Antisemitismo

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Popolazione ebraica in Europa nel 1939

Con la parola antisemitismo si indicano i pregiudizi e gli atteggiamenti persecutori nei confronti degli ebrei.

Secondo la Working Definition of Antisemitism ("definizione pratica dell'antisemitismo"), dell'Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali "l'antisemitismo è quella certa percezione descrivibile come odio verso gli ebrei. Le manifestazioni retoriche e fisiche dell'antisemitismo sono dirette contro singoli ebrei o non ebrei, e/o contro la loro proprietà, contro le istituzioni comunitarie e contro le strutture religiose ebraiche. Inoltre tali manifestazioni possono anche avere come bersaglio Israele, concepito come una collettività di ebrei. L'antisemitismo accusa frequentemente gli ebrei di cospirare ai danni del resto dell'umanità, ed è spesso utilizzato per incolpare gli ebrei di uno o più problemi politici, sociali ed economici. Trova espressione orale, scritta, e impiega stereotipi sinistri e tratti caratteriali negativi."[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "antisemitismo" venne coniato nel settembre 1879, a Berlino, in Germania, da parte del nazionalista Wilhelm Marr, nello scritto La strada verso la vittoria del Germanismo sul Giudaismo, da una prospettiva aconfessionale, come eufemismo di Judenhass («odio per gli ebrei»): nonostante l'etimologia, esso non si riferisce all'odio nei confronti dei "popoli semiti" (cioè quelli che parlano lingue appartenenti al gruppo semitico, quali l'arabo, l'ebraico, l'aramaico e l'amarico), ma unicamente all'odio e alla discriminazione nei confronti degli ebrei. Il concetto espresso da Marr, che nei suoi scritti successivi verrà visto come un errore e ritrattato, nel secolo successivo assumerà valenze diverse, più ampie, e coinciderà spesso con la definizione degli atteggiamenti persecutori, tra i più gravi della storia contemporanea.

Storicamente si possono individuare un antisemitismo di carattere religioso (antigiudaismo), espresso nel paganesimo, nel Cristianesimo (Concilio Lateranense IV del 1213 relativamente ai decreti 67, 68, 69, 70, e bolle pontificie Cum Nimis Absurdum, Caeca et Obdurata, Hebraeorum Gens) e nell'Islam, e un antisemitismo di carattere razziale e culturale.

In Europa i pregiudizi e i miti relativi agli ebrei sono sempre stati molteplici, talvolta alimentati da testi pseudo-storici come Il libro del Kahal di Jacob Brafman o palesemente falsi come gli anonimi Protocolli dei Savi di Sion.[2] Gli ebrei sono stati accusati di corporativismo e di elitarismo religioso per il fatto di prevedere il diritto a partecipare al culto ebraico in base alla linea di sangue. Furono inoltre accusati di refrattarietà alle altre culture e di essere attaccati al denaro. Paradossalmente agli ebrei si rinfacciava di essere ciò che la maggioranza imponeva loro, cioè di separarsi dagli altri quando erano costretti per legge a vivere in quartieri separati; di praticare laddove la legge permetteva loro – e anzi li incoraggiava – il prestito a interesse, che a cristiani e musulmani era ufficialmente interdetto; di non favorire le conversioni, quando queste erano duramente sanzionate[senza fonte] dalla legge.

Sono avvenute persecuzioni anche nella Spagna del XV secolo, dove i cristiani provenienti dal giudaismo erano visti con sospetto: le persecuzioni contro i marranos, gli ebrei che si convertivano solo esteriormente al Cristianesimo, erano originate da motivi religiosi poiché i cristiani si sentivano traditi e ingannati dal fenomeno delle false conversioni volte a ottenere vantaggi di ordine politico-economico. Tali vantaggi venivano revocati nel momento in cui si scopriva il comportamento giudaizzante del falso convertito[senza fonte].

L'antisemitismo era particolarmente diffuso nell'Europa dell'Ottocento[3], venendo accolto non solo da pensatori nazionalisti come Richard Wagner[4] o Adolf Stoecker[5], ma anche da anarchici come Proudhon e Bakunin e progressisti come Charles Fourier[6], nonché da scrittori apolitici come Thomas Eliot[7], fino a sfociare in questioni pubbliche come l'Affare Dreyfus.

In tempi più recenti, fra le tante azioni attribuite agli ebrei c'è anche quella di aver preparato teoricamente la Rivoluzione russa. Di origine ebraica era infatti Karl Marx, il principale e più illustre teorico del socialismo scientifico; di origine ebraica era Rosa Luxemburg, fondatrice del Partito Comunista Tedesco e Lev Trockij, il famoso fondatore dell'Armata Rossa. Anche Lenin, principale fautore della Rivoluzione russa, aveva remote origini ebraiche, e dei 12 membri del Comitato Centrale del Partito Comunista Russo del 1918, nove erano ebrei.[8][9]

Gli ebrei occidentali hanno ottenuto parità di diritti a norma di legge (negli Stati Uniti nel 1787, in Francia nel 1791 e in seguito nei paesi conquistati da Napoleone e in parte in Austria nel 1781), mentre in Russia si ottenne solo a partire dalla Rivoluzione d'Ottobre; tuttavia, anche dopo l'avvento del comunismo si verificarono dei pogrom nei paesi sovietici, come a Kielce, in Polonia, il 4 luglio 1946.[10]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Leggi razziali fasciste e Fascismo e questione ebraica.

Seppur anticipato da alcune sporadiche dichiarazioni di esponenti del regime, l'antisemitismo dell'Italia fascista incomincia ufficialmente il 14 luglio del 1938 con la pubblicazione del Manifesto della razza ed è preceduto dalla venuta di Hitler in Italia, dal 3 al 9 maggio. Due mesi dopo la visita in Italia del Führer, viene pubblicato il Manifesto redatto quasi tutto da Mussolini, ma sottoscritto da un gruppo di scienziati. Tra questi Nicola Pende che risultò dai giornali dell'epoca tra i firmatari del Manifesto ma venne assolto in un processo postbellico per non aver mai aderito alle posizioni degli scienziati razzisti.[11]

I giornali aprono subito una campagna antisemita: esce La difesa della razza diretta da Telesio Interlandi, che ha come segretario di redazione Giorgio Almirante.

A partire dal 5 settembre 1938, una serie di disposizioni legislative, le cosiddette "leggi razziali", introducono una serie di pesanti discriminazioni nei confronti degli ebrei, che, tra l'altro, vengono espulsi da ogni incarico nella pubblica amministrazione (e quindi anche dall'insegnamento nelle scuole e nelle università), e non possono accedere ad alcune professioni come quella di notaio e di giornalista.

L'antisemitismo italiano, al contrario di quello tedesco (basato su pregiudizi razziali/biologici/sessuali), aveva una forte componente religiosa/spirituale: tendeva cioè, almeno nelle intenzioni iniziali di alcuni dei suoi padri (tra cui diversi religiosi cattolici), a discriminare principalmente gli ebrei non convertiti.[12] Lo stesso Mussolini elaborò lo slogan "Discriminare e non perseguitare" per indicare la filosofia che, secondo la versione data dal regime, sarebbe stata adottata nell'applicazione delle leggi razziali[13] e, in un discorso tenuto a Trieste nel settembre 1938, affermò esplicitamente che "gli ebrei che hanno indiscutibili titoli di benemerenze militari e civili troveranno la giusta comprensione del Regime"[14]. Questo esplicitare un distinguo rispetto all'ondata antisemita "biologica" europea, era probabilmente dovuto, tra le altre cose, al tentativo di rassicurare quella parte degli ebrei italiani (soprattutto tra le classi più benestanti) che fino ad allora avevano appoggiato prima il movimento fascista e poi la dittatura[15].

Con l'avvento della Repubblica Sociale Italiana questa distinzione tra antiebraismo spirituale e antiebraismo biologico venne completamente a cadere, e gli ebrei italiani vennero perseguitati alla pari di quelli tedeschi.

Il nazismo e la Shoah[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Olocausto, Soluzione finale della questione ebraica, Politica razziale nella Germania nazista e Lager.

Nel mondo islamico e in Medio Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Una donna araba mostra il ciclo della violenza: a suo dire, Israele sarebbe una diretta conseguenza del nazismo e viceversa

Nel mondo islamico, a parte gli episodi che si verificarono a Yathrib all'epoca del profeta Maometto e che possono essere ricondotti a uno scontro essenzialmente politico, anche se con alcuni aspetti di polemica religiosa, gli ebrei non subirono persecuzioni o eccidi paragonabili a quelli avvenuti durante due millenni sul suolo europeo, ma la loro condizione era normalmente quella di cittadini discriminati in alcuni diritti pubblici, in quanto appartenenti a una comunità sottomessa a quella islamica (i cosiddetti dhimmī). Una condizione, questa, riservata anche ai cristiani e a tutti coloro che i musulmani pensavano facessero riferimento a un libro divinamente ispirato, anche se (secondo la visione islamica) corrotto dal tempo e dagli uomini. In questi "popoli del Libro" o Ahl al-Kitāb, erano posti anche Zoroastriani e Sabei, mentre ai politeisti l'unica scelta permessa era tra la conversione o la morte. Tanto è vero che i cristiani della Spagna medievale, prima della cacciata ebraica del 1492, guardavano con grande sospetto i rapporti non ostili e addirittura cordiali tra musulmani ed ebrei.

La situazione è precipitata dopo la seconda guerra mondiale, quando il mondo arabo è stato attraversato da un grande moto di ostilità anti-ebraica relativo all'immigrazione ebraica dall'Europa e al successivo conflitto arabo-israeliano, concluso con la dichiarazione della nascita dello Stato di Israele.

In particolare, a seguito della nascita di Israele, e soprattutto in coincidenza delle guerre del 1948 e 1967, circa un milione di ebrei sono stati indotti a emigrare (in gran parte verso Israele) e a lasciare i paesi arabi nei quali avevano costituito da secoli importanti comunità, come reazione all'espulsione di un numero analogo di Arabi palestinesi da parte di Israele. Questo esodo ha ridotto ai minimi termini la consistenza numerica degli ebrei che ancora oggi vivono nelle principali capitali dei Paesi a maggioranza musulmana, da Teheran a Damasco.

Recentemente la dirigenza della Repubblica dell'Iran - decisamente isolata però in questo - ha ripetutamente denunciato la politica del governo di Israele, affermando, tra l'altro, che la Shoah sarebbe stata esagerata nella sua immane portata, con intento mistificatorio da parte dei vincitori del secondo conflitto mondiale e che il ricordo di tale tragedia sarebbe utilizzato a fini strumentali da quello che viene definito il "regime" di Israele, al fine di giustificare il proprio operato e l'occupazione di terre palestinesi in base al diritto bellico.

Antigiudaismo teologico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa e antisemitismo.

In ambito cristiano il termine antigiudaismo indica sentimenti di commiserazione, deprecazione, disprezzo nei confronti degli ebrei, ritenuti collettivamente responsabili della morte di Gesù o almeno del mancato riconoscimento come Messia: sentimenti, questi, presenti in tutta la storia cristiana.

Vignetta antisemita statunitense che raffigura gli ebrei come ladri e assassini di Cristo

Alcuni accusano i padri della Chiesa di aver causato indirettamente degli atti antisemiti a causa di alcune dichiarazioni in cui definiscono questo popolo "assassini... nemici di Dio, avvocati del diavolo, demoni" (San Gregorio di Nissa); "serpenti la cui immagine è Giuda e la cui preghiera è un raglio d'asino" (San Girolamo); "banditi perfidi, distruttori, dissoluti, simili ai maiali... Per il loro deicidio non c'è possibilità di perdono, dispersi in schiavitù per sempre... Dio odia gli ebrei e li ha sempre odiati" (San Giovanni Crisostomo).

I difensori della tradizione cristiana ribattono che l'antigiudaismo non è un odio razzista bensì una posizione di natura prettamente teologica, poiché ha come oggetto non l'etnia di appartenenza ma il credo religioso in quanto tale. Chi sostiene questa tesi aggiunge sovente che nessun vero cristiano potrebbe ragionevolmente essere antisemita, poiché i primi cristiani e lo stesso Gesù erano tutti ebrei.

Secondo lo storico Jeremy Cohen la tradizione cristiana ha imposto «l'affermazione del cristianesimo attraverso la negazione dell'ebraismo», perché fin dalle origini del cristianesimo i suoi dirigenti avevano considerato «la polemica contro gli ebrei come loro dovere religioso». Anche laddove essi non costituivano alcuna minaccia immediata per la Chiesa, e perfino dove erano del tutto assenti, la tradizione Adversus Iudaeos aveva continuato a fiorire[16]

Durante il Concilio Vaticano II, con la dichiarazione Nostra Aetate del 1965 la Chiesa cattolica ha drasticamente ridotto o eliminato ogni accenno all'antigiudaismo, proprio allo scopo di evitare l'equivoco tra antigiudaismo teologico e antisemitismo. Già dal 1959, infatti, la liturgia cattolica del Venerdì Santo, nella quale era presente il termine latino Oremus et pro perfidis Judaeis (dove perfidi indica la mancanza di fede: la radice è per + fides) era stata modificata da papa Giovanni XXIII (fu papa Pio XII nei primi anni cinquanta a cancellare questa parola); tre anni dopo il termine fu eliminato dall'intero messale.

Analoghe modifiche teologiche furono effettuate nel mondo protestante negli anni sessanta. Resta invece fortemente antigiudaica la liturgia cristiana ortodossa.[senza fonte] Alcuni accusano la Chiesa di avere appoggiato Ante Pavelić, il dittatore croato, che in cinque anni massacrò circa un milione di persone tra cui molti ebrei. Il dibattito tuttavia è ben lungi dall'essere chiuso e la questione è ancora molto controversa.[senza fonte]

Per la Chiesa cattolica, che ritiene sé stessa legittimo successore spirituale dell'ebraismo antico e più autentico interprete delle Scritture, il ruolo dell'ebraismo moderno in rapporto al cristianesimo si evince, anzitutto, da due celebri documenti del Concilio Vaticano II, Lumen Gentium (1964) e la già citata Nostra Aetate. Il primo documento definisce il "Popolo di Dio", ricordando che esso è composto anzitutto dai battezzati, ma che anche quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch'essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio. In primo luogo quel popolo al quale furono dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne (cfr. Rm 9,4-5), popolo molto amato in ragione della elezione, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (cfr. Rm 11,28-29).[17] Il secondo documento, Nostra Aetate, condanna la superstizione secondo la quale tutti gli ebrei sarebbero responsabili della condanna a morte di Gesù. Questo atteggiamento è stato successivamente approfondito da papa Giovanni Paolo II.

Oggi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Neoantisemitismo e Negazionismo dell'Olocausto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (PDF) European Union Agency for Fundamental Rights, Working Definition of Antisemitism
  2. ^ http://www.archiviostorico.info/libri-e-riviste/6038-lombra-del-kahal L'ombra del kahal
  3. ^ antisemitismo
  4. ^ L'antisemitismo dei Wagner | Classicvillage.net - Musica Classica, Opera lirica
  5. ^ http://www.jstor.org/pss/20101235
  6. ^ Libri raccomandati: Antisemiti a sinistra di Luzzatto Voghera Gadi | LiberaliPerIsraele | Il Cannocchiale blog
  7. ^ Anthony Julius on T.S. Eliot and anti-semitism | Books | The Guardian
  8. ^ Così Lenin scoprì di essere ebreo - Repubblica.it » Ricerca
  9. ^ The Jewish Role in the Bolshevik Revolution and Russia's Early Soviet Regime
  10. ^ [1]
  11. ^ Dino Messina, «Nicola Pende, lo strano caso della firma fantasma» in Corriere della Sera del 15 febbraio 2007, p. 47. Disponibile in versione elettronica: [2]. Nonostante la successiva assoluzione è da notare come Pende avesse dichiarato nel maggio 1940: «è lo spirito ebraico che può nuocere allo spirito della nostra razza; anche pochi semiti possono inquinare la vita di tutta una nazione», mostrando chiaramente di essere antisemita.
  12. ^ Recensione di Massimo Faggioli sulla rivista online Minimo Storico, del libro di Giorgio Israel e Pietro Nastasi, Scienza e razza nell'Italia fascista, Il Mulino, Bologna 1998
  13. ^ Francesco Maria Feltri, Il nazionalsocialismo e lo sterminio degli ebrei: Lezioni, documenti, bibliografia, Giuntina, ISBN 978-88-8057-016-5, pag 154 e seguenti
  14. ^ Discorso di Mussolini, riportato in Michele Sarfatti, Mussolini contro gli ebrei. Cronaca dell'elaborazione delle leggi del 1938, citato in Anne Grynberg, Shoah, collana Universale Electa/Gallimard, pag 141
  15. ^ Di origine ebraica era per esempio l'imprenditore Guido Jung, che fu prima eletto deputato nel "Listone Mussolini" e poi Ministro delle Finanze del Governo Mussolini. Ebrea anche la scrittrice Margherita Sarfatti, prima biografa ufficiale del Duce e direttrice editoriale della rivista fascista Gerarchia.
  16. ^ Jeremy Cohen, The Friars and the Jews, Cornell University Press, Ithaca, 1983
  17. ^ Testo della costituzione dogmatica Lumen gentium nel sito del Vaticano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Libri di autori antisemiti[modifica | modifica wikitesto]

Libri sull'antisemitismo[modifica | modifica wikitesto]

In italiano
  • Maria Mantello, Ebreo, un bersaglio senza fine, Scipioni editore, 2002.
  • Roberto Finzi, L'antisemitismo: dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio, Giunti, 1997
  • Giancarlo Elia Valori, Antisemitismo, olocausto, negazione, Mondadori, 2007
  • Louis Rapoport, La guerra di Stalin contro gli ebrei, Rizzoli, 1991
  • Stefano Zen, Bartolomeo Cambi e la predicazione antiebraica nel Ducato di Mantova al tempo di Clemente VIII, in La Sho’ah tra interpretazione e memoria. Atti del Convegno Internazionale di Studi (Biblioteca Europea, 13), Napoli, 5-9 maggio 1997, a cura di P. Amodio, R. De Maio, G. Lissa, Napoli, Vivarium, 1999, pp. 73–85.
  • Cesare G. De Michelis, Il manoscritto inesistente. I "Protocolli dei savi di Sion", Marsilio, 2004, ISBN 88-317-7075-6.
  • Cesare G. De Michelis, La giudeofobia in Russia. Dal Libro del "kahal" ai "Protocolli dei savi di Sion". Con un'antologia di testi, 2001, ISBN 88-339-1350-3.
  • Alessandro Cifariello, L'ombra del kahal. Immaginario antisemita nella Russia dell'Ottocento, Roma, Viella, 2013, ISBN 978-88-6728-012-4.
In inglese
  • Yosef Bodansky. Islamic Anti-Semitism as a Political Instrument, Freeman Center For Strategic Studies, 1999.
  • Carr, Steven Alan. Hollywood and anti-Semitism: A cultural history up to World War II, Cambridge University Press 2001.
  • Chanes, Jerome A. Antisemitism: A Reference Handbook, ABC-CLIO, 2004.
  • Cohn, Norman. Warrant for Genocide, Eyre & Spottiswoode 1967; Serif, 1996.
  • Freudmann, Lillian C. Antisemitism in the New Testament, University Press of America, 1994.
  • Jane Gerber (1986). "Anti-Semitism and the Muslim World". In History and Hate: The Dimensions of Anti-Semitism, ed. David Berger. Jewish Publications Society. ISBN 0-8276-0267-7
  • Raul Hilberg. The Destruction of the European Jews. Holmes & Meier, 1985. 3 volumi.
  • Paul Johnson. A History of the Jews (New York: HarperCollins Publishers, 1987) ISBN 0-06-091533-1
  • John D. Klier, Imperial Russia's Jewish Question, 1855–1881, Cambridge-New York, Cambridge University Press, 1995, ISBN 0-521-46035-2.
  • John D. Klier, Underneath the lot in The Sunday Times, 24/2/2006.
  • Walter Laqueur. The Changing Face of Antisemitism: From Ancient Times To The Present Day. Oxford University Press. 2006. ISBN 0-19-530429-2
  • Bernard Lewis (1984). The Jews of Islam. Princeton: Princeton University Press. ISBN 0-691-00807-8
  • Lewis, Bernard (1999). Semites and Anti-Semites: An Inquiry into Conflict and Prejudice. W. W. Norton & Co. ISBN 0-393-31839-7
  • Deborah Lipstadt. Denying the Holocaust: The Growing Assault on Truth and Memory, Penguin, 1994.
  • McKain, Mark. Anti-Semitism: At Issue, Greenhaven Press, 2005.
  • Michael, Robert and Philip Rosen. Dictionary of Antisemitism, The Scarecrow Press, Inc., 2007
  • Leon Poliakov (1997). "Anti-Semitism". Encyclopedia Judaica (CD-ROM Edition Version 1.0). Ed. Cecil Roth. Keter Publishing House. ISBN 965-07-0665-8
  • Prager, Dennis, Telushkin, Joseph. Why the Jews? The Reason for Antisemitism. Touchstone (reprint), 1985.
  • Perednik, Gustavo Daniel, "La judeofobia", 2001 (in Spanish, Portuguese and Hebrew).
  • Roth, Philip. The Plot Against America, 2004
  • Michael Selzer (ed). "Kike!" : A Documentary History of Anti-Semitism in America, New York 1972.
  • Steinweis, Alan E. Studying the Jew: Scholarly Antisemitism in Nazi Germany. Harvard University Press, 2006. ISBN 0-674-02205-X.
  • Norman Stillman (1979). The Jews of Arab Lands: A History and Source Book. Philadelphia: Jewish Publication Society of America. ISBN 0-8276-0198-0
  • N.A. Stillman (2006). "Yahud". Encyclopaedia of Islam. Eds.: P.J. Bearman, Th. Bianquis, C.E. Bosworth, E. van Donzel and W.P. Heinrichs. Brill. Brill Online
  • Antisemitismo, voce di Gotthard Deutsch dalla Jewish Encyclopedia, ed. 1901-1906

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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