Antidosis

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L'antìdosis (in greco antico ἀντιδίδωμι, traslitterato in antidìdomi, che significa "do in cambio") è una pratica giuridica in uso ad Atene in età classica.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nel diritto attico non esisteva un sistema di prelievo fiscale come quello moderno, ma lo Stato richiedeva ai cittadini più ricchi di pagare determinati servizi alla comunità (ad es. l'allestimento di una nave da guerra o di un coro tragico o comico). Tali servizi erano detti "liturgie".

Tuttavia un cittadino che ritenesse di non essere abbastanza ricco poteva rifiutarsi di pagare, ma solo a patto di indicarne un altro, di reddito superiore, che pagasse la liturgia al suo posto. A questo punto il cittadino segnalato aveva due scelte: pagare lui la liturgia oppure rifiutarsi di pagarla sostenendo che chi lo aveva segnalato era in realtà più ricco, e quindi avrebbe dovuto pagare lui. A questo punto lo Stato gli imponeva di scambiare i propri beni con quelli del cittadino che lo aveva segnalato. Se il segnalato si fosse rifiutato avrebbe provato di ritenersi più ricco del segnalatore dimostrando però così di dovere pagare la liturgia.

"Antìdosis" si intitola anche un'orazione di Isocrate del 353 a.C., dove l'autore sfrutta l'occasione offerta da un processo per antìdosis intentatogli da un certo Megaclide per esporre una sistematica difesa del proprio metodo educativo.