Andrej Januar'evič Vyšinskij

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Andrej Vyšinskij nel 1940

Andrej Januar'evič Vyšinskij (in russo: Андре́й Януа́рьевич Выши́нский; Odessa, 10 dicembre 1883New York, 22 novembre 1954) è stato un giurista e diplomatico sovietico.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Di origine polacca, studente nella facoltà di Giurisprudenza di Kiev fu espulso per aver preso parte a manifestazioni studentesche. Nel 1903 si iscrisse al Partito Operaio Socialdemocratico Russo, aderendo alla corrente menscevica.

Partecipò nel 1905 alla prima rivoluzione russa. Nel 1909 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Baku ove rimase per circa un anno. Durante la detenzione ebbe modo di conoscere un giovane rivoluzionario georgiano: Josif Vissarionovič Džugašvili, il futuro Stalin. Ripresi gli studi giuridici, si laureò nel 1913.

Trasferitosi a Mosca nel 1915, dopo la Rivoluzione di febbraio collaborò con il governo di Kerenskij. Pochi mesi dopo, con la Rivoluzione d'ottobre, abbandonò la militanza nelle file dei menscevichi per aderire, nel 1920, al Partito Comunista Russo (bolscevico).

Negli anni venti insegnò nell'Università di Mosca di cui fu anche rettore.

Nel 1931 divenne procuratore della Repubblica federativa russa (RSFSR) e vice procuratore dell'Unione Sovietica e, dal 1935 al 1939, procuratore generale. In tale veste rappresentò la pubblica accusa nei principali processi politici che si svolsero nel periodo delle Grandi purghe.

Nel 1940, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, ebbe inizio la sua carriera diplomatica. Dopo l'armistizio italiano del settembre 1943, visitò l'Italia prendendo contatti con esponenti del Regno del Sud. Nel gennaio 1944 incontrò a Napoli il diplomatico Carlo Sforza e Benedetto Croce, ministro senza portafoglio del governo Badoglio. Successivamente incontrò in più occasioni il segretario generale agli Esteri Renato Prunas a Salerno[1][2].

Dal 1949 al 1953, sino alla morte di Stalin, fu ministro degli Esteri sovietico, sostituendo Molotov. Con la scomparsa del dittatore, Molotov riassunse il suo incarico e Vyšinskij fu nominato rappresentante sovietico presso le Nazioni Unite a New York ove morì, poco dopo, per infarto.

Le teorie giuridiche di Vyšinskij[modifica | modifica sorgente]

Vyšinskij, al centro, legge l'atto di accusa nel processo Radek. 1937

Concezione del diritto e dello Stato[modifica | modifica sorgente]

Andrei Vyšinskij fu un convinto assertore dell'applicazione del marxismo-leninismo alla scienza giuridica. Alla base della sua concezione sta il principio secondo cui «l'attività giuridica e statuale non può essere compresa e correttamente intesa isolatamente dalla politica, che è l'espressione degli interessi di classe prevalenti in una data società»[3]. Assai significativa è, a questo riguardo, la sua definizione del diritto:

« Il diritto è un insieme di regole della condotta umana stabilite dal potere statuale in quanto potere della classe che domina la società, nonché delle consuetudini e delle regole di convivenza sanzionate dal potere statuale e attuate coercitivamente con l'ausilio dell'apparato statuale al fine di tutelare, consolidare e sviluppare i rapporti e l'ordinamento vantaggiosi e favorevoli alla classe dominante.[4] »

Tuttavia, benché il diritto sia inconcepibile al di fuori della politica e dell'economia, secondo Vyšinskij esso gode di un'autonomia relativa, in virtù della sua funzione di difesa dei diritti dei cittadini e della legalità. Non si deve infatti indulgere alla «falsa idea che l’applicazione della legge è definita nello Stato socialista da considerazioni politiche, e non dalla forza e dall’autorità della legge sovietica. Una tale idea significa sostanzialmente screditare la legalità e il diritto sovietici, poiché in base a questa ipotesi essi risultano sviluppare una “politica” e non difendere i diritti dei cittadini, e partono necessariamente dalle esigenze della politica (e non dalle esigenze della legge) nel decidere qualsiasi problema della pratica giudiziaria»[5].

Parimenti errato è, secondo Vyšinskij, ridurre il diritto all'economia, come egli sostenne in polemica con Stučka[6]. In sintesi, per Vyšinskij il diritto è una forma particolare della politica, dotata di una propria specificità, che prende corpo, in linea con la teoria marxista dello Stato, dall'economia, ma non è a questa legato meccanicamente. Il rapporto tra diritto ed economia non è da considerarsi unilaterale in quanto, per Vyšinskij, lo Stato ha nella prassi storica un ruolo attivo e creatore [7].

Il principale avversario teorico di Vyšinskij fu Pašukanis, il quale sosteneva che il diritto fosse una categoria specificamente borghese e che, essendo la dittatura del proletariato un periodo meramente transitorio, non fosse possibile creare un diritto “proletario”. Sulla falsariga di un'interpretazione dogmatica del marxismo, Pašukanis prospettava un indebolimento del potere statale, in vista della sua futura estinzione. Vyšinskij criticò aspramente queste tesi, che potevano rivelarsi un pretesto per indebolire la vigilanza rivoluzionaria e il potere dello Stato socialista, favorendo così un'eventuale controrivoluzione[8].

Nella concezione di Vyšinskij, in regime socialista è necessario «un gigantesco sistema di provvedimenti intesi a disciplinare e a educare al rispetto delle norme la nuova società socialista»; la stabilità delle leggi «rafforza la solidità dell'ordinamento statale, la solidità della disciplina statuale, decuplica le forze del socialismo mobilitandole e orientandole contro le forze ostili al socialismo». Una volta che la società sarà permeata da una profonda coscienza comunista e la lotta di classe si sarà vittoriosamente conclusa, il rafforzamento del potere statale trapasserà dialetticamente nel suo contrario, creando le premesse per la propria estinzione, in linea con la dottrina marxista[9]. La conclusione ultima di questa teoria è il postulato secondo cui «l'estinzione dello Stato si farà non attraverso l'indebolimento del potere statale, ma attraverso il suo rafforzamento massimo»[10].

La controversia sulle prove processuali[modifica | modifica sorgente]

Andrej Vyšinskij viene spesso citato come l'ideatore della definizione delle confessioni degli accusati come “regina delle prove”. In realtà si tratta di un fraintendimento, poiché il passo della sua opera[11] in cui menziona tale definizione allude al diritto medievale, del quale Vyšinskij critica precisamente la sopravvalutazione del ruolo delle confessioni.

In realtà, secondo la teoria di Vyšinskij, le dichiarazioni degli imputati acquisiscono un'importanza decisiva soltanto in caso di crimini contro lo Stato, i cui responsabili abbiano occultato le prove tangibili. In una simile situazione, le dichiarazioni degli imputati sono sottoposte ad una minuziosa analisi e raffrontate le une con le altre, al fine di certificare la veridicità o la falsità e di ricostruire la vicenda in modo oggettivo[12].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Appunto del segretario generale agli Esteri Prunas per il capo del governo Badoglio su un colloquio con Vyshinsky, 12 gennaio 1944.
  2. ^ Promemoria del segretario generale agli Esteri Prunas per il capo del governo Badoglio su un nuovo colloquio con Vyshinsky, 12 gennaio 1944.
  3. ^ A.JA. Vyšinskij, The Law of the Soviet State, New York, Macmillan, 1961, p. 27.
  4. ^ A.JA. Vyšinskij, Problemi del diritto e dello Stato in Marx, Mosca 1949, in Teorie sovietiche del diritto, a cura di U. Cerroni, Milano 1964, p. 283.
  5. ^ A.JA. Vyšinskij, I compiti fondamentali della scienza giuridica socialista sovietica, discorso al I congresso sui problemi delle scienze dello Stato e del diritto sovietico (Mosca, 1938), in Antologia del pensiero socialista, Laterza, 1983.
  6. ^ «Egli [Karl Marx] dice che “i rapporti di produzione degli individui (...) devono parimenti esprimersi come rapporti politici e giuridici”. Ma da ciò non segue che fra gli uni e gli altri si possa porre un segno di eguaglianza come fa P.I. Stucka» (A.JA. Vyšinskij, Problemi del diritto e dello Stato in Marx, cit., in Teorie sovietiche del diritto, cit., p. 264)
  7. ^ A.JA. Vyšinskij, I compiti fondamentali della scienza giuridica socialista sovietica, cit.
  8. ^ A.JA. Vyšinskij, Ibidem.
  9. ^ A.JA. Vyšinskij, Problemi del diritto e dello Stato in Marx, cit., in Teorie sovietiche del diritto, cit., pp. 285-288.
  10. ^ Ibidem, p. 296. Qui Vyšinskij riprende alla lettera le parole di Stalin (Bilancio del primo piano quinquennale).
  11. ^ A.JA. Vyšinskij, Teoria delle prove processuali nel diritto sovietico, Mosca 1941, p. 177.
  12. ^ A.JA. Vyšinskij, Ibidem, pp. 180-181.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Trotskyism in the service of fascism against socialism and peace. New York, Workers Library Publisher, 1936.
  • Crime recedes in the U.S.S.R.. Mosca, Edizioni in lingue estere, 1939.
  • Sovetskoe gosudarstvo v otečestvennoj vojne. Mosca, Edizioni di stato, 1944.
  • The Greek question. Londra, Soviet News, 1947.
  • Diplomatičeskij slovar'. Mosca, Edizioni di stato, 1948.
  • Sudebnye rechi. Mosca, Edizioni di stato, 1948.
  • Lenin and Stalin, the great organizers of the Soviet State. Mosca, Edizioni in lingue estere, 1948.
  • Ban atomic bomb and reduce armaments. Mosca, Soviet News, 1948.
  • Voprosy teorii gosudarstva i prava. Mosca, Edizioni di stato, 1949.
  • Teorija sudebnych dokazatel’stv v sovetskom prave (La teoria delle prove giudiziarie nel diritto sovietico). Mosca, Edizioni di stato, 1950.
  • For peace and security of the nations, against the threat of a new war. Mosca, Edizioni in lingue estere, 1950.
  • The Korean question. Londra, Soviet News, 1952.
  • Voprosy meždunarodnogo prava i meždunarodnoj politiki. Mosca, Edizioni di stato, 1953.
  • The Soviet electorial law; questions and answers. Mosca, Edizioni in lingue estere, 1955.
  • The law of the Soviet State. New York, Macmillan, 1961.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Umberto Cerroni (a cura di). Teorie sovietiche del diritto. Milano, Giuffre, 1964.
  • Robert Conquest. Il grande terrore. Milano, BUR, 2006. ISBN 88-17-25850-4.
  • Pier Luigi Contessi (a cura di). I processi di Mosca: 1936-1938. Le requisitorie di Vyscinskij, le accuse del Breve Corso e la denuncia di Khrushev. Bologna, Il mulino, 1970.
  • Marco Cossutta. Formalismo sovietico: delle teorie giuridiche di Vysinskij, Stucka e Pasukanis. Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1992. ISBN 88-7104-400-2.
  • Konstantin Stoyanovitch. La philosophie du droit en URSS: 1917-1953. Parigi, Librairie generale de droit et de jurisprudence, 1965.
  • Arkadij Vaksberg. L'artefice del grande terrore. Milano, Mondadori, 1991. ISBN 88-04-33614-5.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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