Angelo Querini

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Angelo Querini (Venezia, 17211796) è stato un politico italiano della repubblica di Venezia, patrizio della famiglia Querini di San Severo.

Angelo Querini

Fu senatore e ricoprì anche altre importanti cariche nella Repubblica di Venezia. Convinto sostenitore delle idee di rinnovamento, si schierò col partito dei riformatori che fu regolarmente sconfitto fino alla nomina dell'ultimo doge, Ludovico Manin, che non riuscì ad opporsi al tramonto della Repubblica, passando alla storia come esempio di conservatorismo miope e arrogante.

Villa Querini in un'incisione del 1787

La sua azione di contrapposizione all'ala moderata si risolse in una reclusione della durata di due anni, a partire dall'agosto 1761, trascorsa nel carcere di Castel Vecchio (ora museo civico) a Verona. Il sospetto di essere portatore di idee liberali era accompagnato a quello di aver aderito alla massoneria. Poiché al momento dell'arresto Querini ricopriva la carica di avogador de comun il fatto trascese il caso personale e costituì una grave crisi istituzionale.

Disgustato dalla vita politica si ritirò, per la più parte del tempo, nella sua villa di Altichiero, presso Padova che divenne un esempio molto noto in Europa di domus patrizia di campagna, luogo di ritrovo per intellettuali e salotto culturale. La villa fu abbellita nel tempo da numerosissime statue e la sua struttura è stata tramandata da un libro (Alticchiero, Padova 1787) scritto da un'ospite assidua: Giustiniana Wynne.

Appassionato di architettura, che in quegli anni diveniva spesso veicolo di circolazione delle idee nuove, si dedicò a costruire nella villa un retrait philosophique, come osservava acutamente la Wynne.

Altichiero fu l'esempio di quell'utopismo agrario che intrigò parecchio in quel periodo gli intellettuali che si stavano aprendo alle idee illuministe. La villa andò completamente perduta in seguito a varie vicende. Tutto ciò che ne resta sono alcune foto d'inizio Novecento e circa una trentina di incisioni contenute nell'opera della Wynne. La pregiata collezione di reperti archeologici che ornava il giardino fu dispersa.

Il palazzetto di Angelo Querini in Prato della valle

Con la collaborazione di Domenico Cerato, lo stesso architetto che aveva progettato la villa suburbana, Querini restaurò un palazzetto sito all'attuale civico 7 del Prato della Valle ed è interessante notare che ai lati del timpano furono poste delle guglie a forma piramidale, riferimento, neanche troppo criptico, alle simpatie del proprietario per l'iconografia massonica.[1]

Querini era di temperamento anticonformista, come dimostra la sua inclinazione per le idee riformiste che sostenne anche a costo di notevoli disagi personali, malgrado i quali continuò a mantenere le proprie posizioni ideali. Non fece mistero di una sua visita, nella residenza di Ferney, a Voltaire che era il più conosciuto rappresentante e alfiere delle idee progressiste.

Morì, all'improvviso, nei pressi del teatro di San Moisè[2] e anche nelle ultime volontà dimostrò la sua eccentricità, disponendo di essere sepolto nella stessa tomba di una sua ex amante, Giulia Ursula Preato[3], notissima in tutta Europa per la sua turbinosa vita sentimentale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'identificazione di simbologie massoniche in elementi di architettura nel Prato della Valle è condivisa da Elio Franzin "Le statue dei dogi e le piramidi del Prà della Valle", in Padova e il suo territorio, 112 (2004), pp. 29-34. La tesi è ripresa anche da Justo Bonetto "Le case padovane di Giustiniana Rosemberg Wynne", in L'intermédiaire des Casanovistes, XXII (2005), pp. 21-25.
  2. ^ Le circostanze sono note da una lettera di Pietro Antonio Zaguri a Giacomo Casanova (Pompeo Gherardo Molmenti Carteggi casanoviani - Lettere del patrizio Zaguri a Giacomo Casanova "Non Alvise ma Angelo Querini, quello d'Altichiero e mio amico, fu quello che morì all'improvviso a San Moisè e la Benzona, da cui passava ogni sera, lo raggiunse ma Egli non era vivo." La Benzona era il soprannome di Marina Querini Benzon.
  3. ^ Giulia (Giulietta) Ursula Preato 1724 - 1790 (?), detta la Cavamacchie, è ricordata ripetutamente nelle memorie di Giacomo Casanova. Della sua vita avventurosa rimane traccia nelle cronache dell'epoca e in numerosi documenti anche di personaggi illustri come Jean Jacques Rousseau che la chiamava la Zulietta (cfr. J.J.Rousseau Le confessioni ed. Mondadori, 2006 pag. 387 e seguenti)

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Girolamo Festari Giornale del viaggio nella Svizzera fatto da Angelo Querini. Venezia 1835. (Resoconto del viaggio compiuto nel 1777 da G.Festari di Valdagno e Angelo Querini)