Anelli di Saturno
| Saturno |
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| (LAT) « Altissimus planetam tergeminum observavi. » |
(IT) « Ho osservato che il pianeta più alto è triplice. » |
| (Galileo Galilei, Lettera a Keplero sulla prima osservazione degli anelli di saturno, scambiati per due astri più piccoli, 1610) | |
Gli anelli di Saturno sono anelli planetari attorno al pianeta Saturno. Sono composti da milioni di piccoli oggetti, della grandezza che varia dal micrometro al metro, orbitanti attorno al pianeta sul suo piano equatoriale, e organizzati in un anello piatto. Poiché, come per la Terra, l'asse di rotazione di Saturno è inclinato rispetto al piano orbitale, anche gli anelli risultano inclinati.
Gli anelli iniziano ad un'altezza di circa 6 600 km dalla superficie di Saturno e si estendono fino a 120 000 km, poco meno di un terzo della distanza Terra-Luna. A seguito dell'esplorazione ravvicinata della sonda spaziale Cassini-Huygens il loro spessore è stato misurato mediamente in circa 10 m e sono quindi estremamente sottili. In compenso gli anelli non sono completamente piatti, in alcune zone le particelle sono addensate in strutture che si estendono da 3 a 5 km sopra e sotto il piano degli anelli, proiettando così lunghe ombre in particolari momenti di inclinazione rispetto al sole.[1]
Furono scoperti da Huygens nel 1655. In precedenza Galileo aveva notato che Saturno presentava delle protuberanze ai lati, ma la scarsa potenza del suo telescopio non gli aveva permesso di distinguerne la forma con chiarezza.
Gli anelli sono divisi in sette fasce, separate da divisioni che sono quasi vuote. L'organizzazione in fasce e divisioni risulta da una complessa dinamica ancora non ben compresa, ma nella quale giocano sicuramente un ruolo i cosiddetti satelliti pastori, lune di Saturno che orbitano all'interno o subito fuori dell'anello.
L'origine degli anelli è sconosciuta. Ci sono due ipotesi principali: che siano il risultato della distruzione di un satellite di Saturno, ad opera di una collisione con una cometa o con un altro satellite, oppure che siano un "avanzo" del materiale da cui si formò Saturno che non è riuscito ad assemblarsi in un corpo unico. Solo dell'anello E si sa l'origine. Su Encelado si verificano fenomeni di criovulcanismo continuo, perciò si presuppone che il numerosissimo materiale emesso abbia formato l'anello E. Le teorie attuali suggeriscono che gli anelli siano instabili e abbiano una vita relativamente breve: in pochi milioni di anni dovrebbero disperdersi o cadere sul pianeta stesso. Questo favorirebbe un'origine recente degli anelli.
La divisione più grande fu scoperta da Cassini nel 1675, ed è chiamata divisione di Cassini. Successivamente Bond scoprì che l'anello interno era anch'esso suddiviso (1850). Anche l'anello esterno risultò suddiviso da quella che è chiamata Divisione di Encke.
I diversi anelli vengono chiamati anche con le lettere dell'alfabeto. Originariamente la sequenza partiva dal più esterno (A) verso l'interno (B, C, ecc.), ma con la scoperta di nuovi anelli sia all'interno che all'esterno le lettere sono ora piuttosto mescolate.
| Nome | Distanza dal centro di Saturno (km) | Larghezza (km) | Chiamato in onore di |
| Anello D | 60 000 - 72 600 | 12 600 | |
| Divisione di Guerin | 72 600 - 73 800 | 1 200 | |
| Anello C | 73 800 - 92 000 | 17 500 | |
| Divisione di Colombo | 77 800 | 100 | Giuseppe Colombo |
| Divisione di Maxwell | 87 500 | 270 | James Clerk Maxwell |
| Anello B | 92 000 - 117 500 | 25 500 | |
| Divisione di Cassini | 117 500 - 122 200 | 4 700 | Giovanni Cassini |
| Separazione di Huygens | 117 680 | 285-440 | Christiaan Huygens |
| Anello A | 122 200 - 136 800 | 14 600 | |
| Divisione di Encke | 133 570 | 325 | Johann Encke |
| Divisione di Keeler | 136 530 | 35 | James Keeler |
| R/2004 S1 | 137 630 | 190 (?) | |
| R/2004 S2 | 138 900 | (?) | |
| Anello F | 140 210 | 30-500 | |
| Anello G | 165 800 - 173 800 | 8 000 | |
| Anello E | 180 000 - 480 000 | 300 000 | |
| Anellone | - | 10 000 000 |
Note [modifica]
- ^ Cornell University News Service. Researchers Find Gravitational Wakes In Saturn's Rings. ScienceDaily, 10 novembre 2005. URL consultato in data 24 dicembre 2008.
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