Angelo Santilli

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Angelo Andrea Silvestro Santilli

Angelo Andrea Silvestro Santilli (Sant'Elia Fiumerapido, 28 ottobre 1822Napoli, 15 maggio 1848) è stato un filosofo, giornalista, poeta e patriota italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Angelo Santilli, nativo di Sant'Elia Fiumerapido (oggi in provincia di Frosinone), e figlio del medico santeliano Silvestro, Sindaco del paese dal 1827 al 1829, a tredici anni si trasferì a Napoli con la madre Giuseppa Mancini (figlia del conte Evangelista Mancini di Castel Baronia in provincia di Avellino ma residente a Cassino, medico e bonapartista fautore della Repubblica Partenopea) e i quattro fratelli, per completare gli studi. Seguì il corso liceale presso la Scuola di Francesco Murro. All'Università fu discepolo del filosofo Pasquale Galluppi e amico, fra gli altri, di Luigi Settembrini, Giuseppe Fiorelli e Francesco De Sanctis. A soli venti anni, nel 1842, si laureò in Filosofia e Giurisprudenza aprendo anche una Scuola di Diritto Morale e Costituzionale.

Fervente giobertiano, fu attivo propugnatore, nei circoli culturali napoletani, di un'Italia federata sotto la guida di Papa Pio IX. Ebbe frequenti rapporti epistolari con Terenzio Mamiani, con il Cardinale Gizzi e con il filosofo eclettico francese Victor Cousin. Quest'ultimo lo introdusse nel giro culturale del socialismo utopistico europeo e soprattutto francese ma Santilli modulò il suo socialismo secondo i propri valori cristiani ed umanitari, rifiutando la logica della lotta di classe.

Ebbe comunque a scrivere che nel Regno di Napoli occorreva "una savia distribuzione della ricchezza"[1]. Fu presidente della Società Dantesca di Napoli e prolifico filosofo, giornalista e poeta.

Fondò e diresse i giornali "L'Enciclopedico"[2] e il quotidiano giobertiano "Critica e Verità" (9 marzo - 14 aprile 1848), fondato durante i moti rivoluzionari del '48 napoletano in cui vivacemente sosteneva che occorreva occuparsi della piaga della povertà meridionale, scrivendo il 20 marzo che: "La nazione vuole pane e lo dimanda incessantemente, lo chiede nel pianto dell'indigenza, tra le sciagure della desolazione, lo chiede non a titolo di preghiera, ma diritto necessario, assoluto ... il popolo non capisce la speculativa astrazione di alcune verità, non sa i titoli di libertà, di costituzione, di uguaglianza ... una riforma che dimentica affatto la fisica prosperità de' popoli non è che riforma di solo nome..."[3].

Fra le sue opere filosofiche: "Le idee soggettive", che fu testo di studio nelle scuole del Granducato di Toscana; "Sul realizzamento del pensiero"; "Sviluppo filosofico dell' Autorità"; "Cenno psicologico sull' attività e la passività dello spirito"; "Individuo e Società"; "Princìpi dell' Umanità razionale"; "Il socialismo in economia" e "Lavoro, industria e capitale". Dal 1847 si batté politicamente per l' ottenimento della Costituzione da parte di re Ferdinando II di Borbone.

Malvisto e considerato individuo pericoloso dalla polizia borbonica, per i suoi scritti, la sua attività politica e i suoi discorsi pubblici, il cui numero di ascoltatori si andava infoltendo sempre di più, Santilli fu ucciso a baionettate, insieme al fratello Vincenzo, all'amico e compaesano Filippo Picano e alla fantesca Carmela Mega da soldati svizzeri che fecero irruzione nella sua abitazione di Napoli, in Largo Monteoliveto, il 15 maggio 1848 durante i moti insurrezionali di Napoli[2][4]. Secondo i ricordi di Luigi Settembrini venne ucciso a seguito della delazione di una donna, che lo indicò come "il predicatore" alla soldataglia[5].

Lo ricordano due epigrafi: una sulla facciata della sua casa natia a Sant'Elia Fiumerapido e una sulla facciata della palazzina in cui abitò a Napoli, in Largo Monteoliveto, accanto al Palazzo Gravina. Di lui hanno scritto : Francesco De Sanctis, Guglielmo Pepe, Luigi Settembrini, Atto Vannucci, Giuseppe Massari, Vincenzo Grosso e Mario Mandalari che volle raccogliere, in un unico volume, tutte le opere di Santilli tramite il libro "Memorie su Angelo Santilli" (Roma, 1893)[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Franco Della Peruta - Il Giornalismo Italiano del Risorgimento, pagina 162
  2. ^ a b cfr. pag 174 I. Ghiron, (1883)
  3. ^ cfr. pag 162 Della Peruta, (2011)
  4. ^ Storia del quindici maggio in Napoli - Pagina 63
  5. ^ Vedi pag.300 L. Settembrini (1880)
  6. ^ "Memorie e scritti raccolti da Mario Mandalari"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Mandalari, Memorie su Angelo Santilli, Roma, 1893.
  • Alberto Guzzardella, Angelo Santilli, un grande cattolico socialista e martire del Risorgimento Italiano, Milano, 1973.
  • Isaia Ghiron, Il valore italiano, Volume 1, Tip. nazionale degli editori Ghione e Lovesio, 1883.
  • Franco Della Peruta, Il Giornalismo Italiano del Risorgimento, FrancoAngeli, 2011.
  • Benedetto Di Mambro, Angelo Santilli, filosofo e martire del Risorgimento Napoletano, Cassino, 2011.
  • Luigi Settembrini, Ricordanze della mia vita, Volume 1, Antonio Morano, 1880.