solenni onorificenze al medico siciliano.
[modifica] La Fototerapia
[modifica] Congresso di Palermo
L’anno 1892 segnò la svolta per la carriera lavorativa di Antonino Sciascia in quanto per la pima volta, in occasione del XIII Congresso Oftalmologico Italiano di Palermo[10], diede una prima comunicazione ufficiale circa la scoperta della Fototerapia. Il titolo della relazione con cui rese nota la sua scoperta era: “La Fototerapia, comunicazione preventiva”. L’esperienza non fu positiva per il medico canicattinese che, vuoi per l’argomento troppo rivoluzionario o, più probabilmente, per la presenza di medici illustri, non riuscì a fare breccia nelle coscienze dei presenti. La notizia fu ritenuta così poco interessante da parte del comitato organizzatore del convegno che decise di ignorare il contenuto della relazione negli atti ufficiali del congresso.
[modifica] Congresso di Roma
Un aspetto importante della personalità di Sciascia era quello di credere fermamente nelle sue idee e di volerle perseguire senza arrendersi alle prime sconfitte. Dimostrazione di questo si ebbe con la decisione di partecipare, come relatore, all' XI Congresso medico internazionale[11], tenutosi a Roma tra il 29 marzo ed il 5 aprile del 1894. L'intento era quello di vedere riconosciuta la sua scoperta e di poterla pubblicare negli atti del congresso. Purtroppo, anche questa volta, nonostante la sua relazione fu seguita dai partecipanti con interesse e con applausi, il medico siciliano incassò un'altra immeritata sconfitta e delusione in quanto la decisione della Commissione fu di non dare pubblico riconoscimento alla genailità dell'intuizione del giovane medico siciliano. Rimasto perplesso Sciascia decise di chiedere spiegazioni al comitato del congresso con un esposto scritto. La risposta della commissione fu sconvolgente: riconosceva la validità scientifica ma, con ironia, rigettava la relazione per gravi errori grammaticali. Ancora una volta nessuna menzione sulla Fototerapia del dottor Sciascia era presente in documenti scientifici ufficiali.
[modifica] Nobel negato
Tra i presenti al congresso di Roma vi era il medico danese Niels Finsen, il quale nel 1903 ricevette il Nobel per la medicina, con la seguente motivazione: “Per il suo metodo di trattamento delle malattie, specialmente del lupus vulgaris, per mezzo di raggi di luce concentrata”[12]. E’ evidente quindi, che la relazione di Sciascia al congresso di Roma aveva aperto a Finsen orizzonti che il medico danese non aveva neanche immaginato. Ancora una volta, la solita consorteria dei medici italiani più famosi, operò in modo da penalizzare uno sconosciuto medico di provincia, autore di un'importante innovazione in campo scientifico, per non vedere danneggiati i propri interessi. Il danno maggiore. comunque, non lo ebbe Sciascia bensì tutto il mondo scientifico italiano, perché a causa dell'ostruzionismo messo in atto, un riconoscimento di grande prestigio come il premio Nobel venne a mancare a tutta la ricerca nazionale. Del resto lo stesso Finsen subito dopo aver ricevuto il Nobel, in una conversazione avuta con il professore Cirincione, direttore della clinica oculistica dell'Ateneo di Roma, disse che "riconosceva ed ammirava francamente nel dottor Sciascia il creatore della fototerapia, alla quale seppe dare consistenza di vera scienza". [13]
[modifica] Il Fotocauterio
[modifica] Struttura
Il fotocauterio è l’apparecchio necessario per l’applicazione pratica della fototerapia. Lo strumento, ideato nel 1892, è composto da due cilindri concentrici del diametro di 25 centimetri e lunghi 50 centimetri, scorrevoli uno dentro l’altro. Il cilindro esterno è di ottone, quello interno è di acciaio e con un diametro leggermente inferiore rispetto al primo per consentirne lo scorrimento. Il movimento, regolato da un meccanismo a cremagliera, munito di manopole di regolazione, fissato all’esterno del cilindro di ottone, permette di mettere a fuoco le lenti alloggiate all’interno dello strumento. Inoltre sul cilindro esterno vi è un robusto snodo di ottone che permette il fissaggio dell’apparecchio ad un supporto stabile, cosicché lo stesso apparecchio può essere orientato in ogni direzione. Inoltre il fotocauterio è corredato di uno specchio concavo del diametro di circa 60 centimetri, incorniciato da un supporto ligneo, di alcune lenti biconvesse di diametro inferiore ai cilindri e di alcuni vetri piani di vario colore.
[modifica] Applicazione per la fototerapia
Possiamo ipotizzare che le ricerche sulla fototerapia furono iniziate da Sciascia intorno al 1862; infatti passarono circa trent’anni tra l’intuizione delle proprietà della luce e la realizzazione del primo fotocauterio che ne consentì l’applicazione pratica. Furono anni di studio e di lavoro intenso per perfezionare la sua scoperta che, in seguito, gli consentì di guarire malattie quali il “lupus”, la “pustola maligna”, i tumori della pelle (“epiteliomi”) ed anche qualche caso di tubercolosi. La prima comunicazione ufficiale sulla fototerapia fu data da Sciascia nel 1892, in occasione del XIII Congresso Oftamologico italiano di Palermo. In tale sede il medico canicattinese presentò il fotocauterio, che attraverso una serie di lenti, di specchi e di apparecchiature cilindriche, riusciva ad operare delle modifiche alla luce naturale, ottenendone dalla sua applicazione un vantaggio in campo medico. Sciascia aveva trovato il modo di scomporre la luce solare nelle sue componenti, luce infrarossa (che egli definiva “raggi termici”) e luce ultravioletta (che egli definiva “raggi chimici”), in modo da utilizzarle, dopo opportuna concentrazione, anche singolarmente per fini terapeutici senza ledere l’organismo sottoposto al trattamento[14]. In quel periodo nessuno aveva ancora realizzato la metodica adatta a selezionare le radiazioni luminose del sole, in modo da ottenerne un vantaggio. In questa prerogativa si distinse la peculiarità del fotocauterio del dottor Sciascia rispetto agli apparecchi preesistenti. Il medico siciliano affermò con decisione che per ottenere lo scopo terapeutico prefissato era necessario separare i raggi termici (infrarossi) da quelli chimici (ultravioletti), mediante appositi filtri in grado di frazionare, appunto, la luce solare nelle sue componenti, assorbendo totalmente le radiazioni infrarosse e concentrando al massimo grado soltanto le radiazioni ultraviolette. L’apparecchio necessitava, per il funzionamento, di un corpo metallico realizzato a Palermo dalla ditta “Helg e Bartolini” (il cui logo è stampigliato sullo strumento), e di lenti e specchi particolari che invece furono progettati e costruiti da alcune manifatture ottiche milanesi e parigine. Infine nel 1902 Antonino Sciascia pubblicò un’opera per rivendicare il suo primato ed illustrare i risultati ottenuti con l’applicazione pratica della scoperta: il titolo fu “La Fototerapia”. L’opera di centotrentotto pagine riporta le generalità, le osservazioni e in più dedica ben ottantotto pagine all’illustrazione dei casi clinici trattati, con numerose fotografie di pazienti sia prima che dopo il trattamento fototerapico, grazie alla collaborazione di un fotografo canicattinese di nome Giovanni Rao. Queste fotografie assumono una valenza particolare perché documentano inequivocabilmente il successo terapeutico del metodo Sciascia.
[modifica] I riconoscimenti
La vicenda del premio nobel negato al Dott. Antonino Sciascia, inventore della fototerapia, è sempre stata al centro delle attenzioni del mondo accademico, culturale e giornalistico della Regione Siciliana. Tra i riconoscimenti per la straordinaria scoperta di Sciascia è da ricordare ciò che è avvenuto il 12 maggio 1995 durante il convegno celebrativo del centenario dei raggi X, durante il quale il Prof. Adelfio Elio Cardinale, Direttore dell’Istituto di Radiologia dell’Università di Palermo, ha definito Sciascia “antesignano della disciplina radiologica” così come riportato da Francesco Bruno nel suo articolo dal titolo “ Antonino Sciascia: Inventore della fototerapia. Ma nessuno lo sa”[15]. Anche in tempi più recenti, a conferma della rilevanza scientifica dell’invenzione ad opera di un medico nato in un piccolo paese siciliano, il caso Sciascia è stato oggetto di attenzione da parte dello scrittore e giornalista siciliano Gaetano Savatteri che ribadì, in una sua opera letteraria, l’ingiustizia del nobel negato al medico siciliano nel capitolo dal titolo ironico “ In Svezia non sanno dov’è Canicattì”[16]. Anche il mondo giornalistico si è più volte interessato al caso Sciascia con articoli pubblicati sui principali quotidiani siciliani tra i quali ricordiamo quello dal titolo “ Antonino Sciascia premio nobel mancato”[17] con intervista al Prof Adelfio Elio Cardinale e quello dal titolo “ Il Dott. Sciascia inventore beffato della fototerapia” di Piero Meli [18] nel quale l’autore, oltre a riconoscere i meriti di Sciascia, pone l’accento sui limiti del medico siciliano che non lottò con veemenza per il riconoscimento scientifico della sua invenzione cullandosi del fatto di possedere il brevetto del fotocauterio sin dal 1894, comportandosi così più da imprenditore che da scienziato.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Le ragioni di Sciascia, Cronaca di un nobel mancato; Editoriale Malgrado Tutto, 2007,pag.2
- ^ ibid. pag.33
- ^ ibid. pag.12
- ^ ibid pag. 13
- ^ ibid. pag 13
- ^ ibid. pag. 19
- ^ ibid. pag. 20
- ^ ibid. pag. 21-22
- ^ ibid. pag. 32
- ^ ibid. pag.38-39
- ^ ibid. pag. 55-59
- ^ ibid. III prefazione
- ^ ibid. pag. III prefazione
- ^ ibid pag.88
- ^ Journal of Plastic Dermatology – 2005; pag.1-3
- ^ I Siciliani – 2007
- ^ Giornale di Sicilia del 27 ottobre 2007
- ^ La Sicilia 23 dicembre 2008
[modifica] Collegamenti esterni
(EN) Antonino Sciascia's medical study (IT) Antonino Sciascia - Busto (IT) Antonino Sciascia - Casa natale (IT) Antonino Sciascia - Studio medico (IT) Antonino Sciascia - Tomba
[modifica] Bibliografia
- Pietro Macaluso, Le Ragioni di Sciascia - Cronaca di un nobel negato, Edizioni Malgrado Tutto, Racalmuto (Ag) 2007, pag.187.
