Angoscia (film 1944)

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Angoscia
Gaslight 1944 trailer.jpg
Charles Boyer ed Ingrid Bergman
Titolo originale Gaslight
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1944
Durata 114 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,37:1
Genere thriller
Regia George Cukor
Soggetto Patrick Hamilton
Sceneggiatura John van Druten, Walter Reisch, John L. Balderston
Produttore Arthur Hornblow Jr.
Casa di produzione MGM
Fotografia Joseph Ruttenberg
Montaggio Ralph E. Winters
Effetti speciali Warren Newcombe
Musiche Bronislau Kaper
Scenografia Cedric Gibbons, William Ferrari
Costumi Irene e Mary Herwood
Trucco Jack Dawn
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Doppiaggio originale:

Ridoppiaggio TV:

Angoscia (Gaslight) è un film del 1944 diretto da George Cukor.

Il film è interpretato da Ingrid Bergman, da Charles Boyer e da Joseph Cotten, affiancati da un'esordiente Angela Lansbury, appena diciottenne, che ottenne subito una nomination all'Oscar come miglior attrice non protagonista.

È stato presentato in concorso al Festival di Cannes 1946.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Dopo l’assassinio di Alice Alquist, una famosa cantante lirica inglese, sua nipote Paula va a vivere in Italia. Per anni studia canto con lo stesso insegnante della zia, cercando di dimenticare la notte dell’omicidio. Quella sera Paula, scendendo le scale dopo aver sentito dei rumori, aveva allarmato l’assassino che, per non essere visto dalla ragazza, era scappato senza poter portare via i preziosi gioielli della cantante. In Italia Paula conosce il pianista Gregory Anton e se ne innamora. Gregory, dopo il matrimonio e una breve luna di miele sul lago di Como, convince la giovane moglie a tornare a vivere a Londra, nella casa in cui viveva con la zia fino al giorno dell’omicidio; in questo modo Paula potrà calmare le sue angosce ed esorcizzare le sue paure. Una volta giunto a casa Alquist con Paula, il neosposo le suggerisce di nascondere tutti i mobili e gli oggetti della zia per dimenticare non lei, ma la sua terribile morte. Paula scopre una lettera indirizzata ad Alice da parte di un uomo di nome Sergio Bauer, datata solo due giorni prima dell'omicidio. La reazione di Gregory è violenta e inaspettata, ma poi l’uomo si ricompone in fretta, spiegando che il suo sfogo è dovuto alla frustrazione per i brutti ricordi che sua moglie sta vivendo.

Dopo che la coppia si è sistemata nella nuova casa, le cose cominciano a prendere una brutta piega. Durante una visita alla Torre di Londra Paula perde una spilla regalatale da Gregory; nei giorni successivi dei quadri spariscono dalle mura della casa, si sentono dei passi in soffitta e le lampade a gas sembrano più basse senza alcun motivo apparente. Gregory insinua che Paula è responsabile di questi avvenimenti, ma la donna confessa di non ricordarsi di fare queste cose. Anton proibisce alla moglie di uscire di casa e di conoscere altre persone. Ad un ricevimento l’uomo trova il suo orologio nascosto nella borsetta di Paula, che sconvolta fugge via dalla festa.

La giovane cameriera di casa Alquist, Nancy fa ben poco per migliorare la situazione. Ogni volta che si presenta davanti alla padrona di casa, con il suo volto manifesta un senso di disprezzo; Paula si convince quindi che Nancy la detesti. Con l’aiuto di Brian Cameron, affermato poliziotto di Scotland Yard, la signora Anton scopre che Gregory è in realtà Sergio Bauer, l'assassino di sua zia. L’uomo ha cercato Paula in Italia, è riuscito a conquistare il suo cuore, l’ha sposata e le ha suggerito di vivere a Londra per tornare in casa Alquist e continuare a cercare i gioielli di Alice. Nel breve periodo del loro matrimonio ha cercato di far impazzire la moglie, nascondendo la spilla, i quadri e altri oggetti e dandole la colpa. Una volta impazzita la donna sarebbe stata internata e Gregory avrebbe potuto continuare a cercare indisturbato i gioielli. Con l’aiuto di un altro poliziotto, Brian scopre che Anton tutte le sere fa il giro dell’isolato per entrare dalla porta di servizio della casa in cui abita, per poi andare nella soffitta a cercare i gioielli. Gregory viene scoperto e lotta furiosamente con Brian Cameron, ma alla fine il poliziotto riesce a legare Anton e a portarlo al patibolo. Paula, salva dalla pazzia, potrà cominciare una nuova vita.

Charles Boyer e Ingrid Bergman nella scena finale.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film è il remake di una pellicola dallo stesso titolo (Gaslight) prodotta nel 1940, con Anton Walbrook e Diana Wynard, per la regia di Thorold Dickinson. Le riprese furono completamente effettuate all'interno di set insonorizzati e, non potendo ricreare le atmosfere della Londra vittoriana nei luoghi reali, anche le poche scene esterne furono ricostruite nei set. Boyer era più basso della Bergman e perciò dovette girare alcune scene su un piedistallo per apparire più alto.

David O. Selznick prestò la Bergman alla MGM, ma quando seppe che Charles Boyer voleva che il suo nome apparisse per primo nei titoli del film, cambiò idea. Fu l'insistenza della Bergman, che voleva a tutti i costi la parte, a farlo tornare sui suoi passi. Per interpretare al meglio il ruolo di Paula, una donna che lentamente impazzisce, la Bergman si documentò approfonditamente; andò in un istituto di igiene mentale e studiò a lungo una paziente, per carpire ogni singola espressione del viso e degli occhi in particolare.

Angela Lansbury festeggiò il suo diciottesimo compleanno sul set e, durante una pausa delle riprese, le venne organizzata una festicciola.

Dal titolo originale "Gaslight" deriva l'espressione Gaslighting che indica una forma di violenza psicologica attraverso cui la vittima viene indotta a dubitare della sua percezione della realtà. Tale violenza può consistere in manovre esteriori (come il nascondere o spostare oggetti) o psicologiche. Così facendo, il molestatore fa credere alla vittima di essere colpevole dei maltrattamenti subiti, mostrandosi al contempo compassionevole.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Doppiaggio italiano[modifica | modifica sorgente]

In Italia il film uscì alla fine degli anni Quaranta e le voci italiane dei protagonisti furono affidate a Lidia Simoneschi (Bergman), Emilio Cigoli (Boyer) e Mario Pisu (Cotten). La Simoneschi all'epoca era la voce ufficiale della Bergman, mentre Cigoli era solito doppiare i protagonisti maschili. Negli anni Settanta, quando la RAI allestì un ciclo di film dedicato a Ingrid Bergman, ci si accorse che la copia originale del film c’era, ma non si trovava il doppiaggio italiano. Così il film venne interamente ridoppiato e questa volta le voci italiane dei tre protagonisti divennero quelle di Ludovica Modugno (Bergman), Antonio Colonnello (Boyer) e Giacomo Piperno (Cotten)[2].

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 2001 l'American Film Institute l'ha inserito al 78º posto della classifica dei cento migliori film thriller e horror di tutti i tempi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1946, festival-cannes.fr. URL consultato il 25-1-2011.
  2. ^ clandestino in galleria: ANGELA, NON SEMPRE ANGELICA

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