Andromaca (mitologia)

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Jacques Louis David, Andromaca piange la perdita di Ettore

Andromaca (greco: Ανδρομάχη; letteralmente: "colei che combatte gli uomini") è un personaggio della mitologia greca, figlia di Eezìone, re di Tebe Ipoplacia. I miti e la tradizione hanno delineato un ritratto sconsolato, rammaricato ed eternamente perseguitato di Andromaca, una figura toccante per essere destinata a perdere tutti i suoi cari.

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Andromaca fu rapita e portata a Troia (detta Ilio perché fondata da Ilo) per dare un erede ad Ettore: era stata dunque costretta a sposarlo contro la sua volontà, ma dopo poco tempo scoprì di amarlo. La coppia ebbe un figlio, chiamato Astianatte o Scamandrio (nome che deriva dal fiume Scamandro che attraversa la città di Troia). Secondo altre leggende, Andromaca generò al marito altri due figli, Laodamante e Ossinio. Subito dopo il suo arrivo a Troia un'incursione achea contro gli alleati d'Ilio le sterminò il padre Ezìone e tutti i fratelli maschi ad eccezione di Pode.

La figura di Andromaca compare per la prima volta nell'Iliade (libro VI), mentre scongiura il marito Ettore di combattere rimanendo sulla difensiva contro Achille e di fermarsi all'albero di caprifico (fico selvatico), nel punto in cui le mura di Troia erano più deboli, ma egli riesce a farla desistere dai suoi intenti, ricordandole il suo ruolo di sposa e di madre, e imponendole di non intervenire in faccende riguardanti la guerra, perché lui, Ettore, in qualità di principe ereditario, è costretto a combattere.

Andromaca perse nel giro di pochi giorni sia Pode che Ettore, uccisi nel decimo anno della guerra di Troia rispettivamente da Menelao e Achille, ma il peggio doveva ancora venire: dopo che gli Achei conquistarono la città, Astianatte le fu strappato da Neottolemo, figlio di Achille, che secondo consiglio di Ulisse, gettò il bambino dalle mura della città, perché non voleva che la stirpe di Priamo avesse alcuna discendenza.

Una volta che la città fu rasa al suolo, gli Achei si spartirono le donne della casa reale: Andromaca divenne così schiava del re dell'Epiro che ne fece la sua concubina. Da questa unione nasceranno tre figli: Molosso, Pielo e Pergamo. Andromaca non dimenticò mai l'amore che provava per Ettore, e questo generò in Neottolemo una grande rabbia. Dopo l'abbandono da parte di Neottolemo, la donna sposò il troiano Eleno (figlio, come Ettore, di Priamo ed Ecuba), a cui diede un figlio, chiamato Cestrino.

La figura di Andromaca, una delle più commoventi della mitologia greca, rappresenta la donna nei suoi aspetti più tragici. Moglie ideale, vedova fedele, madre affranta racchiude cioè l'impotenza e la sofferenza di una donna che deve affrontare una vita senza il marito amato, ucciso dall'insaziabile sete di gloria, divenendo poi schiava degli Achei che le sopprimeranno anche il figlio. Nell'Eneide virgiliana Andromaca soffre l'ira di Ermione, finché troverà pace sposando in terze nozze Eleno, fratello di Ettore, ritornando così in quella famiglia dalla quale le vicende di una rovinosa guerra l'avevano allontanata con violenza.

Nella tragedia di Jean Racine Andromaca, il mito di Andromaca ritrova la sua etica e il suo lirismo.

Tragedie[modifica | modifica sorgente]

Opere musicali[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Andromaca è impersonata in una libera interpretazione cinematografica dell'Iliade, Troy di Wolfgang Petersen, dall'attrice Saffron Burrows.

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