Anfiteatro romano di Siracusa

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L'anfiteatro romano di Siracusa

L'Anfiteatro romano di Siracusa è una delle realizzazioni edilizie più rappresentative della prima età imperiale romana, ed è tra i più grandi del sud Italia[senza fonte].

Indice

[modifica] Caratteristiche

Nel XIX secolo (foto Giorgio Sommer)
Nel XIX secolo (foto Giovanni Crupi)
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« Se pensiamo che qui è rappresentata soltanto la parte inferiore, che in questo genere di edificio è la parte più stretta, si potrà benissimo immaginare quanto doveva essere esteso, elevato, maestoso ed imponente. […] non si rischia di sbagliare immaginandolo come uno dei monumenti più straordinari che siano stati mai costruiti. »

Si trova nella zona monumentale, presso il Teatro greco e l'ara di Ierone II; il suo orientamento diverge da quello degli edifici della Neapolis e del teatro e segue probabilmente quello di Acradina, in modo simile all'ara di Ierone. Vi giungeva l'asse viario che divideva i quartieri Acradina e Neapolis, concluso da un arco trionfale di epoca augustea (vedi Arco augusteo di Siracusa) di cui restano solo le fondazioni. Nei pressi era una fontana, alimentata da una grande cisterna tuttora conservata sotto la vicina chiesa di San Nicola.

È in gran parte scavato nella roccia e per la costruzione della parte nord orientale si sfruttò il pendio della balza rocciosa nella quale, a breve distanza, erano state ricavate la cavea del teatro greco e le grandi latomie ad esso prossime. Quasi nulla resta invece della parte costruita superiore.

L'anfiteatro, riportato alla luce nel 1839 dal duca di Serradifalco[2], ha dimensioni monumentali: i diametri esterni (m 140 x m 119)[3].

Il monumento ha due ingressi ed è servito da un articolato sistema di scale che scendono dalla quota esterna. L'arena era dotata, al centro, di un ampio vano rettangolare, originariamente coperto, collegato attraverso un passaggio sotterraneo con l'estremità meridionale del monumento, sull'asse del corridoio di ingresso: si tratta di opere sotterranee necessarie per i macchinari utilizzati durante gli spettacoli. Intorno all'arena la cavea era distinta da un alto podio, dietro il quale corre un corridoio coperto con varchi per l'accesso all'arena dei gladiatori e delle belve. Al di sopra sono ricavati i primi gradini, riservati a personaggi di rango, i cui nomi nel III e IV secolo furono iscritti sul parapetto[4]. A quote più alte vi sono altri due ambulacri coperti a volta (che si svolgono sotto la cavea), mentre un terzo ambulacro si svolge a coronamento del monumento, ed era provvisto di un portico colonnato.
Dagli ambulacri anulari una serie di passaggi radiali consentiva l'accesso alle gradinate dei vari settori della cavea[5].

Dall'anfiteatro inoltre provengono quattro frammenti in calcare pertinenti ad una grande iscrizione monumentale che doveva, verosimilmente, coronare l'ingresso maggiore a sud[6]. I frammenti della grande iscrizione permetterebbero, insieme alla tecnica edilizia in opera reticolata, di attribuirlo alla fine del I secolo a.C., probabilmente al momento della deduzione della colonia[senza fonte].

[modifica] Note

  1. ^ Tratto da F. Gringeri Pantano, L. Rubino (a cura di) Jean Hoüel: voyage a Siracusa: le antichità della città e del suo territorio nel 1777, Palermo 2003.
  2. ^ Per una bibliografia antica sul monumento vedi ad esempio Alessio Narbone, Bibliografia sicola sistematica, o Apparato metodico alla storia letteraria della Sicilia, Palermo 1851, § III, p. 9.
  3. ^ Sicilia, Touring Club D'Italia (1989) pag. 593 ISBN 88-365-0350-0
  4. ^ Anfiteatro Romano
  5. ^ Sull'anfiteatro di Siracusa vedi ad esempio G. V. Gentili, Studi e ricerche su l'anfiteatro di Siracusa, in «Palladio, Rivista di storia dell'architettura», n.s., 23, 1973, pp. 3-80.
  6. ^ P. Sabbatini Tumolesi, G. L. Gregori, S. Orlandi, M. Fora, Epigrafia anfiteatrale dell'occidente romano, Roma 1988, p. 119.

[modifica] Bibliografia

  • F. Gringeri Pantano, L. Rubino (a cura di), J.-P.-L. Hoüel, Jean Hoüel: voyage a Siracusa: le antichità della città e del suo territorio nel 1777, Palermo 2003.
  • G. V. Gentili, Studi e ricerche su l'anfiteatro di Siracusa, in «Palladio, Rivista di storia dell'architettura», n.s., 23, 1973.
  • P. Sabbatini Tumolesi, G. L. Gregori, S. Orlandi, M. Fora, Epigrafia anfiteatrale dell'occidente romano, Roma 1988.
  • Touring Club Italiano, Sicilia, Milano 1989.

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