Anello di Gige

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L'anello di Gige è un oggetto magico menzionato da Platone nel secondo libro del suo dialogo, la Repubblica. Questo anello garantiva il potere di diventare invisibili.

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Gige, antenato di Creso (di Lidia), era un bovaro al servizio del re di Lidia, Candaule. Dopo un terremoto, nelle montagne dove Gige stava pascolando le sue capre, si aprì una voragine; spinto dalla curiosità, il pastore entrò, e scoprì che vi era un enorme cavallo di bronzo nel quale si trovava il cadavere di un soldato con un bellissimo anello d'oro al dito, di cui si impadronì.

Uscito dalla caverna, nel metterlo, scoprì per caso che girando il castone dalla parte interna della mano, diventava invisibile a chiunque, effetto che scompariva quando di nuovo metteva a posto il castone. Gige, allora, andò al palazzo del re, per fare rapporto sulle greggi e, qui giunto, usando il potere dell'anello, sedusse la moglie di Candaule, la regina, e con il suo aiuto uccise il re, e divenne al suo posto re della Lidia.

La morale[modifica | modifica sorgente]

Nella Repubblica, Platone mette la storia dell'anello di Gige in bocca a Glaucone, che lo usa per dimostrare che nessun uomo è così virtuoso da poter resistere alla tentazione di fare azioni anche terribili, se gli altri non lo possono vedere. Partendo da questo, Glaucone arriva a dire che la moralità è solo una costruzione della società, che l'uomo rispetta per paura delle conseguenze e delle sanzioni. Una volta che queste sono eliminate, quando nessuno può vedere ciò che fai, la morale viene meno, e l'uomo si rivela per quello che è in realtà.

Secondo lui, infatti, se questo anello venisse dato a due uomini, uno giustissimo e l'altro empio, questi si comporterebbero alla stessa maniera, liberi dal peso di dover render conto a qualcuno delle loro azioni. Si è giusti solamente sotto costrizione, poiché l'ingiustizia e il non rispetto delle leggi è più utile e vantaggioso, singolarmente parlando.

La storia dell'anello di Gige è stata, secondo alcuni, una delle fonti di J.R.R. Tolkien per costruire la figura dell'Unico Anello[senza fonte], protagonista del romanzo fantasy Il Signore degli Anelli. Come Gige, infatti, oltre ad acquistare il potere dell'invisibilità, chiunque possegga per molto tempo questo Anello, viene corrotto dalla malvagità in esso contenuta; anche Sméagol, uno dei suoi possessori nella storia, quando lo trovò, usò il potere conferitogli per fare del male alla sua famiglia e al suo villaggio.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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