Antipatride

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Antipatride
(oggi) Tel Afek
(arabo) Kafr Saba, Tell Ras al Ayn
(ebraico) תל אפק
(greco antico) Ἀντιπατρίς
(nome biblico) Afek
Ras al-Ayn, Fortezza Ottomana sulle sponde del fiume Yarkon
Ras al-Ayn, Fortezza Ottomana sulle sponde del fiume Yarkon
Civiltà Popoli d'epoca biblica
Impero romano
Epoca Dal 3000 a.C. all'epoca ottomana
Localizzazione
Stato Israele Israele

Antipatride (oggi Tel Afek (arabo Kafr Saba, ebraico תל אפק; greco antico Ἀντιπατρίς) fu una città della Palestina, precisamente nella Giudea, oggi un Tell archeologico nel centro di Israele in cui si trovano le vestigia della biblica città di Afek e memorie di eventi biblici e cristiani;[1] fu rifondata e rinominata ‘’Antipatride’’ da Erode il Grande.

Antipatride sorgeva nella prossimità del fiume Yarkon, e ora fa parte del grande parco nazionale del Yarkon (הגן הלאומי ירקון).

Archeologia dell’antica Afek[modifica | modifica wikitesto]

Sul sito gli archeologi hanno scoperto tracce di un accampamento di 5000 anni fa. Afek è menzionata, una prima volta, in un testo di esecrazione egiziano (12a dinastia = -19o/-18o secolo) e in seguito in una relazione riguardante Thoutmôsis III[2]. Afek è menzionata diverse volte nella Bibbia, in cui è descritta come una città cananea conquistata da Giosuè e come una base militare filistea all’epoca di Samuele (1Sam 4,2); è anche citata in una tavoletta di Ninive (-7o secolo, epoca dell’assiro Assaradon) come città di frontiera con la Samaria.

Epoca ellenistica[modifica | modifica wikitesto]

Per qualche tempo Afek prese il nome di Pegaï, ma in epoca romana, passando per qualche tempo sotto la denominazione ‘’Caphar Seba’’. divenne ‘’Antipatide’’. Fu Erode il Grande, nel 9 avanti Cristo, a ricostruirla, o a farla rivivere di nuova fama, con questo nome per onorare la memoria di suo padre Antipatro II, già procuratore della Giudea (-63-49), dopo essere stato ministro di Ircano II nonostante la sua origine idumea. Erode il Grande scelse questa località perché, secondo Flavio Giuseppe, sulla strada obbligata dalla zona marittima a Gerusalemme[3] e perché situata in una terra ricca di vegetazione e attraversata, come la stessa città, da un fiume che la irrigava[4].

Paolo di Tarso, secondo gli Atti degli Apostoli (23,31-32)[5], passò qui una notte, come prigioniero, mentre veniva condotto a Cesarea presso il procuratore Felice al quale si era appellato (da qui. poi, nel 59 dopo due anni di detenzione, verrà trasferito a Roma, presso il tribunale dell’Imperatore).

Antipatride fu distrutta nel corso della prima guerra giudaica tra gli anni 66 e 70 d.C. Ne parla ampiamente Giuseppe Flavio nelle sue Antichità Giudaiche. Si risolleverà solo dopo due secoli, ma il terremoto del 363 la raderà al suolo. Risorgerà come baluardo militare sotto l’impero ottomano. Ed nell'epoca musulmana il posto si chiamava in arabo Qal'at Ras el'ain o Tell Ras al Ayn.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Itinerari dell'Apostolo Paolo.
  2. ^ John Charles Hugh Laughlin
  3. ^ Questa situazione diverrà più evidente dopo la creazione di Cesarea (tra il 25 e il 13 a. C.)
  4. ^ Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, Libro XVI, cap. 5, §2 [1]
  5. ^ Secondo gli ordini ricevuti, i soldati preeserro Paolo e lo condussero ad Antipratide. Il giorno dopo, lasciato ai cavalieri il compito di proseguire con lui, se ne tornarono alla fortezza. (Nuova Volgata, Atti degli Apostoli 23, 31-32)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marie-Nicolas Bouillet et Alexis Chassang (dir.), « Tel Afek » dans Dictionnaire universel d’histoire et de géographie, 1878 (Wikisource)
  • John Charles Hugh Laughlin, Fifty Major Cities of the Bible : From Dan to Beersheba, Taylor & Francis, 2006 [lire en ligne] [présentation en ligne], «Aphek (Ras el-Ain). The city of palaces»
  • Jeremiah Murphy-O'Connor, The Holy Land : An Oxford Archaeological Guide from Earliest Times to 1700, Oxford University Press US, 2008
  • Immanuel Benzinger: Antipatris. In: Paulys Realencyclopädie der classischen Altertumswissenschaft (RE). Band I,2, Stuttgart 1894, Sp. 2501
  • Heyd, Uriel (1960): Ottoman Documents on Palestine, 1552-1615, Oxford University Press, Oxford. Cited in Petersen (2002.

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