Animal Kingdom

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Animal Kingdom
Animal Kingdom.jpg
James Frecheville in una scena del film
Lingua originale inglese
Paese di produzione Australia
Anno 2010
Durata 112 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico
Regia David Michôd
Sceneggiatura David Michôd
Produttore Liz Watts
Produttore esecutivo Bec Smith, Vincent Sheehan
Casa di produzione Porchlight Films, Screen Australia
Distribuzione (Italia) Mikado Film
Fotografia Adam Arkapaw
Montaggio Luke Doolan
Effetti speciali Peter Stubbs
Musiche Anthony Partos
Scenografia Jo Ford
Costumi Cappi Ireland
Trucco Zeljikica Stanin, Simone Albert
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Animal Kingdom è un film australiano del 2010 scritto e diretto da David Michôd. Interpretato da James Frecheville, Ben Mendelsohn, Joel Edgerton, Guy Pearce, Luke Ford, Sullivan Stapleton e Jacki Weaver. La sceneggiatura di Michôd è stato ispirato dalla famiglia Pettingill di Melbourne. Nel 1988 Trevor Pettingill, accusato dell'omicidio di due agenti di polizia di Victoria, è stato assolto grazie alle testimonianze di un cugino e all'inconsistenza dell'impianto accusatorio. La trama è basata sulle vicende della sparatoria realmente avvenuta nel 1988 a Walsh Street, nel quartiere South Yarra di Melbourne.[1] Il film ha ricevuto numerosi premi e nomination e la Weaver ha avuto, per la parte, una nomination agli Oscar come miglior attrice non protagonista.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

A Melbourne, dopo la morte della madre per overdose di eroina, il diciassettenne Joshua "J" Cody (James Frecheville) va a vivere con la nonna Janine "Smurf" Cody (Jacki Weaver), matriarca di una nota famiglia criminale della città, e i suoi tre figli: Andrew Cody, detto "Pope" (Ben Mendelsohn), è un rapinatore ricercato dalla polizia, Craig (Sullivan Stapleton) è un trafficante di droga e Darren (Luke Ford), il più giovane, è costretto da Pope a seguire le orme dei fratelli. Barry Brown 'Baz' (Joel Edgerton) amico e complice di Pope, nonostante sia costantemente seguito da un gruppo di agenti della polizia criminale che intendono uccidere Pope, decide di rischiare e lo incontra in un centro commerciale. Gli spiega che è stanco, vorrebbe lasciare il gioco, smettere di fare il rapinatore e investire altri soldi in borsa, visto che quelli che ha sono aumentati. Pope lo ascolta ma non lo capisce: non sa niente di borsa e finanza, non ha nemmeno un computer. Non vuole cambiare. Quando Buz esce dal centro commerciale i poliziotti della squadra lo affrontano. Buz dice: «Mi dispiace ma lo avete perso anche questa volta». Il poliziotto, prima di sparargli gli sussurra «non importa, abbiamo te». poi grida: «Ha una pistola» e lo uccide con un colpo di fucile a bruciapelo. Pope, che vede tutta la scena, fugge.

Pope e Craig decidono di vendicare Buz: organizzano un agguato a due poliziotti di pattuglia. Pope chiede a J di procurare un'auto, rubandola. La piazzano in mezzo alla strada di un tranquillo quartiere residenziale, le portiere aperte, i finestrini rotti e l'allarme in funzione. Gli abitanti dei villini circostanti chiamano subito la polizia. I due agenti di pattuglia scendono circospetti ma Pope, Craig e Darren, appostati con fucili a pompa, firmano una vera e propria esecuzione.

Il giorno dopo, Pope, Darren e J vengono arrestati e portati al comando di polizia, dove il sergente Nathan Leckie (Guy Pearce), che guida anche la squadra antirapina, inizia a interrogarli. Nessuno parla ma J viene trattenuto più a lungo degli altri. È della famiglia ma è solo un nipote, è giovane, potrebbe essere influenzabile. Pope comincia a insinuare sospetti su di lui e lo costringe a rompere con la sua ragazza Nicky. Nel frattempo Craig, spaventato dalla situazione, sempre più cupa, fugge da un amico che abita in una remota casa in campagna. Qui prova un fucile e chiede di potersi trattenere per un po'. L'amico sa di non potergli rifiutare l'ospitalità, ma Craig, che ha un rilevatore di cimici, si accorge che la casa è sorvegliata. Sempre più terrorizzato, decide di lasciare il l'abitazione. Bracatto dai poliziotti, appostati nelle vicinanze, fugge nei campi con il fucile in mano. Gli agenti - senza nemmeno intimargli di arrendersi - lo uccidono.

Pope sempre più paranoico, teme che J possa tradire tutti, magari raccontando qualcosa a Nicky. Con Darren, lo pressano e gli intimano di lasciare la ragazza, cosa che J si convince a fare anche per evitare che su Nicky e la famiglia di lei possano ricadere le conseguenza della situazione che si è creata. La sera al bowling le dice che è meglio se si lasciano per un po'; lei piange e se ne va mentre arriva il sergente Leckie che, con minacce e blandizie, cerca di convincere J a testimoniare contro gli zii: «Nell'ordine naturale ogni cosa ha il suo posto: nel paesaggio alberi grandi e forti proteggono deboli insetti. Tu sei debole perché sei giovane, finora sei sopravvissuto perché sei stato protetto dai forti. Ma ora non sono più forti. Devi decidere da che parte stare. E devi farlo subito perché non ci resterà altro tempo». J rifiuta l'offerta.

Mentre J viene trattenuto da Leckie, la sua ragazza, Nicky, lo cerca a casa di Smurf. Trova Pope che - temendo possa sapere qualcosa e parlare con la polizia, ma soprattutto, sempre più in preda a una pulsione di morte e distruzione - le inietta una dose di eroina e poi la soffoca, sotto gli occhi terrorizzati e impotenti di Darren. La butta in un vicolo e attende il ritorno di J. Quando J rientra a casa, la mattina seguente, dopo aver trascorso la notte con Leckie, Pope gli chiede dove avesse trascorso la notte e J gli risponde che è stato da Nicky. Pope capisce che J ha mentito, in quanto Nicky era stata uccisa quella notte proprio da lui e insegue J che scappa e scopre il braccialetto che Nicky indossava quella sera nel vialetto d'ingresso. Cerca di chiamarla ma sente il cellulare che squilla in camera di Pope. Capisce quello che è successo e fugge. A questo punto l'unico che può proteggerlo è il sergente Leckie. J va da lui e accetta di testimoniare contro gli zii, entrando in un programma di protezione dei testimoni.

Trovato l'accordo con il testimone, Leckie arresta Pope e Darren e li lascia in prigione in attesa del processo. Nessuna libertà su cauzione e il progressivo deterioramento delle condizioni psicologiche di Darren, troppo fragile per sopportare la prigionia, convincono la vecchia matriarca, Smurf (puffo in italiano) che è ora di far fuori J, unico testimone diretto, su cui si impernia il castello dell'accusa. Organizza un raid per «Togliere di mezzo J» ricattando un poliziotto corrotto, amico di Craig, che ammette di avere lui stesso interesse a uccidere il ragazzo, in grado di indicarlo come complice nelle attività criminali della famiglia.

Il poliziotto organizza una squadra di agenti corrotti e va all'assalto della casa protetta in cui - asserragliato con tre poliziotti di scorta - vive J. Quando gli agenti di scorta capiscono che l'attacco è capeggiato da un collega e valutano le poche probabilità di resistere, tre contro sei, si arrendono. Nel frattempo J è fuggito. Ha contattato l'avvocato della famiglia, e si è accordato con lui e nonna Smurf, impegnandosi a scagionare Pope e Darren, in cambio del perdono e del reintegro nella famiglia. Al processo l'avvocato lo imbecca così bene che la sua testimonianza esce del tutto screditata: «Ha voluto accusare gli zii perché si è convinto, senza averne le prove, che la dose di eroina che ha ucciso la sua ragazza, fosse stata procurata da Pope». Con questa motivazione la testimonianza di J non vale più nulla e la sentenza di assoluzione è garantita.

Pope e Darren festeggiano in famiglia, i reporter riprendono Smurf con i suoi ragazzi, mentre brindano, nella tranquilla casa di periferia in cui abitano. La sera stessa arriva J. Chiede di poter restare. Smurf lo invita a riprendersi la cameretta che era sua. J si corica e Pope va a salutarlo. Si siede sul bordo del letto e inizia a parlare. La prima frase sembra una considerazione su come va il mondo. Non riesce a finirla: J lo uccide con un colpo in testa. Esce e va ad abbracciare nonna Smurf.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Quando David Michôd terminò una prima sceneggiatura del film, la presentò al produttore Liz Watts, della Screen NSW.[2] Insieme apportarono miglioramenti al progetto e riuscirono ad ottenere dalla Screen Australia un budget di 5 milioni di dollari per produrre il film. Alla produzione hanno partecipato anche le società Porchlight Films, Film Victoria, Screen NSW e Showtime Australia.[2] La produzione del film iniziò a fine 2009, nel mese di ottobre fu svolta la fase di casting,[3] e nei mesi successivi si svolsero le riprese, girate interamente a Melbourne, in Australia.[4]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato presentato per la prima volta il 22 gennaio 2010 al Sundance Film Festival. Il 3 giugno 2010 è uscito nelle sale australiane, mentre negli Stati Uniti è stato distribuito dal 13 agosto 2010 a cura della Sony Pictures.[5] In Italia il film è stato presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2010, in seguito è stato distribuito dalla Mikado Film dal 7 gennaio 2011.[6]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Complessivamente la pellicola ha incassato oltre 5 milioni di dollari.[7]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola ha ricevuto critiche molto positive. Negli Stati Uniti il New York Times l'ha definito uno dei film più attesi dell'estate.[2] La rivista The Hollywood Reporter ha messo in luce come la pellicola non vada alla ricerca delle scene di violenza, di sparatorie e degli effetti speciali tipici di Hollywood, riuscendo così a dare un forte senso di realtà alle vicende raccontate.[8] «Il miglior film crime mai realizzato in Australia» è stato il giudizio del critico Thomas Caldwell.[9] Reazioni molti positive si sono registrate anche in Australia: il sito dedicato al mondo del cinema australiano Urbancinefile.com ha apprezzato molto il lavoro del regista, definendo la pellicola come un qualcosa di eccezionale per il cinema made in Australia.[10]

Altre recensioni[modifica | modifica wikitesto]

  • "(...) digressioni e sottotrame che bruciano a miccia lenta per esplodere a sorpresa con la precisione implacabile dei migliori noir. E al tempo stesso con un realismo secco e brutale (...)". Fabio Ferzetti - Il Messaggero[11]
  • "Questo studio di una famiglia criminale, disfunzionale e sul punto di implodere, rappresenta un regno di animali feriti e morenti - cioè, gli animali più feroci, del tipo più pericoloso. (...) Forse il film australiano che si avvicina di più a "Goodfellas" di Martin Scorsese. Si tratta di un dramma criminale e violento, estremamente godibile, che si situa nel mondo della malavita popolare di Melbourne(...) dove gli umani sembrano insetti o creature subacquee in un documentario naturalistico, forse in preda a una crisi evolutiva, che li può cancellare dal pianeta". The Guardian[12]
  • "La rappresentazione della paura primordiale, in agguato sotto la millanteria dei fratelli Cody, è l'aspetto più coinvolgente di un film in cui, l'attenzione per la personalità dei caratteri criminali, rappresenta la risposta australiana a "Goodfellas" di Martin Scorsese, senza l'umorismo dei bravi ragazzi". Stephen Holden - The New York Times[13]
  • "David Michôd, il regista di Animal Kingdom, è al suo primo lungometraggio ma non ha tradito il suo passato di reporter d'inchiesta sulla criminalità a Melbourne. Il suo è uno sguardo da etologo del crimine: filma il sistema malavitoso come se fosse un regno degli animali (animal kingdom in inglese) dove vincono i più forti, quelli che mangiano i più deboli (...) superba la prova della nonna 'Smurf' (Jacky Weawer), fantastica donna attempata dai sorrisi psicotici. (...) più che un semplice poliziesco un "crime drama" che rifiuta l'eccesso estetico della morte, gli inseguimenti roboanti ma preferisce personaggi solidi e un "oscuro scrutare" della macchina da presa: lenta, ansiogena, torbida che ricorda il miglior Roman Polanski o Cronenberg". Luca Marra - Mymovies[14]
  • "Animal Kingdom soffre per la sua eccessiva ambizione: Michôd aspira alla tragedia greca ma non ha materiale sufficiente (...) delinea una storia familiare fradicia e persa che, nel giro di pochi gesti a malapena coscienti, ti riempie la testa con le esalazioni tossiche della miseria ereditaria". Michael Atkinson - The Village Voice[15]
  • "David Michôd scrive e dirige benissimo (...) l'australiano ha lavorato al suo film per nove anni. E tanto basta. Negli intervalli deve essersi ripassato anche parecchio Shakespeare e rivisto i primi film di Martin Scorsese (...)". Mariarosa Mancuso - Il Foglio[16]
  • "Presentato al Festival di Roma, un film australiano di un pessimismo integrale messo in scena come una cronaca giudiziaria e ambientato in un mondo brutto e pericoloso. Gli omicidi non sono rappresentati con truculenza, ma con una freddezza che fa ancor più paura". Roberto Nepoti - La Repubblica[17]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Al Sundance Film Festival del 2010 il film ha conquistato il Premio della giuria: World Cinema Dramatic; per l'interpretazione in questo film l'attrice Jacki Weaver è stata candidata per l'Oscar alla miglior attrice non protagonista ed ha vinto un Satellite Award e un National Board of Review Award.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) ME 2010 040 13 SUNDANCE AWARD-SCRIPT, WebCitation.org, 1 febbraio 2010. URL consultato il 1 novembre 2011.
  2. ^ a b c (EN) Animal Kingdom: fierce creatures in Encore Magazine, 1° giugno 2010. URL consultato il 1 novembre 2011.
  3. ^ (EN) Guy Pearce plays a troubled cop in the Aussie crime thriller ANIMAL KINGDOM in Queit Earth, 7 ottobre 2009. URL consultato il 1 novembre 2011.
  4. ^ (EN) Filming locations for Animal Kingdom (2010), Internet Movie Database. URL consultato il 1 novembre 2011.
  5. ^ (EN) Release dates for Animal Kingdom (2010), Internet Movie Database. URL consultato il 1 novembre 2011.
  6. ^ Animal Kingdom, ComingSoon.it. URL consultato il 1 novembre 2011.
  7. ^ (EN) Animal Kingdom (2010), Box Office Mojo. URL consultato il 1 novembre 2011.
  8. ^ (EN) Kirk Honeycutt, Animal Kingdom -- Film Review in The Hollywood Reporter, 14 ottobre 2010. URL consultato il 1 novembre 2011.
  9. ^ (EN) Thomas Caldwell, Film review – Animal Kingdom (2010), Cinema Autopsy. URL consultato il 1 novembre 2010.
  10. ^ (EN) Animal Kingdom, UrbanCileFile.com. URL consultato il 1 novembre 2011.
  11. ^ Animal Kingdom (2010) - Recensione di Fabio Ferzetti, Il Messaggero - Trovacinema
  12. ^ Animal Kingdom – review | Film | The Guardian
  13. ^ http://travel.nytimes.com/2010/08/13/movies/13animal.html?_r=0
  14. ^ Animal Kingdom - MYmovies
  15. ^ An Epic-in-Training, Animal Kingdom, Suffers for Its Ambition - - Movies - New York - Village Voice
  16. ^ ANIMAL KINGDOM di David Michôd - [ Il Foglio.it › Nuovo Cinema Mancuso ]
  17. ^ repubblica.it/film/critica/dettaglio/animal-kingdom/395616/396453

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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