Anatha

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Anatha
oggi Anah o Ana
Civiltà Babilonesi
Sasanidi
Romani
Arabi
Epoca Dal III millennio a.C.
Localizzazione
Stato Iraq Iraq
Città Anah


Anatha (oggi Anah o Ana, in Iraq), era una città fondata sul fiume Eufrate, a circa metà strada tra il Golfo di Alessandretta e il Golfo Persico.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome deriva da un primo scritto di epoca babilonese (circa 2200 a.C.), più tardi lo troviamo come a-na-at (dell'epoca di Tukulti-Ninurta II, databile all'885 a.C.), poi An-at (al tempo di Assurnasirpal II, attorno all'879 a.C.), Anatho (in Isidoro di Charax), Anatha (in Ammiano Marcellino) negli scritti di alcuni storici greci e latini dei primi secoli del Cristianesimo, `Ana (qualche volta o al plurale `Anat) negli scrittori arabi. Il nome era connesso con la divinità Anat.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Questa città meridionale della Mesopotamia. La sua fondazione risalirebbe al III millennio a.C. Più tardi fu occupata dai Mitanni. In epoca romana, fu occupata dalle armate sasanidi di Sapore I nel corso della campagna militare del 252/253.[1] Un secolo più tardi, durante la campagna sasanide di Giuliano del 363, qui ad Anatha, l'imperatore romano, trovò la prima opposizione nel corso della sua disastrosa spedizione contro la Persia. E sempre nei suoi pressi, fu rifiutato il passaggio delle armate di Ziyad e Shureih, che costituivano l'avanguardia dell'esercito di Ali ibn Abi Talib (nel 657), e che doveva unisri allo stesso in Mesopotamia[2] Successivamente Anatha fu il luogo d'esilio del califfo Qaim quando Basisiri era al potere (nel 1058).

Archeologia del sito[modifica | modifica sorgente]

In sostanza la città di `Ana può dirsi aver mantenuto il suo nome per quarantuno secoli. La maggior parte dei primi scrittori di epoca antica, concorrono a collocarlo su un'isola: dall'epoca di Tukulti-Ninurta II, fino a Assurnasirpal II, Isidoro, Ammiano Marcellino, Abufeda (storico arabo) del XIII-XIV secolo.

Leonhart Rauwolff, che visitò il sito nel 1574 lo definì: "... diviso in due città", una parte turca "immersa dal fiume, che non si può andare in esso, ma con barche" l'altra, molto più grande, sul versante arabo del fiume. G.A.Olivier, all'inizio del XIX secolo la descrisse come una lunga strada, parallela alla riva destra del fiume Eufrate, a circa 100 metri di distanza dal letto del fiume e a 300/400 passi dalla barriera rocciosa del vicino deserto arabo, con nella parte più bassa, un'isola, alla cui estremità nord vi erano le rovine di un'antica fortezza.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Res Gestae Divi Saporis, riga 12.
  2. ^ Tabari, Storia dei profeti e dei re, I, 3261.