Antonia Mesina

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« E rallegratevi con me anche voi della diocesi di Nuoro, voi cittadini di Orgosolo e dell'intera Sardegna, per la giovane Antonia Mesina, che oggi proclamiamo beata. Il suo martirio è anzitutto il punto di arrivo di una dedizione umile e gioiosa alla vita della sua numerosa famiglia: è stato il suo sì costante al servizio nascosto in casa che l'ha preparata ad un sì totale. [...] Il fascio di legna raccolto per fare il pane nel forno di casa, quel giorno di maggio del 1935, rimane sui monti accanto al suo corpo straziato da decine e decine di colpi di pietra. Quel giorno si accende un altro fuoco e si prepara un altro pane per una famiglia molto più grande. »
(Giovanni Paolo II, omelia della messa di beatificazione, 4 ottobre 1987)
Beata Antonia Mesina
Vergine e martire
Vergine e martire
Nascita Orgosolo 21 giugno 1919
Morte Orgosolo 17 maggio 1935
Venerata da Chiesa cattolica
Beatificazione 4 ottobre 1987 da Papa Giovanni Paolo II
Ricorrenza 17 maggio

Antonia Mesina (Orgosolo, 21 giugno 1919Orgosolo, 17 maggio 1935) è venerata come beata dalla Chiesa cattolica, che ne celebra la memoria liturgica il 17 maggio.

Come Maria Goretti, Antonia Mesina, laica socia di Azione Cattolica, venne uccisa mentre si opponeva a un tentativo di violenza sessuale; per questo la Chiesa riconosce in lei una martire della purezza.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Panorama di Orgosolo. In basso a sinistra è visibile la vecchia parrocchiale del paese, dove Antonia Mesina ricevette i sacramenti. accanto alla chiesa sorge il cimitero dove la salma della giovane rimase prima di essere traslata nella cripta della nuova chiesa parrocchiale di San Pietro.

Antonia Mesina nacque a Orgosolo, centro barbaricino in provincia e diocesi di Nuoro. Era la seconda dei dieci figli di Agostino Mesina, guardia campestre, e Grazia Rubanu. Venne battezzata nella parrocchia di San Pietro e ricevette la Cresima, il 10 novembre 1920, dalle mani del vescovo di Nuoro Luca Canepa.

All'età di sette anni ricevette la prima Comunione. Fece parte della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, dal 1929 al 1931 come beniamina, dal 1934 come socia effettiva.

La mattina del 17 maggio 1935, dopo aver partecipato alla messa in parrocchia, si recò nelle campagne attorno al paese in cerca di legna, necessaria per la cottura del pane in casa. Per strada incontra una vicina di casa, Annedda Castangia, in seguito principale testimone dei fatti al processo penale e di beatificazione[1]. Mentre le due giovani sono impegnate a legare in fasci la legna raccolta, distanti tra loro alcune decine di metri, Antonia Mesina viene aggredita dal giovane compaesano ventunenne Ignazio Catgiu, che la trascina fra i cespugli e tenta di violentarla. Non riuscendo nel suo intento, Catgiu massacra la ragazza con 74 colpi di pietra, come appurato dall'autopsia. L'ultimo colpo, inferto con una grossa pietra, le spaccò il cranio e le sfigurò il viso[2]. Antonia Mesina non aveva nemmeno sedici anni quando venne uccisa. I funerali, partecipati da tutta Orgosolo, si tennero il 19 maggio. Ignazio Catgiu, venne preso e condannato a morte il 27 aprile 1937, sentenza eseguita mediante la fucilazione avvenuta il 5 agosto dello stesso anno a Pratosardo nel comune di Nuoro.

Beatificazione[modifica | modifica sorgente]

Armida Barelli, che aveva conosciuto Antonia Mesina durante una visita a Orgosolo, il 5 ottobre 1935 informò il papa Pio XI della vicenda, presentando la giovane con queste parole: "Ci permettiamo di presentare il primo fiore della Gioventù Femminile di Azione Cattolica Italiana, il primo figlio reciso dal martirio, la sedicenne Antonia Mesina di Orgosolo, educata alla scuola di Maria Goretti"[3].

Il 22 settembre 1978 papa Giovanni Paolo I diede avvio al processo di canonizzazione. Antonia Mesina, insieme a Pierina Morosini e Marcel Callo, venne beatificata il 4 ottobre 1987 da Giovanni Paolo II.

Le spoglie mortali della beata sono esposte alla venerazione dei fedeli nella cripta della moderna parrocchiale di Orgosolo, nel centro del paese, poco lontano dalla casa natale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Da avvenireonline.it
  2. ^ Da chiesacattolica.it
  3. ^ Da azionecattolica.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 71236649

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