Anni di piombo (film 1981)

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Anni di piombo
AnniDiPiombo.png
Una scena del film.
Titolo originale Die bleierne Zeit
Paese di produzione Germania
Anno 1981
Durata 106 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, storico
Regia Margarethe von Trotta
Fotografia Franz Rath
Montaggio Dagmar Hirtz
Musiche Nicolas Economou
Interpreti e personaggi
Premi

Anni di piombo è un film del 1981 diretto da Margarethe von Trotta. Il film ha vinto il Leone d'Oro al miglior film alla 38ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

La storia del film è ispirata alla vicenda delle sorelle Christiane e Gudrun Ensslin: Gudrun era un membro di spicco della "Banda Baader-Meinhof", trovata morta assieme ai suoi compagni nella prigione di sicurezza di Stammheim nel 1977.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Leone d'oro al migliori film 1981 (Filmmuseum Berlin)

Marianne e Julianne sono due sorelle tedesche nate alla fine della seconda guerra mondiale. Negli anni settanta sono impegnate politicamente nella lotta di sinistra ma seguono due strade diverse. La prima, sposata con un bambino, abbandonati il marito e il bambino ancora piccolo, diventa negli anni settanta la compagna del leader del gruppo di estrema sinistra tedesco Rote Armee Fraktion, che porta avanti la lotta armata in Germania e conduce una vita in clandestinità. La seconda, Julianne, lavora come giornalista per un giornale femminista, non vuole figli e convive con un uomo che la ama molto, ma che non sostiene la causa estrema della sorella di lei.

Arrestata Marianne, sua sorella Julianne va a trovarla in carcere ogni volta che può, subendo umilianti controlli. I colloqui sono ascoltati e trascritti da guardie carcerarie. Durante il poco tempo che viene loro concesso, le due donne discutono del loro pensiero politico e ricordano la loro infanzia, difendendo le loro scelte. Scaturisce il profilo di una Julianne adolescente ribelle e di una Marianne coccolata da suo padre, pastore luterano. La vita di tutti i giorni di Julianne è intervallata dalle visite in carcere e dai litigi con il compagno, che non tollera tanta attenzione per i detenuti e per Marianne, che a sua volta la tratta la sorella con durezza, giudicando le sue posizioni troppo morbide.

Julianne ed il suo compagno si trovano in vacanza in Italia quando si apprende che Marianne ed altri terroristi detenuti, sono stati ritrovati morti nelle loro celle. Si parla ufficialmente di suicidio ma Julianne non è convinta.

La donna conduce imperterrita delle proprie indagini fino a che il suo compagno decide di abbandonarla. Finalmente sicura di avere gli elementi per poter smentire la tesi ufficiale, trova il disinteresse della stampa. Nel frattempo suo nipote, figlio della terrorista, in quegli anni in affido ad altri, sopravvive ad un'aggressione incendiaria da parte di sconosciuti riportando serie ustioni. Julianne lo riprende con sé. Il bambino vorrebbe rinnegare sua madre ma alla fine chiede alla zia di conoscere la verità.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Durante il film il compagno di Julianne mette un disco di Ivan Della Mea, Se qualcuno ti fa morto, e inizia a cucinare, ascoltando il primo brano, Saran vint'anni nianca.

Inesattezze storiche[modifica | modifica sorgente]

  • Felix Ensslin, scrittore e drammaturgo, figlio della terrorista Gudrun Ensslin, secondo l'opinione comune dell'epoca del film, avrebbe subito una vile aggressione da parte di sconosciuti che gli avrebbero sfigurato il viso con del vetriolo. In un'intervista degli anni Duemila, egli parla di un incidente occorso in una cava durante una ricerca di fossili, dove egli sarebbe stato investito accidentalmente da dell'acido cloridrico. Ensslin in principio, avrebbe temuto la disgrazia come procurata deliberatamente da terzi.[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (DE) http://www.stuttgarter-zeitung.de/inhalt.interview-mit-felix-ensslin-widerspruch-steckt-in-der-sache.452ffa9f-6a2e-4abb-a285-ebdcbdabf39a.html

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Myriam Muhm: "Sorelle, non ci illudiamo la felicità è molto lontana" - Margarethe von Trotta parla di sé, dei suoi film e di come i colleghi maschi considerano la figura femminile - la Repubblica, 29 aprile 1981

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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