Angelo Stefani

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Angelo Stefani 1870 ca.

Angelo Stefani (Magasa2 febbraio 1803 – Magasa1878) è stato un patriota italiano.

[modifica] Biografia

Nacque a Magasa, a quei tempi in provincia di Trento e territorio dell'Impero Austroungarico, il 2 febbraio del 1803 nella casa patriarcale della famiglia dei Vicario-Sendrì di via Dante in una famiglia benestante di contadini all’“hora sexta superiora noctis”, figlio unico di Giovanni Antonio (1774-1846) fu Angelo e Catarina Mazza (1769-1851). Fu battezzato, come si usava in quei tempi, nello stesso giorno, alla sacra fonte della chiesa di Sant'Antonio Abate dal curato Domenico Pace in presenza del testimone Giovanni Antonio Zeni fu Bernardino.

Giovane intelligente e curioso della vita fu avviato agli studi presso l'Istituto Lodron di Salò. Intraprese la carriera amministrativa in Valvestino e nei territori circostanti. Fu soprannominato dai compaesani con il termine di Vicario perché ricoprì per tre anni nel Comune di Magasa la carica di “Vicario”, ossia di giudice civile eletto a maggioranza dai capifamiglia maschi, al servizio dei Conti Lodron, signori feudali della Valvestino fino al 1826.

Si sposò due volte sempre a Magasa: la prima il 24 aprile del 1828 con Maria Venturini (1804-1840) figlia di Bortolo e Francesca Papaleoni; la seconda il 29 dicembre del 1845 con Anna Maria Andreis (1804-1896) vedova Zeni. Dal primo matrimonio con Maria ebbe tre figli: Antonio Beniamino detto Vicarì o Somalàf (1831-1896), Mattia detto pure Vicario (1833-1882), l’unico rimasto scapolo, e Angelo detto Vicarì (1836-1913).

Lo Stefani nella terza guerra di indipendenza del 1866, come segretario comunale di Darzo, oggi piccolo centro del Comune di Storo nel Trentino situato nella Valle del Chiese, accolse i volontari garibaldini del maggiore Nicostrato Castellini e a Daone oltre a fare da guida ai vari reparti, esponendosi così a rischi e ritorsioni da parte delle autorità militari austriache, fu anche di grande aiuto ai garibaldini accantonati nell’omonimo paese insieme a Francesco Papaleoni (padre del noto Giuseppe Papaleoni, storico giudicariese), sindaco del luogo. Conobbe Giuseppe Garibaldi e fu il propugnatore dell'annessione di Magasa al Regno d'Italia.

Morì a Magasa nel 1878.

[modifica] Un fucile prezioso

Il 28 luglio sempre del 1866 di ritorno da Daone mentre transitava a Bocca di Cablone nei pressi del monte Tombea diretto a Magasa, con il figlio trentenne Angelo detto Vicarì, rinveniva il fucile dell'ufficiale garibaldino D. Maffi deceduto appena poche ore prima per un malore improvviso, forse un infarto: lo raccolse e ne ricavò un soffietto per il fuoco.

[modifica] Bibliografia

  • Gianpaolo Zeni, La guerra delle Sette Settimane. La campagna garibaldina del 1866 sul fronte di Magasa e Val Vestino, Comune e Biblioteca di Magasa, 2006.
  • G. Poletti e G. Zontini, Caribalda. La campagna garibaldina del 1866 nei diari popolari di Francesco Cortella di Storo e Giovanni Rinaldi di Darzo, Gruppo Il Chiese, Storo 1982.
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