Antico dialetto di Novgorod

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L'antico dialetto di Novgorod (in russo: древненовгородский диалект, drevnenovgorodskij dialekt) è un termine introdotto da Andrej Zaliznjak (Андрей Анатольевич Зализняк) per giustificare le caratteristiche linguistiche sorprendentemente differenti sulle iscrizioni su corteccia di betulla ("berestjanaja gramota") slave orientali in un periodo che va dall'XI secolo al XV secolo, ritrovate a Novgorod e dintorni a partire dalla metà del XX secolo.

Caratteristiche linguistiche[modifica | modifica wikitesto]

I testi su corteccia di betulla sono stati scritti con particolare dialetto slavo, quasi interamente libero dalle influenze della chiesa e hanno quindi alcune caratteristiche sconosciute ad altre lingue slave:

  • Il nominativo singolare dei nomi in -o finisce in -e (invece di , come in tutte le altre lingue slave), es. brate 'fratello' (russo moderno brat).
  • La seconda palatalizzazione, caratteristica di tutte le altre lingue slave (ma in qualche modo confusa da altri cambiamenti fonetici nelle lingue slave orientali) sembra non aver avuto luogo, cosicché il dativo singolare del proto-slavo *rěk-a 'fiume', *rěk, non ha originato cě ma è rimasto kě, o *kьrky 'chiesa' (medio sassone anseatico kerke > basso sassone moderno kark) è rimasto kьrky, in contrasto col russo moderno cerkov’.
  • I gruppi consonantici proto-slavi *kv, *gv vengono conservati (come nelle lingue slave occidentali) invece di subire la trasformazione in cv, zv prima di una vocale anteriore, es. květ- 'colore', russo moderno cvet, gvězda 'stella', russo moderno zvezda.
  • La terza palatalizzazione di /x/ non ha avuto luogo, come si evince dalla radice x- 'tutto' (russo moderno vs-).

L'ortografia usata inoltre è particolare, poiché si utilizzano ъ ed о da una parte e ь ed е dall'altra parte come varianti allofone.

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

Un caso giuridico: Lettera su betulla di Novgorod no. 109[modifica | modifica wikitesto]

Scritta tra la fine dell'XI secolo e il 1110, ritrovata nel 1954.

Testo originale (con aggiunta la divisione delle parole)[modifica | modifica wikitesto]

грамота : ω жизномира : къ микоуле : коупилъ еси : робоу : плъскове : а ныне мѧ : въ томъ : ѧла кънѧгыни : а ныне сѧ дроужина : по мѧ пороучила : а ныне ка : посъли къ томоу : моужеви : грамотоу : е ли оу него роба : а се ти хочоу : коне коупивъ : и кънѧжъ моужъ въсадивъ : та на съводы : а ты атче еси не възѧлъ коунъ : техъ : а не емли : ничъто же оу него :

Traduzione [con spiegazione nelle parentesi quadre][modifica | modifica wikitesto]

Lettera da Žiznomir a Mikula: Hai comprato una schiava a Pskov. E adesso la principessa mi ha arrestato per questo. [Ovviamente ha riconosciuto che la schiava le era stata rubata e Žiznomir era in qualche modo collegato con la questione, forse come partner commerciale della famiglia di Mikula] Ma adesso la mia famiglia ha garantito per me. E adesso mando una lettera a quell'uomo [dal quale ha comprato la schiava] e gli chiedo se ha un'altra schiava. [Quest'altra schiava sarebbe stata data alla principessa nel periodo in cui la schiava rubata sarebbe servita come "corpo del reato" in un processo per capire chi fosse il ladro] E voglio comprare un cavallo e farci sedere il magistrato [uomo del principe] e far iniziare uno svod [la procedura legale per tracciare un'intera catena di acquisti fino all'originale venditore e quindi il ladro]. E se non hai preso il denaro, non prendere niente da lui [il commerciante di schiavi, altrimenti l'intero piano sarebbe venuto allo scoperto].

Un invito: Lettera su betulla di Novgorod no. 497[modifica | modifica wikitesto]

Scritta tra il 1340 ed il 1380, ritrovata nel 1972.

Testo originale (con aggiunta la divisione delle parole)[modifica | modifica wikitesto]

поколоно ω гаврили ω посени ко зати моему ко горигори жи коумоу ко сестори моеи ко оулите чо би есте поихали во городо ко радости моеи а нашего солова не оставили да бого вамо радосте ми вашего солова вохи не осотавимо

Traduzione[modifica | modifica wikitesto]

Saluti da Gavrila Posenja a mio cognato, il padrino Grigori e mia sorella Ulita. Mi dareste il piacere di cavalcare in città, non lasciando la nostra parola? Dio vi dia felicità. Noi tutti non lasciamo la vostra parola.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Janin, Valentin Lavrentevič. Ja poslal tebe berestu... ("Ti ho mandato una lettera...") 3! ed., con un'aggiunta di A.A. Zaliznjak. Mosca 1998.
  • Zaliznjak, Andrej Anatolevič. Drevnenovgorodskij dialekt. ("Antico dialetto di Novgorod") Mosca 1995.