Antinoo

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Ritratto di Antinoo detto “di Ecouen”, scoperto nel XVIII secolo nella villa Adriana a Tivoli, oggi al Museo del Louvre di Parigi

Antinoo (ma anche Antinoüs o Antinoös, in greco antico Αντίνοος; Claudiopoli, 27 novembre 110 o 111 – Egitto, 30 ottobre 130 o poco prima[1]) è stato un giovane greco originario della Bitinia, noto per la relazione sentimentale ed amorosa avuta con l'imperatore romano Publio Elio Traiano Adriano il quale lo divinizzò dopo la sua morte prematura avvenuta in circostanze alquanto misteriose. Venne adorato sia nell'Oriente egizio che nell'Occidente greco-latino, a volte come Theos, una vera e propria divinità, altre semplicemente come un Eroe mortale deificato[2]..

Molto poco si sa della sua vita, anche se è noto che egli era nato a Claudiopoli, nella provincia romana di Bitinia in Asia minore. Egli probabilmente è stato introdotto alla corte imperiale nel 123, poco prima di essere portato in Italia per il completamento della sua istruzione superiore. E' diventato il favorito nonché amante dell'imperatore a partire dal 128[3], quando ha partecipato ad un "tour" dell'Impero come parte del seguito personale di Adriano; il ragazzo lo ha poi accompagnato anche in Grecia durante la partecipazione dell'imperatore agli annuali Misteri Eleusini svoltisi ad Atene, ed era con lui quando ha cacciato e ucciso il leone sacro in terra libica.

Alla fine del mese di ottobre dell'anno 130, mentre si trovava a bordo di una flottiglia che percorreva il Nilo, Antinoo è morto cadendo in acqua in circostanze rimaste parzialmente oscure. Varie ipotesi sono state avanzate a proposito, che vanno da un annegamento accidentale, ad un suicidio o assassinio per gelosia, fino ad un intenzionale sacrificio umano.

Dopo la sua morte, Adriano ha divinizzato Antinoo e fondato un culto organizzato dedicato alla sua persona che si diffuse presto a macchia d'olio in tutto l'Impero; poi, sempre per commemorare il proprio diletto, fondò la città di Antinopoli fatta sorgere vicino al luogo dove il giovinetto aveva trovato la sua fine terrena prematura e che divenne un centro di culto per l'adorazione del "dio Antinoo" in forma di Osiride. Adriano ha anche fondato giochi in commemorazione del ragazzo che si tenevano in contemporanea ad Antinopoli e ad Atene, con Antinoo divenuto simbolo dei sogni panellenici dell'imperatore.

La figura del bel giovane nella cultura occidentale viene presto associata all'omosessualità ed appare in moltissime opere letterarie e poetiche, a cominciare da quelle di Oscar Wilde, Fernando Pessoa e Marguerite Yourcenar.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Antinoo scolpito in marmo di Carrara intorno al 131-132 e conservato al Museo del Prado, collezione Reale.

Lo storico Thorsten Opper ha osservato che quasi nulla si sa della vita di Antinoo prima del suo incontro e della vita assieme ad Adriano, ed il fatto che le fonti in nostro possesso divengano molto più dettagliate dopo l'avvenimento della sua morte non ispirano fiducia a riguardo[4]. Anche il biografo Royston Lambert ha espresso lo stesso punto di vista, commentando che le informazioni su di lui sono state inevitabilmente contaminate, sia a favore che contro, da chi era un suo fedele e da chi si trovò ad avere forti pregiudizi a suo riguardo[5].

Busto di Antinoo rinvenuto a Patrasso e conservato al Museo archeologico nazionale di Atene.

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

E' noto che Antinoo nacque da una famiglia greca abitante nella provincia romana della Bitinia, zona oggi situata nel nord-ovest della Turchia[6]. L'anno d nascita non è registrato, anche se si stima che sia probabilmente tra il 110 e il 112 d.C.[7]; le fonti disponibili concordano nel dire che il suo compleanno si situasse nel mese di novembre, anche se la data esatta non è nota Lambert ritiene possa essere stata il giorno 27[8]. Sia dal luogo di nascita che dal suo aspetto fisico parrebbe inoltre che almeno una parte dei suoi antenati non fossero stati greci[9].

Vi sono varie possibili origini per quanto riguarda il suo nome, è possibile difatti che egli sia stato chiamato come il personaggio dell'Odissea, Antinoo (mitologia), uno dei maggiori pretendenti alla mano di Penelope ed avversario di Telemaco nel poema epico di Omero. Un'altra possibilità è che sia stato l'equivalente maschile di Antinoe (mitologia), una delle figlie di Cefeo che fu la ri-fondatrice di Mantinea, guidata al sito ove doveva esser ubicata la nuova città da un serpente (come afferma Pausania il Periegeta nella sua Descrizione della Grecia, 8-8-4); centro urbano questo che aveva buoni rapporti commerciali proprio con la Bitinia[10].

Anche se molti storici, dal Rinascimento in poi, abbiano dedotto che il giovane fosse uno schiavo, la cosa risulta essere altamente improbabile in quanto sarebbe stato assolutamente controverso divinizzare un ex-schiavo nella società romana. Non vi sono prove disponibili superstiti attestanti le origini della sua famiglia, anche se Lambert crede più probabile ch'egli provenisse da un clan familiare di piccoli imprenditori o proprietari terrieri dediti all'agricoltura, che s'innalzavano e distinguevano quindi rispetto ai settori più poveri della società[11]: inoltre ha ritenuto probabile che Antinoo avesse ricevuto un'istruzione di base nella sua prima infanzia, essendogli quindi stato insegnato sia a leggere che a scrivere[12].

Antinoo in veste di sacerdote del culto imperiale, al Louvre.

La vita con Adriano[modifica | modifica wikitesto]

« Il modo in cui Adriano ha preso con sé il ragazzo durante i suoi viaggi, di come se l'è tenuto vicino nei momenti di maggior esaltazione spirituale, morale o fisica e, dopo la sua morte, di come si è circondato con le sue immagini, mostra un desiderio ossessivo per la sua presenza, un bisogno mistico-religioso di avere la sua compagnia. Royston Lambert, 1984[13] »

Adriano ha trascorso molto tempo del suo regno in visita ai vari territori dell'Impero, ed arrivò a Claudiopoli nel giugno del 123 e fu probabilmente in quest'occasione che incontrò per la prima volta il ragazzino[14]. Data la personalità dell'imperatore, Lambert pensa non fattibile l'ipotesi che li vuole diventati amanti in quell'occasione, suggerendo invece che il dodicenne sia stato scelto per essere inviato in Italia ove fu istruito al "Paedagogium" imperiale situato sul Celio[15].

Adriano nel frattempo aveva continuato a visitare le province del suo vasto Impero, per far poi ritorno in Italia solo nel settembre del 125, quando si stabilì nella sua residenza nella cittadina laziale di Tivoli, oggi conosciuta come Villa Adriana[16]. E' stato quindi ad un certo punto nel corso dei tre anni successivi che l'oramai adolescente divenne il proprio ragazzo preferito: nel 128 difatti, quando giunse il momento di partire per la Grecia, Antinoo faceva già parte del seguito personale dell'imperatore[17].

Il biografo ha descritto Antinoo come l'unica persona che sembra esser stata intimamente collegata con Adriano, lungo tutto il corso della vita dell'imperatore[18]; il suo matrimonio con la cugina di secondo grado Vibia Sabina era difatti notoriamente infelice[19] e non v'è alcuna prova attendibile ch'egli abbia d'altronde mai espresso un qualche interesse o attrazione sessuale nei confronti delle donne, di contro vi sono molte prove affidabili che fosse sessualmente estremamente attratto dai ragazzi e dai giovani uomini[20].

Per secoli la pederastia greca ha svolto un ruolo sociale accettato tra le classi dei cittadini agiati dell'antica Grecia; questa prescriveva che un erastes (un maschio di età compresa tra i 20 e i 40 anni) intrattenesse una relazione sentimentale (di amoroso accudimento) con un eromenos (un maschio di età compresa tra i 12 e i 18 anni), assumendone un ruolo fondamentale ed attivo nella sua educazione ed istruzione[21]. Tale istituzionalizzazione sociale della pederastia non era estranea alla cultura romana, anche se la bisessualità era di fatto la norma nelle alte sfere sociali durante i primi secoli dell'Impero[22].

E' noto che Adriano considerasse Antinoo bello ed intelligente e che il ragazzo contraccambiasse stimandolo ed ammirandolo come un saggio; questa sintonia intellettuale potrebbe ulteriormente spiegare la forte attrazione presente tra i due[23]. Un altro fattore era la comune passione per la caccia, che era veduta come uno sport particolarmente virile all'interno della cultura romana[24]. Anche se non sono sopravvissute fino a noi, si sa che l'imperatore avesse scritto sia un'autobiografia sia una serie componimenti poetici dedicati ai suoi amati ragazzi; si suppone quindi che vi fossero anche i versi in onore di Antinoo[25].

Antinoo come Aristeo.

Le prime fonti sono concordi ed esplicite nel dichiarare che il rapporto intercorrente tra l'uomo e l'adolescente fosse anche di natura eminentemente sessuale[26]: infine, durante tutto il periodo in cui durò la loro relazione, non vi è prova alcuna che Antinoo abbia mai utilizzato a proprio favore l'influenza che aveva sull'imperatore per tranne un qualche guadagno personale[27].

Nel marzo 127 Adriano - probabilmente accompagnato da Antinoo - ha viaggiato in varie zone d'Italia, attraversando la regione abitata dai Sabini, il Regio V Picenum e la Campania[28] Intanto tra il 127 e il 129 l'imperatore fu afflitto da uno strano male che i medici non furono mai in grado di spiegare (tornerà questa misteriosa malattia come ipotesi sulla causa della morte stessa di Antinoo)[29]. Nell'aprile del 128 pose la prima pietra di un tempio da dedicare a Venere nella capitale, presiedendo un rituale in cui potrebbe essere stato accompagnato proprio da Antinoo[30]; da lì, assieme, partirono per un viaggio nell'Africa del Nord[31].

Alla fine del 128 sbarcarono a Corinto, procedendo poi in direzione di Atene dove rimasero fino al maggio del 129, accompagnati in quest'occasione anche dalla moglie, la sorella, la nipote e Pedanio Fusco il giovane (futuro cognato)[32]. Nel settembre del 128 ad Atene Adriano partecipa alle celebrazioni annuali dei grandi misteri eleusini e qui l'imperatore assume il ruolo di "epoptes" nel telesterion: è generalmente accettato, anche non dimostrato, che Antinoo rimase al suo fianco per assisterlo e che in quest'occasione lo stesso ragazzo sia stato iniziato ai misteri sacri[33].

Da lì si diressero verso l'Asia minore, stabilendosi nel giugno del 129 ad Antiochia e in seguito visitarono le province di Siria, Arabia e Palestina; dopo aver introdotto forti politiche anti-ebraiche, con il divieto della circoncisione e la sostituzione del tempio dei giudei con un altro dedicato a Giove, l'imperatore col suo seguito passò in Egitto[34].

Giunti ad Alessandria d'Egitto nell'agosto del 130, fecero visita al sarcofago di Alessandro Magno custodito in un mausoleo della città. Sebbene la cerimonia fu accolta tra le lodi pubbliche, alcuni degli atteggiamenti e delle azioni di Adriano irritarono però l'élite della società ellenizzata cittadina, che cominciò a spettegolare sulle sue attività sessuali, compresi i rapporti intimi che l'imperatore intratteneva con Antinoo[35].

Il tondo raffigurante la caccia al leone di Adriano, accompagnato da Antinoo.

Poco dopo, probabilmente nel settembre 130, Adriano e Antinoo hanno viaggiato verso ovest in direzione del territorio libico, dove avevano sentito parlare di un leone che causava problemi alla popolazione locale. Si misero così a braccare la bestia feroce e, anche se gli eventi esatti non sono perfettamente chiari, risulta evidente che Adriano abbia salvato la vita di Antinoo durante quella caccia al leone, prima che la bestia venisse uccisa[36]. Adriano fece ampiamente pubblicizzare l'evento, tramite anche la produzione di tutta una serie di medaglioni in bronzo. In quell'occasione, secondo la versione poetica datane da Pancrate di Alessandria ne “Le cacce di Antinoo”, il sangue del giovinetto rimasto ferito schizzato sulla sabbia fece germogliare l'antinóeios, un bellissimo loto rosso.

Un tondo raffigurante la scena di caccia è stato successivamente posto sull'Arco di Costantino: su questo tondo era chiaro che Antinoo non fosse più giovane, di una bellezza adolescente eterea e glabra, essendo diventato invece sempre più muscoloso e peloso; da questo fatto, si può ritenere come probabile che il suo rapporto con Adriano stesse cambiando di conseguenza[37].

Antinoo come Dioniso, conosciuto come "Antinoo Lansdowne". Marmo, opera romana imperiale, circa 130-140 dC.; ritrovato nel 1769 a villa Adriana e conservato al Fitzwilliam Museum di Cambridge.

Morte [38][modifica | modifica wikitesto]

Alla fine di settembre o all'inizio di ottobre del 130 Adriano e il suo entourage, tra i quali Antinoo, dopo essersi riuniti a Eliopoli decisero di salpare dirigendosi a monte lungo il Nilo, come parte di una flottiglia. Il corteo comprendeva funzionari, il Prefetto, i comandanti dell'esercito e quelli navali, nonché figure letterarie e accademiche. Forse era presente anche Lucio Elio Cesare, un giovane aristocratico che Antinoo avrebbe immediatamente considerato un rivale nell'affetto di Adriano[39].

Durante il loro percorso via acqua lungo il fiume, si fermarono a Ermopoli, sede di uno dei principali santuari del paese dedicati al dio Thot[40]. Poco dopo, verso la fine del mese di ottobre, ecco che "Antinoo affogò nel Nilo": ciò avvenne proprio attorno al periodo della festa di Osiride, il dio che muore e risorge. Caduto in acqua - gettatosi, caduto accidentalmente o buttatovi a forza - il quasi diciannovenne annegò[41]

Adriano annunciò pubblicamente la sua avvenuta scomparsa e una gran quantità di pettegolezzi e voci disparate si diffusero presto in tutto l'Impero, riguardanti il fatto che il giovane fosse stato intenzionalmente ucciso[42]; l'esatta natura degli eventi accaduti rimane un mistero fino ad oggi, ed è possibile che lo steso imperatore non abbia mai conosciuto la verità, ma purtuttavia diverse ipotesi sono state avanzate[43]. Non si sa bene se la sua morte sia stata frutto di un banale quanto tragico incidente, di un suicidio, di un assassinio, o magari non fu un caso di "morte vicaria", una sorta di sacrificio compiuto dallo stesso ragazzo a favore del suo imperatore.

Una possibilità è che sia stato ucciso in una congiura di corte, Lambert però ne attesta l'alta improbabilità in quanto manca qualsiasi prova storica a sostegno ed anche perché Antinoo ha sempre apparentemente esercitato ben poca influenza sulle scelte e decisioni politiche d Adriano, ciò pertanto significa che un suo assassinio sarebbe servito a ben poco[44]. Da un punto di vista moderno non si possono tuttavia del tutto escludere intrighi di palazzo, magari con l'intervento indiretto della moglie dell'imperatore, che certamente non sarebbe rimasta particolarmente addolorata dopo la morte di colui che gli contestava l'amore del marito.

Ma è stato anche suggerito che Antinoo sia morto nel corso di un volontario tentativo di castrazione; il rendersi cioè eunuco come unica maniera per poter mantenere un aspetto giovane e bello privo di forti caratterizzazioni sessuali maschili, proprio come piaceva ad Adriano: anche qui però si sa che l'imperatore considerasse assai negativamente ogni sorta di mutilazione sessuale, compresa la circoncisione religiosa eseguita dagli ebrei, ed inoltre una tal operazione sarebbe risultata esser in parte inefficace in un'età compresa tra i 18 e i 20 anni, quella che aveva Antinoo al momento della morte[45].

Una terza possibilità pare asserire che la morte sia stata del tutto accidentale, col ragazzo ubriaco o assonnato dopo il banchetto serale che precipita fuori bordo a seguito di uno scossone dell'imbarcazione; ma anche qui le evidenze che ci giungono indicano che Adriano non abbia mai considerato la fine del giovane come frutto d'un banalissimo incidente, l'ha invece subito circondato di un'aura sacrale, quasi mistica, e ciò è quantomai sospetto[46].

Infine si può supporre che quello di Antino rappresentasse un sacrificio umano compiuto volontariamente ed una prova a tal riguardo ci viene dagli scritti di Cassio Dione Cocceiano; questi difatti sostiene che si fosse sacrificato spontaneamente in relazione a non meglio precisate pratiche magiche. Dione esprime la sua opinione 80 dopo l'evento, ma ciò sarebbe poi stato ripetuto in molte delle fonti successive; Sesto Aurelio Vittore aggiunge che il sacrificio serviva a prolungare la vita e la buona salute dell'imperatore.

Nel II secolo vi era la convinzione molto diffusa che la morte di una persona avrebbe potuto ringiovanire o ridare la salute ad un'altra, e Adriano era malato e cagionevole da molti anni; in questo scenario, Antinoo avrebbe sacrificato se stesso nella convinzione che il suo amato avrebbe potuto così recuperare le forze. In alternativa, nell'ambito della tradizione egiziana si riteneva che i sacrifici di maschi adolescenti al "Signore Nilo", in particolare al momento della festività che si svolgeva proprio in ottobre al signore dell'oltretomba Osiride, garantiva che il fiume alla sua piena successiva avrebbe dato un'alluvione abbondante e ciò sarebbe stato favorevole alla concimazione dell'intera valle; questo era reso ancora più urgente in quanto le inondazioni del Nilo nei due anni precedenti (129 e 130) erano state del tutto insufficienti per la produzione agricola complessiva necessaria a sfamare ampie zone imperiali.
In questa situazione, Adriano potrebbe non aver rivelato di proposito la causa reale della morte di Antinoo perché non voleva apparire agli occhi esterni fisicamente o politicamente debole. Per contro, a questa possibilità si oppone il fatto che ad Adriano non piacessero affatto i sacrifici umani, aveva difatti rafforzato le leggi contro questa pratica all'interno dei confini imperiali[47].

Altri ancora hanno sostenuto che si fosse suicidato per rimanere eternamente giovane, nel fiore degli anni ed in perfetta bellezza, per non dover sopportare cioè di veder invecchiare ed imbruttire il proprio corpo. Come che sia, nella Historia Augusta Elio Sparziano (Vita Hadriani, cap. 14) cita la sua morte ed il conseguente lutto dell'imperatore ("Adriano piange come una donnicciola"), e tutti gli onori che gli furono decretati.

Il corpo fu inumato. Nelle iscrizioni e raffigurazioni presenti sull'obelisco di Antinoo viene citata - secondo alcune interpretazioni - la sua sepoltura, che doveva situarsi in un giardino di proprietà dell'imperatore; lo si è voluto identificare con i resti di un edificio scoperti nella "Vigna Barberini" sul colle Palatino e che furono più tardi trasformati nel tempio dell'Elagabalium dall'imperatore adolescente di origine siriana Eliogabalo. Fu forse proprio in questa occasione che l'obelisco venne fatto trasportare nell'anfiteatro castrense dove fu poi rinvenuto.

L'"Antinoeion" a Villa Adriana, presunto luogo di inumazione di Antinoo

Nel 1998 gli archeologi hanno sostenuto che i resti monumentali appena scoperti a Villa Adriana fossero quelli della tomba di Antinoo, o comunque di un tempio a lui dedicato[48], anche se poi ciò è stato messo in discussione sia per la natura inconcludente dei resti archeologici e la testimonianza proveniente dalle fonti patristiche ( Epifanio, Clemente di Alessandria), che indica che Antinoo fu sepolto nel suo tempio a Antinopolis, la città egiziana fondata in suo onore[49].

Tuttavia alla fine del 2005 è stato annunciato il ritrovamento di un monumento funerario, l'"Antinoeion", presso l'ingresso di Villa Adriana a Tivoli. È allo studio l'ipotesi che l'obelisco possa essere stato in origine collocato in - o destinato a - questa tomba, che ha molte probabilità di essere quella di Antinoo (o almeno un cenotafio a lui dedicato)[50].

Busto di Antinoo nelle vesti di Osiride.

L'Apoteosi: deificazione e culto[modifica | modifica wikitesto]

Adriano rimase devastato dalla morte di Antinoo, sperimentando forse anche una certa qual forma di rimorso[51]; la casta sacerdotale egizia, su suo ordine preciso e diretto, divinizzò immediatamente il giovane identificandolo con Osiride, ciò a causa delle modalità in cui era avvenuta la sua tragica scomparsa[52]. Inoltre, sempre in linea con l'abitudine egiziana, il corpo fu imbalsamato e mummificato; il lungo processo che richiede la mummificazione potrebbe ben spiegare il motivo per cui l'imperatore si attardò senza altre apparenti motivazioni in Egitto fino alla primavera successiva[53].

Adriano proclamò così l'essenza divina di Antinoo ed annunciò nel contempo che avrebbe dovuto essere costruita una città, da far sorgere esattamente sullo stesso luogo dov'era avvenuta la morte del giovane, in commemorazione di lui e che si sarebbe chiamata Antinopoli[54].

La deificazione degli esseri umani non era cosa così rara nel mondo classico, ma la divinizzazione pubblica e formale era un privilegio riservato solamene all'imperatore e ai membri della sua famiglia; quindi la decisione di Adriano di dichiarare Antinoo un dio e di creare un culto formale a lui dedicato era cosa quantomai insolita: lo fece inoltre senza il permesso che avrebbe dovuto essere accordato dal Senato dopo previa consultazione[55].

Anche se il nuovo culto ha quindi avuto un suo preciso collegamento con il culto imperiale ufficiale, ne rimase da questo separato e distinto[56].

La costellazione dedicata ad Antinoo è rimasta ben visibile in cielo per quasi due millenni, per scomparire solo quando le costellazioni sono state formalizzate dall'International Astronomical Union nel 1930.

Antinoo fu commemorato da Adriano anche con l'attribuzione delle stelle a sud della costellazione dell'Aquila, che presero da allora il nome di Antinous, raffigurato qui mentre sta per essere sollevato in cielo da un'aquila (come fece Zeus con Ganimede); è giunto inoltre ad associare il loto roseo che cresceva sulle rive del grande fiume Nilo come il "fiore di Antinoo"[57].

Non si sa esattamente dove il corpo sia stato sepolto; si è sostenuto che parte delle sue reliquie sarebbero state conservate in un santuario situato nei pressi della nuova città egizia a lui dedicata, ma questo non è ancora mai stato identificato con precisione[58]. Tuttavia un obelisco giunto fino a noi contiene una scritta indicante che il corpo del ragazzo fu sepolto nella villa di campagna dell'imperatore, a Tivoli, villa Adriana[59].

Non è del tutto chiaro fino a che punto Adriano credesse sinceramente al fatto che il suo amante fosse diventato un dio[60]; la creazione di un culto organizzato avrebbe anche potuto avere motivazioni almeno in parte politiche, col compito di sancire la lealtà personale nei confronti dell'imperatore[61]. Nel mese di ottobre di quello stesso 131 Adriano giunge difatti ad Atene e poco dopo istituì il Panhellenion, un tentativo istituzionale di promozione dell'auto-coscienza greca; doveva sradicare le faide endemiche interne presenti ancora tra le città-stato e promuovere il culto degli antichi dèi: essendo egli stesso greco, il "dio Antinoo" ben si prestava quindi ad aiutare la causa imperiale, rappresentando egli stesso un simbolo di unità pan-ellenica[62]. Ad Atene Adriano istituì anche una celebrazione festiva che si doveva tenere in onore di Antinoo nel mese di ottobre, le Antinoeia[63].

Rappresentato in numerosissime sculture (dove fu raffigurato nella veste di molte divinità, quali Dioniso ed Ermes) e su monete, è anche citato in fonti epigrafiche. Un obelisco, il cosiddetto obelisco di Antinoo con iscrizioni in caratteri geroglifici, a lui dedicato, fu ritrovato nel XVI secolo e successivamente (nel 1822) innalzato a Roma sul Pincio dal papa Pio VII. La sua immediata divinizzazione dopo la morte, come detto solitamente riservata agli imperatori e ai membri della famiglia imperiale, assieme alla forte caratterizzazione egizia del suo culto, ne fanno un caso unico nella storia dell'impero romano. Secondo una tradizione religiosa greco-egiziana la morte per immersione comportava la divinizzazione e le iscrizioni e raffigurazioni presenti sull'obelisco del Pincio identificano per l'appunto Antinoo con gli dei egizi.

Antinoo nelle vesti di Bacco, particolare.

Anche gli otto tondi adrianei reimpiegati sull'Arco di Costantino, dove viene più volte raffigurato il giovane, potrebbero provenire da questo monumento funerario[64].

Antinoo è stato interpretato in maniera diversa dai suoi vari fedeli, in parte a causa di varianti regionali e culturali. In alcune iscrizioni viene identificato come un eroe divino, in altri come un dio vero e proprio; in molte iscrizioni egizie egli è descritto sia come un eroe che come un dio, mentre in altri ancora è stato spesso veduto ed inteso come un daimon-demone greco[65]. Le iscrizioni indicano che Antinoo è stato percepito principalmente come una divinità benevola, che portava aiuto ai suoi adoratori; è stato visto anche come vincitore della morte, con il suo nome ed immagine spesso incisi nelle bare[66].

L'ossessione per l'immagine di Antinoo, che caratterizzò la vita dell'imperatore Adriano dopo la morte del giovane amante, e la profusione di statue a lui dedicate a questo scopo, rende il viso del giovane bitino uno dei meglio conservati dell'antichità, presente su busti, statue, gemme, bassorilievi, disegni e incisioni: senza dubbio un caso unico nella storia dell'arte di tutti i tempi di conservazione della memoria di un volto in nome dell'amore di un uomo.

Antinoo come Osiride.

Antinopoli[modifica | modifica wikitesto]

La città di Antinopoli fu eretta sul sito di un villaggio, un po' più a sud di Besa e quasi di fronte alla grande Ermopoli. Tutti gli edifici preesistenti furono rasi al suolo e sostituiti, con l'eccezione del tempio di Ramses II[67]. Adriano ha indubbiamente avuto anche delle precise motivazioni politiche per la creazione della nuova città, che doveva essere nelle sue intenzioni il primo grande centro urbano filo-ellenico nella regione del medio Nilo, servendo in tal maniera anche come una sorta di baluardo della cultura greca in terra egizia.

Per incoraggiare gli egiziani ad integrarsi con questa cultura importata permise ai cittadini greci ed egizi di sposarsi tra loro, permettendo inoltre alla divinità principale precedente, Bes, di continuare ad essere adorata ad Antinopoli accanto alla nuova divinità primaria, Osiride-Antinoo[68]. Incoraggiò a tal fine i greci provenienti dall'estero a stabilirvisi, adottando anche vari incentivi a loro favore[69]. La città è stata progettata su un piano a graticola tipico dei siti urbani ellenici, impreziosita da colonne e molte state di Antinoo, con un grande tempio in onore alla sua acquisita divinità[70].

Adriano proclamò quindi i giochi, tenuti presso la città nella primavera del 131, espressamente indetti per la commemorazione di Antinoo e che si sarebbero conosciuti con la denominazione di "Antinoeia"; questi si tennero annualmente per diversi secoli e le loro celebrazioni divennero l'evento più importante nella terra dei faraoni: erano incluse gare atletiche, corse con i carri ed attività equestri, oltre a festival artistici e musicali con vari premi tra cui la cittadinanza, forti somme di denaro o un vitalizio, a scelta[71].

Antinopoli ha continuato a crescere e svilupparsi anche per tutta l'età bizantina ma ha mantenuto, anche dopo essere stata cristianizzata con la conversione ufficiale dell'imperatore Costantino, una stretta associazione con le pratiche magiche ed occulte anche per i tempi a venire[72].

Col trascorrere dei secoli una quantità innumerevole di pietre della città sono state rimosse per permettere la costruzione di abitazioni e moschee a seguito della penetrazione musulmana nel paese[73]. Nel XVIII secolo le sue rovine di erano ancora ben visibili, come registrano i viaggiatori europei.', ne fa testimonianza un missionario gesuita, tal Sigard, ivi giunto nel 1715 ed il geometra Edme François Jomard (curatore della Description de l'Égypte) che vi si recò attorno il 1800[74] durante la campagna d'Egitto di Napoleone Bonaparte.

Tuttavia nel corso del XIX secolo fu quasi interamente distrutta dalla produzione industriale locale, col gesso e il calcare riutilizzato in massa mentre la pietra è stata usata per la costruzione della vicina diga e di uno zuccherificio[75].

Diffusione del culto[modifica | modifica wikitesto]

Adriano ha voluto diffondere il culto di Antinoo in tutti gli angoli dell'impero, concentrandosi maggiormente però nelle terre di lingua greca o comunque grecizzanti/ellenizzate. A partire dall'estate del 131 viaggiò in queste aree promuovendo il culto del suo amato, presentandone la figura in una forma di sincretismo associandolo al più familiare Ermes[76].

Durante una tappa a Trebisonda proclamò la fondazione di un tempio dedicato al messaggero divino, dove per la prima volta la divinità venerata era un Hermes-Antinous[77]. Anche se fin dall'inizio Adriano a preferito assimilare il giovane specificamente ad Ermes, fu alla fine di gran lunga più ampia in tutto l'Impero la sua sincretizzazione con Dioniso[78]. Il culto si diffuse anche attraverso l'Egitto e nel giro di pochi anni altari e templi dedicati al nuovo dio erano stati eretti a Ermopoli, Alessandria d'Egitto, Ossirinco, Tebtynis, Lykopolis e Luxor[79].

Testa di Antinoo-Bacco, conservata ai Musei capitolini.

Il culto di Antinoo non raggiunse mai le proporzioni e i livelli delle divinità già consolidate a lui associate come Zeus, Dioniso, Demetra o Asclepio, o grandi come quei culti che stavano crescendo in popolarità proprio in quegli anni, come Iside e Serapide, ed era anche minore del culto imperiale ufficiale rivolto all'imperatore stesso[80]. Si trovava tuttavia in grado di diffondersi in qualsiasi regione, con tracce del suo culto che sono state rintracciate in almeno 70 grandi centri urbani, anche se poi la forza di penetrazione nel tessuto sociale è stata di gran lunga maggiore in alcune regioni rispetto che in altre[81].

Sebbene l'adozione del nuovo culto fosse in alcuni casi fosse attuata con l'intento primario di compiacere ed entrar così nelle grazie di Adriano, l'evidenza rende chiaro il fatto che fosse realmente popolare tra le più disparate classi sociali[82]; parte del fascino era chiaramente costituito anche dal fatto che un tempo il dio-Antinoo fosse stato un comune essere umano egli stesso, come tutti, era pertanto più facilmente riconducibile all'esperienza quotidiana dei cittadini rispetto a molte altre divinità[83]. In Egitto e ad Atene, in Macedonia e in Italia i neonati cominciarono sempre più frequentemente a prendere il suo nome[84].

Almeno 28 templi sono stati costruiti per il culto di Antinoo in tutto l'Impero, anche se la maggior parte di essi erano abbastanza modesti per dimensioni e design; quelli presenti a Tarso, Alaşehir, e Lanuvium consistevano di un portico a quattro colonne. E' probabile tuttavia che quelli in cui Adriano è stato direttamente coinvolto, come ad esempio Antinopoli, Bithynion e Mantinea, fossero decisamente più ampi; nella maggior parte dei casi santuari ed altari venivano eretti in prossimità di preesistenti templi rivolti al culto imperiale o dedicati ad Ermes e Dioniso[85].

Gli adoratori avrebbero fatto offerte votive alla divinità presso questi altari; vi sono prove che gli venissero dati in dono cibo e bevande in terra egizia, mentre libagioni e sacrifici erano più comuni in terra greca[86]. I sacerdoti del dio supervisionavano il tutto, sono sopravvissuti nelle iscrizioni pervenuteci i nomi di alcuni di loro[87]; vi sono infine prove di oracoli presenti in alcuni dei suoi templi[88].

Le opere scultoree dedicate al ragazzo-dio si diffusero a macchia d'olio, con Adriano stesso che deve con ogni probabilità aver approvato un modello di base effettivamente somigliante al suo amato e che poi i vari scultori avrebbero seguito[89][90]. Queste statue e mezzibusti sono state prodotte in gran quantità, con stime approssimative che vogliono esser state in totale almeno duemila, di cui quelle giunte fino a noi ammontano a poco più di un centinaio[91]: 44 di queste in Italia, metà delle quali si trovavano a Villa Adriana, mentre 12 sono state rinvenute tra Grecia ed Asia minore e 6 in Egitto[92], tutti gli altri infine sparpagliati nelle altre regioni, dalla Siria alla Macedonia all'Africa e all'Illiria.

Particolare dell'Antinoo di Delfi nella sua qualità di divino efebo, trovato nel tempio di Apollo a Delfi.

In più di 30 città nell'Impero, la maggioranza in Grecia e in Asia Minore, sono state emesse monete raffiguranti Antinoo, soprattutto tra gli anni 134-35. Molte di queste sono state espressamente progettate per essere utilizzate come medaglioni piuttosto che come valuta, ad alcune delle quali deliberatamente era stato fatto un foro in modo da poter essere appese al collo ed usate come talismani[93][94]. La maggior parte della produzione di questi manufatti cessò poco dopo il 138, anche se tali elementi continuarono a venir utilizzati dai suoi seguaci per diversi secoli[95].

Giochi in onore di Antinoo si sono tenuti in almeno nove grandi città, ed includevano sia componenti atletiche che artistiche[96]. I giochi a Bythynion, Antinopoli e Mantinea erano ancora in piena attività all'inizio del III secolo, mentre quelli ad Atene ed Eleusi erano ancora celebrati nel 266-67[97]. Voci diffuse in tutto l'Impero volevano che al centro del culto per Antinoo ad Antinopolis, vi fossero state delle "Notti sacre" caratterizzate da gozzoviglie ed ubriachezza, tra cui forse anche orge sessuali[98].

Si trasformò in Attis, giovinetto dal cui sangue sbocciano le viole ed il cui corpo rimane incorrotto per volontà della sua dea, madre e sposa, Cibele. Fu anche Adone, Narciso ed Ermes, perché tutti i riti misterici si realizzano in lui: edera e grappoli d'uva, alloro e spighe, aghi di pino e pigne, fino al papavero, il fiore di Demetra simboleggiante la vita nella morte e la morte nella vita, che viene raggiunta attraverso l’ebbrezza delle celebrazioni misteriche.

Indossò l’himation a Eleusi; fu Apollo, come vediamo nella statua di Leptis Magna che lo raffigura col tripode delfico, o in quella ritrovata proprio a Delfi a fine Ottocento e che era posizionata proprio all'interno del tempio di Apollo. Ma fu anche Dioniso, come nell’Antinoo di Londra, in quello di Cambridge e in quello del Vittoriale. Apollineo e dionisiaco in lui si sono ricomposti come nella più perfetta tragedia greca.

Fu un pastore, ma anche un satiro, quasi un ermafrodito nel sensuale Antinoo Grimani, dalle natiche perfettamente tornite. Fu Osiride, il dio egizio che nell’acqua del Nilo muore per poi rinascere. Al luogo in cui annegò fu dato il nome di Antinopolis, "la città di Antinous".

Busto di Antinoo ai Musei vaticani.

Condanna e declino[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di Antinoo è stato criticato da molte personalità autorevoli, sia pagane che cristiane[99]; i critici comprendono anche i seguaci di altri culti pagani come Pausania, Luciano e l'imperatore Flavio Claudio Giuliano - passato alla storia col nomignolo di "l'apostata" -, tutti egualmente scettici circa l'apoteosi del giovane così intensamente amato da Adriano; così pure gli oracoli sibillini che si ritrovavano più in generale critici verso l'imperatore.

Anche il filosofo pagano Celso lo criticò per come l'aveva percepito dalla "natura corrotta" dei suoi devoti egizi, sostenendo inoltre che invogliava le persone ad assumere atteggiamenti ed attuar comportamenti ritenuti immorali; e proprio per tali motivi lo aveva paragonato alla fede professata dal cristianesimo[100].

Ma com'era facilmente prevedibile, la maggior opposizione al mito di Antinoo venne proprio dall'emergente cristianesimo, più esattamente dalla penna dei Padri della Chiesa, che hanno visto in lui un riflesso della corruzione dei giovani: la relazione omosessuale fra Adriano e Antinoo fu oggetto di scherno da parte degli scrittori cristiani del tardo Impero, che sottolineano il rapporto fra la turpitudine della relazione e la turpitudine dell'idolatria (un parallelo già presente nelle Lettere di san Paolo).

Sono giunti fino a noi esempi di condanna cristiana del culto religioso rivolto ad Antinoo provenienti da figure come Tertulliano, Origene, San Girolamo ed Epifanio di Costantinopoli: interpretandolo come rivale blasfemo del cristianesimo, gli autori hanno molto insistito nel rimarcare il fatto che il giovane fosse un semplice essere umano mortale, come anche nel condannare fermamente le sue attività sessuali con Adriano come peccaminose. Associarono infine la religione di Antinoo con la magia nera, sostenendo che l'imperatore aveva voluto imporre il suo culto attraverso le minacce e la paura[101].

Ma, lungi dal distruggere il mito di Antinoo, i cristiani hanno alimentato la creazione di una nuova leggenda sopravvissuta in parte fino ai tempi recenti: l'immagine del giovane corrotto dall'imperatore e sottoposto ai suoi capricci sessuali ha preso forma attraverso uno stereotipo più raffinato, ed è stata sviluppata soprattutto dal patriarca di Atanasio di Alessandria nella metà del IV secolo.

Durante le lotte tra cristiani e pagani avvenute a Roma per tutto il corso del IV secolo, i sostenitori di Antinoo si trovavano tra i membri del secondo gruppo; come conseguenza di ciò, il poeta cristiano Prudenzio ha denunciato il suo culto nel 384, proprio mentre una serie di sette contorniati raffiguranti Antinoo venivano emessi, sulla base dei disegni dei primi risalenti al II secolo[102].

La maggior parte delle immagini di Antinoo sono rimaste nei luoghi pubblici fino a quando venne emesso il divieto ufficiale di professare le religioni pagane sotto il regno dell'imperatore Teodosio I nel 391[103]. Molte sculture di Antinoo sono state distrutte dagli stessi cristiani, altre dalle tribù degli invasori barbari, anche se in alcuni casi sono state poi ri-erette; la statua di Antinoo situata all'interno del tempio di Apollo a Delfi era stata rovesciata e aveva gli avambracci spezzati, prima di essere ri-eretta in una cappella altrove[104].

Rappresentazione nell'arte antica[modifica | modifica wikitesto]

Anche se, come già sottolineato, era cosa assai infrequente che persone non appartenenti in forma diretta alla cerchia della famiglia imperiale venissero onorati in una maniera tanto speciale, vi sono state numerosissime rappresentazioni del giovinetto Antinoo; ciò risulta ancor più straordinario soprattutto per il fatto che il suo culto è rimasto ai vertici dell'attenzione pubblica solamente durante i pochi anni intercorrenti tra la sua morte e quella dell'imperatore, dal 130 al 138 quindi, appena otto anni.

Non è chiaro se Antinoo sia stato ritratto anche durante la sua vita, in ogni caso tutte le raffigurazioni pervenuteci sono posteriori alla sua morte; per quel che riguarda sculture complete, si conservano oggi un centinaio di statue e busti di Antinoo, a cui si vengono ad aggiungere all'incirca 250 raffigurazioni su monete o altre opere d'arte in miniatura, gioielli, cammei, tondi e bassorilievi etc.

Sebbene Antinoo non avesse mai tenuto alcun incarico pubblico, i suoi ritratti sono stati idealizzati e le caratteristiche fisiche individuali universalizzate proprio al modo delle più grandi personalità di rango pubblico. Oltre che per il loro numero considerevole, le opere colpiscono anche per la loro varietà iconografica, il cui unico parallelo possibile è quello con i ritratti ufficiali degli imperatori romani.

Il ricordo della sua bellezza sopravvisse così alla morte: il corpo marmoreo del bel Antinoo come una valanga si propagò, dai "tondi adrianei" incastonati nell’Arco di Costantino fino alle colonne tortili dell’Antinoeion (venuto alla luce solo nel 2003), la sua tomba-tempio eretta nella residenza privata dell'imperatore, la Villa Adriana.

Adriano, come preso da una smania ossessiva, fece moltiplicare all’infinito gli idoli dell’amato, la sua immagine si offre oggi in decine e decine di ritratti scolpiti nel marmo bianco di Carrara, sempre uguali e sempre differenti, come il busto di Tivoli o quello della collezione Boncompagni-Ludovisi; oppure nel bronzo, come nel ritratto cinquecentesco di Guglielmo Della Porta, o nella quarzite rossa, come l’Antinoo-Osiride di Dresda, proveniente dalla collezione Chigi. Il suo volto si incide nelle monete, nell’onice, nella corniola dei gioielli e nelle piastre votive in terracotta.

Nella scultura[modifica | modifica wikitesto]

Adriano si rivolse agi scultori greci per perpetuare la bellezza malinconica, in certo qual modo diffidente, ed il corpo agile e sensuale del suo ragazzo[105] in quel processo creativo artistico che è stato descritto come l'ultima creazione indipendente dell'arte greco- romana[106]. Si presume che tali statue siano state tutte prodotte tra il 130 e il 138, data di morte dello stesso imperatore, basandosi sul fatto che con tutta probabilità nessun altro sarebbe stato interessato alla messa in opera dello stesso soggetto[107] in seguito. L'ipotesi ufficiale è quella che i modelli vennero inviati a laboratori provinciali sparsi in tutto l'impero per essere copiati e riprodotti, con la possibilità di variazioni locali consentite[108].

Le caratteristiche peculiari estremamente distintive di queste sculture - un torace ampio quasi fosse affetto da gonfiore, una testa di riccioli arruffati, uno sguardo abbattuto ed intenso - consentono loro di essere immediatamente riconosciute[109]. Lambert ritiene che le sculture di Antinoo rimangono senza dubbio uno dei monumenti più elevati di tutto il mondo antico dell'amore ideale ricondotto al concetto di pederastia[110], e li descrive anche come la grande creazione finale dell'arte classica[111]

I ritratti di Antinoo furono modelli imitati per la raffigurazione di giovani personaggi per tutto il II secolo; molte altre sculture a lui estranee hanno preso riferimento dai suoi tratti caratteristici, tanto che in alcuni casi si è attuata una commistione così forte che risulta quasi difficile distinguere ed identificare con assoluta certezza quali siano gli "originali Antinoo". A quanto ne dice la classicista Caroline Vou Le immagini che sono state identificate come essere con sicurezza raffigurazioni di Antinoo sono tra le più numerose tra quelle di qualsiasi altra figura dell'antichità classica, con le sole eccezioni di Augusto e dello stesso Adriano[112]; il loro studio all'interno dell'ambito della scultura classica sembra inoltre esser stato particolarmente importante in quanto conteneva in sé la rara commistione di "mistero biografico e travolgente presenza fisica"[113].

Le sculture sono caratterizzate da lineamenti morbidi, leggermente arrotondati; le labbra sono spesse, ma la bocca non risulta comunque molto grande, mentre il naso si dirige diritto in direzione delle sopracciglia incurvate. L'aspetto è generalmente alquanto assente e, soprattutto, attraversato da un'aura malinconica che finisce col pervaderne l'intera persona. Particolarmente suggestivi sono i riccioli che cadono attorno al collo: a prima vista, questi possono apparire caotici, tuttavia, se si guarda più da vicino si viene a scoprire che essi seguono invece un ordine ben preciso e rigoroso. Proprio a seconda di come venivano impostati i capelli si possono facilmente distinguere due stili diversi, il cosiddetto "tipo Mondragone" e il "ragazzo egiziano."

Mentre i volti delle statue sono molto simili tra di loro, per il resto del corpo si possono trovare grandi variazioni. E' stato ipotizzato che la copie atta a far da prototipo a tutte le altre che gli son derivate ​​si basi su una statua di stile severo risalente alla prima fase del classicismo greco. Può essere che questo prototipo sia la scultura conosciuta come "Apollo del Tevere"[114]. Da questo modello classico si sarebbero prese diverse caratteristiche, per esempio la posizione eretta, la rotazione della testa e le proporzioni, in particolare quelle del busto.

Tuttavia, i ritratti contengono anche elementi che erano comuni al tempo di Adriano, le forme sono difatti più ampie e più arrotondata, il frontale è molto accentuato e il busto è completamente eretto. Per quanto riguarda la parte anteriore, i ritratti di questo tipo sono in linea con le tendenze più di scultura classica del tempo di Adriano. Chiaramente in questi ritratti la fusione tra elementi di classicismo e la scultura contemporanea dell'epoca sono un tentativo di coniugare l'ideale di bellezza giovanile nel ritratto classico con dettagli naturalistici. Mentre gli artisti greci del periodo classico generalmente non hanno eseguito ritratti reali, ma immagini idealizzate, qui le immagini di bellezza ideale sono associate con le vere caratteristiche del defunto.

Le statue possedevano gli attributi delle divinità con le quali Antinoo doveva essere identificato o fuso: oltre a Dioniso e Osiride, anche Apollo, Ermes e Vertumno. Oggi molte di queste vengono conservate nei maggiori musei archeologici del mondo. Anche se possono nella gran parte dei casi essere considerate come delle immagini idealizzate, dimostrano in ogni caso ciò che tutti gli scrittori contemporanei hanno descritto, ossia la straordinaria bellezza che caratterizzava il ragazzo; seppur molte delle sculture sono immediatamente riconoscibili, alcune possono anche offrire significative variazioni in termini di morbidezza e di sensualità della posa, caratteristiche contrarie all'eccessiva rigidità statuaria e al tipico concetto di mascolinità.

Moneta di piombo romana coniata ad Alessandria

Nella numismatica[modifica | modifica wikitesto]

Medaglione di bronzo proveniente da Smirne.

A partire dal Dal 133-134 si vennero a coniare in varie città dell'oriente greco monete con il ritratto del giovane bitino; nella parte occidentale dell'Impero, invece, inclusa la capitale, non sembrano essercene state. Quelle coniate in Egitto includono la data locale, pertanto sono databili con una certa accuratezza; gli ultimi conii documentati risalgono all'anno della morte dell'imperatore avvenuta nel 138: si può quindi affermare che furono coniate monete recanti l'immagine di Antinoo per un periodo massimo di cinque anni.

Questo dimostra ancora una volta quanto grande dev'essere stato il dolore di Adriano, per voler rappresentare l'amato con tanta frequenza ed insistenza, caparbiamente, ma anche in parallelo il gran rispetto che la figura del giovinetto si era acquisito in Oriente, dal momento che in un periodo tanto breve furono coniate centinaia di tipi differenti di monete aventi la sua immagine impressa: in generali i volti sulla valuta erano riservati all'imperatore, ai membri della famiglia reale o alle divinità, Antinoo è stato quindi una deroga speciale, giustificata purtuttavia dalla sua avvenuta apoteosi.

Il conio delle monete di Antinoo avveniva in vari centri focali, tra i quali la regione di Arcadia in Grecia , la Bitinia e l'Asia Minore, Alessandria d'Egitto. Inoltre, monete di più alta qualità sono state anche emesse a Smirne. Le monete furono coniate esclusivamente in bronzo e si possono distinguere in tre tipologie diverse: una prima era costituita da quelle più grandi, con ritratti finemente lavorati, che hanno quasi l'aspetto di medaglie; la seconda tipologia corrisponde alle più piccole, le monete maggiormente ordinarie e in uso; la terza da monete di più piccola taglia e qualità inferiore. In generale, la moneta mostra sul dritto la testa o il busto di Antinoo, nell'iscrizione viene identificato come un eroe o un dio. Le monete di Alessandria e Tarso omettono quest'iscrizione segnalando invece lo status divino del defunto con la corona egizia o con una stella, simbolo della natura divina del personaggio riprodotto.

Ritorno nell'arte moderna[modifica | modifica wikitesto]

Quasi parallelamente alla riscoperta dell'arte antica, l'arte rinascimentale ha anche contribuito alla riscoperta di Antinoo. All'inizio l'attenzione si è concentrata solo sulla sua rappresentazione nell'opera arte, e non sulla persona del giovane bitinio e sulla sua successiva leggenda. Per questa riscoperta è stato decisivo il fatto che vi fossero molte opere d'arte su di lui proprio nel campo della scultura e della numismatica, quelle le aree in cui ha iniziato la ricerca rinascimentale sull'arte antica.

Inoltre, è stato anche presto rilevato che il tipo di Antinoo rappresentava un particolare esempio classico di scultura antica. Due dei più importanti ritratti di Antinoo, che hanno avuto una grande importanza nella successiva accoglienza della sua immagine, sono quelli conosciuti come "Antinoo Belvedere, conservato ai Musei Vaticani e l'"Antinoo Capitolino", oggi ai Musei Capitolini.

Tratti identificativi[modifica | modifica wikitesto]

Se l'algida bellezza può esser stata idealizzata, dai tratti comuni caratteristici presenti nell'insieme delle raffigurazioni che lo rappresentano, possiamo con buone probabilità d'indovinare supporre che esse riflettano in ogni caso il modello originale: tutti i ritratti di Antinoo in nostro possesso sono caratterizzati da ciocche di capelli irregolari e filiformi, che si fermano spesso alla base del collo; gli occhi sono grandi e sottolineati da ampie sopracciglia arcuate. L'espressione del viso è spesso malinconica, con gli occhi che guardano verso il basso ed il volto girato lievemente verso destra; le guance piene e il collo robusto non fanno che accrescerne poi l'idea di giovinezza.

Problemi d'interpretazione: "Antinoo Belvedere" e "Antinoo Capitolino"[modifica | modifica wikitesto]

Il cosiddetto "Antinoo del Belvedere" viene menzionato per la prima volta nel 1543, si crede pertanto possa essere stato ritrovato solamente poco tempo prima. Ulisse Aldovrandi scrisse nel 1556 che la statua era stata rinvenuta sull'Esquilino nei pressi della chiesa di San Martino; Michele Mercati, tuttavia, nel 1580 affermò invece che la scultura era stata scoperta in un giardino vicino a Castel Sant'Angelo. L'identificazione iniziale con Antinoo era dovuta proprio al fatto che la scultura fosse stata rinvenuta di quello che era una volta il "mausoleo di Adriano".

Nicolaus de Palis, all'interno della cui proprietà era stata ritrovata la statua, fu il primo a parlare del ritrovamento avvenuto per iscritto: vendette la scultura a papa Paolo III per diecimila ducati. Il lavoro, apprezzato per la sua bellezza, ha trovato presto la sua ubicazione nel cortile del Belvedere in Vaticano; da qui prese il nome con cui venne conosciuto inizialmente.

Già nel 1545 era stato fatto il primo stampo della scultura, statua presto identificata come un ritratto di Antinoo

Oggi è però conosciuto come Ermes Pio-Clementino. Come è stato difatti presto notato, il suo volto non è quello idealizzato del giovane amante di Adriano; il mantello gettato sulla spalla sinistra e avvolto attorno al braccio, conosciuto come clamide, ed il contrapposto rilassato identificano con sicurezza la scultura come raffigurazione di Ermes, così com'era più tipicamente mostrato dalle opere di Prassitele.

Un'importanza del tutto simile ha avuto il ritrovamento dell'Antinoo Capitolino, chiamato anche "Antinoo Albani"; è stato, almeno dal 1733, nella collezione privata del cardinale Alessandro Albani, suo primo acquirente moderno noto (da cui prese inizialmente il nome). Successivamente acquisito nelle collezioni di papa Clemente XII e andando così a formare il nucleo dei Musei capitolini a Roma ove si trova tutt'ora.

Il giovane avrebbe dovuto tenere nella mano destra il caduceo, oggi scomparso, attributo principale di Ermes; anche per questo l'identificazione con Antinoo rimane discutibile. Altre caratteristiche della figura rimangono però coerenti con la rappresentazione del giovane, ossia la testa voltata leggermente verso destra e gli occhi che guardano in basso.

L'originale, che viene generalmente attribuita a Prassitele, Eufranore o Policleto, dev'essere stata fatta copiare per ordine dell'imperatore con i caratteri distintivi del suo favorito.

Antinoo come Vertumno, "Rilievo di villa Albani".

Antinoo-Giona e il rilievo di Villa Albani[modifica | modifica wikitesto]

Forse l'immagine più significativa di Antinoo nella scultura più tarda è quello chiamato "Antinoo-Giona" della cappella Chigi, progettata da Raffaello Sanzio a partire dal 1513 e che si trova nella chiesa romana di Santa Maria del Popolo; eseguito da Lorenzo Lotti su disegno dello stesso Raffaello, si tratta di una stata di Antinoo che utilizza le caratteristiche della scultura antica per rappresentare un "tipo" completamente differente.

Nel 1734 è stato portato alla luce nei pressi di Villa Adriana un rilievo conosciuto col nome di "Rilievo di villa Albani", poco dopo la sua scoperta esso è stato considerato negli ambenti specialistici un capolavoro di particolare importanza. Questo, assieme con la testa di Antinoo Mondragone, è stato visto da Winckelmann come gloria e corona dell'arte di questo e di tutti i tempi. Il rilievo mostra chiaramente le caratteristiche individuali di Antinoo; per contro, la "Testa Mondragone" è un esempio di rappresentazione idealizzata.

La testa era probabilmente parte di una statua colossale di Antinoo, destinata al culto. Il personaggio viene mostrato qui nella sua caratterizzazione di Osiride-Dioniso che indossa un diadema, forse un ureo. La testa è stata trovata nel 1720 ed inizialmente esposta alla Villa Mondragone, nei pressi di Frascati ed è per questo che è conosciuta con questo nome. Winckelmann l'ha descritta come essere "dopo l'Apollo del Belvedere e il Laocoonte (statua), la più bella scultura che è giunta fino a noi; riconobbe anche queste due opere come correttamente appartenenti al tempo di Adriano, e basatesi su modelli greci classici.

"Antinoo Ludovisi" di Palazzo Altemps, al Museo nazionale romano.

Riferimenti culturali e icona gay[modifica | modifica wikitesto]

Il filosofo Numenio di Apamea scrisse all'imperatore una "Consolatio"[115], appena venuto a conoscenza della disgrazia accaduta; mentre i poeti Mesomede di Creta[116] , Ateneo di Naucrati[117] e Pancrate di Alessandria composero poesie e liriche in onore del giovinetto defunto.

Sculture di Antinoo cominciarono d essere riprodotte a partire dal '500, in pieno Rinascimento quindi. Dalla seconda metà del XVI secolo fino alla fine del XIX vi fu un'ampia diffusione di busti e statue di Antinoo, di solito fatte eseguire in bronzo; molte di queste opere derivate erano destinate a soddisfare il gusto del tempo e vengono considerate kitsch dal punto di vista corrente.

Antinoo ha cominciato ad attirare l'attenzione della sottocultura omosessuale a partire dalla metà del XVIII secolo[118], quando il teorico dell'arte classica Johann Joachim Winckelmann riscopre la storia del giovinetto amato dall'imperatore; osservandone il volto nel rilievo della collezione del cardinale Albani, lo aveva identificato con l’ideale assoluto di bellezza greca, ed in parte contribuendo al diffondersi di un'estetica di "bellezza malinconica" poco dopo abbracciata a piene mani dal romanticismo.

La studiosa Sarah Waters ha identificato la raffigurazione del giovinetto come una delle massime rappresentazioni di fantasia sessuale di matrice omosessuale nell'Europa di fine '800[119], icona gay[120] ante-litteram assieme a San Sebastiano; in questo sostituì la figura mitologica di Ganimede che aveva costituito una delle primarie fonti di omoerotismo nelle arti visive durante il XV e XVI secolo[121]

Uno dei primi attivisti per i diritti LGBT e pioniere del movimento di liberazione omosessuale, il tedesco Karl Heinrich Ulrichs, ha celebrato la figura di Antinoo in un pamphlet del 1865 scritto sotto lo pseudonimo di "Numa Numantius"[122].

Antinoo facente parte della collezione "Antikensammlung Berlin"

Oscar Wilde si richiama ad Antinoo sia nel racconto intitolato "Il giovane re", il primo della raccolta La casa dei melograni (1891) che nella poesia La sfinge senza enigma (1894)[123]:

« Cantami della sera odorosa che udisti, appiattata / Sulla riva, levarsi dalla barca dorata d'Adriano / Il riso d'Antinoo e per placare la tua sete lambisti / Le acque e con occhio di desiderio guardasti il perfetto / Corpo del giovane schiavo dalle labbra di melograno. »

All'inizio de Il ritratto di Dorian Gray (1890) vi era già stato un accenno:

« Incoronato di pesanti bocci di loto, è apparso sulla prora del battello di Adriano, gli occhi fissi nel verde e torbido Nilo. (pag.19) »

Ed è proprio al protagonista del romanzo, Dorian Gay, che l'autore dà un'impronta fisica che rimanda fortemente ad Antinoo (le labbra voluttuosamente tumide e i bei riccioli); Wilde allude al volto di Dorian nei primi due capitoli, associando il fascino della bellezza dei due volti, quello del suo personaggio e quello del giovane divenuto dio:

« Quel che fu per i veneziani l'invenzione dei colori a olio, fu per la tarda scultura greca, il viso di Antinoo, e sarà qualche giorno per me il viso di Dorian Gray. Non importa che io lo dipinga, lo disegni o lo abbozzi. »

Ancora un allusione ne Il ritratto di Mr W.H. (1889), all'

« eburneo corpo dello schiavo della Bitinia che marcisce sul fondo melmoso del Nilo.[124] »

Infine, ne "Il critico come artista" (contenuto nel saggio Intenzioni del 1891 parla ancor del Nilo e dei suoi fiori, le ninfee dorate (dal colore di miele), e le collega ad un volumetto rilegato in pelle verde-Nilo, I fiori del male di Charles Baudelaire[125]. Le ninfee, simbologia di purezza in quanto escono dalle acque limacciose - la loro etimologia, Nenuphar, deriva da nanoufar, che significa "le belle"; nell'antico Egitto erano considerate i fiori più belli. Antinoo, coronato di fiori di loto, rappresenta per Wilde il trionfo della "demoniaca" bellezza riconducibile al suo Dorian.

Busto di Antinoo conservato ai musei capitolini.

Nel 1893 la rivista omofila "The Artist" iniziò ad offrire ai suoi lettori riproduzioni in miniatura delle statue e dei busti conosciuti fino ad allora di Antinoo[126]. Si deve però attendere fino al 1898, con la biografia di Adriano scritta da John Addington Symonds, per veder rotta la tradizione di omettere il nome del bell'Antinoo nelle descrizioni ufficiali della vita dell'imperatore. Da allora in poi i loro due nomi rimangono immancabilmente uniti. Ma già nel 1875 l'autore inglese, uno dei primi sostenitori dell'amore omosessuale in epoca moderna, aveva scritto un lungo poema intitolato "The lotos garland of Antinous[127].

Ma a quel tempo, tra fine XIX ed inizio XX secolo, la fama del giovane dio aumentò proporzionalmente nelle opere di finzione di una varietà di scrittori, la maggioranza dei quali non erano omosessuali maschi, ma bensì lesbiche o eterosessuali[128]. La figura del ragazzo di bitinia, soprattutto a causa della tragica morte, ispira gli scrittori e i poeti aderenti al romanticismo tedesco da Schiller allo stesso Goethe, fino a giungere il secolo successivo a Stefan George.

Già ne I miserabili (1862) di Victor Hugo il personaggio di Enjolras, carismatico e affascinante, viene paragonato ad Antinoo con queste parole: "era angelicamente bello, come un selvatico Antinoo". La stessa suggestione, da cui s'ispirò Wilde, può essere trovata anche in Gustave Flaubert ne La tentazione di Sant'Antonio (1874).

Altri romanzi che, nel corso degli anni, si sono occupati di Antinoo sono "Historischer Roman aus der römischen Kaiserzeit" (1880) di George Taylor; "Ein Seelengemälde aus dem Alterthume" (1888) di Oscar Linkes; "Der Kaiser" (1890) dell'egittologo tedesco Georg Ebers; "Antinous oder die Reise eines Kaisers" (1955) di Ernst Sommers e " Antinous, Geliebter! Ein Schicksalsjahr für Kaiser Hadrian"(1967) di Ulrich Stöwer.

Nel classico della letteratura erotica intitolato Teleny Adriano e Antinoo appaiono in una sorta di visione, donata dall'ispirazione musicale al pianoforte dei due personaggi principali, Camille Des Grieux e Rene Teleny. Dop aver terminato di suonare Teleny dice: "Chi lo sa? Forse morirò per te, un giorno, come Antinoo per il suo padrone".

Le rappresentazioni di Antinoo conservate al museo del Louvre sono anche al centro del romanzo "Monsieur de Phocas" (1901) appartenente alla corrente del decadentismo e scritto da Jean Lorrain.

In "Klage Um Antinoo" (Lamento per Antinoo) (1908) Rainer Maria Rilke fa fare poeticamente ad Adriano un aspro rimprovero agli dèi per la deificazione di Antinoo, avvenuta in cambio della sua morte.

Nel 1915 Fernando Pessoa scrisse un lungo poema in inglese intitolato "Antinoo", ma che ha pubblicato solo nel 1918:

« O Adriano, che sarà ora della tua fredda vita? / Che vale esser padrone d'uomini e nazioni? / La sua assenza, sul tuo visibile imperio, / cala, come una notte / che non avrà un mattino con speranze di nuovi piaceri. / Ora le tue notti sono vedove di amore e baci; / ora i tuoi giorni sono defraudati dell'attesa della notte; / ora le tue labbra non servono più alle tue estasi, e / possono solo pronunciare il nome che la Morte sta sposando / a solitudine, e dolore, e paura. »

Ancora, a seguire:

« Ti erigerò una statua che sarà / nel futuro prova incessante / del mio amore, della tua bellezza e del senso / che la bellezza dà del divino. »

La vicenda di Antinoo e Adriano è stata ulteriormente riscattata dalla poeticità del romanzo di Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano (1951), che pone l'accento sugli aspetti più romantici della loro relazione: l'incontro

« Un giovinetto in disparte ascoltava... con un'attenzione pensosa e distratta al tempo stesso, e io pensai subito a un pastore nel cuore della foresta, vagamente in ascolto del grido misterioso di un uccello... Imporvvisamente, nel sentirsi osservato, il ragazzo si confuse, arrossì... Si abbozzò, comunque, un'intimità. »

e la perdita

« Quel corpo tanto docile si rifiutava di lasciarsi riscaldare, di rivivere. Lo trasportammo a bordo. Tutto crollò attorno a me, tutto sembrò spegnersi. Zeus Olimpico, il Signore di tutto, il Salvatore del Mondo, precipitò: che non vi fu più che un uomo dai capelli grigi che singhiozzava, sul ponte d'una barca. »

Ad Antinoo è dedicato il balletto Antinois, coreografato da Victor Gzovsky per il Grand Ballet du Marquis Cuevas. Debuttò il 12 maggio 1953 al Grand Theatre Bordeaux Festival.

Ne L'isola del 1962 Aldous Huxley paragona un giovane che è sessualmente ambivalente proprio al bel Antinoo

I busti di Adriano e Antinoo, uno accanto all'altro.

Del 2000 sono le "Memorias de Antinoos" dello scrittore argentino Daniel Herrendorf; romanzo che mira a riflettere, attraverso una trama ben sviluppata, l'altra faccia della medaglia di questa storia d'amore, dal punto di vista più carnale se vogliamo, tramite le parole dello stesso Antinoo.

All’Antinoo Capitolino sono ispirate una serie di immagini del fotografo gay Robert Mapplethorpe.

Anche la scrittrice di fantasy eroico, la canadese di lingua francese Anne Robilant, nella sua serie di romanzi intitolati "Angel" parla diffusamente di Adriano del suo amato.

Nel romanzo American Gods del 2001 di Neil Gaiman, Antinoo viene veduto "camminare assieme alle altre divinità".

Nel giallo storico intitolato Il ladro d'acqua (2007) della scrittrice italoamericana Ben Pastor si cerca di sbrogliare la matassa relativa alla morte di Antinoo.

Nel 2012 è uscito "La coartada de Antínoo" di Manuel Francisco Reina, che vuol raccontare la storia in prima persona del giovane bitino proprio il giorno prima della morte.

La storia della morte di Antinoo è stata portata in scena nel dramma radiofonico intitolato "The Glass Ball Game", secondo episodio della seconda serie del dramma CAESAR trasmesso dalla BBC; scritto da Mike Walker, diretto da Jeremy Mortimer ed interpretato da Jonathan Coy nella parte di "Svetonio", Jonathan Hyde in quela di "Adriano" ed Andrew Garfield in quella di "Antinoo". In questa storia, Svetonio è un testimone degli eventi prima e dopo la morte di ragazzo per suicidio, ma viene a sapere che lui stesso è stato utilizzato come strumento per ingannare Antinoo e spingerlo così ad uccidersi volontariamente per soddisfare un patto fatto da Adriano con i sacerdoti egiziani che doveva dare ad Adriano un maggior tempo di vita in modo che Marco Aurelio - suo successore designato - avesse potuto crescere fino a diventare l'imperatore successivo.

Antinoo in vesti egizie al Museo archeologico nazionale di Atene.
Busto di Antinoo conservato all'Ermitage.
Busto di Antinoo conservato a Palazzo Vecchio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il giorno e il mese della sua nascita provengono da un'iscrizione su una tavoletta rinvenuta a Lanuvium in Lazio e datata 136 d.C.; l'anno è incerto, ma Antinoo deve essere stato poco più che diciottenne quando è annegato, la data esatta di quell'evento di per sé non è chiara: di certo un paio di giorni prima di quel 30 ottobre 130 d.C., quando Adriano espresse per la prima volta l'intenzione di fondare la città di Antinoopoli, forse il 22 (durante il festival in barca sul Nilo) o più probabilmente il 24 (anniversario della morte di Osiride). Vedere a questo proposito Lambert, pag. 19, e altrove.
  2. ^ Renberg, Gil H.: Hadrian and the Oracles of Antinous (SHA, Hadr. 14.7); with an appendix on the so-called Antinoeion at Hadrian’s Villa and Rome’s Monte Pincio Obelisk, Memoirs of the American Academy in Rome, Vol. 55 (2010) [2011], 159-198; Jones, Christopher P., New Heroes in Antiquity: From Achilles to Antinoos (Cambridge, Mass. & London, 2010), 75-83; Bendlin, Andreas: Associations, Funerals, Sociality, and Roman Law: The collegium of Diana and Antinous in Lanuvium (CIL 14.2112) Reconsidered, in M. Öhler (ed.), Aposteldekret und antikes Vereinswesen: Gemeinschaft und ihre Ordnung (WUNT 280; Tübingen, 2011), 207-296.
  3. ^ Birley, 2000, pag.144
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  61. ^ Lambert, 1984, pag.148
  62. ^ Lambert, 1984, pag.148, 163-164
  63. ^ Lambert, 1984, pag.165
  64. ^ Nel recente restauro dell'arco, sulla base della stretta relazione dei tondi con la muratura che li circonda è stato tuttavia ipotizzato che i rilievi fossero originariamente collocati proprio sull'arco, la cui struttura originaria sarebbe da datarsi all'epoca adrianea (Maria Letizia Conforto et al.: Adriano e Costantino. Le due fasi dell'arco nella Valle del Colosseo, Milano 2001). Altri studiosi (Patrizio Pensabene, Clementina Panella: Arco di Costantino. Tra archeologia e archeometria, Roma 1998, riprendendo osservazioni già di Hans Peter L'Orange, Armin von Gerkan: Der spätantike Bildschmuck des Konstantinsbogens, Berlin 1939) hanno tuttavia sottolineato che la base dei tondi mostra in diversi casi tracce di rilavorazione, interpretate come necessarie a seguito della ricollocazione in un edificio diverso da quello originario.
  65. ^ Lambert, 1984, pag.178-179
  66. ^ Lambert, 1984, pag.181-182
  67. ^ Lambert, 1984, pag.149
  68. ^ Lambert, 1984, pag.150
  69. ^ Lambert, 1984, pag.199
  70. ^ Lambert, 1984, pag.200-202
  71. ^ Lambert, 1984, pag.149, 205
  72. ^ Lambert, 1984, pag.199-200, 205-206
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  74. ^ Lambert, 1984, pag.198
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Antinoo dionisiaco ai Musei Vaticani di Roma
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